venerdì 30 giugno 2023

Eugenio Manghi: mezzo secolo di fotografia


 



La pioggia ha dato una spruzzata di fresco all'apertura dell'attesa mostra antologica del fotografo e documentarista Eugenio Manghi, ma non ha allontanato i visitatori dal castello di Masnago. 50 anni di fotografia, un milione di scatti, una cinquantina dei quali sono esposti al polo museale masnaghese, sino al 17 novembre.
Manghi (che in foto vediamo con l'assessore alla Cultura del Comune di Varese, Enzo La Forgia), classe 1953, una laurea in Fisica e una grande passione per la fotografia prima, per i video poi. Spesso in giro per il mondo, Eugenio torna volentieri a Varese, città nella quale è cresciuto (è nativo di Guastalla, in provincia di Reggio Emilia) e dove attualmente vive. La mostra è un concentrato di scatti sorprendenti, foto di grande formato. 6 le sale d'esposizione. Nelle prime due immagini canadesi nella terra degli Inuit, riprese in estate e in inverno nel 1992 e nel 1996. La sala 3 ospita foto dell'Artico, scattate in varie stagioni fra il 1982 e il 2013. La sala 4 è un omaggio a Varese, la sala 5 ci porta in Africa, con foto scattate fra il 1987 e il 2016. Infine la sala 6 ospita immagini varie, che riassumono il meglio del periodo 1987-2022. 
Come ha ricordato l'assessore La Forgia, il nostro Comune intende riconoscere le eccellenze artistiche varesine, ecco allora nelle sale del Castello, dopo Alberto Bortoluzzi, Eugenio Manghi, che ha al suo attivo (oltre al già citato, impressionante numero di scatti) 120 documentari di corto-medio metraggio e 20 libri fotografici. Collabora con la Rai, con Mediaset, con la RSI.
La mostra è arricchita da un catalogo.

Epitaffio

                                                                                                   ph valentina zanzi

Sulla mia lapide, a scelta:

'Morì come visse...per lo più sdraiato.'

'Pensò tutta la vita alla morte, che comunque lo sorprese.'

'Per fuggire alla morte credette in Dio, ma Dio lo punì per la sua poca fede.'

'Ogni giorno muoio un po', eppure ingrasso.'

'Non fate come fece lui...per carità!'


ps la giornata di pioggia mi ha indotto a queste riflessioni ma sono allegro...non si scrive di morte quando la triste sorella è vicina....
 

giovedì 29 giugno 2023

Paolo, Paola, Pietro, Petra...


Buon onomastico ai molti Paolo, Paola, Pietro che conosco. Di Petra conosco solo la Loreggian, conduttrice radiofonica di Rds, ma solo per fama. Ho aperto la mia bacheca delle immagini, ho trovato subito questa con l'amico Paolo Mannucci. Era il 1980, salita invernale in bici al Sacro Monte. Allora pedalavamo spesso insieme. Con Paolo Mannucci abbraccio tutti gli altri e le altre.

 

mercoledì 28 giugno 2023

Anche Paolo in pensione

 


Uno alla volta se ne vanno tutti...in pensione, naturalmente. Non pensiamo male. La scuola si rinnova, come è giusto e naturale che sia. Quindi ieri è stata la volta del mio amico (e grande amico di mio fratello Marco, eccoli insieme in foto) Paolo Caggioni, storico prof di religione della Pellico-Righi. Gli storici hanno fatto storia ma ora scriveranno un'altra storia, e Paolo avrà di che divertirsi, vista l'abbondanza di nipoti e di interessi. Ieri grande festa alla Righi, e mi spiace di averla saltata, per improrogabili impegni di nonno. 

Abbraccio qui Paolo, con i migliori auguri per una pensione 'rivitalizzante'!

martedì 27 giugno 2023

Enrico: più di così non vale!


