venerdì 26 giugno 2026

Ciao, Paolo


 

Solo ora apprendo la notizia della morte, lo scorso mercoledì 24 giugno, dell'amico poeta Paolo Pozzi. Ci eravamo salutati l'ultima volta nel gennaio del 2025 (vedi foto), quando condividevo la sua gioia per aver vinto il concorso Poeta Bosino. Amava il dialetto, non solo quello Bosino (il suo, essendo nato a Masnago nel 1935), ma anche il Milanese, il Bresciano, il Veneto, il Friulano, il Triestino e l'Istriano (sua moglie Marisa era profuga istriana). Lo amava, lo parlava e lo approfondiva, tanto che nel 2022 diede alle stampe un libro, una dotta ricerca dal titolo 'Similitudini, somiglianze, intrecci e fantasie nelle culture dialettali'.

Mi invitava sempre nella sua bella casa sopra Stresa, promessa di una visita che non ho mantenuto, e che oggi un poco mi pesa. Alpino, amante della montagna, poeta, navigante in barca e nel mare della fantasia, Paolo aveva un animo nobile e di grande sensibilità. Un gigante buono. Spalle larghe, resiliente con le lacrime agli occhi, sopportò la morte della moglie e il dolore atroce della morte dell'amata figlia Raffaella. Ultimamente mi faceva i complimenti per la buona riuscita del Calandàri, e terminava la sua puntuale telefonata: "Alpino, quando mi vieni a trovare? La mia casa è sempre aperta!" 

Caro Paolo, ora per te si è aperta la casa del cielo. Sei andato avanti.  

Mi piace vincere facile


 

Questo blog, ormai prossimo ai vent'anni di vita, è sì un mio spazio pubblico, ha un certo numero di lettori e sono contento di averli, ma è nel contempo uno spazio privato, dove pubblico pensieri che potrebbero favorire commenti del tipo: 'Troppo facile, si fa fare le recensioni dai suoi amici. Vuoi che parlino male di lui?' So che qualcuno lo penserà e non leggerà, ma aggiungo qui lo stesso le parole del mio amico giornalista Michele Mancino. La foto è di qualche anno fa. Siamo insieme nella giuria del Premio Chiara per inediti, con Bambi Bianchi Lazzati, Andrea Fazioli, Diego Pisati. Avevo chiesto agli amici qualche parola sui miei primi 40 anni di scrittura. Questo ha scritto Michele:

 

Carlo ha una virtù rara: la costanza nello scrivere. Per lui la scrittura non è mai stata soltanto un esercizio della mente, ma un gesto di appartenenza alla propria terra e, insieme, una forma di cura, anche del corpo. Nel corso degli anni si è misurato con ogni registro espressivo: il dialetto, il racconto, il romanzo, la poesia. Scrive molto, ma soprattutto scrive con una gioia autentica, che affiora da ogni pagina e da ogni sillaba.

Confesso di provare una sana invidia per questa sua capacità di abitare la scrittura con tanta naturalezza, intrecciandola ad altre passioni che lo definiscono, prima fra tutte la montagna. È un equilibrio raro, che restituisce il senso pieno di una vita vissuta con intensità e coerenza. Per questo guardo con sincera ammirazione a Carlo: uno splendido figlio, fratello, marito, padre, insegnante, amico e scrittore.

'Paradis' di Rodolfo Nicodemi

 



Rodolfo Nicodemi da lettore vorace ha ampliato il suo campo d’azione, facendosi scrittore. Quando? Giunto il tempo della pensione, momento critico per alcuni, spazio creativo per lui. In pochi anni il varesino di origini milanesi ha fatto tris: ‘Duccio Mucciarelli’ (0111 edizioni, 2023), poi ha vinto il Premio Chiara inediti e Macchione Editore gli ha pubblicato ‘L’estate di San Martino’ (2025), e infine è salito in paradiso con ‘Paradis’ (Tripla E edizioni, 2026). Un romanzo e due raccolte di racconti, una scrittura pulita, educata, uno stile e contenuti narrativi che ricordano uno fra gli autori preferiti di Rodolfo, e cioè Piero Chiara.

Ma stiamo all’ultima creatura, che ha per sottotitolo ‘Amori e malamori all’ombra del Bernascone’. Trovo assai utile riportare qui il testo in quarta di copertina, che spiega molto se non tutto: ‘Varese, 1961. Dietro il cancello del Paradis – tenuta doppia, villa dei Verri e cascinale dei contadini – il giovane sottotenente Romano Vernengo crede di essere arrivato in paradiso. Poi un fatto oscuro (un neonato ritrovato strangolato) incrina la patina elegante. Tra profumo di rose e campane del Bernascone affiora l’altra faccia dell’amore: il malamore. Lina, Giulietta e Vittore trascinano Romano dentro tre storie di gelosia e possesso, dove la rispettabilità borghese si screpola e la provincia mostra i suoi segreti. In un’estate le certezze finiscono: crescere significa scegliere, anche quando fa male.’

