giovedì 30 giugno 2016

Ferie



Sono in ferie. Con gli anni si è via via spenta, in me, l'euforia da vacanza. Potrei benissimo iniziare domani il nuovo anno scolastico: ho ben chiari i pro e i contro di ogni situazione. I ragazzi a volte sono pesanti ma spesso ti regalano vitalità. Le ferie ti offrono possibilità, riposo, viaggi, letture ma anche noia. Probabilmente la mia fortuna è che ogni giorno dell'anno riesco a farmi un po' di vacanza. Quindi lo stress è relativo. Ma soprattutto ogni festa di fine anno (che è anche festa dei nuovi pensionati) mi regala una triste consapevolezza. Che non è il caso di descrivere, tanto è ovvia.    

Il mio Dio - 53

                                                                                                   ph carlozanzi


Dopo un sintetico viaggio a ritroso, siamo all’oggi: chi è, oggi, il mio Dio? Oggi, primo luglio 2016, mio anniversario di battesimo, 60 anni ‘segnato’ da Lui? Come potrei descriverlo? Che ruolo ha nella mia vita? Quanto condiziona le mie giornate? Come descrivere la mia appartenenza alla Chiesa cattolica?
Il mio amico Leo ha scritto qualche giorno fa che di fronte al grande dolore, quello che annichilisce, o si prende una strada o se ne prende un’altra, e le due vie divergono subito, tanto che è ben difficile tornare indietro. O con Dio o contro Dio. Concordo, in alcuni passaggi della vita non reggono le mezze misure: o di qua o di là. Terrei lo stesso paragone delle due strade anche per il mio viaggio religioso: se uno cammina sempre sulle tracce di Dio, per una vita, come è possibile andare a ritroso? Rifare tutto da capo e imboccare un’altra direzione? La mia libertà è irrimediabilmente, inesorabilmente segnata da Lui. Un marchio di fabbrica, un tatuaggio indelebile, un’abitudine, un vizio, una mania, un obbligo, una necessità. Come respirare. Per questo ogni giorno faccio in modo di ‘giustificare’ la Sua presenza. Per questo ogni giorno Lo assolvo, Lo libero dalla ‘colpa’ rispetto alle dolorose contraddizioni di questo nostro esistere.

    
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Vidoletti in festa (due)

                                                                                               ph carlozanzi



Lussuosa festa di fine anno alla Vidoletti: fiori per Noemi e Daniela, regalo al sempre amato dirigente Antonio, professoresse in posa, la torta delle neopensionate e il coro Vidoletti, con esibizione a lieve alterazione alcolica (ma sempre nei limiti di legge).

Vidoletti in festa

                                                                                              ph carlozanzi


Alla Vidoletti le cose si fanno bene, anche le feste di fine anno. Allegria e abbondanza. Silvana e Daniela, grandi amiche, colonne della Vidoletti. 

mercoledì 29 giugno 2016

Il mio Dio - 52



Dio ha dunque risposto alle mie preghiere? Se penso al miracolo della guarigione, Marco non è guarito, quindi o Dio non esiste, oppure nulla ha potuto oppure altro ha voluto. Ma se penso a come Mock ha vissuto la malattia, alla sua testimonianza, ai suoi messaggio di fede, di speranza, di vitalità, di coraggio, allora non posso non vedere un miracolo, non posso non ‘rallegrarmi’, perché la mia preghiera è stata esaudita. E in un certo senso la tragica avventura di mio fratello confermerebbe ciò che penso: Dio non è il padrone della morte ma sta al nostro fianco in ogni momento, soprattutto nei passaggi decisivi della vita, nelle grandi gioie e negli incomprensibili dolori. Dio non ci abbandona e sa confortarci quando dobbiamo –nostro malgrado- salire sulla croce. Ciò che Marco mi ha dimostrato, ciò che ha detto in parole e opere soprattutto negli ultimi due mesi di vita, un anno fa, resterà per sempre un aiuto alla mia fede. Il suo regalo più importante.   


