A 84 è morto il giornalista e scrittore Vittorio Messori. Le nostre vite si sono incrociate tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Novanta. Il primo incontro durante i miei tre anni all'Isef. Era appena stato pubblicato il suo best seller 'Ipotesi su Gesù' e il mio docente di morale lo adottò come libro di testo per l'esame. Ricordo che non mi impressionò più di tanto, avevo oltre 50 esami da affrontare in tre anni. Quando però, alla fine degli anni Ottanta e negli anni Novanta, cominciarono i miei dubbi di fede, allora di corsa recuperai quell'ipotesi sul Nazareno, comprai anche 'Scommessa sulla morte' e 'Inchiesta sul cristianesimo', sempre di Vittorio. Non ottenni la soluzione ai miei dubbi di fede, ma del resto il modenese Messori l'aveva sempre detto: bisognava scommettere, rischiare, anche nella fede, come in molte altre scelte della vita, matrimonio compreso (questo lo aggiungo io). Un salto nel buio, insomma. Con la sua 'Ipotesi', cercava forse di mettere almeno un lumicino in quel buio. Messori si dedicò anche alla narrativa, lessi un suo romanzo che non mi esaltò. Lui lesse (almeno così scriveva in una sua lettera a me indirizzata) il mio primo romanzo, 'La Comune di Barbara', e scrisse qualche riga abbastanza elogiativa. Ma immagino fossero parole di circostanza, visto che l'editore gli aveva spedito il mio libro e qualcosa doveva pur rispondere. Ora forse riprenderò in mano per la terza volta 'Ipotesi su Gesù' nella speranza, vana, di un po' di luce.
Ciao, Vittorio.
