sabato 7 febbraio 2026

Si vis pacem


 

'Si vis pacem, para pacem'

Se vuoi la pace, prepara la pace.


foto cizeta

giovedì 5 febbraio 2026

Un Carlo Zanzi eroe c'è



 

Mi consolo: almeno un Carlo Zanzi eroe c'è. Dopo aver inutilmente tentato di diventarlo io (certo, mi resta forse qualche altra occasione) ieri camminavo distrattamente sul colle di Biumo quando, arrivato sul sagrato della chiesa di S.Giorgio, mi sono messo a leggere i nomi dei biumensini caduti nella Grande Guerra. Ed ecco, nella parte alta della lista, Zanzi Carlo, morto il 14 gennaio del 1916 a Quisca (oggi Ceglo, in Slovenia, non lontano da Gorizia). Inutilmente ho cercato notizie su di lui. Non è che uno dei tanti eroi conosciuti solo dai familiari, che hanno pianto la sua dipartita, il suo sacrificio per la Patria. 

Ieri sera, davanti alla lapide, a 110 anni dalla sua morte, mi sono inchinato pensando a Carlo Zanzi. 

Voci di Varese a Villa Panza


 




Dopo l'edizione del 2025, torna 'Voci di Varese, Villa Panza incontra...'. Il primo incontro si è svolto ieri, giovedì 5 febbraio, sul colle di Biumo. Maria Cristina Pierro, rettrice dell'Università degli Studi dell'Insubria, è stata intervistata dal giornalista Matteo Inzaghi, in un momento culturale organizzato da Erica Gasparini e Marta Spanevello (foto in alto).
Marta Spanevello, coordinatrice delle attività culturali di Villa e Collezione Panza-Fai, ha salutato gli ospiti e ricordato il senso di questi momenti: avvicinare il prezioso spazio museale varesino ai cittadini, farlo conoscere, ampliare i suoi orizzonti oltre gli eventi legati all'arte contemporanea. E' seguito un dibattito ricco di contributi, intorno ad un argomento cruciale come quello dell'università e della sua capacità di orientare e di preparare gli studenti verso il futuro lavorativo.
In esordio è stata ricordata con un applauso commosso Bambi Bianchi Lazzati (presente il marito Mariano), che ha saputo valorizzare con la sua sensibilità e il suo impegno la cultura varesina, compresa Villa e Collezione Panza. 

100 grazie



 

Grazie al giornalista Mauro Cento per la sua video-intervista di stamani, in occasione dei miei '40 anni in 40 libri'.

mercoledì 4 febbraio 2026

Ciao Angela


 

Desidero salutare la mia amica Angela Menconi Ganna con questa sua poesia, che le permise, nel 2000, di arrivare nella terna finalista al concorso Poeta Bosino. 

I funerali di Angela si terranno sabato 7 febbraio, ore 10.30, chiesa parrocchiale di S.Ambrogio Olona.



clicca sulla foto per ingrandirla

Il risotto di Roberto


 


Tradizionale risottata ai funghi ieri sera dall'amico Roberto. Con un brindisi speciale: al pari degli altri tre, anche il giornalista e scrittore Paolo Costa ha raggiunto la veneranda età della pensione. Lo abbiamo visto molto più rilassato del solito, libero dal pensiero che la mattina dopo avrebbe dovuto raggiungere la quasi mai puntuale carrozza di Trenord per raggiungere Milano e il suo posto di lavoro. 

Eccitazione e delusione


 

La vita è un continuo alternarsi di sogni e di delusioni, di stupore e di amarezza. Tanto i bambini si eccitano alla vista della neve, candida e silenziosa, quanto ci restano male quando la coltre non regge, quando la ordinaria pioggia scioglie il manto. Sgocciola la meraviglia, resta il pianto interiore. 

Tanto i vecchi si eccitano.... 

Piove sul bagnato?



