giovedì 19 marzo 2026

Gli incitamenti di papà Mario


 

Festa del papà. Ecco alcuni incitamenti di mio papà Mario (avrebbe compiuto 100 anni fra due mesi, ma è morto due anni fa), frasi volte ad aumentare la nostra indipendenza e intraprendenza:

‘Fiö, fiurèll du la mama, sgandùless! Te fètt pü ‘n quintal, te ghè del ràngess! Quand te vètt föra di bàll?’

Traduzione: ‘Figlio, figliuolo della mamma, fuori la paglia dal …! Non fai più un quintale, ti devi arrangiare! Quando vai fuori dalle balle?’

Un abbraccio a papà Mario.

mercoledì 18 marzo 2026

Per chi ama Varese


Varese è la Città Giardino, ma anche la città del Calandàri dra Famiglia Bosina. Venite a scoprirlo!  

martedì 17 marzo 2026

La Danza macabra di Angela Borghi


 

17.03.2026 Presentazione ‘Fiori per la danza macabra’  di Angela Borghi

 

Il mio amore per la ricostruzione storica mi porta a partire da lontano, dal novembre del 2013, a Varese. Un mese e un anno per me importanti: il primo novembre nasceva infatti la mia prima nipotina, Rebecca Zoe. Ero promosso a nonno. Dal Calandàri dra Famiglia Bosina traggo alcune notizie di quel novembre. Una è tragica, ma visto che si parla di morti ammazzati anche qui, stasera, allora ci può stare. Il 10 novembre morivano Fabrizio Colombo (50 anni) e i suoi due figli, Luca (14) e Martino (6), morivano a causa del monossido di carbonio. Il 17 novembre riceveva il Premio Le parole della musica-Premio Chiara Gianna Nannini. Il 22 novembre ecco i primi fiocchi della stagione 5 cm in città. Infine un’altra notizia tragica, che vedremo ha a che spartire con il romanzo di stasera: Franco Picco, saronnese di 57 anni, viene ritrovato il 30 novembre, galleggiante ma morto, vicino all’isolino Virginia. Ha il giubbino di salvataggio ma non l’ha salvato. Era uscito per un giro in barca.

Qualche tempo prima di quel novembre ormai lontano avevo saputo, dal mio amico Pietro Macchione, editore, che era uscito in luglio il primo romanzo giallo di una nuova autrice varesina, la dottoressa (nel senso di medico) Angela Borghi. Il nome non mi è parso affatto nuovo. Sono subito tornato agli anni del liceo classico ‘Cairoli’, fra il 1970 e il 1975, e a quella ragazza alta, che sapevo ottima giocatrice di basket. Aveva un anno meno di me. Ho chiesto all’editore, mio amico dagli anni Novanta, una copia del romanzo, inserito nella collana di Macchione, I GIALLI, e alla fine di novembre 2013, mi pare il 22, mi sono presentato alla Libreria del Corso, in corso Matteotti, dove ho rivisto dopo decenni, Angela, in quel suo esordio presentata al pubblico da Silvia Giovannini e da Pietro Macchione. Ho scattato qualche foto e scritto una breve recensione sul mio blog ‘Pensieri & Parole’. Ho preteso una dedica e Angela ha scritto: ‘A Carlo…sperando di scatenare una passione…per i gialli! Con simpatia   Angela.’

Non amavo e non amo i gialli, ma lessi allora ‘Delitto al Sacro Monte’, ne ricavai una buona impressione (una storia ambientata a Santa Maria del Monte nel 1598) e da allora continuai a seguire le evoluzioni letterarie di Borghi. Che, da quel primo romanzo, non si è più fermata, correndo in contropiede (per stare al basket), veloce, verso nuove avventure di scrittura. Sempre per Macchione ecco ‘I misteri del convento di Casbeno’. Cambio di editore, e con Robin ecco altri tre romanzi: ‘Che domenica bestiale’, ‘La ragazza con il vestito azzurro’, e ‘L’ultimo goal’, quindi ‘Il destino del gatto’ (Edizioni 0111) e infine l’approdo alla Morellini, con ‘L’uomo che guarda il lago’ e l’attuale ‘Fiori per la danza macabra’. Sempre romanzi gialli. E in mezzo tanti racconti, apparsi nelle antologie ‘Delitti di lago’, Nuovi Delitti di lago’, ‘Delitti di lago vol 3 e volume 4’, sempre editi da Morellini.

