venerdì 16 ottobre 2026

I 60 anni de 'La Casa di Varese'


 


La Fondazione La Casa di Varese (Consultorio familiare, Centro Famiglia, ambulatorio privato Apes) è in festa per i sessant’anni di vita. Alla fine degli anni Sessanta, se si chiedeva ai varesini cosa fosse questa Casa, rispondevano: ‘Lo so, ci sono andato: i corsi prematrimoniali’. Già allora non era solo i corsi prenozze, ma dall’intuizione del prevosto Mons. Enrico Manfredini ad oggi il viaggio è stato lungo, a volte tortuoso, reso possibile da sacerdoti e laici con il bene della famiglia nel cuore (non possiamo non citare almeno don Pino Gamalero). Cosa è diventato oggi La Casa di allora, una Fondazione con direttore Giuseppe Tarantino e con presidente don Marco Paleari, lo dicono i numeri. Nel 2025 la Fondazione ha raggiunto 3.884 persone, erogando 16.397 prestazioni. I percorsi di educazione all’affettività nelle scuole e negli oratori hanno coinvolto 5.323 destinatari, tra alunni, insegnanti e genitori.

La festa per i sei decenni di vita ha avuto un momento iniziale lo scorso 6 marzo, con una Via Crucis presieduta dall’arcivescovo Mario Delpini, e avrà un atto conclusivo sabato 7 novembre, con un convegno dal titolo: ‘Famiglie: fili, nodi e nuove trame.’

“Non abbiamo voluto autocelebrarci” dice il dottor Tarantino, “ma proporre una mattina di studio.” Nulla si improvvisa, la società cambia e occorre rispondere ai nuovi bisogni. “La qualità dei servizi dipende dalle persone, dalla loro professionalità e dalla capacità di lavorare insieme” dice Tarantino. “Oggi è fondamentale raggiungere le persone nei contesti in cui vivono, costruendo reti capaci di rispondere ai bisogni emergenti.”

Il convegno del 7 novembre (dalle 9 alle 13.30 a Villa Cagnola di Gazzada) affronterà i seguenti temi: ‘I Centri per la famiglia come nodo d’integrazione: sfide e buone pratiche’ (Matteo Moscatelli); ‘Famiglie tra generazioni: ruoli che cambiano, agency relazionale e possibilità di fiorire’ (Elisabetta Carrà): ‘La famiglia e la polis: i destini del simbolico nella contemporaneità’ (Federica Facchin). I tre relatori sono docenti all’Università Cattolica; con loro modererà gli interventi Emanuela Saita.

Nella conferenza stampa di presentazione del Convegno, il presidente don Marco Paleari ha parlato di due dimensioni: il servizio alla persona, alla famiglia, alla comunità deve durare nel tempo, non basta l’attimo, e per accompagnare occorre rinnovamento, un rinnovamento che non è un tornare indietro, alle sicurezze passate, a cioè che è solido, ma un’uscita, un andare incontro alle persone. Dell’importanza del terzo settore ha parlato anche Roberto Molinari, assessore ai Servizi Sociali del Comune di Varese. 

Tutte le informazioni si possono trovare sul sito della Fondazione: www.lacasadivarese.it,  su @fondazionelacasadivarese, sulle pagine fb e instagram.   


Ciao, Angelo


 

Abita a cento metri da casa mia, ma la notizia della morte di Angelo Groppelli l'ho avuta da fb, in un post pubblicato dall'Atletica Riccardi. Malato da tempo, non lo si vedeva mai in giro, non ero informato sulla gravità del suo male. L'atletica italiana perde dunque un gigante che fu anche primatista italiano di getto del peso. Parlai di Angelo nel mio libro 'Regina delle Prealpi-L'atletica leggera a Varese' con queste frasi: "Angelo Groppeli nasce a Varese il 12 luglio del 1946. E' alto, fisicamente potente, ama lo sport. Incontra Gianni Bellorini, che saprà trovare le parole adatte per convincerlo a praticare l'atletica leggera. Comincia con il lancio del disco, ma quando la misura si allunga lo stadio di Masnago non è più adatto, manca la gabbia di protezione e con i calciatori e i ciclisti che si allenano tutto si complica. Così Angelo passa al getto del peso, sempre allenato da Bellorini, gioiello della Biumense che se lo coccola. Nel giro di quattro anni, dal 1974 al 1978, migliora 4 volte il primato italiano, passando da 19.02 a 19.78 (il suo record personale si fisserà in 20.03). 28 presenze in nazionale, tante volte campione italiano. Sarà lo stesso prof. Bellorini, inizi anni Settanta, ad invitare Groppelli a cambiare società, per poter progredire nei suoi risultati, ammettendo che a Varese non avrebbe potuto migliorare oltre. Ecco allora che il pesista diventa atleta di punta della Riccardi di Milano. Nella primavera del 1996, in un'intervista, Groppeli dichiarerà: - Ho smesso nel 1981, dopo oltre 10 anni di carriera, perché tanti infortuni sommati non mi permettevano più di essere competitivo...-'

Ciao, Angelo.

giovedì 15 ottobre 2026

La pancia


 

Un ventre prominente appare dall'uscio. 