 

Piove sul bagnato nel basket varesino di serie A? Mah, certo che l'ultima sconfitta contro Reggio Emilia non regala sonni tranquilli. Abbiamo racimolato in 17 partire 12 punticini. Non siamo del tutto esenti da rischi retrocessione in A2, anche se (dopo l'esclusione di Trapani) sarà una sola squadra a salutare la A. Treviso è a -6 da noi, Cantù a -4, a 12 punti siamo in tre squadre, e comunque la zona play-off è a soli 2/4 punti. Molte squadre si contenderanno l'ottavo posto utile per continuare il campionato. Andiamo avanti, partita dopo partita.

Forza Varese!

martedì 3 febbraio 2026

Il mistero della cornacchia


Comprendo molto bene che i miei post sovente tocchino argomenti secondari, per non dire terziari o quaternari, ma resto sempre sorpreso quando noto dalla mia finestra una cornacchia che, regolarmente, si posa proprio sul ramo più alto di una betulla, un rametto...eppure non si piega, nemmeno un traballìo. So che gli uccelli sono leggeri per questioni di volo, ma questa cornacchia è davvero un peso piuma! 
 

Sotto la neve...l'olio


 Sotto la neve il pane...ma anche l'olio.

domenica 1 febbraio 2026

Varese 'grattugiata' da Reggio


 




Questa volta il parmigiano reggiano siamo noi, mentre la grattugia è Reggio Emilia, che ci 'grattugia' e poi ci mangia sopra un bel piatto di tagliatelle al ragù. Questo è successo oggi, domenica 1 febbraio, al Palazzetto del basket, che è diventato un immenso ristorante dove i reggiani hanno pasteggiato a volontà. Non si fa in tempo a riacquistare un po' di autostima (grande vittoria contro Milano), ed ecco subito una randellata in testa, che ci abbassa e ci deprime. Inizio della partita (essenziale la vittoria, perché giochiamo in casa e Reggio sta peggio di noi) a dir poco allucinante: 0 su 7 da 3 per noi, una difesa impreparata ad assorbire le bordate violente degli emiliani, un oratoriano 8 a 24, 8 punti in un quarto, roba da principianti. Mani fredde, tremanti, gambe molli mentre la Una Hotels già si cambia d'abito, per scendere in sala da pranzo. Ma in fondo siamo sotto 'solo' di 16, e abbiamo ancora 3 quarti a disposizione. Gli ottimisti si stringono la mano. E in effetti il secondo quarto non è una resurrezione ma neppure una debacle totale, perché rosicchiamo 5 punti, da - 16 passiamo a - 11 (24-35) e all'intervallo lungo il nostro coach può se non sorridere, quanto meno sperare. Non so cosa abbia detto l'allenatore ellenico ai ragazzoni della OJM Varese, sta di fatto che un minino segnale di vitalità c'è, e quando si arriva al 30-40, con qualche errore di Reggio e il pubblico che si fa sentire assai...ecco, a quel punto si paventa la svolta. Ma non sarà così, e quando dopo errori vari un'entrata alla Pozzecco di capitan Librizzi vede il Molten roteare intorno al ferro, soffiato fuori retina dal vento della sfiga, ecco, a quel punto, sul 32-50 scrivo sul mio foglietto: finita! E così sarà. Anche se di per sé mancava ancora oltre un quarto di gara. L'ultimo quarto è solo apoteosi per gli emiliani (vedi foto dei tifosi biancorossi, che non siamo noi) e sofferenza per i varesini, per l'occasione vestiti di nero, un presagio di lutto. Vi è da dire che i ragazzi di casa non mollano mai l'osso, si impegnano sino alla fine ma Reggio non lascia un centimetro, gestisce con comodità il vantaggio, non affretta le azioni, si porta a casa una vittoria più che meritata: 61-76. Da noi il migliore è Iroegbu (foto), Librizzi rimedia qualche punto alla fine, Alviti continua a dimostrare di essere troppo altalenante, Moore non nelle sue migliori serate, Renfro sufficiente, Nkamhoua 6 --, Stewart questa volta pervenuto poco. Non è che Reggio abbia percentuali mostruose, solo che loro hanno fatto 69 tiri (41% di realizzazione) mentre noi solo 50 (38%). E poi i rimbalzi: 44 a 33 per gli ospiti. Il nostro 17% da 3 (4 su 24) è una condanna senza appello. 
Non drammatizziamo, ma dopo lo show meneghino ci si attendeva ben altro. Pazienza. Una domenica si vince, una si perde, quindi la prossima vinceremo.
Forza Varese!
 