Eccezion fatta per il primo racconto, gli altri tre lasciano l’amore più come ipotesi che come realtà vivibile, mentre si concentrano sul malamore, la storpiatura dell’amore, l’eccesso che regala sofferenza e persino la morte. Mi pare banale fare riferimento a recenti fatti di cronaca: da sempre è così. Rodolfo Nicodemi, classe 1950, non certo un ragazzino sebbene non ancora adolescente come narratore, guarda con occhi esperti (allenati dal succedersi degli eventi) le trame amorose, pronto a disilluderci, a metterci in guardia: ‘Io ve l’ho detto, anzi, ve l’ho scritto, e lo scritto rimane.’ Nell’ultimo racconto poi (‘La scatola di latta’), il più lungo dei quattro, quasi un romanzo breve, Nicodemi ci mostra anche la sua capacità di creare suspance, con le indagini del sottotenente Vernengo, il protagonista che attraversa tutte e quattro le storie, sicché si parla sì di raccolta di racconti, ma potrebbe essere benissimo un romanzo unitario.

Si legge fra l'altro nella biografia sull’aletta di copertina: ‘…Rodolfo Nicodemi è un lettore appassionato, si dedica alla scrittura con disciplina quotidiana e racconta persone e luoghi reali in storie plausibili, per custodire la memoria di un’Italia passata…’ Italia passata, quindi anche il dialetto, che lo scrittore utilizza facendo un misto di milanese e bosino, ma è un peccatuccio men che veniale.

Mi sento di augurare a Nicodemi lunga vita narrativa: che dia seguito a questa sua pensione letteraria, ben lontana dalla noia da umarèll.


giovedì 25 giugno 2026

Con Simona, all'alba


 

Vista la calura, ieri sono partito più presto del solito per il mio giro in bici. Alle 5.30 ero già in sella. Nessuno in giro, né auto né bici. Giunto in cima al S.Monte, pensavo di incontrare la ben nota volpe sacromontina, che spesso viene avvistata all'alba. Niente volpe, e invece pochi attimi dopo ecco girare all'ultima curva una ciclista, fisico asciutto da scalatrice, bici super, velocità notevole. L'ho subito riconosciuta: Simona, mia ex alunna Vidoletti, per anni in Australia per lavoro, ora tornata a Varese. Mi era giunta voce dai suoi genitori che si distinguesse, oltre che professionalmente, anche per le sue imprese ciclistiche e da triathleta. Infatti ecco una foto di una sua vittoria in una gara australiana.  

I veri atleti si vedono dal mattino!!!!!

martedì 23 giugno 2026

Auguri, Gerardo

 


Felice compleanno al mio amico Gerardo Guffanti. Eccolo alla fine degli anni Sessanta (terzo da sinistra), ginnasta alla Società Varesina di Ginnastica e Scherma. Si noti, primo a sinistra, il suo allenatore, il nazionale Martino Ghezzi, ottimo ginnasta e proprietario dell'omonima pasticceria di corso Matteotti, storico locale, ormai l'unico che resiste a Varese. Con qualche anno più di me, Gerardo spesso mi accompagnava nella palestra di via Goldoni con la sua Lambretta azzurro aeronautica.

lunedì 22 giugno 2026

Adriano si diverte


 


Mi giungono queste belle immagini dal mio amico Adriano che, in vacanza a San Martino di Castrozza, alterna passeggiate sui monti a sgambate in bicicletta, come oggi, che si è portato su due passi mitici della zona: il Passo Rolle e il Passo Valles. 

Una presenza costante


 

Per fortuna la mia vecchiaia è accompagnata anche dalla presenza dei miei ex alunni, che mi riportano a tempi più giovanili. E così stamani sono salito al Campo dei Fiori con Alessio, uno dei miei primi alunni Vidoletti. Con alcuni di loro ho appuntamenti sportivi, in genere annuali, e noto (come è normale che sia) che di anno in anno sono costretti a rallentare il ritmo, aumentano i tempi di attesa del loro prof. Purtroppo mi tocca (come ieri con Paolo Talamoni) 'ritrovare' i miei ex alunni in una modalità che nessuno si sarebbe mai aspettato.