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Ingiustizia



INGIUSTIZIA
di carlozanzi

Si veste un altro giorno d’ingiustizia,
la mia salute ride al tuo dolore,
latte e brioche per me, altri hanno fame,
gusto il caffè solo se ignoro te.

La bestemmia di un appagamento
si finge la preghiera del mattino,
accarezzo le fusa al mio gattino,
aria viziata in questo appartamento.


30 giugno 2016

Il mio Dio - 51



Ho scritto molto, anche su Dio, durante la malattia di mio fratello Marco, dall’estate del 2013 all’estate del 2015. E qualcosa di ciò che ho scritto sarà reso pubblico a breve. Ma in fondo Dio lo avevo già assolto da tempo. Assolto dall’ ‘accusa’ di essere il misterioso, contraddittorio padrone al tempo stesso della vita e della morte, della gioia e del dolore. Assolto dall’ ‘accusa’ di essere un Padre incomprensibile, che vuol bene ai suoi figli ma quel suo bene a loro appare in certi momenti assurdo, male e non bene. Un Dio che per me era, è un Padre buono, che nulla ha a che vedere con il negativo, ma positivamente ci aiuta a vivere i drammi della vita, nella luce e nella speranza di una Nuova Vita. Per questo non mi sono sentito 'tradito' da Lui, quando Marco ha dato inizio al suo calvario. Mi sono sentito tradito dalla vita, da un destino incomprensibile, ingiusto; mi sono ritrovato incapace di confrontarmi con un simile dramma, e insistentemente, nella preghiera, ho chiesto a Dio che aiutasse Marco..ma anche me. Ho chiesto anche il miracolo della guarigione (chinandomi comunque ad una parte di Mistero) ma ho chiesto soprattutto che avvenisse il miracolo che Marco potesse vivere anche dentro una prova così feroce con speranza, con coraggio.  Il miracolo è avvenuto?

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Un'altra occasione


Ho appena saputo che il 13 agosto  gli Alpini di Varese e la Binda stanno organizzando una cronoscalata in bici Varese-Campo dei Fiori. La mia cronoscalata. Bene, un'altra occasione per mettere la tua maglietta, caro Mock. 

Ciò che resta



Ecco ciò che resta del quasi secolare (82 anni) faggio rosso di Villa Toeplitz. 

martedì 28 giugno 2016

Pietro e Paolo



Felice onomastico ai molti Pietro, Paolo, Paola che conosco, e in particolare a mio fratello Paolo. 

Un piccolo foro


Qualche giorno fa ero in bici e ho forato. Mi capita due, tre volte l'anno. Tenuto conto dei km che sommo, non è molto. Ma ogni volta mi ritrovo con la stessa considerazione: basta un foro, un soffio d'aria che si disperde, e quello che è un mezzo di locomozione semplice ed efficace, leggero e 'potente', diventa ferraglia inutile, alluminio (nel mio caso) ingombrante. Come per il nostro corpo: basta un lieve fastidio, un dolorino vigliacco, e si perde il gusto della pedalata. 

Il racconto del mercoledì


La nazionale del balùn sta andando alla grande agli Europei di Francia. Rianimo questo mio raccontino, scritto due anni fa, in occasione dei Mondiali. Con la speranza che, questa volta, finisca diversamente


