'Si vis pacem, para pacem'
Se vuoi la pace, prepara la pace.
foto cizeta
Mi consolo: almeno un Carlo Zanzi eroe c'è. Dopo aver inutilmente tentato di diventarlo io (certo, mi resta forse qualche altra occasione) ieri camminavo distrattamente sul colle di Biumo quando, arrivato sul sagrato della chiesa di S.Giorgio, mi sono messo a leggere i nomi dei biumensini caduti nella Grande Guerra. Ed ecco, nella parte alta della lista, Zanzi Carlo, morto il 14 gennaio del 1916 a Quisca (oggi Ceglo, in Slovenia, non lontano da Gorizia). Inutilmente ho cercato notizie su di lui. Non è che uno dei tanti eroi conosciuti solo dai familiari, che hanno pianto la sua dipartita, il suo sacrificio per la Patria.
Ieri sera, davanti alla lapide, a 110 anni dalla sua morte, mi sono inchinato pensando a Carlo Zanzi.
Grazie al giornalista Mauro Cento per la sua video-intervista di stamani, in occasione dei miei '40 anni in 40 libri'.
Desidero salutare la mia amica Angela Menconi Ganna con questa sua poesia, che le permise, nel 2000, di arrivare nella terna finalista al concorso Poeta Bosino.
I funerali di Angela si terranno sabato 7 febbraio, ore 10.30, chiesa parrocchiale di S.Ambrogio Olona.
clicca sulla foto per ingrandirla
Tradizionale risottata ai funghi ieri sera dall'amico Roberto. Con un brindisi speciale: al pari degli altri tre, anche il giornalista e scrittore Paolo Costa ha raggiunto la veneranda età della pensione. Lo abbiamo visto molto più rilassato del solito, libero dal pensiero che la mattina dopo avrebbe dovuto raggiungere la quasi mai puntuale carrozza di Trenord per raggiungere Milano e il suo posto di lavoro.
La vita è un continuo alternarsi di sogni e di delusioni, di stupore e di amarezza. Tanto i bambini si eccitano alla vista della neve, candida e silenziosa, quanto ci restano male quando la coltre non regge, quando la ordinaria pioggia scioglie il manto. Sgocciola la meraviglia, resta il pianto interiore.
Tanto i vecchi si eccitano....
Piove sul bagnato nel basket varesino di serie A? Mah, certo che l'ultima sconfitta contro Reggio Emilia non regala sonni tranquilli. Abbiamo racimolato in 17 partire 12 punticini. Non siamo del tutto esenti da rischi retrocessione in A2, anche se (dopo l'esclusione di Trapani) sarà una sola squadra a salutare la A. Treviso è a -6 da noi, Cantù a -4, a 12 punti siamo in tre squadre, e comunque la zona play-off è a soli 2/4 punti. Molte squadre si contenderanno l'ottavo posto utile per continuare il campionato. Andiamo avanti, partita dopo partita.
Forza Varese!
Non posso che augurare una serena e 'sportiva' pensione al mio amico Paolo Costa, giornalista e scrittore, che oggi inaugura la sua nuova vita. E per rassicurarlo sul fatto che siamo ancora giovani (nonostante l'accesso alla remunerazione Inps), pubblico una foto di qualche annetto fa (era il 2008), per dire che non siamo cambiati affatto (soprattutto chi sorride a destra!)
Vai sereno, caro Paolo!
Ogni anno torna il concorso Poeta Bosino, e ogni anno ripenso al quel giovedì 26 gennaio 1995, una serata di grandi emozioni. Era la seconda volta che partecipavo al Premio, la prima nessuna gloria, la seconda addirittura il primo premio, con la statuetta argentea del Pin Girometta (foto). Vinsi allora con 'Il rusari d'un vecc' e più d'uno mi fece notare che ero troppo giovane per scrivere poesie di tal genere. Allora avevo 39 anni, stavo approfondendo il tema della sofferenza e della morte, e avevo davanti mio papà Mario (che aveva la mia età attuale, cioè 69 anni) che era sì anziano ma assai vivo dentro. Da questi due elementi è nata la poesia, che non ha un contenuto pessimistico, è aperta alla speranza e alla voglia di vivere: quella che per fortuna conservo ancora, ora che davvero il rosario lo dico quasi tutte le sere, e che 'vecchio' lo sono diventato sul serio!
