venerdì 3 luglio 2026

Confine


 

CONFINE

 

Sono qui, sulla linea di confine,

luogo non visto fra la terra e il cielo,

incertezza che un giorno avrà una fine,

quando tutto il mio corpo sarà un gelo.

 

Vorrei salire in alto, mi chiamate,

incontrarvi di nuovo con stupore,

scoprirvi adesso, ora; voi eravate

un dolce incontro, prima del dolore.

 

Vorrei la soluzione al dubbio antico,

l’enigma che è di tutti e quindi mio:

troverò solo buio o un nuovo amico?

Sarà riposo eterno oppure Dio?

 

Ma la terrà mi chiama col suo canto,

mi lusinga e mi chiede di restare,

ogni alba si trucca nell’incanto

e ricorda il mio compito d’amare.

 

E allora sono qui, fra cielo e mare,

con le membra ferite e un po’ risorte;

ore tinte nel sangue e nel dolore,

ore di pace, che odiano la morte.

 

3 luglio 2026

Ciao, Leda


 

Stamani nella chiesa parrocchiale di Casbeno si è pregato per nonna Leda, la bisnonna dei miei nipotini Tommaso e Sofia. Tommy e Sofy non possono certo lamentarsi in fatto di nonni. Oltre a poter disporre dei quattro nonni (e qui mi sento particolarmente interessato!), hanno avuto modo di conoscere anche molti bisnonni. Tommy addirittura sei, come si evince dalla foto qui sopra. Sino a 9 anni fa erano infatti in vita (da sinistra): Pino, Leda, Mario, Gino, Anna e Anita, tutti morti ben oltre i novant'anni. 

Per contro io ho conosciuto solo una nonna, la nonna materna Angela, e solo per sette anni, sino al 1963. Altri tempi!

Buon onomastico, Tommy


 

Oggi, 3 luglio, si ricorda San Tommaso apostolo. Felice onomastico a mio nipote Tommaso.

mercoledì 1 luglio 2026

Allora...te lo spiego io


 

Chi, di fronte alla ‘Merde d’Artiste’ di Piero Manzoni non ha detto fra sé e sé: “Ma che cagata è?” Eppure c’è chi la considera un capolavoro, un pezzo d’arte significativo e geniale. Abbiamo preso come esempio la scatoletta contenente feci umane ma gli esempi sarebbero assai abbondanti, perché l’arte contemporanea in qualche modo ha a che vedere con il ritornello ‘non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace’. E a qualcuno piace la merda d’artista, o l’orinatoio di Marcel Duchamp, o i rivoluzionari tagli di Fontana, oppure la banana scocciata da quel gran genio di Maurizio Cattelan.

Alberto Palazzi, che non è per professione esperto d’arte (è un ex docente di lettere) ma che ama l’arte ed ha acquisito una certa esperienza, si è divertito a scrivere il libro ‘Allora…te la spiego io’ (Menta e Rosmarino editore), che ha per sottotitolo ‘Dispute semiserie tra chi grida capolavori e chi storce il naso’. Palazzi prende in esame una quindicina di ‘capolavori’ e immagina dispute fra chi il capolavoro lo mette senza virgolette, e chi le virgolette le segna eccome e, appunto, storce il naso. L’autore prende posizione? Con chi sta? Non si sbilancia più di tanto, però un poco sì, perché nel penultimo capitolo immagina, al tavolino del Bar Jamaica, i redivivi Picasso, Pollock, Duchamp e Kandinsky, artisti astrattamente contemporanei. I quattro discutono, ma ecco aprirsi uno squarcio dal soffitto, calano Caravaggio e Van Gogh e dicono la loro. Ed ecco il finale: “Caravaggio e Van Gogh svanirono insieme, lasciando dietro di sé solo il fruscio dei pennelli inutilizzati. Quando il silenzio tornò, i pittori ‘moderni’ rimasero immobili. In silenzio. Un silenzio che sapeva di lezione impartita e di grandezza perduta.”

Il libro è impreziosito e completato dalla prefazione di Maurizio Lucchi e dalla postfazione di Silvano Colombo.

Lo scopo principale di questa nuova avventura letteraria di Palazzi è quello di provare a costruire un dialogo fra chi grida ‘capolavoro’ e chi storce il naso, con curiosità, qualche lecito dubbio e, quando serve, magari anche un sorriso.


Altro non chiedo


 

ALTRO NON CHIEDO

 

Altro non chiedo

che tanti amici fidati

e un morbido sostegno

alla mia coscia;

figli, nipoti e, forse, un Dio possibile.

Un bagno nel mattino,

un divano la sera,

un romanzo in testa

e un altro nel cassetto,

occhi da poeta

e gambe svelte in salita,

dolori sopportabili,

voli taglienti di rondini,

grasso e rughe quel giusto,

il bello di ogni donna,

un giorno ancora,

e un altro,

e un altro

e un altro

e un altro ancora

perché poco ho imparato

ed è tempo di esami.

 

 

1.7.2026


sabato 27 giugno 2026

venerdì 26 giugno 2026

Ciao, Paolo


 

Solo ora apprendo la notizia della morte, lo scorso mercoledì 24 giugno, dell'amico poeta Paolo Pozzi. Ci eravamo salutati l'ultima volta nel gennaio del 2025 (vedi foto), quando condividevo la sua gioia per aver vinto il concorso Poeta Bosino. Amava il dialetto, non solo quello Bosino (il suo, essendo nato a Masnago nel 1935), ma anche il Milanese, il Bresciano, il Veneto, il Friulano, il Triestino e l'Istriano (sua moglie Marisa era profuga istriana). Lo amava, lo parlava e lo approfondiva, tanto che nel 2022 diede alle stampe un libro, una dotta ricerca dal titolo 'Similitudini, somiglianze, intrecci e fantasie nelle culture dialettali'.

Mi invitava sempre nella sua bella casa sopra Stresa, promessa di una visita che non ho mantenuto, e che oggi un poco mi pesa. Alpino, amante della montagna, poeta, navigante in barca e nel mare della fantasia, Paolo aveva un animo nobile e di grande sensibilità. Un gigante buono. Spalle larghe, resiliente con le lacrime agli occhi, sopportò la morte della moglie e il dolore atroce della morte dell'amata figlia Raffaella. Ultimamente mi faceva i complimenti per la buona riuscita del Calandàri, e terminava la sua puntuale telefonata: "Alpino, quando mi vieni a trovare? La mia casa è sempre aperta!" 

Caro Paolo, ora per te si è aperta la casa del cielo. Sei andato avanti.