sabato 31 gennaio 2026

La pensione di Paolo


 

Non posso che augurare una serena e 'sportiva' pensione al mio amico Paolo Costa, giornalista e scrittore, che oggi inaugura la sua nuova vita. E per rassicurarlo sul fatto che siamo ancora giovani (nonostante l'accesso alla remunerazione Inps), pubblico una foto di qualche annetto fa (era il 2008), per dire che non siamo cambiati affatto (soprattutto chi sorride a destra!) 

Vai sereno, caro Paolo! 

Il rosario del vecchio


 

Ogni anno torna il concorso Poeta Bosino, e ogni anno ripenso al quel giovedì 26 gennaio 1995, una serata di grandi emozioni. Era la seconda volta che partecipavo al Premio, la prima nessuna gloria, la seconda addirittura il primo premio, con la statuetta argentea del Pin Girometta (foto). Vinsi allora con 'Il rusari d'un vecc' e più d'uno mi fece notare che ero troppo giovane per scrivere poesie di tal genere. Allora avevo 39 anni, stavo approfondendo il tema della sofferenza e della morte, e avevo davanti mio papà Mario (che aveva la mia età attuale, cioè 69 anni) che era sì anziano ma assai vivo dentro. Da questi due elementi è nata la poesia, che non ha un contenuto pessimistico, è aperta alla speranza e alla voglia di vivere: quella che per fortuna conservo ancora, ora che davvero il rosario lo dico quasi tutte le sere, e che 'vecchio' lo sono diventato sul serio!


Rusari d’un vècc

 

Cala la sira, la ven giò me’n sipari,

grisa me’n rat. Curi a sgranà ‘l rusàri.

Fo’n cenn ai gent e pö prepari l’ambient,

ca gh’ho bisögn da lüüs.

 

Ogni dì l’è ‘n tuchell püssee lungh,

sa toca ‘l lett cunt un dulur divers.

Gh’è pü pasiun, restan dumà sti vers d’un vècc

ca l’è stüff d’andà in lung.

 

Epür la curòna incöö la dis

ch’inn prezius anca i pel di barbis,

che i vècc gh’han mia temp d’ingrigìss,

che lamentàss l’è la riceta di mort.

 

E mi gh’ho dent la vita ca la büi,

inn fort i me radis sota la tera.

Sun tütt segnàa da föra, ma da dent

sunt anmò ‘n pivelin cunt la pel liscia.

 

Ave Maria, Gratia plena…mama, sta chi,

ul fögh di cepp l’è mia assèe da scaldàss.

Santa Maria, Mater Dei…prega par mi,

che andarò in lett e vöri disedàss.

 

Pater Noster…Te sett in ciel, ga credi,

ma làssum un quai dì par ripasà.

L’è düra la leziùn dula speranza,

semm gulus da sto mund, pien da magàgn.

 

Salve Regina…sunt stai re anca mi,

in cità sevi ‘l primm fra gli ufelèe,

ho mes’ciaa la farina par i sciuri,

ho ricamà i me dulz cumpagn d’un sart.

 

Mater Misericordiae…vardè i man,

fò fadìga a sgranà la tò curona.

Treman al pass cun la fiama nel camin,

cerchi da tegnij giunt, e ma fann pena.