Rusari
d’un vècc
Cala la
sira, la ven giò me’n sipari,
grisa me’n
rat. Curi a sgranà ‘l rusàri.
Fo’n cenn
ai gent e pö prepari l’ambient,
ca gh’ho
bisögn da lüüs.
Ogni dì
l’è ‘n tuchell püssee lungh,
sa toca ‘l
lett cunt un dulur divers.
Gh’è pü
pasiun, restan dumà sti vers d’un vècc
ca l’è
stüff d’andà in lung.
Epür la
curòna incöö la dis
ch’inn
prezius anca i pel di barbis,
che i vècc
gh’han mia temp d’ingrigìss,
che
lamentàss l’è la riceta di mort.
E mi gh’ho
dent la vita ca la büi,
inn fort i
me radis sota la tera.
Sun tütt
segnàa da föra, ma da dent
sunt anmò
‘n pivelin cunt la pel liscia.
Ave Maria,
Gratia plena…mama, sta chi,
ul fögh di
cepp l’è mia assèe da scaldàss.
Santa
Maria, Mater Dei…prega par mi,
che andarò
in lett e vöri disedàss.
Pater
Noster…Te sett in ciel, ga credi,
ma làssum
un quai dì par ripasà.
L’è düra
la leziùn dula speranza,
semm gulus
da sto mund, pien da magàgn.
Salve
Regina…sunt stai re anca mi,
in cità
sevi ‘l primm fra gli ufelèe,
ho
mes’ciaa la farina par i sciuri,
ho ricamà
i me dulz cumpagn d’un sart.
Mater
Misericordiae…vardè i man,
fò fadìga
a sgranà la tò curona.
Treman al
pass cun la fiama nel camin,
cerchi da
tegnij giunt, e ma fann pena.
Gloria
Patris et Filii…e gloria a mi
Se Ti,
Signur, te sarètt bun davera.
Mi vivi e
preghi anmò, senza vargogna.
Regali a
Ti i me debit…Così Sia.
1°
classificato Poeta Bosino 1994
Cala la
sera, viene giù come un sipario,
grigia
come un topo. Corro a sgranare la corona del rosario.
Faccio un
cenno alla gente di casa, e poi preparo l’ambiente,
perché ho
bisogno di luce.
Ogni
giorno è un po’ più lungo,
si tocca
il letto con un dolore diverso.
Non c’è
più passione, restano solo questi versi di un vecchio
Che è
stanco di andare per le lunghe.
Eppure la
corona oggi dice
che sono
preziosi anche i peli dei baffi,
che i
vecchi non hanno tempo di ingrigirsi,
che
lamentarsi è la ricetta dei morti.
E io ho
dentro la vita che bolle,
sono forti
le mie radici sotto la terra.
Sono tutto
segnato di fuori, ma dentro
sono
ancora un ragazzino con la pelle liscia.
Ave Maria,
Gratia plena…mamma, sta qui,
il fuoco
dei ceppi non è sufficiente per scaldarsi.
Santa
Maria, Mater Dei…prega per me,
che andrò
a letto e voglio risvegliarmi.
Pater
Noster…sei in cielo, ci credo,
ma
lasciami qualche giorno per ripassare.
E’ dura la
lezione della speranza,
siamo
golosi di questo mondo, pieno di difetti.
Salve
Regina…anch’io sono stato re,
in città
ero il primo fra i pasticcieri,
ho
mischiato la farina per i ricchi,
ho
ricamato i miei dolci come un sarto.
