17.03.2026 Presentazione ‘Fiori
per la danza macabra’ di Angela Borghi
Il mio amore per la
ricostruzione storica mi porta a partire da lontano, dal novembre del 2013, a
Varese. Un mese e un anno per me importanti: il primo novembre nasceva infatti
la mia prima nipotina, Rebecca Zoe. Ero promosso a nonno. Dal Calandàri dra
Famiglia Bosina traggo alcune notizie di quel novembre. Una è tragica, ma
visto che si parla di morti ammazzati anche qui, stasera, allora ci può stare. Il
10 novembre morivano Fabrizio Colombo (50 anni) e i suoi due figli, Luca (14) e
Martino (6), morivano a causa del monossido di carbonio. Il 17 novembre
riceveva il Premio Le parole della musica-Premio Chiara Gianna Nannini. Il 22
novembre ecco i primi fiocchi della stagione 5 cm in città. Infine un’altra
notizia tragica, che vedremo ha a che spartire con il romanzo di stasera:
Franco Picco, saronnese di 57 anni, viene ritrovato il 30 novembre,
galleggiante ma morto, vicino all’isolino Virginia. Ha il giubbino di
salvataggio ma non l’ha salvato. Era uscito per un giro in barca.
Qualche tempo prima di
quel novembre ormai lontano avevo saputo, dal mio amico Pietro Macchione, editore,
che era uscito in luglio il primo romanzo giallo di una nuova autrice varesina,
la dottoressa (nel senso di medico) Angela Borghi. Il nome non mi è parso
affatto nuovo. Sono subito tornato agli anni del liceo classico ‘Cairoli’, fra
il 1970 e il 1975, e a quella ragazza alta, che sapevo ottima giocatrice di
basket. Aveva un anno meno di me. Ho chiesto all’editore, mio amico dagli anni
Novanta, una copia del romanzo, inserito nella collana di Macchione, I GIALLI, e
alla fine di novembre 2013, mi pare il 22, mi sono presentato alla Libreria del
Corso, in corso Matteotti, dove ho rivisto dopo decenni, Angela, in quel suo
esordio presentata al pubblico da Silvia Giovannini e da Pietro Macchione. Ho
scattato qualche foto e scritto una breve recensione sul mio blog ‘Pensieri
& Parole’. Ho preteso una dedica e Angela ha scritto: ‘A Carlo…sperando di
scatenare una passione…per i gialli! Con simpatia Angela.’
Non amavo e non amo i
gialli, ma lessi allora ‘Delitto al Sacro Monte’, ne ricavai una buona
impressione (una storia ambientata a Santa Maria del Monte nel 1598) e da
allora continuai a seguire le evoluzioni letterarie di Borghi. Che, da quel
primo romanzo, non si è più fermata, correndo in contropiede (per stare al
basket), veloce, verso nuove avventure di scrittura. Sempre per Macchione ecco ‘I
misteri del convento di Casbeno’. Cambio di editore, e con Robin ecco altri tre
romanzi: ‘Che domenica bestiale’, ‘La ragazza con il vestito azzurro’, e ‘L’ultimo
goal’, quindi ‘Il destino del gatto’ (Edizioni 0111) e infine l’approdo alla
Morellini, con ‘L’uomo che guarda il lago’ e l’attuale ‘Fiori per la danza
macabra’. Sempre romanzi gialli. E in mezzo tanti racconti, apparsi nelle antologie
‘Delitti di lago’, Nuovi Delitti di lago’, ‘Delitti di lago vol 3 e volume 4’,
sempre editi da Morellini.
Angela Borghi, quindi, a
partire dal 2013, in questi 13 anni è entrata di diritto e per merito nel
novero dei narratori varesini che amano il genere giallo, noir, thriller che
dir si voglia, insieme a Barbara Zanetti, Laura Veroni, Roberta Lucato,
Giancarla Giorgetti, Sergio Cova, Emiliano Bezzon, Patrizia Emilitri…e vorrei
citare anche Andrea Fazioli che, pur essendo di Bellinzona, è molto presente a
Varese, nella squadra del Premio Chiara.
Più di un fattore mi
avvicina ad Angela. Anzitutto lo stesso liceo, poi le due passioni: sport e
scrittura. Non la professione, anche se in verità alla fine del Liceo ero
indeciso fra giornalismo, medicina e insegnate di educazione fisica. Mi vedevo
come medico sportivo ma ho scelto di fare il prof., e successivamente anche il
giornalista, lei il medico internista.
