domenica 18 ottobre 2026

Francesca Scotti vince il Premio Chiara 2026


 





Certezze non posso averne, ma sono abbastanza sicuro che lo scrittore Piero Chiara, grande amante del gentil sesso, ogni volta che la vittoria nel Premio (che da molti anni porta il suo nome, a perenne memoria del suo genio letterario) cade su una donna, sorride compiaciuto. Ciò è chiaramente testimoniato dalla seconda foto dall'alto, dove Piero se la ride alle spalle della vincitrice dell'edizione 2026: parliamo di Francesca Scotti, che con la raccolta di racconti 'La stagione delle case vuote' (Hacca) ha superato di tre voti Gianni Biondillo, arrivato in finale con 'La tempesta perfetta e altre storie' (Guanda), e più nettamente Marco Malvaldi con 'L'uomo vestito di arancione' (Sellerio). E annoto un altro fatto: in rari casi ha vinto al Chiara un libro edito da una piccola casa editrice, e Hacca editore così la si può definire. Festa grande questa sera in Sala Napoleonica alle Ville Ponti di Varese, per il gran finale del Premio Chiara, ben orchestrato dalla presentatrice Claudia Donadoni (in foto), introdotto da Salvatore Consolo e Cesare Chiericati, i due direttori d'orchestra di un Premio orfano di Bambi Lazzati, che resiste e che avrà una coda, come Festival del racconto, anche a novembre e dicembre. Del Chiara per inediti già ho scritto in un precedente post, mentre per i Premi riservati ai giovani si può leggere la classifica nell'ultima foto, con vittoria della bustocca Carolina Reguzzoni nel Chiara giovani (foto). 

Ciao, Diego


 

Ciao, Diego, ci siamo visti a maggio, per la tradizionale pizzata della 3C. Eri in forma, e del resto tu (medico internista, dietologo e nutrizionista) sapevi come stare in forma. Humor inglese, sempre composto, accento lievemente genovese, parlavi con pacatezza e competenza. Oggi tua moglie Monica mi ha comunicato che il maggio prossimo non ci sarai. Ti abbraccio e prego per te e per i tuoi cari.

Il mio compagno di liceo Diego Baruzzo è morto oggi, domenica 18 ottobre 2026. Nella foto è il secondo da sinistra.

sabato 17 ottobre 2026

Semplice ma invivibile



Pubblico con piacere questo messaggio, che mi ha inviato un lettore del blog:

Tra le cose che non avrei mai immaginato di vivere si è aggiunta in questi giorni una nuova paura, che mi porta a guardare il cielo con ansia. Il cielo che conosco, quello che accompagna meravigliosi paesaggi di luce o di buio, quello al quale rivolgiamo lo sguardo speranzosi e timorosi del mistero, quello incastonato nei ricordi e che speravo interrogasse anche i bambini del futuro potrebbe scomparire. Non è la minaccia che proviene dall'universo che temo, ma quella di un formicolante traffico di droni e auto volanti progettati per renderci la vita sempre più "semplice ma invivibile" Prego per i bambini di domani.


 

venerdì 16 ottobre 2026

Luca Astone deposita le sue metamorfosi


 




Una lettrice convinta sicuramente ce l'ha Luca Astone, ed è la bella Noemi (foto), ma auguriamo allo scrittore (torinese di nascita, milanese di adozione, classe 1988) di sommarne presto tanti di lettori. Perché Luca è al suo primo libro, una raccolta di racconti ('Il deposito delle metamorfosi', Copia Unica edizioni), che ha convinto assai la Giuria del Premio Chiara inediti, assegnando proprio a lui la palma del vincitore. Di professione fa il programmatore didattico in ambito universitario, mentre come scrittore la carriera di Astone parte nel 2015, con i primi tentativi di scrittura. Dopo il Covid la passione si amplifica, Luca progetta una raccolta di racconti più strutturata. Il lavoro richiede anni e modifiche, infine la partecipazione al Concorso varesino e la vittoria al primo colpo. "Buona la prima" dice il narratore, che ama fra gli altri nomi noti quali Carrère, Ammaniti, Sorrentino. Definisce gli undici racconti della raccolta "surreali e grotteschi, caratterizzati da una sottile ironia e da un velo di malinconia." Il libro è stato presentato ieri alla Libreria Ubik di piazza del Podestà a Varese, e il celebrante del battesimo letterario di Luca è stato il giornalista Andrea Giacometti. 
'Come avremmo potuto essere se avessimo scelto diversamente?': questa è la domanda che attraversa tutte le trame dei racconti. Intanto Astone ha scelto bene, partecipando al Chiara inediti: sul futuro si vedrà.