Angela Borghi, quindi, a partire dal 2013, in questi 13 anni è entrata di diritto e per merito nel novero dei narratori varesini che amano il genere giallo, noir, thriller che dir si voglia, insieme a Barbara Zanetti, Laura Veroni, Roberta Lucato, Giancarla Giorgetti, Sergio Cova, Emiliano Bezzon, Patrizia Emilitri…e vorrei citare anche Andrea Fazioli che, pur essendo di Bellinzona, è molto presente a Varese, nella squadra del Premio Chiara.

Più di un fattore mi avvicina ad Angela. Anzitutto lo stesso liceo, poi le due passioni: sport e scrittura. Non la professione, anche se in verità alla fine del Liceo ero indeciso fra giornalismo, medicina e insegnate di educazione fisica. Mi vedevo come medico sportivo ma ho scelto di fare il prof., e successivamente anche il giornalista, lei il medico internista.

E veniamo finalmente all’ultimo romanzo, ‘Fiori per la danza macabra’. Anche qui la prenderò alla larga, perché rispetto alla trama non si può anticipare molto, per non rubare il piacere del lettore. La prenderò alla larga perché dobbiamo partire dalle già citate antologie di racconti ‘Delitti di lago’. Grazie a queste, la nostra autrice è venuta in contatto con Ambretta Sampietro, che coordina le antologie, e con la casa editrice Morellini. Quando l’editore ha pensato di ampliare questo concetto di delitti di lago, immaginando una collana di romanzi proprio così definita, Angela Borghi era già pronta al cancelletto di partenza. Già avvezza a immaginare storie di lago, con morti, colpevoli e innocenti, si è messa al lavoro per produrre una storia vicina alle duecento pagine, necessarie per un romanzo. Ha quindi immaginato i protagonisti. Come la maggior parte dei narratori, non ha potuto fare a meno di partire da se stessa, dal suo vissuto, dai suoi luoghi, dalle sue conoscenze. Ecco allora la protagonista femminile, che – guarda il caso – è un medico, un medico legale che ama correre, un po’ romantica, non troppo razionale, attenta alle sfumature, ai particolari che paiono insignificanti. Però Angela doveva mettere qualche differenza rispetto a sé, quindi ovviamente il nome (Teodolinda Caretti detta Teo) e poi lo stato civile, non sposata ma single, con un fratello, Pietro, che vive con lei. E poi Borghi è stata facilitata dalla sua residenza, un’abitazione affacciata sul lago di Varese, sponda sud, non lontano da quel Cazzago Brabbia (dove vive appunto la Caretti), che sarà il luogo principale del romanzo ‘L’uomo che guarda il lago’, uscito nel 2024. Quindi Teo è medico legale, per professione costretta a confrontarsi con la morte, con i cadaveri, ma non si accontenta delle sue obbligatorie ore di lavoro. Quando il cadavere che deve analizzare e ‘sezionare’ racconta di una storia interessante, misteriosa, allora Teo indaga, cerca di capire, di immaginare. Inevitabilmente, viene a contatto con chi invece lavora proprio in questo campo, cioè con la Questura di Varese. Si trattava di trovare un personaggio maschile adatto a questo ruolo, e poiché Angela Borghi conosce bene anche un altro pezzo d’Italia, cioè il sud Tirolo, frequentando abitualmente Bolzano e la Val Badia, ecco lo spunto: perché non un nordico trasferitosi a Varese per lavoro? Ecco allora comparire, già nel primo delitto di lago, Arno Brandstatter, commissario. Anch’egli single, scapolo affascinante, è l’opposto di Teo: razionale, tutto d’un pezzo. Trovati i due protagonisti, si trattava di scegliere i comprimari, e soprattutto l’intreccio: il morto, i sospettati eccetera eccetera. Il lago di ‘L’uomo che guarda il lago’ era il nostro specchio d’acqua, Cazzago, Bodio…località che Angela conosce bene non solo perché ci vive da quelle parti, ma perché spesso corre o pedala sulla ciclopedonabile.