 

Enrico Irmici, mio coetaneo, docente di educazione artistica alla Vidoletti, ha resistito in cattedra il più a lungo possibile, ma superati i 67 anni lo Stato ti manda obbligatoriamente in pensione. Enrico, spirito giovanile, avrebbe continuato ancora un paio di annetti, ma non vale quindi ecco la foto di rito. Da sinistra Laura Veroni, docente di lettere (nonché scrittrice), quindi Antonio Antonellis, già dirigente scolastico alla Vidoletti, il già citato Enrico, infine Salvatore Cuzzupè, già docente di educazione artistica e pittore.  

Caro Enrico, noi del '56 siamo tutti poeti (come giustamente canta Miguel Bosè) quindi che la tua pensione sia poetica! 

Auguri a Luisa e Riccardo


 Felice anniversario di nozze ai miei amici Luisa e Riccardo.

La Maglione va in pensione


 




E così anche Maria Grazia Maglione, storica docente di matematica alla media Vidoletti, andrà in pensione. Grande festa ieri sera, alla scuola media di via Manin, vecchi e nuovi colleghi a battere le mani, ringraziando la docente per il suo esempio e la sua vitalità. Una volta tanto, dopo aver organizzato innumerevoli feste per i pensionandi, è toccato a lei stappare la bottiglia e ricevere baci, abbracci e musica, compresa una canzone scritta appositamente dal drammaturgo (e ora anche cantautore) Riccardo Prando, sulle note de 'Il pullover', hit degli anni Sessanta. Ovviamente il pullover è diventato un maglione, sicché l'intro del pezzo dice: 'La Maglione che conosci tu, sai mia cara possiede una virtù, lei trasforma i numeri per me e si illude che piacciano anche a te...' e via di questo passo. Sontuoso rinfresco, megatorta e tanta allegria. 
Naturalmente auguro a Maria Grazia, già nonna, un tempo post scolastico entusiasmante.  

domenica 25 giugno 2023

Croce di vetta


 

In foto il mio amico Emanuele Bassani sulla croce in vetta al Fletchorn (3985 m slm). Approfitto di questa foto suggestiva per dire qualche parola sulla recente polemica: croci in vetta sì o no? Nel mio romanzo 'Sassolungo' immagino il protagonista intento proprio a portarsi una croce, da piazzare sulla montagna simbolo delle dolomiti della Val Gardena, priva di croce sommitaria. A suo tempo avevo preso contatti con le guide della Val Gardena, i famosi catòres, per sapere le ragioni di quella privazione. La risposta era stata sintetica e categorica: ce ne sono già troppe di croci, non ne vogliamo altre. Pare che le croci di vetta deturpino il paesaggio (Dio creò le montagne senza croci) e offendano chi cristiano non è e non crede in quell'incrocio di legni. Io la penso diversamente: per me arrivare in cima e non trovare una croce è qualcosa di meno. Si dirà che la risposta non è esaustiva, ed è vero. Arrivato in cima pregherei lo stesso, anche senza croce, ma abbracciare una croce è più bello.  

Il soave canto della peccatrice


 


Serata interessante ieri sera, sabato 24 giugno, a Brinzio. Nella chiesa parrocchiale è stato presentato l’ultimo libro del giornalista, narratore e oggi anche drammaturgo, Riccardo Prando. Perché ‘Il traditore, il soldato, la peccatrice’ è un testo per il teatro, tre atti unici per la Passione. Quindi ieri nel luogo sacro di Brinzio, il momento (fortemente voluto dal parroco) non è stata la classica presentazione di un nuovo libro, ma una ‘sacra rappresentazione’ con al centro l’ultimo dei tre monologhi, la peccatrice, cioè la Maddalena.

Sarò sintetico perché invito a procurarsi il volume, edito da Macchione. Qui dirò solo che lo spazio temporale è stato quasi totalmente occupato da Aurora Scarpolini, una giovane di certissimo talento e di garantito futuro artistico. E’ stata lei a leggere le parole di Maria Maddalena, liberamente allineate dalla penna di Prando, evidenziando la sua preparazione come attrice. E qui una prima riflessione: in un monologo teatrale è chiaro che la forza della parola (come nella poesia) è essenziale, ancor più che in un romanzo, dove vi è maggior libertà espressiva. E Riccardo Prando questa incisività, profondità è riuscito a trovarla, come Aurora è stata in grado di riproporla con la sua voce.