Mater
Misericordiae…guarda le mani,
faccio
fatica a sgranare la tua corona.
Tremano a
ritmo con la fiamma del camino,
cerco di
tenerle giunte, e mi fanno pena.
Gloria
Patris et Filii…e gloria a me
se Tu,
Signore, sarai buono davvero.
Io vivo e
prego ancora, senza vergogna.
Regalo a Te i miei debiti…Così Sia.
Felice compleanno a mio nipotino Tommaso detto Tommy, ottimo sportivo. Cifra tonda: 10 anni!
Ha certamente preso da suo nonno materno, che a 10 anni già praticava ginnastica artistica.
Dal 1994 partecipo regolarmente al concorso Poeta Bosino, con alterne fortune. Ultimamente la fortuna mi ha voltato le spalle, ma la costanza è una mia (penso) qualità. Ecco quindi la poesia di quest'anno. Era la fine di novembre, una giornata tersa e fredda. Nel roseto del mio giardino era rimasta una sola rosa, che tremava al gelo. L'ultima rosa.
L’ültima
rösa
Ròssa par
la paüra e par ul frècc,
l’ültima rösa
barbèla al vent gerà.
Fra föj
secc e ramm guzz ul so culùr
al sa da
primavera, al sa d’amùur.
Ma l’ha
sbaglià stagiùn chel fiùr gentil
e mò tòca
pagà par chel erùur.
Da drè di vèdar
un omm varda in giardin:
‘Matòca d’una
rösa, sa te fai?’
Porta i so
pass da vècc su n’utumana,
ciàpa ‘l
giurnal, bel quiett sota i barbìss.
Trema la rösa,
pìca ul vent vilan.
‘Tè vist la
rösa?’ dis ul neudìn al vècc.
‘Làsa perd
e sta chi; föra l’è frecc.’
Trequàal ul
fiùur, ul fiö va cuntravent,
turna in
cà, nel bicier un gutìn d’acqua:
‘Chichinscì
la rösa l’è al so post.’
Ul nonu vardà
‘l fiö: ‘Te mia übidì!’
Ul fiö
varda la rösa e fa ‘n suris.
L’ultima rosa
Rossa per
la paura e per il freddo,
l’ultima
rosa trema al vento gelato.
Tra foglie
secche e rami aguzzi il suo colore
sa di
primavera, sa di amore.
Ma ha
sbagliato stagione quel fiore gentile,
e adesso
tocca pagare per quell’errore.
Dietro i
vetri un uomo guarda in giardino:
‘Stupida di
una rosa, cos’hai fatto?’
Porta i
suoi passi da vecchio su un’ottomana,
prende il
giornale, bello quieto sotto i suoi baffi.
Trema la
rosa, picchia il vento villano.
‘Hai visto
la rosa?’ dice il nipotino al vecchio.
‘Lascia
perdere e sta qui; fuori è freddo.’
Come il
fiore, il ragazzo va controvento,
torna in
casa, nel bicchiere un goccio d’acqua:
‘Qui la
rosa è al suo posto.’
Il nonno
guarda il ragazzo: ‘Non hai ubbidito!’
Il ragazzo guarda la rosa e fa un sorriso.
Secondo
classificato Poeta Bosino
Lidia
Munaretti con la poesia: ‘Nòcc d’agòst’
Motivazione: Il testo poetico rimanda, con apprezzabile
utilizzo
delle figure retoriche dell’onomatopea e
della
epifora, ad un idillio naturalistico di chiara
ed
immediata serenità d’affetti, immagini e
ricordi.
La calura
soffocante di una notte estiva pare
addolcirsi
al frinire di un grillo, al canto
affettuoso
di una mamma, al pianto cantilenato
di un
bimbo: elementi vitali e quotidiani che
accarezzano
i pensieri e la fatica del tempo.
sobrio,
chiaro e ispirati a intimo raccoglimento.