Biancorossoverde
di carlozanzi

Entrando al bar Sport domenica tredici luglio duemilaquattordici, avvolto nel tricolore, Marco Triacca inciampò sulla stringa slacciata delle sue Nike e finì lungo e  disteso sul pavimento sporco. Sentì una fitta al polso destro. Pensò: ‘Iniziamo bene’ e si rialzò, aggiustandosi la bandiera.
Sorrise, disse “Niente, niente….forza Italia!” e gli amici che erano con lui (Giuseppe Valmaggia detto Peppo e Luigi Salice detto il Mister) si vergognarono per quell’ingresso sbilenco.
Finale dei mondiali di calcio, stadio Maracanà di Rio, in campo Italia e Brasile.
Questo il tragitto degli azzurri di Prandelli: qualificati agli ottavi per il rotto della cuffia, con vittoria sull’Uruguay dopo una partita fiacca, per uno a zero. E quella rete ancora faceva discutere: tiraccio di Balotelli al novantesimo, lontanissimo dalla porta di Muslera, ma sulla traiettoria ecco Immobile che, inciampando sul piede di Alvaro Pereira, aveva perso l’equilibrio, sicché il bolide di Mario avevo colpito la sua natica sinistra, spiazzando l’estremo difensore uruguacio. Agli ottavi l’Olanda, lanciatissima: uno a uno a metà del secondo tempo supplementare, Italia discreta ma nulla più, un Gigi Buffon che aveva parato l’imparabile, infine un clamoroso autogol di Arjen Robben che, poco incline a difendere, aveva passato la palla al portiere Cillessen con poco tatto. Ai quarti il Cile, sorpresa dei Mondiali brasiliani, che negli ottavi aveva rispedito a Madrid la Spagna, detentrice della Coppa. Cile velocissimo, grintoso, dieci furie (non consideriamo il portiere Bravo) contro undici ragazzotti viziati, già paghi di essere fra le otto squadre migliori al mondo. Eppure il Cile non riusciva a segnare, avvelenato dalla sfiga: due pali di Sanchez, un’incredibile traversa di Mauricio Pinilla, con pallone rimbalzato sulla riga (ma i cileni reclamavano, probabilmente a ragione, il gol), interventi miracolosi di Buffon, compresa una parata di schiena così descrivibile: tuffo plastico di Gigi su tiro da fuori area di Vidal, con respinta di pugno, caduta a terra maldestra, colpo al collo e parziale intontimento, palla finita ancora fuori area, sul piede destro di Diaz, staffilata mentre Buffon si stava rialzando, mostrando il sedere al cileno, senza vedere il pallone che rimbalzava con tonfo potente sul tratto lombare, palla in calcio d’angolo, abbraccio degli azzurri al salvatore della Patria. Quindi l’impresa di Cassano, subentrato ad un iroso, macchinoso e teatrale Balotelli. Il ragazzo del sud, riscoprendo per pochi attimi il suo estro, si era messo a zigzagare fra i cileni, evitando per millimetri pedate, spinte e ogni artificio lecito e illecito per fermarlo, superando infine Bravo ed entrando lui e la palla nella porta dei sudamericani. Uno a zero. Italia in semifinale contro la Germania. E lì aveva fatto la partita l’arbitro, il tanto decantato Howard Webb, definito il migliore al mondo. Causa malafede o cattiva digestione, il direttore di gara inglese s’era messo di traverso alla vittoria dei tedeschi, annullando per fuorigioco un regolarissimo gol di Ozil, negando un paio di rigori evidenti, uno plateale (fallo da ultimo uomo di Buffon su Schweinsteiger), arrivando ad espellere in rapida successione tre giocatori (Mueller, Podolski e il portiere Neuer). Nonostante si fosse in undici contro otto l’Italia non segnava, e ci era riuscita solo grazie all’aiuto del pelato Webb: tiro del varesino Parolo, rimpallato sul polpaccio dell’arbitro (che, forse, aveva allungato volutamente la gamba), palla sul palo, infine in rete. Germania caput. Italia in finale, contro la selecao di Felipao Scolari.
