mercoledì 28 ottobre 2026

Libri e Ripasso


 

Si sa che l'argomento legato ai libri (scrittori, editori, letteratura in genere) è piatto forte nelle ricorrenti risottate dei quattro amici 'intellettuali' qui sopra immortalati, ma ieri sera il risotto al Valpolicella Ripasso è stato arricchito un'anteprima assoluta del Riccardo del gruppo (Ric Prando), che ci ha mostrato la sua nuova opera, una pièce teatrale presto (lo speriamo tutti) in scena. Titolo: Non muore neanche se lo ammazzano', copione edito da Concreo. Sottotitolo: 'Giovannino Guareschi a teatro con Peppone, don Camillo e il Cristo che parla'. Si tratta di un deferente omaggio di Prando al suo amato Giovannino. In attesa di incontrarlo a teatro, si può chiedere il libro all'autore (suoi contatti sono sparsi nei vari media). Il brindisi post risotto (e altro) è stato indirizzato naturalmente alla nuova fatica cartacea di Ric, e al mondo delle lettere in genere, quelle di antica memoria, senza interferenze di A.I. 

martedì 27 ottobre 2026

Lo scrivere, per non sprecare la vita

 





Se mi venite a trovare l'8 novembre non posso che essere contento. Questa è la prefazione al mio nuovo libro.




Lo scrivere, per non sprecare la vita

 di Valentina Zanzi

Non avendo alcun titolo a parlare di scrittura, se mai ne servisse uno, mi limiterò qui brevemente ad elencare alcune ragioni per cui sono convinta valga la pena leggere il testo che avete tra le mani.

Si tratta della testimonianza autobiografica di una vocazione, allo scrivere, e del percorso di uno scrittore “con un minimo di credibilità”, come lui stesso si definisce. Una testimonianza dettagliata, giornalistica, che sente l'esigenza delle prove, date, luoghi, nomi e cognomi, per poter essere avvalorata. Una vocazione che non porta al successo ma neppure ad un clamoroso fallimento: dal punto di vista narrativo, poco emozionante.

Quindi perché scriverne? Perchè appuntare ogni passaggio (scivolate, attimi di entusiasmo, momenti di buio, strette di mano, tentativi andati a vuoto, inciampi, gratificazioni) a mappare minuziosamente quarant'anni, costruendo un sentiero che probabilmente pochi cercherebbero di seguire?

Una risposta possibile la fornisce Nicolas Borriaud, critico d'arte francese, nel suo libro Inclusioni (2020, Postmedia): “Non si possono trascurare le innumerevoli azioni artistiche che si diffondono modestamente nel corpo sociale, in comunità ridotte, sottraendosi a qualunque circolazione mercantile […] per diffondersi nella (loro) epoca, presso un pubblico ristretto. Dal momento che abbiamo bisogno dell'arte per dare un senso alle nostre vite; che creatività e spirito critico, lo scambio e la trascendenza, o il rapporto con l'Altro e con la Storia sono valori che “presto si dimostreranno vitali per il futuro dell'umanità.”

Questo testimonia lo scritto di Carlo Zanzi, esattamente di una vocazione che nasce dal desiderio artistico e creativo, una spinta interna (“scrittori si nasce”) autonoma e incontrollabile che non ha bisogno di diventare altro, quindi del successo, per essere giustificata, ma unicamente di essere svolta come pratica quotidiana.

Semplicemente nel suo svolgersi, questa attività (la scrittura) genera valore: amicizie, incontri, riflessioni; sempre nel suo svolgersi favorisce apprendimenti, stimola la creatività, la capacità di costruire soluzioni al di fuori dei canali istituzionali pur senza, o solo in minima parte, generare profitto.

“L’attività umana non è interamente riducibile a processi di produzione e di conservazione” ricorda Georges Bataille ne La parte maledetta (2015, Bollati Boringhieri). Come il lusso, i lutti, le guerre, i culti e le costruzioni di monumenti suntuari, così i giochi, gli spettacoli, le arti e l’attività sessuale perversa (cioè deviata dalla finalità genitale) rappresentano attività che “hanno il loro fine in se stesse.”

Abbiamo dimenticato, o più facilmente siamo stati educati da millenni di storia a non considerare, l'importanza delle attività quotidiane che non producono un valore immediatamente spendibile (denaro oppure merce): la pratica artistica, che per abitudine stimiamo degna di nota soltanto se avvalorata dal consenso di un pubblico, è una funzione vitale, una maniera di abitare il mondo, e lo Zanzi in questa breve ma esaustiva mappa ci mostra esattamente come è accaduto nella sua vita. Dalla spinta diaristica iniziale passando per il giornalismo, il romanzo, la poesia, il recupero del dialetto, la ricerca delle origini, il racconto breve e brevissimo, la nota di un paio di righe e poi di nuovo la narrativa di media lunghezza: modi che si avvicendano mentre gli anni passano, che affiancano e accompagnano ogni giornata.

Nella breve biografia che accompagna i suoi libri Carlo Zanzi si definisce “varesino, marito, padre e nonno, docente in pensione, giornalista pubblicista, sportivo” e dimentica, quasi per pudore, “scrittore”; eppure James Hillman ricorda come tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada, e che questa vocazione può anche essere rimandata o elusa, e a tratti perduta di vista, ma “Non importa, alla fine verrà fuori.”

Essa è come un bisogno pressante improvviso, una fascinazione, un curioso insieme di circostanze che ci colpisce e ci fa dire: ecco quello che devo fare, ecco quello che devo avere. “Ecco chi sono” (Il codice dell'anima, Adelphi1997).

E aggiunge Carl Gustav Jung: “In ultima analisi, noi contiamo qualcosa solo in virtù dell'essenza che incarniamo, e se non la realizziamo, la vita è sprecata.”

La Vidoletti va di corsa


 










Come d'abitudine, la Vidoletti va di corsa, soprattutto quando arriva la corsa campestre di istituto. Stamani una novità: presenti anche gli alunni delle quinte delle scuole elementari Locatelli, Galilei, Settembrini e Canetta, oltre naturalmente alle prime, seconde e terze della scuola media di via Manin. Sole, terreno in ottime condizioni, grande entusiasmo, qualche lieve sbucciatura, sogni realizzati e altri un po' delusi, scuola di vita attraverso il movimento. Presenti anche due 'vecchie glorie' Vidoletti, fattiva come sempre la collaborazione dei genitori. Chi si ferma è perduto, ma alla Vidoletti non si corre questo rischio. 

lunedì 26 ottobre 2026

Il milite impettito



 

Il milite più impettito d'Italia si trova a Gubbio. Nel suo abito bronzeo se ne sta ritto in piedi, sopra un basamento nel grande spiazzo ugubino vicino alla chiesa di San Francesco. Pare davvero fiero di mostrare il petto al piombo nemico. Ho profondo rispetto per chi, più o meno volontariamente, ha regalato la vita a un'Italia che non dovrebbe mai dimenticare questi eroi sconosciuti, uomini della sofferenza, con poca gloria.

Gubbio


 

Gubbio