domenica 12 luglio 2026

Sara Bianchi sul Dente del Gigante

 








L'appetito vien mangiando, le vette vengono scalandole, e  così la mia amica ed ex alunna Vidoletti Sara Bianchi, dopo la Capanna Margherita alla Punta Gnifetti ha cambiato massiccio. Dopo il Rosa il Bianco, che ha una 'bocca' enorme ma un solo dente, ed è il Dente del Gigante. Lì si è avventurata di buon'ora stamani, domenica 12 luglio 2026, Sara, con la guida Luca Moroni, ed è arrivata in cima, toccando entrambe le vette, perché il noto Dente del Bianco ha due punte, la Sella (4009 m slm) e la Graham (4014). Abbraccio alla Madonnina (quella attuale è stata posata nel 2010, perché quelle precedenti erano state distrutte dagli eventi atmosferici) e quindi giù in corda doppia verso la gengiva del Dente. "E' stata un'emozione incredibile e immensa" racconta Sara. "Faticosa in alcuni punti, anche per l'ossigeno non proprio presente a quelle quote."

Auguri, Ric


 Felice compleanno al mio amico Riccardo detto Ric.

ph Albert Bortoluzzi

venerdì 10 luglio 2026

Sì, è bravo, ma potrebbe fare di più


 

Mi capita spesso di tirare le somme e di pensare: 'Il mio bilancio esistenziale è in attivo o in passivo?' Alla domanda risento subito la frase di alcuni miei prof delle medie e del liceo (al liceo senza più il sì, è bravo'): "Sì, è bravo, ma potrebbe fare di più." Davvero avrei potuto fare di più? Certamente sì, ma sfido chiunque a dire con sincerità che ha dato sempre il massimo, spremendo le sue ore e i suoi talenti come un limone, sicché meglio di così non avrebbe mai potuto fare. Tutti avrebbero potuto fare di più. Certo, poi ci sono le differenti gradazioni. Ad esempio nello studio. Ho scelto la foto della mia seconda elementare alla 'Cairoli', con la maestra Spotorno, perché lì credo di aver dato il massimo nell'impegno scolastico, dalla seconda alla quinta elementare. Poi mi sono adagiato, prima sugli allori, poi sulla scomoda poltrona di chi vive alla giornata, confidando anche nella fortuna e in qualche trucco del mestiere.

Quando si arriva alla mia età bisogna per forza assolversi, valorizzare le cose migliori o ritenute tali, accettare la nostra debolezza. E poi c'è sempre tempo per il riscatto finale! 

L'antro del Gavia


 

Mi ero innamorato del passo Gavia (2618 m slm), da raggiungere in bici, vedendo l'epica tappa del Giro d'Italia del 1988, quando i corridori lo superarono malmenati da una micidiale tormenta di neve. Sette anni dopo ero in vacanza a Ponte di Legno, quindi non potevo non tentare l'impresa. Partii con la mia Olympia il 12 luglio, superai non senza fatica un lungo tratto di strada sterrata ma, a pochi chilometri dal passo, ecco una galleria: lunga, nessuna luce, quello che chiamerò (scrivendolo dietro la foto che vedete in alto) l'antro del Gavia. Mi avventurai ma tornai indietro, impaurito. Presi il sentiero che si snoda sulla sinistra, la vecchia strada, che era inagibile, una pietraia che completai a piedi, quindi tornai in sella e raggiunsi il passo. Oggi leggo (e posto la foto) che verrà presto inaugurata la variante, che permette di non accedere giocoforza alla galleria. Mi rallegro, anche perché quest'anno vorrei tornare al Gavia...naturalmente in bici!

Eddy e Tadej


 

Un mio amico poeta, sapendo che tifo Pogacar, ieri mi ha chiesto: "Ma chi è il più forte fra Pogacar e Merckx?" Se lo chiedono in molti, dopo l'ennesima prova di forza di Tadej, ieri, al Tour de France. Difficile dirlo. Per ora ha vinto di più Eddy, Tadej forse non sarà longevo come il campionissimo belga, ma una cosa so: oltre 50 anni fa tifavo Merckx, oggi tifo Tadej con la stessa intensità, quindi il ragazzo con il ciuffo (che non ha più perché si è rapato) mi fa tornare ragazzo, e questo è un suo grande merito. Alla mia età si è in cerca di emozioni, per movimentare un encefalogramma che va appiattendosi!!!

giovedì 9 luglio 2026

Che io regga


 

CHE IO REGGA

 

Non passa un giorno intero che non legga

sulla bianca parete la tua vita.

Non passa un’ora sola che non pensi,

a te che sei presente, a te partito

e contro l’impotenza punto il dito

a chi quel giorno portò via i tuoi sensi,

arbitro che interruppe la partita

pensando – ma sbagliando – che io regga.

 

 

25 febbraio 2019

 

In foto: la chiesetta del Passo Gardena, amata da mio fratello Marco (e anche da me)

 

Ha mai sorriso Michele Mari?


 

Se guardate le sue foto su internet, scoprirete che lo scrittore Michele Mari non sorride mai. Neppure la vittoria al Premio Strega 2026 (vedi foto da internet) ha mutato la sua tirata e pessimistica espressione. Di solito chi solleva una bottiglia alcolica in segno di giubilo almeno sorride. Sia quel che sia (ognuno ha il diritto di mostrare la faccia che preferisce) Mari ha vinto, abbastanza nettamente. Probabilmente la polemica letteraria (il caso Michela Murgia) ha giovato più a lui che a chi l'ha propiziata. Non ho letto i libri finalisti, non posso dare un giudizio di merito, ma ho letto quello di Michele, me lo hanno regalato sapendo che amo i pranzi di classe, le riunioni di ex liceali, e di questo parla il romanzo 'I convitati di pietra'. Mari, mio coetaneo, docente come me (sebbene di altra materia, più consona alla scrittura rispetto alla mia educazione fisica) scrive in modalità diametralmente opposta alla mia: nessuna divisione in capitoli, periodi lunghissimi, scrittura a volte colta, termini desueti...Eppure mi piace come scrive e ho letto il suo ultimo romanzo con piacere. E spesso ridendo...cosa che Mari non sa fare, almeno nelle foto!