domenica 17 gennaio 2021

Il falò della verità

 Quest'anno niente falò di Sant'Antonio, solo una pira virtuale. Ripropongo questo mio raccontino, a me fa sempre sorridere...Ma sorrido un po' meno se penso al protagonista, allora sindaco di Varese, oggi -suo malgrado- in altre faccende affaccendato. Chissà cosa chiederebbe oggi al santo?


 

Il falò della verità

 

Il borgomastro di una ricca città del nord s’era vestito pesante, di lana e di flanella, sciarpa e scarponcini col pelo e una simil colbacco alla russa; barbetta lunga di tre settimane, mentre si avvicinava alla grande catasta di legna stringeva nella mano destra una grossa torcia fiammeggiante, nella sinistra un biglietto. Era lì convenuto per l’accensione del tradizionale falò di Sant’Antonio, un’usanza di quel borgo che vedeva in cerchio intorno alla collinetta il sindaco o borgomastro (per dirla alla nordica), il prevosto e altri notabili della città, fra i quali si distinguevano il capo degli organizzatori della pira (un ometto tutto bianco di capelli, di sopracciglia e pallido come una luna smorta) e una signora in età, con un mantello color porpora, a capo della Famiglia (con la F maiuscola) che si prodigava per tenere vive le tradizioni del luogo. La stretta via che infilzava la piazzetta era satura di cittadini, vogliosi di presenziare alla festa.

Era usanza lanciare nel fuoco biglietti recanti desideri, per lo più amorosi, nella speranza che il santo arrivasse dove fallivano la buona volontà, il fascino e i quattrini. Anche il primo cittadino aveva il suo breve scritto ma non chiedeva mogli, amanti o una botta di vita. Essendo prossime le elezioni di quella regione, domandava senza giri di parole che vincesse la sua parte, impegnata da tempo a far valere le ragioni del settentrione. Nella sua mente si figurava il sud come un diavolo che tirava il nord verso il basso, dentro il fuoco dell’inferno; o ancor meglio come una sanguisuga, che succhiava sangue ossigenato dal vento delle Alpi, ingrassava ai danni di un esangue settentrione, costretto a lavorare il doppio per sovvenzionare pigri fratelli, adusi a lunghe sieste pomeridiane, svuotati nelle forze da qualche grado in più di calore nell’aria. Mentre intingeva la torcia fra le cassette di legno lasciò scivolare il biglietto lì accanto, in attesa che bruciasse tutto, senza lasciare traccia delle sue speranze politiche, solo qualche brandello di cenere svolazzante nella rigida notte del sedici gennaio.

Avvenne un fatto inatteso: la fiamma attaccò subito ma il biglietto, avvolto dal fuoco, scappò fuori come per timore di scottarsi, si ritrasse intatto, volò, perse quota e finì proprio davanti allo scarponcino peloso del primo cittadino. ‘La fiamma avrà propiziato uno sbuffo’ pensò e si inchinò per raccoglierlo.

“Si sente male?” chiese la signora ammantata di porpora.

“Mai stato così bene” rispose lui. “Una gran bella festa. E il fuoco prende che è una meraviglia.”

Sant’Antoni dul purscèll… ghè da fidàss” disse la donna, nel dialetto del luogo.

Il sindaco rispose: “Già..l’è propri vera…” ma con la mente era al biglietto. Guardò. La prima facciata che lesse era la sua scrittura, tale e quale. Era già pronto per rilanciare il foglietto nel fuoco, quando notò che il retro non era intonso. Trasalì. Lesse.

‘Diavolo d’un borgomastro, cosa pretendi? Che un eremita egiziano quale sono stato io appoggi la tua secessione? O forse hai sbagliato Antonio, e pensi a quello da Padova, nato un millennio dopo di me? Certo, Padova farebbe comodo alle tue mire nordiste. Ma sappi che lui a Padova è solo morto, i suoi natali sono di Lisbona. Rispedisco dunque il tutto al mittente. E vota bene!’ 

Il sindaco traballò.

“Lei non la conta giusta. Stasera non mi piace. La cera non è buona. Torni a casa” disse premurosa la capessa della Famiglia.

“Sarà stato il vin brulè” disse il borgomastro, con il volto trasfigurato dalla gigantesca fiamma, che crepitava a pochi metri da lui.

 

Certi errori si pagano

                                                                                             ph da google immagini
 

Io lo so, lo so che qualche giornalista birbone avrà già preparato il 'coccodrillo' (o lo farà prossimamente) e, incurante del rispetto dovuto all'evento, attaccherà così: "Il prof. Alberto Zangrillo è clinicamente morto!"

Auguri, Carla

 


Felice compleanno alla mia amica Carla. Eccola in foto col marito Paolo (in questo 2021 quarant'anni di nozze!) nella zona del rifugio Firenze in Val Gardena. Sullo sfondo Sassolungo e Sassopiatto. 

venerdì 15 gennaio 2021

Auguri, Valentina


                                                                                                     ph cibi   1995

Felice compleanno a mia figlia Valentina

giovedì 14 gennaio 2021

Corsa al ribasso


 

E' inutile che facciamo tanti i fighi: la vita è una corsa al ribasso. Crisi di governo, coronavirus, mal di spalla....e allora si abbassa l'asticella, ci si accontenta, si guarda a chi sta peggio, si evita di osservare chi sta meglio...Corsa al ribasso, in discesa non perché più facile della corsa in salita, anzi...perché si va in giù rispetto alle nostre aspettative. Si è 'costretti' a farlo.

E' inutile che facciamo gli americani, per i quali basta il duro lavoro e la tenacia, dare il massimo per vincere. 

La vita non è un film: inizia quando il film finisce. 

lunedì 11 gennaio 2021

Gioco


 

"Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l'adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di lui."

                                                                         Pablo Neruda