 

Gloria Patris et Filii…e gloria a mi

Se Ti, Signur, te sarètt bun davera.

Mi vivi e preghi anmò, senza vargogna.

Regali a Ti i me debit…Così Sia.

 

1° classificato Poeta Bosino 1994

 

Rosario di un vecchio

 

Cala la sera, viene giù come un sipario,

grigia come un topo. Corro a sgranare la corona del rosario.

Faccio un cenno alla gente di casa, e poi preparo l’ambiente,

perché ho bisogno di luce.

 

Ogni giorno è un po’ più lungo,

si tocca il letto con un dolore diverso.

Non c’è più passione, restano solo questi versi di un vecchio

Che è stanco di andare per le lunghe.

 

Eppure la corona oggi dice

che sono preziosi anche i peli dei baffi,

che i vecchi non hanno tempo di ingrigirsi,

che lamentarsi è la ricetta dei morti.

 

E io ho dentro la vita che bolle,

sono forti le mie radici sotto la terra.

Sono tutto segnato di fuori, ma dentro

sono ancora un ragazzino con la pelle liscia.

 

Ave Maria, Gratia plena…mamma, sta qui,

il fuoco dei ceppi non è sufficiente per scaldarsi.

Santa Maria, Mater Dei…prega per me,

che andrò a letto e voglio risvegliarmi.

 

Pater Noster…sei in cielo, ci credo,

ma lasciami qualche giorno per ripassare.

E’ dura la lezione della speranza,

siamo golosi di questo mondo, pieno di difetti.

 

Salve Regina…anch’io sono stato re,

in città ero il primo fra i pasticcieri,

ho mischiato la farina per i ricchi,

ho ricamato i miei dolci come un sarto.

 

Mater Misericordiae…guarda le mani,

faccio fatica a sgranare la tua corona.

Tremano a ritmo con la fiamma del camino,

cerco di tenerle giunte, e mi fanno pena.

 

Gloria Patris et Filii…e gloria a me

se Tu, Signore, sarai buono davvero.

Io vivo e prego ancora, senza vergogna.

Regalo a Te i miei debiti…Così Sia.  

 

venerdì 30 gennaio 2026

Auguri, Tommaso


 

Felice compleanno a mio nipotino Tommaso detto Tommy, ottimo sportivo. Cifra tonda: 10 anni!

Ha certamente preso da suo nonno materno, che a 10 anni già praticava ginnastica artistica.



L'ultima rosa


 

Dal 1994 partecipo regolarmente al concorso Poeta Bosino, con alterne fortune. Ultimamente la fortuna mi ha voltato le spalle, ma la costanza è una mia (penso) qualità. Ecco quindi la poesia di quest'anno. Era la fine di novembre, una giornata tersa e fredda. Nel roseto del mio giardino era rimasta una sola rosa, che tremava al gelo. L'ultima rosa.


L’ültima rösa

 

Ròssa par la paüra e par ul frècc,

l’ültima rösa barbèla al vent gerà.

Fra föj secc e ramm guzz ul so culùr

al sa da primavera, al sa d’amùur.

Ma l’ha sbaglià stagiùn chel fiùr gentil

e mò tòca pagà par chel erùur.

 

Da drè di vèdar un omm varda in giardin:

‘Matòca d’una rösa, sa te fai?’

Porta i so pass da vècc su n’utumana,

ciàpa ‘l giurnal, bel quiett sota i barbìss.

 

Trema la rösa, pìca ul vent vilan.

‘Tè vist la rösa?’ dis ul neudìn al vècc.

‘Làsa perd e sta chi; föra l’è frecc.’

Trequàal ul fiùur, ul fiö va cuntravent,

turna in cà, nel bicier un gutìn d’acqua:

‘Chichinscì la rösa l’è al so post.’

 

Ul nonu vardà ‘l fiö: ‘Te mia übidì!’