Già nell’introduzione a quel primo Delitto di lago, Ambretta Sampietro scriveva: ‘…La coppia Teo-Arno offre un bel contrappunto, lei decisa, attiva e un po’ impicciona mentre lui è riflessivo, tenace ma niente gli sfugge. Sarebbe bello ritrovarli alle prese con un altro caso e chissà se tra loro le cose evolveranno…’

Angela Borghi ha preso alla lettera quell’augurio, ha voluto dare una seconda possibilità a questa coppia, ed eccoci finalmente a ‘Fiori per la danza macabra’.

La Borghi raddoppia, non solo nel senso che scrive il secondo romanzo per Morellini. Raddoppia perché ora i morti sono due, due giovani donne vicine per età (fra i 20 e i 30), per colore di capelli (rosso) e per tipo di morte. I loro nomi: Marianna Frattini e Sabrina Cerutti. Sono due i laghi, quello di Varese ma soprattutto e principalmente il lago Maggiore, così caro a Piero Chiara e a Vittorio Sereni. Il Maggiore visto dall’eremo di Santa Caterina del Sasso e da Cerro di Laveno. Però abbiamo sempre anche Cazzago Brabbia (perché Teo non ha cambiato casa né abitudini, sempre single, sempre in coabitazione col fratello Pietro, che però si è fidanzato con Gloria, sempre poco attenta a riempire il frigo, sicché presa dal lavoro a volte salta la cena o si accontenta di poco).

La storia ruota intorno anche a due dipinti. L’uno dà il titolo al romanzo, è la danza macabra raffigurata proprio nel portico nell’eremo di Santa Caterina del Sasso. Si tratta di una rara e suggestiva testimonianza pittorica tardomedioevale: abbiamo la morte con la falce, scheletri che danzano con personaggi di diverse classi sociali, un ‘memento mori’, ricordati che devi morire non raro in quel periodo storico, dove l’affresco serviva anche da libro per il popolo, un richiamo alla vigilanza, quando la morte faceva razzia, soprattutto durante le frequenti pestilenze.

Ma l’altro quadro, ancor più pertinente con la narrazione, è l’Ophelia di John Everett Millais, pittore preraffaellita, opera d’arte assai nota, datata 1852, che raffigura la tragica fine dell’Ofelia di Shakespeare. Ofelia, figlia di Polonia, è innamorata di Amleto ma è da lui respinta. Questo dolore, unito all’altro per la morte del padre proprio per mano di Amleto, la condurrà al suicidio. Ebbene, le morti di Ofelia, Marianna e Sabrina sono simili, almeno per ciò che riguarda l’elemento liquido.

Angela Borghi non nasconde di amare l’arte. Ammette di non essere un’esperta, ma un’appassionata sì, forse memore delle lezioni di Silvio Tron al ‘Cairoli’. Quindi non sorprende che abbia voluto giocare anche su questi due dipinti, per creare nuove suggestioni e elementi utili alla sua complessa trama narrativa.

Detto dei protagonisti, detto dei luoghi stiamo sulla trama. E qui vorrei chiedere ad Angela quale delucidazione su come è nata, su come si è sviluppata, su quanto fosse già chiara in testa prima della scrittura, o se i personaggi hanno favorito cambi di direzione, nuove idee, sviluppi prima non considerati.