I 60 anni de 'La Casa di Varese'


 


La Fondazione La Casa di Varese (Consultorio familiare, Centro Famiglia, ambulatorio privato Apes) è in festa per i sessant’anni di vita. Alla fine degli anni Sessanta, se si chiedeva ai varesini cosa fosse questa Casa, rispondevano: ‘Lo so, ci sono andato: i corsi prematrimoniali’. Già allora non era solo i corsi prenozze, ma dall’intuizione del prevosto Mons. Enrico Manfredini ad oggi il viaggio è stato lungo, a volte tortuoso, reso possibile da sacerdoti e laici con il bene della famiglia nel cuore (non possiamo non citare almeno don Pino Gamalero). Cosa è diventato oggi La Casa di allora, una Fondazione con direttore Giuseppe Tarantino e con presidente don Marco Paleari, lo dicono i numeri. Nel 2025 la Fondazione ha raggiunto 3.884 persone, erogando 16.397 prestazioni. I percorsi di educazione all’affettività nelle scuole e negli oratori hanno coinvolto 5.323 destinatari, tra alunni, insegnanti e genitori.

La festa per i sei decenni di vita ha avuto un momento iniziale lo scorso 6 marzo, con una Via Crucis presieduta dall’arcivescovo Mario Delpini, e avrà un atto conclusivo sabato 7 novembre, con un convegno dal titolo: ‘Famiglie: fili, nodi e nuove trame.’

“Non abbiamo voluto autocelebrarci” dice il dottor Tarantino, “ma proporre una mattina di studio.” Nulla si improvvisa, la società cambia e occorre rispondere ai nuovi bisogni. “La qualità dei servizi dipende dalle persone, dalla loro professionalità e dalla capacità di lavorare insieme” dice Tarantino. “Oggi è fondamentale raggiungere le persone nei contesti in cui vivono, costruendo reti capaci di rispondere ai bisogni emergenti.”

Il convegno del 7 novembre (dalle 9 alle 13.30 a Villa Cagnola di Gazzada) affronterà i seguenti temi: ‘I Centri per la famiglia come nodo d’integrazione: sfide e buone pratiche’ (Matteo Moscatelli); ‘Famiglie tra generazioni: ruoli che cambiano, agency relazionale e possibilità di fiorire’ (Elisabetta Carrà): ‘La famiglia e la polis: i destini del simbolico nella contemporaneità’ (Federica Facchin). I tre relatori sono docenti all’Università Cattolica; con loro modererà gli interventi Emanuela Saita.

Nella conferenza stampa di presentazione del Convegno, il presidente don Marco Paleari ha parlato di due dimensioni: il servizio alla persona, alla famiglia, alla comunità deve durare nel tempo, non basta l’attimo, e per accompagnare occorre rinnovamento, un rinnovamento che non è un tornare indietro, alle sicurezze passate, a cioè che è solido, ma un’uscita, un andare incontro alle persone. Dell’importanza del terzo settore ha parlato anche Roberto Molinari, assessore ai Servizi Sociali del Comune di Varese. 

Tutte le informazioni si possono trovare sul sito della Fondazione: www.lacasadivarese.it,  su @fondazionelacasadivarese, sulle pagine fb e instagram.   


Ciao, Angelo


 

Abita a cento metri da casa mia, ma la notizia della morte di Angelo Groppelli l'ho avuta da fb, in un post pubblicato dall'Atletica Riccardi. Malato da tempo, non lo si vedeva mai in giro, non ero informato sulla gravità del suo male. L'atletica italiana perde dunque un gigante che fu anche primatista italiano di getto del peso. Parlai di Angelo nel mio libro 'Regina delle Prealpi-L'atletica leggera a Varese' con queste frasi: "Angelo Groppeli nasce a Varese il 12 luglio del 1946. E' alto, fisicamente potente, ama lo sport. Incontra Gianni Bellorini, che saprà trovare le parole adatte per convincerlo a praticare l'atletica leggera. Comincia con il lancio del disco, ma quando la misura si allunga lo stadio di Masnago non è più adatto, manca la gabbia di protezione e con i calciatori e i ciclisti che si allenano tutto si complica. Così Angelo passa al getto del peso, sempre allenato da Bellorini, gioiello della Biumense che se lo coccola. Nel giro di quattro anni, dal 1974 al 1978, migliora 4 volte il primato italiano, passando da 19.02 a 19.78 (il suo record personale si fisserà in 20.03). 28 presenze in nazionale, tante volte campione italiano. Sarà lo stesso prof. Bellorini, inizi anni Settanta, ad invitare Groppelli a cambiare società, per poter progredire nei suoi risultati, ammettendo che a Varese non avrebbe potuto migliorare oltre. Ecco allora che il pesista diventa atleta di punta della Riccardi di Milano. Nella primavera del 1996, in un'intervista, Groppeli dichiarerà: - Ho smesso nel 1981, dopo oltre 10 anni di carriera, perché tanti infortuni sommati non mi permettevano più di essere competitivo...-'

Ciao, Angelo.

giovedì 15 ottobre 2026

La pancia


 

Un ventre prominente appare dall'uscio. 

Si dice il peccato, non il peccatore.