La lettura è stata intervallata da momenti musicali, e qui non solo spezzo una lancia, ma un intero esercito di lancieri a favore di Aurora Scarpolini, che pizzicando le corde dell’arpa e riempiendo le volte della piccola chiesa con la sua voce ha regalato quell’emozione che la sola parola scritta più difficilmente riesce a provocare. So di eccedere nell’enfasi, ma se uno mette insieme quello che si immagina essere il canto degli angeli con quello delle famose sirene che misero alla prova la resistenza di Odisseo, si ha un’idea della dolce voce di Aurora.



Gabriella e Marco



 25 giugno 1983: Gabriella e Marco

sabato 24 giugno 2023

Stasera tutti a Brinzio


 


E dopo molti libri di storia locale, una raccolta di racconti e un saggio ‘critico’ sul mondo della scuola (che ben conosce, avendo insegnato lettere per quarant’anni), Riccardo Prando torna nelle librerie con tre monologhi. Titolo del libro: ‘Il traditore, il soldato, la peccatrice’ Sottotitolo: tre atti unici per la Passione. Di che si tratta è lo stesso giornalista e narratore a raccontarcelo: “E’ un libro che ho scritto negli ultimi due anni. Il protagonista del monologo si rivolge direttamente allo spettatore. Il primo ad entrare in scena è Giuda, che qui definisco il traditore. Ho preso spunto dall’omonimo racconto che si trova nella mia raccolta di racconti, che ha per titolo proprio Giuda, trasformando il testo tutto in prima persona. Abbiamo poi la seconda figura, il soldato, cioè uno dei centurioni romani intenti a crocifiggere il Messia. Il soldato, rapito dallo sguardo sofferente del Crocifisso, resta paralizzato. Infine la peccatrice, cioè la Maddalena: Gesù passa, lei ne è attratta, lo segue, bacia i suoi piedi e li asciuga con le sue lacrime. E proprio quest’ultimo testo vedrà la recitazione e l’accompagnamento musicale di Aurora Scarpolini.”

L’appuntamento è quindi per sabato 24 giugno, ore 20.45, chiesa parrocchiale di Brinzio.

Come sottolinea l’autore, il Vangelo è sempre attuale, tutti potranno riconoscersi in uno dei tre personaggi sulla scena. 

 


La nostra vita...un capolavoro

                                                                                                     ph antonio borgato
 

Il titolo del 45° Palio delle 6 contrade di Masnago è 'La nostra vita...un capolavoro'. Ho avuto la fortuna di poter prendere parte a questa manifestazione, presentando ieri il mio romanzo 'La strada per le stelle'. Ringrazio quanti sono intervenuti. Mi spiace che durante il dialogo fra me e il giornalista Paolo Costa non sia mai stato citato il titolo del Palio...forse perché la mia vita non è certo un capolavoro, né tale si può definire il mio romanzo. Però don Giampietro, nel suo discorso introduttivo, al secondo punto dice che non dobbiamo farci angosciare dai nostri limiti. Bene...e allora via l'angoscia, andiamo avanti e soprattutto partecipiamo agli eventi del Palio. Ad esempio oggi, sabato 24 giugno, a partire dalle 17.30 in piazza Ferrucci a Masnago, concerto live degli 'Acoustika'.

Per info: www.comunitapastoralemami.it

giovedì 22 giugno 2023

Anna e Marco vi aspettano


Il sottoscritto, ma soprattutto Anna e Marco, protagonisti del mio romanzo, vi aspettano. 
 

Chiara nutrizionista



 

Certamente la temuta prova costume è fattore che può indurre a qualche revisione sul nostro comportamento alimentare, ma al di là dei chili di troppo mangiar bene fa bene alla salute. Ecco qui un'indicazione, che potrebbe servire a chi non si accontenta dei consigli su google ma preferisce una professionalità più garantita.