E veniamo finalmente all’ultimo
romanzo, ‘Fiori per la danza macabra’. Anche qui la prenderò alla larga, perché
rispetto alla trama non si può anticipare molto, per non rubare il piacere del
lettore. La prenderò alla larga perché dobbiamo partire dalle già citate
antologie di racconti ‘Delitti di lago’. Grazie a queste, la nostra autrice è
venuta in contatto con Ambretta Sampietro, che coordina le antologie, e con la
casa editrice Morellini. Quando l’editore ha pensato di ampliare questo
concetto di delitti di lago, immaginando una collana di romanzi proprio così
definita, Angela Borghi era già pronta al cancelletto di partenza. Già avvezza
a immaginare storie di lago, con morti, colpevoli e innocenti, si è messa al
lavoro per produrre una storia vicina alle duecento pagine, necessarie per un
romanzo. Ha quindi immaginato i protagonisti. Come la maggior parte dei
narratori, non ha potuto fare a meno di partire da se stessa, dal suo vissuto,
dai suoi luoghi, dalle sue conoscenze. Ecco allora la protagonista femminile,
che – guarda il caso – è un medico, un medico legale che ama correre, un po’
romantica, non troppo razionale, attenta alle sfumature, ai particolari che
paiono insignificanti. Però Angela doveva mettere qualche differenza rispetto a
sé, quindi ovviamente il nome (Teodolinda Caretti detta Teo) e poi lo stato
civile, non sposata ma single, con un fratello, Pietro, che vive con lei. E poi
Borghi è stata facilitata dalla sua residenza, un’abitazione affacciata sul
lago di Varese, sponda sud, non lontano da quel Cazzago Brabbia (dove vive
appunto la Caretti), che sarà il luogo principale del romanzo ‘L’uomo che
guarda il lago’, uscito nel 2024. Quindi Teo è medico legale, per professione
costretta a confrontarsi con la morte, con i cadaveri, ma non si accontenta delle
sue obbligatorie ore di lavoro. Quando il cadavere che deve analizzare e ‘sezionare’
racconta di una storia interessante, misteriosa, allora Teo indaga, cerca di
capire, di immaginare. Inevitabilmente, viene a contatto con chi invece lavora
proprio in questo campo, cioè con la Questura di Varese. Si trattava di trovare
un personaggio maschile adatto a questo ruolo, e poiché Angela Borghi conosce
bene anche un altro pezzo d’Italia, cioè il sud Tirolo, frequentando
abitualmente Bolzano e la Val Badia, ecco lo spunto: perché non un nordico
trasferitosi a Varese per lavoro? Ecco allora comparire, già nel primo delitto
di lago, Arno Brandstatter, commissario. Anch’egli single, scapolo
affascinante, è l’opposto di Teo: razionale, tutto d’un pezzo. Trovati i due
protagonisti, si trattava di scegliere i comprimari, e soprattutto l’intreccio:
il morto, i sospettati eccetera eccetera. Il lago di ‘L’uomo che guarda il lago’
era il nostro specchio d’acqua, Cazzago, Bodio…località che Angela conosce bene
non solo perché ci vive da quelle parti, ma perché spesso corre o pedala sulla
ciclopedonabile.
Già nell’introduzione a
quel primo Delitto di lago, Ambretta Sampietro scriveva: ‘…La coppia Teo-Arno
offre un bel contrappunto, lei decisa, attiva e un po’ impicciona mentre lui è
riflessivo, tenace ma niente gli sfugge. Sarebbe bello ritrovarli alle prese
con un altro caso e chissà se tra loro le cose evolveranno…’
Angela Borghi ha preso
alla lettera quell’augurio, ha voluto dare una seconda possibilità a questa
coppia, ed eccoci finalmente a ‘Fiori per la danza macabra’.
La Borghi raddoppia, non
solo nel senso che scrive il secondo romanzo per Morellini. Raddoppia perché
ora i morti sono due, due giovani donne vicine per età (fra i 20 e i 30), per
colore di capelli (rosso) e per tipo di morte. I loro nomi: Marianna Frattini e
Sabrina Cerutti. Sono due i laghi, quello di Varese ma soprattutto e principalmente
il lago Maggiore, così caro a Piero Chiara e a Vittorio Sereni. Il Maggiore
visto dall’eremo di Santa Caterina del Sasso e da Cerro di Laveno. Però abbiamo
sempre anche Cazzago Brabbia (perché Teo non ha cambiato casa né abitudini,
sempre single, sempre in coabitazione col fratello Pietro, che però si è
fidanzato con Gloria, sempre poco attenta a riempire il frigo, sicché presa dal
lavoro a volte salta la cena o si accontenta di poco).
La storia ruota intorno
anche a due dipinti. L’uno dà il titolo al romanzo, è la danza macabra
raffigurata proprio nel portico nell’eremo di Santa Caterina del Sasso. Si
tratta di una rara e suggestiva testimonianza pittorica tardomedioevale:
abbiamo la morte con la falce, scheletri che danzano con personaggi di diverse
classi sociali, un ‘memento mori’, ricordati che devi morire non raro in quel
periodo storico, dove l’affresco serviva anche da libro per il popolo, un
richiamo alla vigilanza, quando la morte faceva razzia, soprattutto durante le
frequenti pestilenze.
Ma l’altro quadro, ancor
più pertinente con la narrazione, è l’Ophelia di John Everett Millais, pittore
preraffaellita, opera d’arte assai nota, datata 1852, che raffigura la tragica
fine dell’Ofelia di Shakespeare. Ofelia, figlia di Polonia, è innamorata di
Amleto ma è da lui respinta. Questo dolore, unito all’altro per la morte del
padre proprio per mano di Amleto, la condurrà al suicidio. Ebbene, le morti di
Ofelia, Marianna e Sabrina sono simili, almeno per ciò che riguarda l’elemento
liquido.
Angela Borghi non
nasconde di amare l’arte. Ammette di non essere un’esperta, ma un’appassionata
sì, forse memore delle lezioni di Silvio Tron al ‘Cairoli’. Quindi non
sorprende che abbia voluto giocare anche su questi due dipinti, per creare
nuove suggestioni e elementi utili alla sua complessa trama narrativa.
Detto dei protagonisti,
detto dei luoghi stiamo sulla trama. E qui vorrei chiedere ad Angela quale delucidazione
su come è nata, su come si è sviluppata, su quanto fosse già chiara in testa
prima della scrittura, o se i personaggi hanno favorito cambi di direzione,
nuove idee, sviluppi prima non considerati.
Bella la citazione di
Bukowski: ‘Voglio che tu mi dica che tutto è a posto e che i suoi capelli
rosso e oro si scioglieranno ancora sul mio cuscino’.