Bella la citazione di Bukowski: ‘Voglio che tu mi dica che tutto è a posto e che i suoi capelli rosso e oro si scioglieranno ancora sul mio cuscino’.

 

 

     


domenica 15 marzo 2026

Treviso non fa buon viso



 





Già...Treviso non fa buon viso a cattiva sorte, perché si arrabbia assai, una sconfitta che lo tiene sul fondo della classifica, maturata dopo una partita molto equilibrata. Ma la OJM Varese non fa sconti a nessuno, lotta sino alla fine, merita i due punti, che si sommano agli altri 16, quindi siamo a 18. Lasciata (si spera definitivamente) la zona retrocessione, ora i biancorossi puntano all'ottavo posto e quindi ai play-off. L'immusonito Marcelo Nicola (foto) proprio non riesce a digerire il Palazzetto di Masnago. Come nel maggio del 1999 (allora ero uno dei pilastri della Benetton Treviso), quando vide cadere dal soffitto le stelle dorate dello scudetto varesino, così oggi, domenica 15 marzo 2026: stessi titoli di coda, anche se Varese non vincerà lo scudetto (oimè!). Primo quarto equilibrato, 21-22, con una novità: il nostro Freeman è in palla, mette due triple di fila e giustamente coach Ioannis lo lascia in campo. Anche il secondo quarto inizia con la mano calda di Freeman, quindi due schiacciate funamboliche di Moore (31-24) con tripudio del pubblico (tutto esaurito, compreso un assai rumoroso manipolo di trevigiani). Ma Treviso non ci sta, 7 a 0 e torna la parità. Ma la OJM non ci sta, e allora è il turno di Nkamhoua che mette tre triple di fila e così andiamo al riposo lungo avanti: 51-44. Terzo quarto: ecco in campo anche il nostro pivot Max Ladurner, Librizzi entra poco assai, sul 56 a 46 si spegne la lampadina biancorossa e Treviso aggiusta la mira: un 12 a 0 che mette paura, i veneti tornano in vantaggio (56-58) e si teme la debacle psicologica. Ma così non è, altre due triple (Freeman e Renfro) e si va all'ultimo riposo 70-67 per noi. L'equilibrio è la costante anche dell'ultima fatica. Quando mancano 3 minuti alla fine siamo 80-80. Una tripla di Macura (che è antipatico assai, che aizza il pubblico, annega nei fischi ma gioca bene) fa 80-83, poi 86-86 quando manca un minuto soltanto. Il Palazzetto freme, ora è questione di un attimo, e l'attimo fuggente non sfugge a Varese, 88-86 e poi una magia in attacco, con Moore che zigzaga a velocità doppia e anche tripla e poi regala un assist al bacio a Renfro, che schiaccia: 90-86. Mancano 11", nel basket può succedere di tutto ma Treviso non ha la formula per i miracoli e finisce 91-86. Molto molto bene. Avanti così, e il play-off è lì.
Forza Varese!

sabato 14 marzo 2026

40 + 40


 Vi aspetto 

Calandàri: la 'bibbia' varesina


 


Eccoli lì, in bella mostra, nella mia libreria, tutti e 71 i numeri del Calandàri dra Famiglia Bosina. Sono fra i pochi a Varese ad avere la collezione completa: io, Paolo Gorini, Ambrogina Zanzi e non so chi altri. Nemmeno la Famiglia Bosina ha il 100% in originale, dato che i primi numeri sono in fotocopia. Ancora ringrazio l'amico Adelio Mirioni, che mi regalò i primi, preziosissimi volumi. Definito la 'bibbia' della varesinità, il Calandàri esce regolarmente dal 1955, ma purtroppo (soprattutto i giovani) non tutti lo conoscono, quindi ecco una bella occasione (vedi locandina). Giovedì 19 marzo, ore 17.45, biblioteca presso la scuola media Anna Frank, in via Carnia a Varese, Roberto Fassi e Paolo Costa ce lo presenteranno. 

clicca sulle foto per ingrandire