Si dice il peccato, non il peccatore.

Le voci interrotte di Giusy Ferreri


 






Ben pochi resistono alla tentazione di pubblicare un libro. Il proprio nome in copertina ha il suo fascino. E non basta neppure essere già famosi in altro settore, anzi, questo in effetti facilita porte aperte nelle Case Editrici. Del resto anche gli editori devono campare, e sanno bene che una cantante nota (mettiamo una Giusy Ferreri) ha buone probabilità di vendere. E così eccoci proprio di fronte a Giusy, la cantautrice palermitana salita al nord in giovane età, baciata dal successo a partire dal 2008 ('Non ti scordar mai di me'), con una bella e potente voce molto riconoscibile: ieri sera ha presentato a Varese il suo primo libro, un noir ambientato a Pavia, dal titolo 'Le voci interrotte' (Solferino). E, come era facile prevedere, Sala Veratti era ricca di presenze, una cinquantina e forse anche sessanta varesini che hanno applaudito l'ingresso nel mondo letterario della Ferreri. Il libro, inserito nella rassegna 'Nord in giallo', è stato 'benedetto' in esordio dall'assessore alla cultura Enzo Laforgia, e quindi introdotto dallo scrittore Emiliano Bezzon. "Ho sempre amato scrivere" ha detto Giusy, ottima voce da cantante ma anche non inceppata nell'eloquio. "I testi delle canzoni non permettono di scrivere molto, mentre un romanzo dà molte più possibilità di esprimersi." E ancora: "La storia ha dei contorni macabri ma insieme è comica." A Pavia s'erge una statua della Dea Minerva, ed è proprio lei la protagonista di questo giallo, sul quale altro non dico perché non l'ho letto e perché ieri ho potuto fermarmi solo all'inizio della presentazione. Chi è curioso non avrà difficoltà a comprare il volume, che da qualche giorno occupa spazi importanti nelle italiche librerie. Da 'collega' auguro a Giusy grandi soddisfazioni anche con la carta stampata. 

La raccolta delle olive



 

Oggi ho iniziato la raccolta delle olive. Non ci vorrà molto, visto che ho una sola pianta. L'annata è stata ottima.

Piazzale Pietro Anastasi


 






18 giugno 1967: ho da poco compiuto 11 anni. Varese-Messina di calcio al 'Franco Ossola', se il Varese vince torna in serie A, dopo aver vissuto già il brivido della serie maggiore (grazie anche ai danée di Giovanni Borghi) dal 1962 al 1966. Finisce 2 a 0, sono fra i tanti che fanno l'invasione di campo. Amo il calcio, l'Inter e il Varese. Sono in un brodo di delizie. Magic moment. Corro verso centrocampo, i giocatori non hanno scampo, escono in mutande, tenendo le scarpette bullonate in mano. Uno è portato in  trionfo: Pietro Anastasi. E' arrivato l'anno prima da Catania, ha 19 anni, è fra gli artefici del ritorno in serie A. L'anno dopo sono di nuovo allo stadio, c'è Varese-Inter, lo ammetto, i giocatori dell'Inter mi paiono luminosi, laiche divinità, ma vince il Varese 1 a 0. Non segna Pietruzzo, ma si rifarà contro la Juve qualche mese dopo, la partita del secolo, 5 a 0 alla signora (detronizzata) del calcio italiano, e tre gol li segna il ragazzo siciliano. Che, naturalmente, finisce fra le brame di Gianni Agnelli. Borghi sfrutta la situazione e vende alla Juve il fenomeno della Trinacria per una paccata di milioni. Potrei a lungo continuare ma da qui in avanti molti conoscono la storia di Anastasi, fra i migliori attaccanti italiani della Juve e della Nazionale, campione europeo (con gol) nel 1968 eccetera eccetera. Ebbene, stamani, giovedì 15 ottobre, a 6 anni dalla morte prematura di Pietro (a soli 71 anni), Varese ha onorato la sua memoria, dedicando a lui il piazzale antistante lo stadio 'Franco Ossola', che da oggi si chiama piazzale Pietro Anastasi. Tanta gente stamani, nella luce dell'ottobrata varesina: anzitutto la moglie di Pietro, la signora Anna, e il figlio Gianluca, e poi autorità, vecchie glorie (fra le tante Roberto Bettega, anche lui Varese, Juve e Nazionale), il vicepresidente di quel grande Varese, 7° in serie A, campionato 1967/68, e cioè Guido Borghi. Molti hanno portato la loro testimonianza, e il ritornello è stato: grande campione, maestro di umiltà, di modestia, dava il massimo in ogni partita, era riconoscente verso il destino, che lo aveva condotto a Varese e poi a Torino e ancora a Varese, la sua città di adozione, che oggi finalmente regala un segno concreto di affetto al grande Pietruzzo.

mercoledì 14 ottobre 2026

Auguri, Paolo


 

Felice compleanno al mio amico Paolo. Eccoci insieme nell'ormai lontano 1980.