odo augelli far festa, e la gallina,
tornata in su la via,
che ripete il suo verso. Ecco il sereno
rompe là da ponente, alla montagna;
sgombrasi la campagna,
e chiaro nella valle il fiume appare.
Giacomo Leopardi
odo augelli far festa, e la gallina,
tornata in su la via,
che ripete il suo verso. Ecco il sereno
rompe là da ponente, alla montagna;
e chiaro nella valle il fiume appare.
Giacomo Leopardi
Se cercate su Google qual è l'atleta italiano che per primo ha superato il muro dei 20 metri nel lancio del peso, troverete come risposta Alessandro Andrei, che nel 1982 scagliò l'attrezzo a m 20.17. Risposta errata. Nel 1983 Angelo Groppelli aveva già smesso di praticare atletica, ma qualche anno prima aveva lanciato a m 20.03. Ed è un vero peccato il varesino Angelo, gigante dal carattere riservato, sia morto a 82 anni pochi giorni fa e nessuno ne abbia parlato. Anche perché ha voluto andarsene lui nel silenzio, come in modo appartato ha vissuto gli ultimi anni della sua vita. Parlando con Roberto Bobo Gervasini, che fu atleta con lui negli anni Sessanta e Settanta, tornano ricordi interessanti per chi ama l'atletica leggera prealpina. Ad esempio Groppelli utilizzava una piccola sala pesi, ricavata sotto la tribuna dello stadio 'Franco Ossola', sala che venne distrutta per ampliare la tribuna. Angelo si arrabbiò moltissimo, tanto che ricavò una pedana per il lancio del peso nel suo giardino. Del resto il Varese calcio era in serie A, e l'atletica la Cenerentola dello sport varesino. "Eppure in quegli anni" ricorda Gervasini "eravamo in cinque atleti di Varese in nazionale: io, Giani, Begnis, Cantoreggi e Groppelli." Docente di educazione fisica di generazioni di studenti, il gigante di Avigno, uno dei pochi varesini ad avere stabilito primati nazionali in atletica, più volte Campione italiano, se ne è andato nella dimenticanza totale. Ma sul mio blog Angelo c'è.
Ieri mattina correvo a S.Ambrogio. Passando di fianco alla chiesa parrocchiale verso le 9, ora di ingresso dei bimbi alla vicina scuola materna, ho notato una bimba con la mamma. E mentre la mamma le diceva 'Dammi la manina' per attraversare la strada, la bimba ha disobbedito, ha alzato la manina e mi ha salutato, accompagnando il gesto con un sorriso favoloso.
Lascio volentieri ad Elon Musk tutti i suoi soldi e il suo stress, il suo delirio di onnipotenza e la sua fama.
Spesso mi chiedo, giunto a 70 anni, cosa fare per godermi la vita che mi resta. Ecco, spero di poter correre ancora un po', e di incontrare altre manine, altri sorrisi.
Certezze non posso averne, ma sono abbastanza sicuro che lo scrittore Piero Chiara, grande amante del gentil sesso, ogni volta che la vittoria nel Premio (che da molti anni porta il suo nome, a perenne memoria del suo genio letterario) cade su una donna, sorride compiaciuto. Ciò è chiaramente testimoniato dalla seconda foto dall'alto, dove Piero se la ride alle spalle della vincitrice dell'edizione 2026: parliamo di Francesca Scotti, che con la raccolta di racconti 'La stagione delle case vuote' (Hacca) ha superato di tre voti Gianni Biondillo, arrivato in finale con 'La tempesta perfetta e altre storie' (Guanda), e più nettamente Marco Malvaldi con 'L'uomo vestito di arancione' (Sellerio). E annoto un altro fatto: in rari casi ha vinto al Chiara un libro edito da una piccola casa editrice, e Hacca editore così la si può definire. Festa grande questa sera in Sala Napoleonica alle Ville Ponti di Varese, per il gran finale del Premio Chiara, ben orchestrato dalla presentatrice Claudia Donadoni (in foto), introdotto da Salvatore Consolo e Cesare Chiericati, i due direttori d'orchestra di un Premio orfano di Bambi Lazzati, che resiste e che avrà una coda, come Festival del racconto, anche a novembre e dicembre. Del Chiara per inediti già ho scritto in un precedente post, mentre per i Premi riservati ai giovani si può leggere la classifica nell'ultima foto, con vittoria della bustocca Carolina Reguzzoni nel Chiara giovani (foto).
Ciao, Diego, ci siamo visti a maggio, per la tradizionale pizzata della 3C. Eri in forma, e del resto tu (medico internista, dietologo e nutrizionista) sapevi come stare in forma. Humor inglese, sempre composto, accento lievemente genovese, parlavi con pacatezza e competenza. Oggi tua moglie Monica mi ha comunicato che il maggio prossimo non ci sarai. Ti abbraccio e prego per te e per i tuoi cari.
Il mio compagno di liceo Diego Baruzzo è morto oggi, domenica 18 ottobre 2026. Nella foto è il secondo da sinistra.
Pubblico con piacere questo messaggio, che mi ha inviato un lettore del blog:
Tra le cose che non avrei mai immaginato di vivere si è aggiunta in questi giorni una nuova paura, che mi porta a guardare il cielo con ansia. Il cielo che conosco, quello che accompagna meravigliosi paesaggi di luce o di buio, quello al quale rivolgiamo lo sguardo speranzosi e timorosi del mistero, quello incastonato nei ricordi e che speravo interrogasse anche i bambini del futuro potrebbe scomparire. Non è la minaccia che proviene dall'universo che temo, ma quella di un formicolante traffico di droni e auto volanti progettati per renderci la vita sempre più "semplice ma invivibile" Prego per i bambini di domani.