Ul fiö varda la rösa e fa ‘n suris.

 

 

 

L’ultima rosa

 

Rossa per la paura e per il freddo,

l’ultima rosa trema al vento gelato.

Tra foglie secche e rami aguzzi il suo colore

sa di primavera, sa di amore.

Ma ha sbagliato stagione quel fiore gentile,

e adesso tocca pagare per quell’errore.

 

Dietro i vetri un uomo guarda in giardino:

‘Stupida di una rosa, cos’hai fatto?’

Porta i suoi passi da vecchio su un’ottomana,

prende il giornale, bello quieto sotto i suoi baffi.

 

Trema la rosa, picchia il vento villano.

‘Hai visto la rosa?’ dice il nipotino al vecchio.

‘Lascia perdere e sta qui; fuori è freddo.’

Come il fiore, il ragazzo va controvento,

torna in casa, nel bicchiere un goccio d’acqua:

‘Qui la rosa è al suo posto.’

 

Il nonno guarda il ragazzo: ‘Non hai ubbidito!’

Il ragazzo guarda la rosa e fa un sorriso.

La notte d'agosto di Lidia Munaretti

 



Secondo classificato Poeta Bosino

Lidia Munaretti con la poesia: ‘Nòcc d’agòst’

 

 

Motivazione: Il testo poetico rimanda, con apprezzabile

utilizzo delle figure retoriche dell’onomatopea e

della epifora, ad un idillio naturalistico di chiara

ed immediata serenità d’affetti, immagini e

ricordi.

La calura soffocante di una notte estiva pare

addolcirsi al frinire di un grillo, al canto

affettuoso di una mamma, al pianto cantilenato

di un bimbo: elementi vitali e quotidiani che

accarezzano i pensieri e la fatica del tempo.

sobrio, chiaro e ispirati a intimo raccoglimento.

 

 

 

 

 

 

NÒCC D’AGÓST

cri… cri… cri… cri…


Liàndra ustinàva da ’n grì dissedàa, 

cald sufeghént in sta n cc sénza fiàa.

’N tuchèll da lüna in d’un ciél pién da stèll, 

in dul cöör desidéri, ‘l frignà da ’n fiuréll.

‘Na mama la canta, l’è dùlza la vùus, 

in di sò brasc mò  ‘l sögn l’è püssée legriùus.

Cald sufeghént in sta nòcc sénza fiàa, 

liàndra ustinàva da ’n grì dissedàa…

 cri… cri… cri… cri…

 

NOTTE D’AGOSTO

cri… cri… cri… cri…

Cantilena ostinata di un grillo ancora sveglio, caldo soffocante in questa notte senza respiro.

Un pezzetto di luna in un cielo pieno di stelle, nel cuore desideri, il piagnucolare di un bimbo.

Una mamma canta, è dolce la voce, nelle sue braccia ora il sogno è più allegro.

Caldo soffocante in questa notte senza respiro, cantilena ostinata di un grillo ancora sveglio… cri… cri… cri… cri…

 


I sogni e i pensieri di Enrico Tediosi


 

Primo classificato: Poeta Bosino

Enrico Tediosi

con la poesia ‘Sögn e pensér’

 

Motivazione: Lo scorrere del tempo assume ritmi e dimensioni

connaturati al passare degli anni. Se dunque l’età

giovanile spalanca le proprie aspettative su

“torrenti” di desideri e sogni, il progredire delle

stagioni della vita, assieme al ricordo di chi ci ha

lasciato e all’avanzare dei pensieri e delle

responsabilità e preoccupazioni da adulti,

limitano la portata di quegli stessi sogni, dentro

la quieta pacatezza di una umana accettazione

del destino. Quadri di vita proposti con stile

 

 

 

 

Sögn e pensér

 

I ann scùran ‘me turént a vint’ann,

‘me fiüm a quarànta,

‘me rungéta a setànta

e cunt ul scùrr di ann

sa scürtan i sögn e sa slùngan i pensér.

