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mercoledì 28 ottobre 2026
Libri e Ripasso
martedì 27 ottobre 2026
Lo scrivere, per non sprecare la vita
Lo scrivere, per non sprecare la vita
Non avendo alcun titolo a parlare di scrittura, se mai ne servisse uno, mi limiterò qui brevemente ad elencare alcune ragioni per cui sono convinta valga la pena leggere il testo che avete tra le mani.
Si tratta della testimonianza
autobiografica di una vocazione, allo scrivere, e del percorso di uno scrittore
“con un minimo di credibilità”, come lui stesso si definisce. Una testimonianza
dettagliata, giornalistica, che sente l'esigenza delle prove, date, luoghi,
nomi e cognomi, per poter essere avvalorata. Una vocazione che non porta al
successo ma neppure ad un clamoroso fallimento: dal punto di vista narrativo,
poco emozionante.
Quindi perché scriverne? Perchè
appuntare ogni passaggio (scivolate, attimi di entusiasmo, momenti di buio,
strette di mano, tentativi andati a vuoto, inciampi, gratificazioni) a mappare
minuziosamente quarant'anni, costruendo un sentiero che probabilmente pochi
cercherebbero di seguire?
Una risposta possibile la fornisce Nicolas Borriaud, critico d'arte francese, nel suo libro Inclusioni
(2020, Postmedia): “Non si possono trascurare le innumerevoli azioni
artistiche che si diffondono modestamente nel corpo sociale, in comunità
ridotte, sottraendosi a qualunque circolazione mercantile […] per diffondersi
nella (loro) epoca, presso un pubblico ristretto. Dal momento che abbiamo
bisogno dell'arte per dare un senso alle nostre vite; che creatività e spirito
critico, lo scambio e la trascendenza, o il rapporto con l'Altro e con la
Storia sono valori che “presto si dimostreranno vitali per il futuro
dell'umanità.”
Questo
testimonia lo scritto di Carlo Zanzi, esattamente di una vocazione che nasce
dal desiderio artistico e creativo, una spinta interna (“scrittori si nasce”)
autonoma e incontrollabile che non ha bisogno di diventare altro, quindi del
successo, per essere giustificata, ma unicamente di essere svolta come pratica
quotidiana.
Semplicemente
nel suo svolgersi, questa attività (la scrittura) genera valore: amicizie,
incontri, riflessioni; sempre nel suo svolgersi favorisce apprendimenti,
stimola la creatività, la capacità di costruire soluzioni al di fuori dei
canali istituzionali pur senza, o solo in minima parte, generare profitto.
“L’attività
umana non è interamente riducibile a processi di produzione e di conservazione”
ricorda Georges Bataille ne La parte maledetta (2015, Bollati Boringhieri). Come
il lusso, i lutti, le guerre, i culti e le costruzioni di monumenti suntuari,
così i giochi, gli spettacoli, le arti e l’attività sessuale perversa (cioè
deviata dalla finalità genitale) rappresentano attività che “hanno il loro fine
in se stesse.”
Abbiamo
dimenticato, o più facilmente siamo stati educati da millenni di storia a non
considerare, l'importanza delle attività quotidiane che non producono un valore
immediatamente spendibile (denaro oppure merce): la pratica artistica, che per
abitudine stimiamo degna di nota soltanto se avvalorata dal consenso di un
pubblico, è una funzione vitale, una maniera di abitare il mondo, e lo Zanzi in
questa breve ma esaustiva mappa ci mostra esattamente come è accaduto nella sua
vita. Dalla spinta diaristica iniziale passando per il giornalismo, il romanzo,
la poesia, il recupero del dialetto, la ricerca delle origini, il racconto
breve e brevissimo, la nota di un paio di righe e poi di nuovo la narrativa di
media lunghezza: modi che si avvicendano mentre gli anni passano, che
affiancano e accompagnano ogni giornata.
Nella
breve biografia che accompagna i suoi libri Carlo Zanzi si definisce “varesino,
marito, padre e nonno, docente in pensione, giornalista pubblicista, sportivo”
e dimentica, quasi per pudore, “scrittore”; eppure James Hillman ricorda come
tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a
percorrere una certa strada, e che questa vocazione può anche essere rimandata
o elusa, e a tratti perduta di vista, ma “Non importa, alla fine verrà fuori.”
Essa
è come un bisogno pressante improvviso, una fascinazione, un curioso insieme di
circostanze che ci colpisce e ci fa dire: ecco quello che devo fare, ecco
quello che devo avere. “Ecco chi sono” (Il codice dell'anima, Adelphi1997).
E
aggiunge Carl Gustav Jung: “In ultima analisi, noi contiamo qualcosa solo in
virtù dell'essenza che incarniamo, e se non la realizziamo, la vita è
sprecata.”
La Vidoletti va di corsa
lunedì 26 ottobre 2026
Il milite impettito
Il milite più impettito d'Italia si trova a Gubbio. Nel suo abito bronzeo se ne sta ritto in piedi, sopra un basamento nel grande spiazzo ugubino vicino alla chiesa di San Francesco. Pare davvero fiero di mostrare il petto al piombo nemico. Ho profondo rispetto per chi, più o meno volontariamente, ha regalato la vita a un'Italia che non dovrebbe mai dimenticare questi eroi sconosciuti, uomini della sofferenza, con poca gloria.