Rieccolo quindi Marco Triacca detto Cacca entrare rovinosamente al bar Sport del quartiere Ostiense con i due amici, in una snervante giornata estiva, in una Roma biancorossoverde in attesa dell’ennesimo miracolo italiano di quel mondiale.
Marco aveva un peso sul cuore perché era portatore non troppo sano di due tabù: non piangeva ai funerali di parenti anche prossimi e non riusciva a tifare Italia. La prima colpa era malcelata, la seconda nascosta, addirittura confezionata dentro il tricolore, perché peccato gravissimo. Inconfessabile.
Sarò sintetico sulla svolgimento della sfida calcistica: ciò che conta è il finale. Dirò solo che il match riservò non poche sorprese. Il Brasile era arrivato ad una meritatissima lotta per la Coppa mondiale inanellando vittorie indiscutibile, con un gioco da tutti lodato, vivace, geniale, corretto, senza scene per falli inesistenti, senza proteste nonostante alcune clamorose sviste arbitrali, paziente e coraggioso. Insomma: il Brasile sapeva di essere la squadra più forte e poteva permettersi un fair play ammirevole, difficilmente proponibile nel mondo dello sport professionistico, in primis nel calcio. Ma in finale tutto cambiò. Forse la tensione, il peso di una nazione che soffiava il suo entusiasmo sugli undici eroi del Maracanà, forse il mistero che aleggia sulla vita, fatto sta che i brasiliani dimenticarono le buone cose fatte sino a quel punto e si presentarono nervosi, demotivati, sfibrati, incapaci di reggere la vivacità degli italiani, dati per sconfitti e risorti proprio sul più bello. Ma la vita volle nuovamente per sé ciò che aveva donato con magnanimità agli azzurri: quattro pali e una traversa per Mario tornato Supermario, quattro punizioni da manuale di Pirlo, finite tutte a due millimetri non di più dai legni, un rigore indiscutibile negato alla nazionale di Prandelli, un rigore (ingiusto) calciato da Neymar e parato da Buffon con un tuffo avvincente, applaudito dagli stessi telecronisti brasiliani, oltre che da tutti i giocatori della selecao, compreso l’allenatore Scolari.
Marco Triacca aveva il cuore provato perché ad ogni azione in attacco dell’Italia sperava che la palla non entrasse, e ogni volta era un pericolo scampato. In cuor suo confidava nel gol del Brasile, anche se mimava entusiasmi per gli azzurri, sventolava il tricolore, malediceva la sfortuna, lodava la bravura di giocatori ritrovati.
Ma avvenne l’irreparabile che non fu, come qualcuno potrebbe pensare, il gol del Brasile, così riassumibile: ultimo minuto di recupero del secondo tempo supplementare, giocatori stremati, ormai pronti ai rigori, con in testa la paura di dover essere fra i candidati al tiro della morte. Hulk il ciclope, inesistente per tutta la partita eppure ancora in campo, si era fatto passare la palla da un eroico Julio Cesare (aveva parato ogni bendiddio), era partito a razzo dalla difesa (chi aveva cercato di fermarlo era finito a terra come un birillo) e aveva lasciato partire una bomba da trenta metri, centrale, così potente che aveva piegato le mani a Buffon, tanto che il suo guanto destro era volato via. Un gol memorabile e ingiusto, che aveva fatto esplodere l’intera nazione brasiliana e regalato la Coppa a Neymar e soci.
L’irreparabile fu che Marco Triacca, ammutoliti tutti i presenti nel bar, sventolando la bandiera italiana (quindi in piena contraddizione) urlò: “Forza Brasile!”
Ma avvenne di peggio: i tifosi da bar non lo aggredirono, passarono dallo stupore alla condivisione, con frasi del tipo “Giusto, ha meritato il Brasile, che vadano a zappare!”, “Prandelli a casa” arricchite da tutto il vocabolario delle italiche imprecazioni, più qualche bestemmia. Parole inadatte dato che l’Italia, vista la finale, strameritava di vincere il mondiale.