NÒCC
D’AGÓST
cri… cri… cri… cri…
Liàndra ustinàva da ’n grì dissedàa,
cald sufeghént in sta n cc sénza fiàa.
’N tuchèll da lüna in d’un ciél pién da stèll,
in dul cöör desidéri, ‘l frignà da ’n fiuréll.
‘Na mama la canta, l’è dùlza la vùus,
in di sò brasc
mò ‘l sögn l’è püssée legriùus.
Cald sufeghént in sta nòcc sénza fiàa,
liàndra ustinàva da ’n grì dissedàa…
cri… cri… cri… cri…
NOTTE D’AGOSTO
cri… cri… cri… cri…
Cantilena ostinata di un grillo
ancora sveglio, caldo soffocante in questa notte senza respiro.
Un pezzetto di
luna in un cielo pieno di stelle, nel cuore desideri, il piagnucolare di un
bimbo.
Una mamma
canta, è dolce la voce, nelle sue braccia ora il sogno è più allegro.
Caldo soffocante in questa notte
senza respiro, cantilena ostinata di un grillo ancora sveglio… cri… cri… cri…
cri…
Primo classificato: Poeta
Bosino
Enrico Tediosi
con la poesia ‘Sögn e
pensér’
Motivazione: Lo scorrere del tempo assume
ritmi e dimensioni
connaturati al passare
degli anni. Se dunque l’età
giovanile spalanca le
proprie aspettative su
“torrenti” di desideri e
sogni, il progredire delle
stagioni della vita,
assieme al ricordo di chi ci ha
lasciato e all’avanzare
dei pensieri e delle
responsabilità e
preoccupazioni da adulti,
limitano la portata di
quegli stessi sogni, dentro
la quieta pacatezza di
una umana accettazione
del destino. Quadri di
vita proposti con stile
Sögn e pensér
I ann scùran ‘me turént a vint’ann,
‘me fiüm a quarànta,
‘me rungéta a setànta
e cunt ul scùrr di ann
sa scürtan i sögn e sa slùngan i pensér.
I ùur d’ra nòcc quàtan da silénzi
quìi culuràa da vùus dul dì passàa
e i sögn a düran pòch e rìva scià i pensér.
Surìis dùlz e pién da vità i sögn
che cüntan stòri ammò da vìiv
saràa ‘me làcrim i pensér
che pòrtan scià ‘l regòrd da chi gh’è pü
e che düran
finchè ‘rìv’ul dì….
Sogni e pensieri
Gli anni scorrono come torrenti a vent’anni,
come fiumi a quaranta,
come un ruscello a settanta
e col passare degli anni
si accorciano i sogni
e si allungano i pensieri.
Le ore della notte coprono di silenzio
quelle colorate di voci del giorno andato
e i sogni durano poco e giungono i pensieri.
Sorrisi dolci e pieni di vita i sogni
che narrano storie ancora da vivere,
salati come lacrime i pensieri
che portano il ricordo di chi non c’è più
e che durano finché arriva il giorno…..