Riso in una sera d'estate

 


Piacevole serata con gli amici Roberto, Riccardo e Paolo. Non il tradizionale risotto ma un più rinfrescante riso in insalata, cena all'aperto sul balcone che domina la periferia di Bobbiate, scorci sul Rosa annebbiato dalla calura. Poi un vento con minaccia di temporale, dialoghi fra letteratura e guai dell'età, qualche chiacchiera sugli assenti (gli assenti hanno sempre torto) ma soprattutto il piacere di un presente di amicizia. 

Se poi c'è l'elicottero...


 

In bici vado solo in salita e quasi sempre da solo. A volte, preso dall'entusiasmo o dallo sconforto, immagino di essere in fuga davanti a tutti, stremato ma prossimo al traguardo. Stamani è capitato, ed è capitato che ad un certo momento un elicottero si è messo a volteggiare sopra il Campo dei Fiori. Il tipico rumore metallico delle pale  mi ha gasato. E allora ecco l'elicottero che fa da ponte durante le gare, ecco i tifosi assiepati lungo i tornanti, un paio mi hanno anche spinto e io ho allontanato le loro mani, molti mi hanno detto che in alto mi aspettavano le ragazze (in verità i veri tifosi usano un'espressione più colorita) e ciò mi ha fatto bene, non pochi mi hanno lavato con acqua fredda...all'ultimo chilometro il tifo si è fatto pericoloso ma hanno piazzato le transenne...infine il traguardo!

Dovevi ricordarmelo il giorno prima


 Chi presenta libri come me, chi organizza eventi, certamente ha sentito più volte la seguente frase: "Accidenti, mi sono dimenticato. Me l'hai detto troppo presto. Dovevi ricordarmelo il giorno prima."

A tutto vantaggio di costoro, ecco il mio avviso del giorno prima. 

mercoledì 21 giugno 2023

Edoardo Albinati e la sua uscita dal mondo


 

Uno dei tre libri finalisti al Premio Chiara 2023 è la raccolta di racconti di Edoardo Albinati ‘Uscire dal mondo’. Albinati è mio coetaneo, classe ’56, docente al carcere di Rebibbia e scrittore di successo. Il suo voluminoso romanzo ‘La scuola cattolica’ ha vinto il Premio Strega qualche anno fa. Qui abbiamo tre racconti e parto dall’ultimo, quello meno convincente, ‘Oubliette’, 40 pagine solo di virgole, senza un punto, un punto e virgola, due punti…Niente, una prova di coraggio e di pazienza per il lettore, un esperimento (certo non sarà il primo scrittore ad averci provato) per dire che si può scrivere una storia interessante anche senza delimitare le frasi con un bel punto. Altro non dirò di questo. Il primo racconto della raccolta, ‘Ragazzo A’, ha tutte le componenti di uno scritto normale, e rispecchia certamente l’esperienza lavorativa di Albinati, perché Ragazzo A è un giovane in carcere, che frequenta la scuola carceraria, provato dalla vita in maniera devastante. Una storia che descrive un mondo a molti sconosciuto. Il racconto più lungo e per certi versi migliore è quello centrale, ‘La figlia strana’, cioè la vicenda di un sacerdote e di alcune figure femminili. In alcuni tratti (soprattutto della prima parte) ricorda un brillante Piero Chiara, poi nella parte centrale si perde un po’ e alla fine devia verso il saggio teologico.

Non ho letto altri libri di Albinati. Questo mi pare un po’ affrettato, che denota comunque una facilità di scrittura sorprendente e una indubbia originalità.


Anna-Valentina


 
                                                                                          foto da google immagini


Rivelo un piccolo trucco del mestiere. Quando si scrive un romanzo, almeno per ciò che riguarda i personaggi principali bisogna avere ben chiara la loro fisionomia, quindi conviene fare riferimento ad una persona reale, meglio se non appartenente alla cerchia familiare o degli amici più vicini. Nel caso del mio ultimo romanzo, 'La strada per le stelle', per la protagonista femminile, Anna, ho operato un 'furto' di immagine prendendo in prestito le sembianze di Valentina Antonello, nota giornalista del TG3. 