Il solo a rimanere seduto fu Carletto Totti detto il Giuda, così soprannominato perché sospettato di non tifare Italia. Con le lacrime agli occhi tirò fuori dalla tasca un fazzoletto biancorossoverde, si avvolse il viso, singhiozzò.    

Mi è venuto un colpo



Stasera mi è venuto un colpo: durante la solita passeggiata serale in Villa Toeplitz ho notato che hanno abbattuto il faggio rosso, quello proprio vicino ai giochi dei bambini. 82 anni di età, malato da tempo, non credevo fosse così decrepito. La consulenza della FitoConsult di Daniele Zanzi (probabile vicesindaco) ha emesso la sentenza: si abbatta il faggio! E così è avvenuto. 

Tieni le mani a posto



Soprattutto di questa stagione, dopo cena, anche tardi, amo camminare in Villa Toeplitz: con calma, lascio che la giornata se ne vada silenziosa. Quando si cammina lentamente, soprattutto per uno come me che non maneggia uno smartphone, non si sa dove mettere le mani. Ultimamente mi vanno troppo spesso dietro la schiena: e non mi va, perché così fanno i vecchi (senza offesa per quella categoria) e io non sono vecchio. Così le sciolgo e metto le braccia conserte, oppure le mani con i pollici nelle tasche, oppure che pendono libere verso la strada. Starebbero comode dietro la schiena, ma non mi va. Ripeto (per convincermene): non sono vecchio! 

Verso il 50°

                                                                                               ph carlozanzi


La Fondazione La Casa di Varese si sta preparando a vivere la festa per i 50 anni di vita. Il momento più solenne sarà in ottobre, con un Convegno e una pubblicazione. Intanto gli operatori si preparano nella preghiera, nella meditazione sulla rizzàda delle Cappelle (guidati da don Pino Gamalero) e (scriviamolo) anche con una cenetta al Borducàn.  

Le foto Oprandi



Questo pomeriggio, martedì 28 giugno, ore 18, sala Montanari a Varese, Luisa Oprandi (con buona probabilità assessore della Giunta Galimberti) presenterà alcune immagini della Varese degli anni Sessanta e Settanta, scattate da suo papà, il noto fotografo Oprandi (fra le molte cose fotografo ufficiale del quotidiano La Prealpina). 

Il mio Dio - 50

                                                                                                  ph carlozanzi



Se penso al decennio 2007-2016, in riferimento al ‘mio Dio’, trovo senz’altro l’immagine di due sacerdoti, i soli preti che hanno affermato pubblicamente, in predica, ciò che io penso: ‘Dio non è il padrone della morte. Dio è in qualche misura impotente di fronte alla fine della vita. San Paolo afferma che l’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, quindi la morte –nemica dell’uomo- non può essere nelle mani di Dio. Dio supera la morte con la resurrezione.’ Sono don Marco Galfrascoli e don Marco Casale, attuale sacerdote al Lazzaretto. Mi soffermo soprattutto sul primo, che ho conosciuto meglio, che è stato mio amico, docente di religione alla Vidoletti, grande sportivo, fra le tante cose anche cappellano del Varese calcio. Ho conservato alcune sue prediche scritte, dalle quali emerge chiaramente questa sua immagine di Dio, che è la mia. Don Marco (in foto) è morto già da qualche anno, prematuramente. Era un prete che non nascondeva la sua umanità, i suoi dubbi e i suoi limiti. Era un prete attento alle persone, che amava la vita. Ricordo in ospedale, nell’ultimo periodo della sua malattia senza scampo. Gli chiesi se la preghiera lo stesse aiutando e lui, con il volto sofferente, mi rispose che pregava sempre. In quel momento mi parve  la preghiera di chi sta per annegare e resta appeso a questa fune, disperato anche perché nel dubbio se restare aggrappato a quell’ancoraggio, che chiamiamo Dio, oppure lasciarlo per ‘farla finita’. Una preghiera sofferta, tragica eppure consolatoria. Ho voluto ricordare don Marco nell’omonimo personaggio del mio ultimo racconto lungo, ‘Il giorno che tremò la notte’, un prete senza molte certezze, in ricerca, coinvolto in una sofferta fedeltà.


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lunedì 27 giugno 2016

L'arrivo


Ringrazio lo Sci Nordico Varese, che oltre ad aver organizzato la bella corsa in salita Vidoletti-Sacro Monte, ha pubblicato le foto dell'arrivo dei concorrenti. Questo sarei io. Bè, non sono proprio ultimo. 

