sabato 29 agosto 2026

Forza Tadej


 

Da grande tifoso di Tadej Pogacar, per me questa è una giornata triste, e non potrebbe essere altrimenti. Prima o poi doveva capitare, prima o poi capita a tutti i ciclisti professionisti di cadere e di farsi male. Per Tadej una gran brutta botta: commozione cerebrale, frattura stabile di una vertebra cervicale, frattura scomposta della clavicola sinistra, abrasioni varie. Anch'io ho sacrificato la mia clavicola sinistra sull'altare dell'amore per la bici, per questo lo capisco benissimo. Dalla gioia per una ormai più che probabile vittoria anche alla Vuelta di Spagna, al dolore per le ferite e il ritiro. Poiché ciò che conta è la salute, auguro a Tadej di riprendersi al 100%. 

Forza Tadej! 

giovedì 27 agosto 2026

Anatomia di uno scrittore - 1


 

Dopo quarant’anni di scrittura e oltre quaranta libri pubblicati, posso definirmi uno scrittore? Certamente sì, se per scrittore si intende uno che scrive. Ed io ho scritto molto, forse troppo. Se invece definirsi scrittore implica un giudizio preliminare su qualità, creatività, successo, allora le cose cambiano e dovrei essere molto più prudente. Sia quel che sia, ho pensato di scrivere e soprattutto di pubblicare questo libro, che parla ‘spudoratamente’ di me come amante della scrittura, dilettante allo sbaraglio letterario, aspirante al Nobel ma incapace di vincere anche un solo premio di provincia. Del resto o ci pensavo io o nessun altro si sarebbe cimentato nell’impresa. Vanagloria? Eccesso di zelo? Un’aggiunta di ‘adipe’ in questo tempo obeso di scrittori e smilzo di lettori? ‘Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza’… ma soprattutto ai contemporanei, che avranno il desiderio di leggere la mia avventura letteraria qui sintetizzata, non indorata, semplice e sincera.

Vi aspetto giovedì 17 settembre, ore 18.30 a Castronno, via Confalonieri 5, nuova sede di VareseNews.

Cresciuto a pane e SuperBaby


 

Stamani, guardando un cespuglio di more, ho pensato alla marmellata di more e poi, chissà perché, mi è tornato alla mente il SuperBaby. Il nome lo devo a mio papà Mario, creativo in fatto di neologismi. Era un succo di frutta alla buona. Mio papà faceva scorta di frutta ammaccata, comprata al mercato coperto di piazza Repubblica per poche lire, la faceva bollire, la passava e la imbottigliava. E noi la tracannavamo. Sono cresciuto (anni Sessanta) a pane e SuperBaby, ma anche a margarina (il burro era troppo caro) e latte appena munto, fatto bollire (poi è arrivato il latte Varese), bologna detta anche mortadella (il prosciutto era troppo caro), niente banane (un lusso), le amarene e la verdura della zia Maria e dello zio Carletto, le albicocche e le prugne del Charlie, non mi è mai mancato nulla. E in più il SuperBaby...perché quello ce l'avevamo solo noi!!! 

Verso il grande volo


 

Fine agosto: se arrivate verso le 8 al piazzale Pogliaghi del S.Monte e guardate il cielo, vedrete tante piccole rondini che volteggiano, felici o tristi non lo so. Forse indifferenti, oppure prive di emozioni, il che non è un bene. Si stanno allenando per il grande volo, che le porterà lontano, verso sud, quando da noi l'autunno avrà spinto via l'estate. Probabilmente, oltre ad allenarsi, staranno anche imparando la poco romantica (per gli insetti) arte di nutrirsi, senza il concorso dei genitori. 

La fine dell'estate è per me un grande sollievo, è insieme un soffio di tristezza.

martedì 25 agosto 2026

Mischia

 





MISCHIA

 

Vi ho buttato nella mischia

preso al collo dalla vita,

vi ho donato fiato e cuore

per rischiare la partita.

 

Vorrei leggere negli occhi

di chi c’è perché io c’ero

anche più del mio coraggio,

più certezze nel Mistero.

 

28 maggio 2019


in foto: araucaria varesina, i molti sentieri della vita

 

Autostima


 

Chi ha molta autostima (e sovente non avrebbe neppure i numeri per meritarsela) vive in un mondo irreale ma sta bene, tutto sommato è costantemente felice.

Chi ha poca autostima (e non di rado avrebbe qualche numero da sfruttare meglio) non vive bene. Come cantava mio fratello Mock in 'Time to start again', ogni volta che volo alto torno ancora indietro, cado giù.

C'è chi si illumina e chi si oscura (foto)

Temporale

 




TEMPORALE

 

Non faccio nulla di serio, non produco,

sono fermo a guardare il temporale,

il tuono dice che forse può insegnare

anche se sosto in piedi nel mio buco.

 

Gocce veloci e tempo che procede,

verde nel grigio, aria deprimente,

continuo nel progetto di far niente,

lascio il mio sguardo perso in ciò che vede.

 

Sfilo la spina, che non bruci la tele,

salvo il picì, il maschio lascia il foro,

guardo sulle mie dita il poco oro,

penso a un nome da rima: Emanuele.

 

Niente di niente, solo tempo perso,

non mi faccio strozzare dall’angoscia,

verrà la morte, brandendo la sua ascia,

trovandomi a lottare con un verso.


11 maggio 2019