martedì 3 febbraio 2026

Il mistero della cornacchia


Comprendo molto bene che i miei post sovente tocchino argomenti secondari, per non dire terziari o quaternari, ma resto sempre sorpreso quando noto dalla mia finestra una cornacchia che, regolarmente, si posa proprio sul ramo più alto di una betulla, un rametto...eppure non si piega, nemmeno un traballìo. So che gli uccelli sono leggeri per questioni di volo, ma questa cornacchia è davvero un peso piuma! 
 

Sotto la neve...l'olio


 Sotto la neve il pane...ma anche l'olio.

domenica 1 febbraio 2026

Varese 'grattugiata' da Reggio


 




Questa volta il parmigiano reggiano siamo noi, mentre la grattugia è Reggio Emilia, che ci 'grattugia' e poi ci mangia sopra un bel piatto di tagliatelle al ragù. Questo è successo oggi, domenica 1 febbraio, al Palazzetto del basket, che è diventato un immenso ristorante dove i reggiani hanno pasteggiato a volontà. Non si fa in tempo a riacquistare un po' di autostima (grande vittoria contro Milano), ed ecco subito una randellata in testa, che ci abbassa e ci deprime. Inizio della partita (essenziale la vittoria, perché giochiamo in casa e Reggio sta peggio di noi) a dir poco allucinante: 0 su 7 da 3 per noi, una difesa impreparata ad assorbire le bordate violente degli emiliani, un oratoriano 8 a 24, 8 punti in un quarto, roba da principianti. Mani fredde, tremanti, gambe molli mentre la Una Hotels già si cambia d'abito, per scendere in sala da pranzo. Ma in fondo siamo sotto 'solo' di 16, e abbiamo ancora 3 quarti a disposizione. Gli ottimisti si stringono la mano. E in effetti il secondo quarto non è una resurrezione ma neppure una debacle totale, perché rosicchiamo 5 punti, da - 16 passiamo a - 11 (24-35) e all'intervallo lungo il nostro coach può se non sorridere, quanto meno sperare. Non so cosa abbia detto l'allenatore ellenico ai ragazzoni della OJM Varese, sta di fatto che un minino segnale di vitalità c'è, e quando si arriva al 30-40, con qualche errore di Reggio e il pubblico che si fa sentire assai...ecco, a quel punto si paventa la svolta. Ma non sarà così, e quando dopo errori vari un'entrata alla Pozzecco di capitan Librizzi vede il Molten roteare intorno al ferro, soffiato fuori retina dal vento della sfiga, ecco, a quel punto, sul 32-50 scrivo sul mio foglietto: finita! E così sarà. Anche se di per sé mancava ancora oltre un quarto di gara. L'ultimo quarto è solo apoteosi per gli emiliani (vedi foto dei tifosi biancorossi, che non siamo noi) e sofferenza per i varesini, per l'occasione vestiti di nero, un presagio di lutto. Vi è da dire che i ragazzi di casa non mollano mai l'osso, si impegnano sino alla fine ma Reggio non lascia un centimetro, gestisce con comodità il vantaggio, non affretta le azioni, si porta a casa una vittoria più che meritata: 61-76. Da noi il migliore è Iroegbu (foto), Librizzi rimedia qualche punto alla fine, Alviti continua a dimostrare di essere troppo altalenante, Moore non nelle sue migliori serate, Renfro sufficiente, Nkamhoua 6 --, Stewart questa volta pervenuto poco. Non è che Reggio abbia percentuali mostruose, solo che loro hanno fatto 69 tiri (41% di realizzazione) mentre noi solo 50 (38%). E poi i rimbalzi: 44 a 33 per gli ospiti. Il nostro 17% da 3 (4 su 24) è una condanna senza appello. 
Non drammatizziamo, ma dopo lo show meneghino ci si attendeva ben altro. Pazienza. Una domenica si vince, una si perde, quindi la prossima vinceremo.
Forza Varese!
 

sabato 31 gennaio 2026

La pensione di Paolo


 

Non posso che augurare una serena e 'sportiva' pensione al mio amico Paolo Costa, giornalista e scrittore, che oggi inaugura la sua nuova vita. E per rassicurarlo sul fatto che siamo ancora giovani (nonostante l'accesso alla remunerazione Inps), pubblico una foto di qualche annetto fa (era il 2008), per dire che non siamo cambiati affatto (soprattutto chi sorride a destra!) 