Il mio Dio - 49

                                                                                                 ph carlozanzi



Dopo il passaggio ‘traumatico’ oltre la boa dei cinquant’anni, la mia preghiera divenne più intensa, continua. Mi piace pensare ad una specie di eco costante nella mia vita. Un bisogno di dialogo con un Dio che non so bene come definire, un Dio dal volto misterioso. La preghiera del rosario, le Ave Maria sono diventate pane quotidiano. Ricordo che in quel periodo ero spesso sulla rizzàda del Sacro Monte, no, non di corsa come ero abituato a fare, o in mtb, ma con passo lento, una salita nell’ansia e nella paura, la corona del rosario in mano. Poi finalmente l’ansia che si placava a ritmo con le orazioni, e la discesa avveniva nella pace. Il ritorno della salute piena, nell’estate del 2007, non risolse certo i miei dubbi su Dio ma mi lasciò dentro -fra le altre cose- una gran voglia di vivere. Una specie di entusiasmo da dopoguerra, la convinzione profonda della precarietà e insieme della necessità di ‘approfittare’ di ogni spazio di gioia. Questi sono solo flash, appunti, note di ciò che ho scritto diffusamente in diari e anche nella mia narrativa, dopo ‘Vicolo Canonichetta’, e cioè ‘Cicale al carbonio’, molti racconti più o meno lunghi (pubblicati in Valzer par Varés) e alcune poesie.
     
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La Esse di Silvana




In attesa della festa ufficiale, il 30 giugno, mi sono permesso stamani di festeggiare in anticipo, a ranghi ridotti, l'ormai prossimo pensionamento della cara amica Silvana. Al termine del suo ultimo esame orale le ho donato una mia crostata alfanumerica (nel caso, solo alfa), con la lettera Esse di Silvana,  un nome assai adatto, dato che ama la natura. Alla Vidoletti dal 2000 (quando il decano, cioè io, già vi soggiornava da 16 anni!), si è dimostrata in questo tempo ottima prof di matematica e scienze, nonché assai disponibile ad ampliare il raggio d'azione, regalando le sue competenze in vari ambiti alla scuola di via Manin, che dal prossimo anno scolastico senz'altro sentirà la sua mancanza! Potrei stendere un lungo elenco delle molte iniziative che l'hanno vista protagonista, ma la mia sinteticità giornalistica (e soprattutto la sua modestia) mi impongono di chiuderla qui. Un abbraccio, cara Silvana.  

domenica 26 giugno 2016

Auguri a Luisa e Ric

                                                                                          ph carlozanzi


Felice anniversario di nozze agli amici Luisa e Riccardo detto Ric, anche loro (come noi) sposi da 35 anni. 

La vita comoda

                                                                                              ph carlozanzi


Se guardo come è oggi (foto) il campo da calcio dell'oratorio Molina di Biumo Inferiore, non posso che dire: 'Li stiamo tirando su nella bambagia!' Quello che ai tempi miei era un campo di patate di terra e sassi, con rari ciuffi d'erba subito rasi al suolo dal nostro gioco, oggi è un lussuoso campo in erba sintetica. Visto il suo stato, devo concludere che non è molto utilizzato, perché ai tempi miei (anni Sessanta-Settanta)  eravamo talmente in tanti, e con calzature a volte inadatte, che avremmo polverizzato come fameliche cavallette anche la più resistente erba sintetica. Su questo rettangolo ho vissuto momenti indimenticabili, e ogni volta che ci torno...bè, lasciamo perdere...

C'è anche il coach Gianni

                                                                                                ph carlozanzi



Abbiamo 'beccato' fra il pubblico del Memorial Aletti anche il coach Gianni Chiapparo, già allenatore della Pallacanestro Varese di serie A. Amico, collega e grande tecnico di basket, Gianni è soprattutto un educatore. 

