lunedì 3 novembre 2025

Auguri da Bangkok


 

I primi auguri di buon onomastico me li ha inviati stamani, 4 novembre, alle 5 del mattino, il mio amico Ferruccio (e consorte) che si trova a Bangkok, ivi giunto a trovare la figlia Annalisa (e famiglia).

Grazie, amico mio! 

Non sono deluso


 

'Facce di tifosi delusi': così titola un pezzo con foto su VareseSport. Grazie per l'immagine, ma vorrei precisare (senza alcuna polemica, ovviamente) che non sono deluso dopo la partita Varese FC-Asti, persa dai biancorossi 2 a 0. Certo non sono allegro né festante. Sono pensieroso, come mio solito. Come ho già scritto sul mio blog, la sconfitta brucia ma il Varese si è impegnato dal primo all'ultimo minuto, ha preso due pali e una traversa, non si è risparmiato. Un po' di fortuna, nel calcio e nella vita, è importante. Quindi ribadisco: forza Varese!

domenica 2 novembre 2025

'Duccio Mucciarelli' di Rodolfo Nicodemi


 

DUCCIO MUCCIARELLI  di Rodolfo Nicodemi

 

E bravo il nostro Rodolfo Nicodemi; scrivo ‘nostro’ perché è varesino, meglio, milanese di nascita e varesino di adozione. Bravo perché? Perché già mi aveva convinto con la sua raccolta di racconti ‘L’estate di San Martino’, un’opera di narrativa che aveva favorevolmente impressionato, prima di me, la giuria del Premio Chiara Inediti 2025, scegliendo quel manoscritto come vincitore, pubblicato poi da Macchione. Intrigato da questo ‘seminatore di tracce’ (così ama definirsi Nicodemi) sono andato alla ricerca di altre sue tracce, non molte, visto che prima de ‘L’estate di San Martino’ aveva pubblicato un solo libro, un romanzo, uscito nel 2023 per 0111 Edizioni. Eccolo dunque il romance storico, ‘Duccio Mucciarelli’. Sottotitolo: il ‘900 privato di un reazionario sentimentale. E chi sarebbe questo Duccio? Visto che il libro è dedicato al padre dell’autore, e che Nicodemi ha una convinzione (in fondo non si scrive che di se stessi), non mi è difficile supporre che Duccio sia suo padre, non so quanto romanzato, non so quanto reale. E del resto i conti tornano. Nicodemi si definisce per tre quarti varesino e per un quarto toscano, e la vicenda viaggia proprio fra Lombardia (Varese in particolare), la Toscana e la Liguria. Come in ogni buona saga familiare, entrano in scena molti personaggi, tanto che alla fine del volume abbiamo l’elenco completo. Salgono in cattedra nonno Giovanni, nonna Maria, e Silvio (il padre di Duccio) e gli zii eccetera eccetera. E poi abbiamo Nerina e Marina e Sofia (mamma di Duccio) e tante altre donne, perché il gentil sesso (già nella raccolta di racconti citata) non è affatto estraneo a Rodolfo, che non nasconde di esserne affascinato: almeno stando a ciò che scrive. La vicenda è articolata, copre tutto il ‘900, arriva sino ai primi anni del nuovo Millennio, scorre come un torrente di montagna che, superato il tratto iniziale tutto balzi e schiuma, un poco si quieta incontrando le prime dolcezze della pianura. Il romanzo è ben scritto per due ragioni. Anzitutto perché Rodolfo Nicodemi sa scrivere, e non è poco, tenuto conto che ha cominciato da cinque anni a praticare quest’arte, approfittando della chiusura da Covid e della sopraggiunta pensione. E poi per la motivazione, che non è certo quella del denaro e della gloria imperitura. Quando si superano i settant’anni generalmente ci si imbatte in alcuni vissuti. Uno è potente: il bisogno di fare memoria. Lo si deve a chi ci ha generato, a chi è venuto prima di noi, a chi ha contribuito alla nostra crescita, a chi davvero è stato importante perché entrato nella nostra vita nel tempo memorabile della giovinezza. Fare memoria, che è come dire: io mi ricordo di voi, ne parlo, con la speranza che altri si ricorderanno di me. E cosa c’è, più di un libro, per lasciare una traccia concreta? Una narrazione scritta e stampata è un oggetto vivo, che pulsa fra le dita, che può emozionare, che riattualizza il passato, che rivela segreti. Un romanzo è uno specchio, e se in qualche modo ci si riconosce può fare del bene.   


Auguri a Elia e Noah


 

Gioia grande nella grande famiglia dei miei amici Fabrizia e Paolo. Oggi hanno ricevuto il santo battesimo, nella chiesa Massimiliano Kolbe di Varese, i loro nipotini Elia e Noah. 

Chi brinda è Asti (Cinzano)



 




Asti brinda. Magari si accontenta di un calice di acqua piovana (diluvio al Franco Ossola nel primo tempo) ma la vittoria è sua, 2 a 0 contro un Varese FC sempre più in crisi, quarto passo falso nelle ultime 5 partite, addio ai piani alti e ai sogni di serie C. Dopo la sconfitta con la capolista Vado si attendeva una prova d'orgoglio e l'orgoglio c'è stato, la buona volontà pure, ma la palla va messa in rete, non contro i legni (due pali e una traversa), e i gol li segnano i piemontesi. Primo tempo con pioggia battente, l'Asti passa quasi subito da azione di calcio d'angolo, Chillemi spunta nell'acqua e insacca di testa. I biancorossi reagiscono, l'alto Romero sfrutta la sua dote migliore, il colpo di testa, ma il palo dice no. Subito dopo ecco il raddoppio, sempre del decisivo Chillemi, che segna di precisione su punizione. Ancora una volta il Varese si rimbocca le maniche, riparte ma ancora una volta il palo dice no ad un bel tiro di Cogliati. Nella ripresa la pioggia cala, il Varese attacca senza tregua, l'Asti si difende con ordine. Il terreno pesante non aiuta, i cross soprattutto dalla destra non producono nulla, i tiri da fuori area sono fiacchi, quasi che il pallone, inzuppato, avesse raddoppiato il suo peso. Il mister potenzia l'attacco ma le folate (sempre meno vigorose) dei padroni di casa sbattono contro il muro difensivo degli ospiti, sicché nemmeno i 4 minuti di recupero bastano per segnare almeno un gol. Finisce fra i fischi degli ultras e del pubblico. Contestati mister e giocatori (a mio avviso ingiustamente, almeno per ciò che riguarda la partita di oggi), un brutto finale, il linea con la mesta giornata autunnale. Non sarà questo l'anno per il salto di categoria, ma sempre e comunque: forza Varese!   

sabato 1 novembre 2025

Ciao Giovanna


Le tristi notizie si sommano. Il sole proprio non vuole uscire. Apprendo ora della morte di Giovanna Malnati, mamma dei miei ex alunni Mattia (oggi psicologo) e Nicolò Ramella (per la verità Nicolò, oggi giornalista, era alunno Vidoletti ma non mio alunno, era compagno di classe di mia figlia Valentina), moglie di Ernestino Ramella, uno fra i migliori giocatori del Varese calcio. Quando la incontravo abbondava in sorrisi e parole. Ricordo poi quel gesto generoso, suo e di Ernestino. Avevano un negozio di materiale sportivo, Il Pallone. Chiesi per la Vidoletti alcune magliette da loro sponsorizzate, e si mostrarono subito disponibili.

Ciao Giavanna. Un abbraccio a Ernestino, Mattia e Nicolò.
 

Auguri Lidia


 

Felice compleanno alla mia amica Lidia Munaretti Borgato, regina bosina!