I ùur d’ra nòcc quàtan da silénzi

quìi culuràa da vùus dul dì passàa

e i sögn a düran pòch e rìva scià i pensér.

Surìis dùlz e pién da vità i sögn

che cüntan stòri ammò da vìiv

saràa ‘me làcrim i pensér

che pòrtan scià ‘l regòrd da chi gh’è pü

 e che düran finchè ‘rìv’ul dì….

 

 

 

 

Sogni e pensieri

 

Gli anni scorrono come torrenti a vent’anni,

come fiumi a quaranta,

come un ruscello a settanta

e col passare degli anni

si accorciano i sogni

e si allungano i pensieri.

Le ore della notte coprono di silenzio

quelle colorate di voci del giorno andato

e i sogni durano poco e giungono i pensieri.

Sorrisi dolci e pieni di vita i sogni

che narrano storie ancora da vivere,

salati come lacrime i pensieri

che portano il ricordo di chi non c’è più

e che durano finché arriva il giorno…..

 

 

 

 

 

 

 


giovedì 29 gennaio 2026

Poesie e musica per la Donna dell'anno

 






Giovedì 29 gennaio 2026 si è svolta la tradizionale Festa dra Giöbia della Famiglia Bosina, nella festosa cornice e calda accoglienza del ristorante Vecchia Riva alla Schiranna. Oltre cento i presenti, con numerose autorità e alcune signore in abiti tradizionali. E nel costume tipico bosino hanno dato il la alla serata i componenti del Gruppo Folk Bosino, ormai prossimo ai cento anni di vita (grande festa prevista nel 2027). Dopo l’antipasto e alcuni canti della nostra tradizione, il regiù Luca Broggini ha dato inizio alla prima serie di premiazioni che, dato il tono della festa, non potevano non essere dedicate alle donne. Infatti ecco la Donna dell’anno, e cioè Maria Chiara Gadda, tradatese ma molto presente nella vita della città di Varese, parlamentare da più legislature, promotrice della ‘Legge Gadda’, che dal 2016 limiti gli sprechi alimentari, e non solo. Altre donne hanno fatto da corona alla premiata: Nicoletta Macchi, fotografa e molto attiva nel Gruppo Alpini Varese, che ha impreziosito con due foto di copertina il Calandàri dra Famiglia Bosina par ur 2026 (e altre sue immagini erano appese alle pareti ieri), la presidente del Gruppo Arcieri Varese Maria Angela Casartelli e Cristina Iotti Tumatelli, anima della Famiglia Bosina, silenziosa e attivissima sostenitrice del sodalizio. La cena è quindi continuata, per interrompersi di nuova quando hanno portato la loro testimonianza Lidia Munaretti e il marito Antonio Borgato, docenti del primo corso di dialetto bosino, tutto esaurito con venti partecipanti, due dei quali hanno letto ieri alcuni testi nel nostro bel dialetto. E per stare al bosino scritto, si è passati poi alla premiazione del Poeta Bosino. Marco Broggini, segretario del Premio, ha illustrato il momento poetico: 59^ edizione, 35 poesie scritte da 21 partecipanti (un numero in crescita rispetto agli ultimi anni), una giuria composta da Giuseppe Carcano, Luisa Oprandi, Paola Barlocci, Silvia Bianchi e Patrizia Molinaro. Ed è stata Luisa Oprandi (pluripremiata al Poeta Bosino) che ha letto le motivazioni e introdotto i tre poeti finalisti. Al terzo posto si è classificata Norma Bombelli con ‘Ul quattarföi’, al secondo Lidia Munaretti con ‘Nòcc d’agòst’, primo classificato, Poeta Bosino dell’anno, Enrico Tediosi con ‘Sögn e pensér’.