Belle donne


                                                                                     ph carlozanzi


Belle donne e tanta vita al Memorial Fabio Aletti

Grande basket al Memorial

                                                                                         ph carlozanzi



Grande basket domenica pomeriggio, 26 giugno, al Memorial Fabio Aletti, a Biumo Inferiore, oratorio Molina, nel senso di grandi numeri giovanili, tanti ragazzini amanti del basket che si sono divertiti ricordando il loro compagno Fabio, morto giovane, troppo giovane. Undici anni di storia per il Memorial, tanti ragazzi col pallone, magliette multicolore. Emanuela e Attilio, genitori di Fabio, sorridono vedendo il divertimento, le molte squadre iscritte, sperano che il meteo non faccia i capricci e ringraziano gli amici, che con il loro abbraccio aiutano ad andare avanti, giorno dopo giorno.  

Bandiere al vento

                                                                                              ph carlozanzi

Ieri pomeriggio Varese era pettinata da un vento piacevole. Poiché non è facile trovare la bandiera in cima alla Torre Civica così ben distesa (in genere è piuttosto ammosciata) ho scattato questa foto. Oggi leggo che Daniele Zanzi vorrebbe sulla ex Torre Littoria anche il tricolore, Valerio Crugnola anche la bandiera dell'Europa, quindi tre pennoni. Su fb un gruppo protesta perché si mantenga l'attuale vessillo. Non entro nel merito, ricordo solo che la bandiera che domina la nostra amata città è in fondo una bandiera non ufficiale, perché non è la bandiera ufficiale della Lombardia, che ne è priva. Si tratta di una bandiera lombarda proposta da Lega, FI e AN senz'altro dal 2002, che sarebbe la cosiddetta 'bandiera di San Giorgio', quella che sventolava sul Carroccio della Lega Lombarda alla battaglia di Legnano del 1176. (fonte: wikipedia)  

sabato 25 giugno 2016

Una rondine in trappola


Forse spaventata dai recenti, frequenti temporali, una rondine è finita dentro casa mia (ma non mi sono accorto) e me la sono ritrovata in un portavasi, immobile, probabilmente terrorizzata. Una mia amata rondine, che finalmente sono riuscito a fotografare da vicino. Ho portato il portavasi sul balcone, l'ho rovesciato con attenzione. Sapevo che, a motivo delle lunghe e pesanti ali, una rondine non è in grado di 'decollare' da terra, quindi pensavo di prenderla in mano e di aiutarla a volare ma ci ha pensato lei, ha mosso le ali, strisciando si è portata sul limitare del balcone e via, verso la libertà. 

Il mio Dio - 48

                                                                   Vicolo Canonichetta  (ph carlozanzi)



In quel periodo nacquero alcune poesie (quella che più lo rappresenta è ‘Cruuz’) e nacque il racconto lungo ‘Vicolo Canonichetta’, oltre ai già citati diari personali. Scrivevo molto, lo scrivere come terapia. Quando l’ansia si placava, un senso di straordinario benessere e di vitalità (come chi scappa da un pericolo imminente e si salva) mi facevano toccare Dio con mano. Oggi che è tornata in me la quiete (e la quiete ha anche i suoi aspetti negativi) mi chiedo: ‘Ma quel Dio così vicino era davvero Dio che si faceva presente, Padre buono nel momento del bisogno, nel dolore, oppure era la malattia, la suggestione a creare questo Dio personale, necessario, incredibilmente vero? Uno stato alterato della mente (ciò che è  reso possibile anche dai farmaci) può facilitare l’incontro con Dio? Mi inventavo il mio Dio, oppure era davvero in azione un miracolo?’ Domande che, naturalmente, non hanno trovato una risposta. Quel periodo del tutto particolare della mia vita mi lasciò con i soliti dubbi su Dio ma con una sensibilità nuova. Senz’altro in me caddero alcune barriere, alcune rigidità, alcuni muri difensivi. Crebbe il mio desiderio di comunicazione, di rapporto, di dialogo. Nel febbraio del 2007 iniziai l’avventura di questo blog. 

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Questo intendo per bellezza


Sabato 25 giugno, ore sedici, la luce dorata di un cielo nel sole, dopo un temporale, in auto, Sting con 'Fields of gold', una giovane e bella donna, con un bimbo nel marsupio, che cammina a ritmo con la canzone, un'apparizione che presto lascio indietro ma che rimane in me...un senso di pace, di armonia, un mondo che batte con il ritmo dei miei desideri, un futuro che si fa promettente, un presente che appaga...questo intendo per bellezza... 