Giovedì
29 gennaio 2026 si è svolta la tradizionale Festa dra Giöbia della Famiglia
Bosina, nella festosa cornice e calda accoglienza del ristorante Vecchia Riva
alla Schiranna. Oltre cento i presenti, con numerose autorità e alcune signore
in abiti tradizionali. E nel costume tipico bosino hanno dato il la alla serata
i componenti del Gruppo Folk Bosino, ormai prossimo ai cento anni di vita (grande
festa prevista nel 2027). Dopo l’antipasto e alcuni canti della nostra
tradizione, il regiù Luca Broggini ha dato inizio alla prima serie di
premiazioni che, dato il tono della festa, non potevano non essere dedicate
alle donne. Infatti ecco la Donna dell’anno, e cioè Maria Chiara Gadda,
tradatese ma molto presente nella vita della città di Varese, parlamentare da
più legislature, promotrice della ‘Legge Gadda’, che dal 2016 limiti gli
sprechi alimentari, e non solo. Altre donne hanno fatto da corona alla
premiata: Nicoletta Macchi, fotografa e molto attiva nel Gruppo Alpini Varese,
che ha impreziosito con due foto di copertina il Calandàri dra Famiglia Bosina
par ur 2026 (e altre sue immagini erano appese alle pareti ieri), la presidente
del Gruppo Arcieri Varese Maria Angela Casartelli e Cristina Iotti Tumatelli, anima della Famiglia
Bosina, silenziosa e attivissima sostenitrice del sodalizio. La cena è quindi
continuata, per interrompersi di nuova quando hanno portato la loro
testimonianza Lidia Munaretti e il marito Antonio Borgato, docenti del primo
corso di dialetto bosino, tutto esaurito con venti partecipanti, due dei quali
hanno letto ieri alcuni testi nel nostro bel dialetto. E per stare al bosino
scritto, si è passati poi alla premiazione del Poeta Bosino. Marco Broggini,
segretario del Premio, ha illustrato il momento poetico: 59^ edizione, 35
poesie scritte da 21 partecipanti (un numero in crescita rispetto agli ultimi
anni), una giuria composta da Giuseppe Carcano, Luisa Oprandi, Paola Barlocci,
Silvia Bianchi e Patrizia Molinaro. Ed è stata Luisa Oprandi (pluripremiata al
Poeta Bosino) che ha letto le motivazioni e introdotto i tre poeti finalisti.
Al terzo posto si è classificata Norma Bombelli con ‘Ul quattarföi’, al secondo
Lidia Munaretti con ‘Nòcc d’agòst’, primo classificato, Poeta Bosino dell’anno,
Enrico Tediosi con ‘Sögn e pensér’.
Dulcis
in fundo (naturalmente a forma di cuore), altri canti e la buonanotte, a
conclusione di una serata in amicizia, in consolidato stile bosino.
in foto: la Giobia del 2025
Del resto - dico io - meglio aspettare qualcosa che non arriva, piuttosto che aspettare solo l'unica cosa che certamente arriverà!
Complimenti al giornalista Aldo Cazzullo e al suo staff per la trasmissione su La7 'Una giornata particolare'. Sarà che mi piace la storia, ma ieri ho particolarmente apprezzato la puntata sulla visita di Hitler a Roma-Firenze-Venezia, maggio 1938, invitato da Mussolini.
Sì, sull'obelisco ai Fori Imperiali a Roma (già Foro Mussolini) con la scritta Mussolini Dux bisognerebbe scrivere, sullo spazio libero, Giacomo Matteotti.
Ricordo un librettino dei miei genitori, scritti che andavano di modo per i lettori delle generazioni dei miei, anni Venti-Trenta. Diceva fra l'altro: 'Ci vuole così poco per farsi voler bene: una parola buona, detta quando conviene (e qui non posso non notare una sfumatura adulatoria ndr), un po' di gentilezza, una sola carezza, un semplice sorriso che ti balena in viso...'
Ebbene, stile letterario a parte, il succo ci sta: basta davvero poco (una chiamata, un messaggio, un sorriso, un abbraccio..) per svoltare in positivo la giornata. Però, per completezza di ragionamento, devo anche dire che sovente basta poco perché si cambi parere rispetto a una persona. Basta un errore anche non grave, e tutto il bene precedente viene dimenticato.
Facciamo fatica sia a sorridere e a regalare parole buone, sia a perdonare chi commette un errore.
Quando, agli inizi degli anni Sessanta, sono arrivato al Quartiere Garibaldi (ex Costanzo Ciano) di Biumo Inferiore, nell'ampio cortile erano parcheggiate solo due auto: una NSU Printz (mi pare verdina) e una Ford Anglia bianca.