giovedì 22 ottobre 2026

Le armi migliori


 


Chi, di fronte ad una sofferenza lancinante, è in grado di dire 'La lotta si fa ardua ma andiamo avanti, con le armi del vivere e dell'Amare', merita il massimo rispetto.

'Le mani di seta' di Gabriele Tadini

 


Conoscevo il mio amico Gabriele Tadini come ottimo acquerellista, ma oggi scopro che ama anche la scrittura. Ecco allora il suo nuovo romanzo, 'Le mani di seta', che verrà presentato domani, venerdì 23 ottobre, ore 17.30, alla libreria Ubik di piazza del Podestà, a Varese. Contemporaneamente, e sino al 2 novembre, è aperta sempre in libreria una mostra dei suoi quadri.

Leggo su internet questo del romanzo di Gabriele:

Viola Contini, una talentuosa pianista di 24 anni cieca dalla nascita, soffre per l'assenza di intimità e relazioni sentimentali nella sua vita. Decisa a cambiare la sua situazione, si rivolge a una clinica svizzera specializzata in sessualità per persone con disabilità. Viene così affidata a Lorenzo Belli, un fisioterapista empatico e professionale. Attraverso un percorso terapeutico basato sul contatto fisico e la scoperta sensoriale, Viola non solo impara a conoscere il proprio corpo e la propria sensualità, ma sviluppa anche un legame profondo con Lorenzo. La loro relazione, nata in un contesto professionale, si trasforma gradualmente in un sentimento d'amore basato su fiducia e comprensione. Dopo la fine della terapia e un periodo di separazione, i due si ritrovano, riconoscendo il loro legame e scegliendo di costruire un futuro insieme. Il romanzo esplora con delicatezza i temi della disabilità, della scoperta di sé e della nascita dell'amore.



mercoledì 21 ottobre 2026

Passata è la tempesta


 


Passata è la tempesta:

odo augelli far festa, e la gallina,

tornata in su la via,

che ripete il suo verso. Ecco il sereno

rompe là da ponente, alla montagna;


sgombrasi la campagna,

e chiaro nella valle il fiume appare.


Giacomo Leopardi

Angelo Groppelli oltre i 20 metri


 

Se cercate su Google qual è l'atleta italiano che per primo ha superato il muro dei 20 metri nel lancio del peso, troverete come risposta Alessandro Andrei, che nel 1982 scagliò l'attrezzo a m 20.17. Risposta errata. Nel 1983 Angelo Groppelli aveva già smesso di praticare atletica, ma qualche anno prima (1979) aveva lanciato a m 20.03. Però Angelo è il secondo, perché il primo è stato Marco Montelatici, che il 6 agosto del 1978 lanciò a m 20.13. E' comunque un vero peccato che il varesino Angelo, gigante dal carattere riservato, sia morto a 82 anni pochi giorni fa e nessuno ne abbia parlato. Anche perché ha voluto andarsene lui nel silenzio, come in modo appartato ha vissuto gli ultimi anni della sua vita. Parlando con Roberto Bobo Gervasini, che fu atleta con lui negli anni Sessanta e Settanta, tornano ricordi interessanti per chi ama l'atletica leggera prealpina. Ad esempio Groppelli utilizzava una piccola sala pesi, ricavata sotto la tribuna dello stadio 'Franco Ossola', sala che venne distrutta per ampliare la tribuna. Angelo si arrabbiò moltissimo, tanto che ricavò una pedana per il lancio del peso nel suo giardino. Del resto il Varese calcio era in serie A, e l'atletica la Cenerentola dello sport varesino. "Eppure in quegli anni" ricorda Gervasini "eravamo in cinque atleti di Varese in nazionale: io, Giani, Begnis, Cantoreggi e Groppelli." Docente di educazione fisica di generazioni di studenti, il gigante di Avigno, uno dei pochi varesini ad avere stabilito primati nazionali in atletica, più volte Campione italiano, se ne è andato nella dimenticanza totale. Ma sul mio blog Angelo c'è. 

martedì 20 ottobre 2026

Quella manina


 

Ieri mattina correvo a S.Ambrogio. Passando di fianco alla chiesa parrocchiale verso le 9, ora di ingresso dei bimbi alla vicina scuola materna, ho notato una bimba con la mamma. E mentre la mamma le diceva 'Dammi la manina' per attraversare la strada, la bimba ha disobbedito, ha alzato la manina e mi ha salutato, accompagnando il gesto con un sorriso favoloso.

Lascio volentieri ad Elon Musk tutti i suoi soldi e il suo stress, il suo delirio di onnipotenza e la sua fama.

Spesso mi chiedo, giunto a 70 anni, cosa fare per godermi la vita che mi resta. Ecco, spero di poter correre ancora un po', e di incontrare altre manine, altri sorrisi.

domenica 18 ottobre 2026

E' sbocciata una Rosa


 



Per il mio amico Andrea Fazioli, narratore ticinese, ieri è stata una domenica speciale. Andrea vinse a suo tempo il Premio Chiara giovani e ieri sua figlia Rosa ha seguito le orme del padre, arrivando terza nel Chiara giovani, e vincendo il concorso 'Un racconto per un viaggio'. Da padre ben comprendo il vissuto di Andrea, buon sangue non mente, o anche: 'Se sono rose, fioriranno.' E qui lei è Rosa, quindi fiorirà senz'altro. Giochi di parole a parte, ieri in Sala Napoleonica il solo momento per me commovente è stato proprio durante le premiazioni che hanno coinvolto i giovani, il nostro futuro. Osservare la loro emozione, le parole inceppate dei primi discorsi in pubblico è stato per me più coinvolgente che ascoltare le parole ricercate e brillanti, frutto di lunga frequentazione nei salotti, degli scrittori affermati. Inoltre ho saputo che Rosa ha letto con piacere il mio romanzo 'Sassolungo'. Che dire? Un po' di soddisfazione anche per me!   

Francesca Scotti vince il Premio Chiara 2026


 





Certezze non posso averne, ma sono abbastanza sicuro che lo scrittore Piero Chiara, grande amante del gentil sesso, ogni volta che la vittoria nel Premio (che da molti anni porta il suo nome, a perenne memoria del suo genio letterario) cade su una donna, sorride compiaciuto. Ciò è chiaramente testimoniato dalla seconda foto dall'alto, dove Piero se la ride alle spalle della vincitrice dell'edizione 2026: parliamo di Francesca Scotti, che con la raccolta di racconti 'La stagione delle case vuote' (Hacca) ha superato di tre voti Gianni Biondillo, arrivato in finale con 'La tempesta perfetta e altre storie' (Guanda), e più nettamente Marco Malvaldi con 'L'uomo vestito di arancione' (Sellerio). E annoto un altro fatto: in rari casi ha vinto al Chiara un libro edito da una piccola casa editrice, e Hacca editore così la si può definire. Festa grande questa sera in Sala Napoleonica alle Ville Ponti di Varese, per il gran finale del Premio Chiara, ben orchestrato dalla presentatrice Claudia Donadoni (in foto), introdotto da Salvatore Consolo e Cesare Chiericati, i due direttori d'orchestra di un Premio orfano di Bambi Lazzati, che resiste e che avrà una coda, come Festival del racconto, anche a novembre e dicembre. Del Chiara per inediti già ho scritto in un precedente post, mentre per i Premi riservati ai giovani si può leggere la classifica nell'ultima foto, con vittoria della bustocca Carolina Reguzzoni nel Chiara giovani (foto).