Vai sereno, caro Paolo! 

Il rosario del vecchio


 

Ogni anno torna il concorso Poeta Bosino, e ogni anno ripenso al quel giovedì 26 gennaio 1995, una serata di grandi emozioni. Era la seconda volta che partecipavo al Premio, la prima nessuna gloria, la seconda addirittura il primo premio, con la statuetta argentea del Pin Girometta (foto). Vinsi allora con 'Il rusari d'un vecc' e più d'uno mi fece notare che ero troppo giovane per scrivere poesie di tal genere. Allora avevo 39 anni, stavo approfondendo il tema della sofferenza e della morte, e avevo davanti mio papà Mario (che aveva la mia età attuale, cioè 69 anni) che era sì anziano ma assai vivo dentro. Da questi due elementi è nata la poesia, che non ha un contenuto pessimistico, è aperta alla speranza e alla voglia di vivere: quella che per fortuna conservo ancora, ora che davvero il rosario lo dico quasi tutte le sere, e che 'vecchio' lo sono diventato sul serio!


Rusari d’un vècc

 

Cala la sira, la ven giò me’n sipari,

grisa me’n rat. Curi a sgranà ‘l rusàri.

Fo’n cenn ai gent e pö prepari l’ambient,

ca gh’ho bisögn da lüüs.

 

Ogni dì l’è ‘n tuchell püssee lungh,

sa toca ‘l lett cunt un dulur divers.

Gh’è pü pasiun, restan dumà sti vers d’un vècc

ca l’è stüff d’andà in lung.

 

Epür la curòna incöö la dis

ch’inn prezius anca i pel di barbis,

che i vècc gh’han mia temp d’ingrigìss,

che lamentàss l’è la riceta di mort.

 

E mi gh’ho dent la vita ca la büi,

inn fort i me radis sota la tera.

Sun tütt segnàa da föra, ma da dent

sunt anmò ‘n pivelin cunt la pel liscia.

 

Ave Maria, Gratia plena…mama, sta chi,

ul fögh di cepp l’è mia assèe da scaldàss.

Santa Maria, Mater Dei…prega par mi,

che andarò in lett e vöri disedàss.

 

Pater Noster…Te sett in ciel, ga credi,

ma làssum un quai dì par ripasà.

L’è düra la leziùn dula speranza,

semm gulus da sto mund, pien da magàgn.

 

Salve Regina…sunt stai re anca mi,

in cità sevi ‘l primm fra gli ufelèe,

ho mes’ciaa la farina par i sciuri,

ho ricamà i me dulz cumpagn d’un sart.

 

Mater Misericordiae…vardè i man,

fò fadìga a sgranà la tò curona.

Treman al pass cun la fiama nel camin,

cerchi da tegnij giunt, e ma fann pena.

 

Gloria Patris et Filii…e gloria a mi

Se Ti, Signur, te sarètt bun davera.

Mi vivi e preghi anmò, senza vargogna.

Regali a Ti i me debit…Così Sia.

 

1° classificato Poeta Bosino 1994

 

Rosario di un vecchio

 

Cala la sera, viene giù come un sipario,

grigia come un topo. Corro a sgranare la corona del rosario.

Faccio un cenno alla gente di casa, e poi preparo l’ambiente,

perché ho bisogno di luce.

 

Ogni giorno è un po’ più lungo,

si tocca il letto con un dolore diverso.

Non c’è più passione, restano solo questi versi di un vecchio

Che è stanco di andare per le lunghe.

 

Eppure la corona oggi dice

che sono preziosi anche i peli dei baffi,

che i vecchi non hanno tempo di ingrigirsi,

che lamentarsi è la ricetta dei morti.