Dulcis in fundo (naturalmente a forma di cuore), altri canti e la buonanotte, a conclusione di una serata in amicizia, in consolidato stile bosino.  


Festa du ra Giobia


Oggi, ultimo giovedì di gennaio, è la tradizionale Festa du ra Giobia. Per la verità i miei genitori (pur varesini doc) non hanno mai dato molta importanza a questa ricorrenza. E' pur vero che mio papà, essendo pasticciere, non aveva grossi problemi a  procurarsi il tradizionale cuore dolce, che in effetti spesso arrivava in casa alla fine di gennaio, ma la festa si fermava lì. L'ho conosciuta molto meglio negli anni Novanta, frequentando la Famiglia Bosina e soprattutto partecipando al concorso Poeta Bosino, che proprio durante la Giobia vive il momento della premiazione. Comunque stasera, al ristorante Vecchia Riva alla Schiranna, grande Festa organizzata dalla Famiglia Bosina. Ne parlerò. 

in foto: la Giobia del 2025

Aspetta e spera


 Ieri ho visto una bella intervista allo scrittore Dino Buzzati (foto) che mi ha confermato quanto già sapevo: si scrive sempre (parlo di narrativa) a partire da se stessi e dal proprio vissuto, sperando che descrivendo il proprio vissuto incontri la sintonia, la corrispondenza con milioni di vissuti simili. Ebbene, il tanto decantato romanzo 'Il deserto dei tartari', che ha dato gloria a Buzzati, come è nato? "Da anni lavoravo in redazione, di notte, un lavoro noioso. E speravo di migliorare, che arrivasse qualcosa di nuovo, ma quel nuovo non arrivava mai. Ecco, ho pensato che questo vissuto fosse condiviso da molti altri uomini. Che abbia ambientato il romanzo in una guarnigione nel deserto è casuale, avrei potuto ambientare la storia in un ospedale, in una fabbrica...Per molti è così: si aspetta tutta la vita un cambiamento ma questo non arriva mai."

Del resto - dico io - meglio aspettare qualcosa che non arriva, piuttosto che aspettare solo l'unica cosa che certamente arriverà! 

Una trasmissione particolare


 

Complimenti al giornalista Aldo Cazzullo e al suo staff per la trasmissione su La7 'Una giornata particolare'. Sarà che mi piace la storia, ma ieri ho particolarmente apprezzato la puntata sulla visita di Hitler a Roma-Firenze-Venezia, maggio 1938, invitato da Mussolini.

Sì, sull'obelisco ai Fori Imperiali a Roma (già Foro Mussolini) con la scritta Mussolini Dux bisognerebbe scrivere, sullo spazio libero, Giacomo Matteotti. 

mercoledì 28 gennaio 2026

Ci vuole così poco


 

Ricordo un librettino dei miei genitori, scritti che andavano di modo per i lettori delle generazioni dei miei, anni Venti-Trenta. Diceva fra l'altro: 'Ci vuole così poco per farsi voler bene: una parola buona, detta quando conviene (e qui non posso non notare una sfumatura adulatoria  ndr), un po' di gentilezza, una sola carezza, un semplice sorriso che ti balena in viso...'

Ebbene, stile letterario a parte, il succo ci sta: basta davvero poco (una chiamata, un messaggio, un sorriso, un abbraccio..) per svoltare in positivo la giornata. Però, per completezza di ragionamento, devo anche dire che sovente basta poco perché si cambi parere rispetto a una persona. Basta un errore anche non grave, e tutto il bene precedente viene dimenticato. 

Facciamo fatica sia a sorridere e a regalare parole buone, sia a perdonare chi commette un errore.

Due auto


 

Quando, agli inizi degli anni Sessanta, sono arrivato al Quartiere Garibaldi (ex Costanzo Ciano) di Biumo Inferiore, nell'ampio cortile erano parcheggiate solo due auto: una NSU Printz (mi pare verdina) e una Ford Anglia bianca.