domenica 2 ottobre 2022

Maniglio...con nostalgia...da Carletto





 Mi chiamava Carletto..”Ciao, Carletto, come va?” e quella erre era un po’ alla francese. Ci siamo visti la penultima volta, Maniglio ed io, al Beccaria, laboratorio analisi. Gli ho detto: “Come va?” E lui: “Se stiamo qui vuol dire che non ci va tanto bene!” L’ultima volta l’ho visto al Sacro Monte. “Ciao, Carletto…” e abbiamo fatto una bella chiacchierata. Abbiamo parlato di figli (il figlio Carlo è stato mio alunno alla Vidoletti), di nipoti, delle avventure di Carlo fuori dall’Italia, della malattia della nipotina, era sereno, praticamente quasi felice ma con quella inevitabile venatura di tristezza, per la nipotina e per la vita che per lui s’accorciava. Dopo qualche tempo ho saputo della sua morte.

Ero fra quelli che gli facevano avere degli articoli alla Prealpina, lui li correggeva e li titolava. Poi, dopo la pensione, ci si vedeva alla Vidoletti, almeno una volta l’anno, con il suo amico Fiorenzo (foto), per la corsa campestre Memorial Mario Croci. 

Ne sapeva tante. Era umile, un gentleman, battuta pronta, umorismo anglosassone. Ieri, sabato 1 ottobre, è stato ricordato dai parenti, dagli amici, sala piena in piazza della Motta, dove una volta aveva sede il Liceo Musicale. Presentato il volumone: ‘Mi chiamo Maniglio e vi racconto una storia’ (Edizioni Il Cavedio), un libro che raccoglie i molti scritti che il dottor Botti aveva sommato sulla sua pagina facebook: aneddoti, tanta musica, tante storie, penna veloce e gustosa. Libro che Maniglio non ha mai voluto comporre e pubblicare: ci hanno pensato i suoi amici (soprattutto Fiorenzo Croci) e i figli, soprattutto Carlo, esperto di computer, abile a trasformare le pagine digitali in pagine di carta. Oltre 500 pagine, ricamate da “un giornalista galantuomo, che metteva al servizio di tutti il suo sapere e una grande umanità.” Classe 1949, nativo di Gualdo Tadino (PG), penna storica de La Prealpina, Maniscio (così lo chiamavano i figli) ci ha lasciato all’improvviso una mattina di maggio del 2020.

La vendita del libro va a sostegno della ricerca contro la fibrosi cistica, una malattia ancora grave e inguaribile. Le persone che ne sono vittime – un bimbo ogni 2000/2500 nati – sono assistite in modo adeguato in centri specializzati e l’aspettativa media di vita, che sino a due decenni fa si attestava nell’età adolescenziale, oggi può toccare anche i 45/50 anni.

Ieri la figlia Lucia ha detto: “Quando ho saputo della malattia di nostra figlia ho telefonato subito al mio babbo e questa è stata la sua risposta – Cazzo, Luci, questa è una malattia bastarda! - ”

 

Per info: edizioni1997@ilcavedio.org.




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