 

E io ho dentro la vita che bolle,

sono forti le mie radici sotto la terra.

Sono tutto segnato di fuori, ma dentro

sono ancora un ragazzino con la pelle liscia.

 

Ave Maria, Gratia plena…mamma, sta qui,

il fuoco dei ceppi non è sufficiente per scaldarsi.

Santa Maria, Mater Dei…prega per me,

che andrò a letto e voglio risvegliarmi.

 

Pater Noster…sei in cielo, ci credo,

ma lasciami qualche giorno per ripassare.

E’ dura la lezione della speranza,

siamo golosi di questo mondo, pieno di difetti.

 

Salve Regina…anch’io sono stato re,

in città ero il primo fra i pasticcieri,

ho mischiato la farina per i ricchi,

ho ricamato i miei dolci come un sarto.

 

Mater Misericordiae…guarda le mani,

faccio fatica a sgranare la tua corona.

Tremano a ritmo con la fiamma del camino,

cerco di tenerle giunte, e mi fanno pena.

 

Gloria Patris et Filii…e gloria a me

se Tu, Signore, sarai buono davvero.

Io vivo e prego ancora, senza vergogna.

Regalo a Te i miei debiti…Così Sia.  

 

venerdì 30 gennaio 2026

Auguri, Tommaso


 

Felice compleanno a mio nipotino Tommaso detto Tommy, ottimo sportivo. Cifra tonda: 10 anni!

Ha certamente preso da suo nonno materno, che a 10 anni già praticava ginnastica artistica.



L'ultima rosa


 

Dal 1994 partecipo regolarmente al concorso Poeta Bosino, con alterne fortune. Ultimamente la fortuna mi ha voltato le spalle, ma la costanza è una mia (penso) qualità. Ecco quindi la poesia di quest'anno. Era la fine di novembre, una giornata tersa e fredda. Nel roseto del mio giardino era rimasta una sola rosa, che tremava al gelo. L'ultima rosa.


L’ültima rösa

 

Ròssa par la paüra e par ul frècc,

l’ültima rösa barbèla al vent gerà.

Fra föj secc e ramm guzz ul so culùr

al sa da primavera, al sa d’amùur.

Ma l’ha sbaglià stagiùn chel fiùr gentil

e mò tòca pagà par chel erùur.

 

Da drè di vèdar un omm varda in giardin:

‘Matòca d’una rösa, sa te fai?’

Porta i so pass da vècc su n’utumana,

ciàpa ‘l giurnal, bel quiett sota i barbìss.

 

Trema la rösa, pìca ul vent vilan.

‘Tè vist la rösa?’ dis ul neudìn al vècc.

‘Làsa perd e sta chi; föra l’è frecc.’

Trequàal ul fiùur, ul fiö va cuntravent,

turna in cà, nel bicier un gutìn d’acqua:

‘Chichinscì la rösa l’è al so post.’

 

Ul nonu vardà ‘l fiö: ‘Te mia übidì!’

Ul fiö varda la rösa e fa ‘n suris.

 

 

 

L’ultima rosa

 

Rossa per la paura e per il freddo,

l’ultima rosa trema al vento gelato.

Tra foglie secche e rami aguzzi il suo colore

sa di primavera, sa di amore.

Ma ha sbagliato stagione quel fiore gentile,

e adesso tocca pagare per quell’errore.

 

Dietro i vetri un uomo guarda in giardino:

‘Stupida di una rosa, cos’hai fatto?’

Porta i suoi passi da vecchio su un’ottomana,

prende il giornale, bello quieto sotto i suoi baffi.

 

Trema la rosa, picchia il vento villano.

‘Hai visto la rosa?’ dice il nipotino al vecchio.

‘Lascia perdere e sta qui; fuori è freddo.’

Come il fiore, il ragazzo va controvento,

torna in casa, nel bicchiere un goccio d’acqua:

‘Qui la rosa è al suo posto.’

 

Il nonno guarda il ragazzo: ‘Non hai ubbidito!’

Il ragazzo guarda la rosa e fa un sorriso.