A Debora Fella il Premio Artevarese

                                                                                               ph carlozanzi

Debora Fella, classe 1990, di Milano, finalista del Premio Ghiggini Arte Giovani, è la vincitrice del Premio Artevarese, messo in palio dal sito www.artevarese.com, che segue puntualmente la vita artistica della nostra provincia. Ha vinto grazie ai molti voti ricevuti online. I suoi lavori su carta sono realizzati con carbone, ardesia e olio. Il sito ospiterà una sua mostra personale online. 

A Leonardo Prencipe il Ghiggini Giovani


E' Leonardo Prencipe, classe 1985, da Manfredonia, il vincitore della XV edizione del Premio Ghiggini Arte Giovani, voluto da Gottardo Ortelli e portato a compimento ogni anno dalla Galleria Ghiggini di Emilio e Eileen. Questo pomeriggio, sabato 25 giugno, lo spoglio in diretta e la premiazione. Prencipe, che si dimostra davvero un virtuoso dell'acquerello su carta e su tela (alle sue spalle una sua opera) avrà l'opportunità di cimentarsi in una mostra personale, sempre alla Galleria Ghiggini di via Albuzzi 17, a Varese. Ha superato di soli due voti Giulio Locatelli, classe 1993, di Bergamo. 11 i giovani finalisti, quasi tutti presenti oggi in Galleria, per questo Premio prestigioso rivolto ai giovani, che ha visto il contributo della Provincia di Varese, del Comune di Varese, sponsor la Reale Mutua Assicurazioni, Artevarese.com, Travel-la e Colorificio Gattoni. 

Merenda a Brinzio


Merenda ipercalorica questo pomeriggio in un'azienda agricola di Brinzio, dove la classe 3C Vidoletti ha deciso di salutare l'anno scolastico. Sole provvidenziale dopo il temporale, animali da cortile, panini con carne alla griglia e patatine...e un prof di ginnastica, una volta tanto senza tuta. 

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le foto si possono scaricare

Il mio Dio - 47


Ciò che ho vissuto dal luglio del 2005 all’estate del 2007 è stato raccolto in due scritti, ‘Un’ombra di luce’ e ‘Diario: gennaio 2006-luglio 2007’, che forse un giorno renderò pubblici. Soprattutto nell’autunno-inverno 2005/2006 i miei equilibri vennero ribaltati, le mie certezze psicologiche messe in discussione, le mie emozioni (per solito controllate, imbrigliate) si sguinzagliarono, denudandomi di fronte alla realtà, tanto da sperimentare crisi di ansia molto profonde, vertici di sofferenza e, insieme, momenti di intensa gioia, quasi di esaltazione. Eccessi in alto e in basso, un terremoto psicologico che mi stordì, mi mandò in confusione, mi impaurì e che, naturalmente, coinvolse anche Dio. Anzi: soprattutto Dio. La Sua presenza salvifica divenne ‘evidente’, ciò che prima era coincidenza ora era miracolo personale, un Suo messaggio, un Suo segno per farmi capire che non ero solo in quei momenti. Tutto era dono, e l’attenzione agli altri –scappando da quel sé che non si comprendeva più- divenne un imperativo. Ricordo un martedì mattina dell’ottobre 2005, durante una forte crisi d’ansia: mi buttai fuori casa, se in quel momento mi fossi sdraiato sul letto, annichilito, forse non ne sarei uscito più. Reagii, dovevo andare al lavoro a tutti i costi. Arrivato vicino al campanile di S.Ambrogio, le campane cominciarono a suonare. Nulla di nuovo, erano le 8.15, sempre suonano a quell’ora, ma io lessi quel suono di bronzo come un chiaro messaggio di Dio, un miracolo per me: Lui c’era e non mi abbandonava.  

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