Donna del sud


 

Qualche anno fa, ripensando al mio esame di maturità, scrissi questo racconto breve, in parte reale in parte fantastico. 

Non ricordo né il nome né il cognome di quella donna del sud, e nemmeno il volto, eppure è dentro di me e non vuole andarsene. 


Donna del sud

Non potrò mai dimenticarmi di lei. Una donna del sud, secca, intagliata di rughe che il trucco penosamente cercava di camuffare, un naso forte, occhiali sproporzionati, vestiti che la invecchiavano. Era il commissario esterno al mio esame di maturità, salita da noi per quattro lire, messa sul treno da chissà quali passioni. E una la incontrò in quelle aule. Una divenni io.

Che le fossi simpatico lo intuii agli scritti, al tema di italiano, quando si avvicinò, appoggiò la mano sulla mia spalla sinistra, sorrise e mi fece capire che era solo un tema, e che la maturità era un’altra cosa. Sarebbe, forse, arrivata decenni dopo. Forse. Disse tutto ciò con un sorriso speciale, modellato apposta per me, una carezza alla mia ansia da esame.

All’orale davvero si spogliò per me, perse ogni pudore, smarrì l’etichetta imposta dal ruolo. Non suscitò alcun imbarazzo perché tutto era implicito, sottaciuto, compreso da noi due soltanto. Era un abbraccio dei nostri occhi. Una relazione impossibile. Credo che per lui fossi diventato, al tempo stesso, figlio e amante.

Non ero bello, probabilmente per lei ero interessante, più intelligente di quanto i miei voti d’ammissione potessero comprovare. Forse voleva andare a grattare sul fondo del barile, per far emergere le incrostazioni depositate dalla timidezza. O forse la ragione contò poco in quegli anni lontani, in quei giorni di maturità, in quel prologo d’estate che mi avrebbe condotto al diploma e all’università. Le piacevano, immagino, la mia testa sproporzionata, i capelli incolti e gli occhi piccoli, fari che proiettavano una luce capace di abbagliarla. Sì, immagino avesse preso un abbaglio per me e all’orale si diede da fare per dimostrare che aveva ragione lei, che davvero meritavo quel voto, ero fra i migliori della classe perché depositario non di cultura libraria; conservavo pochi concetti ma sensibilità in esubero, un terreno fertile che sino a quel punto aveva ricevuto pochi semi per incapacità del corpo docente di quel liceo, ma che si preparava a grandi seminagioni e ad abbondanti raccolti futuri: perché lei, quella professoressa ossuta e ricurva, che s’avvolgeva d’un profumo dolciastro, avrebbe intinto le mani nelle mie zolle, depositando il suo amore per la vita. Fu così che dopo Catullo, San Francesco, Leopardi e D’Annunzio pensò fosse arrivato il momento di andare al di là del nozionismo, di saggiare il mio personale modo di leggere le cose. Fu così (ero molto sudato, puzzavo per la tensione, speravo solo che finisse nonostante lei mi avesse messo a mio agio), fu così –dicevo- che mi chiese: “Ma cos’è, per lei, l’amore?”

Sprofondai nel panico. Me l’aspettavo che sarebbe successo qualcosa, che non si sarebbe accontentata. Persi ogni lucidità e in quello stato di nebbia le regalai un sorriso ebete e pensieroso. “L’amore?” domandai passandomi la mano sul naso e sulla bocca riarsa dall’ansia. Lei non rispose e attese, con due occhi che lentamente si piegavano nella delusione, come una musica allegra storpiata dal disco che rallenta la sua corsa.

Mi voltai verso il pubblico per disperazione, forse per nascondere una lacrima, non potevo chiedere suggerimenti per una domanda che non avrebbe potuto averne.

Ma vidi lei, la mia ragazza di allora. Avrei dovuto sposarla solo per quella presenza, le cose sono andate diversamente.

La vidi, mi voltai, risposi: “Cos’è per me l’amore? Ecco la risposta” e indicai a braccio teso Laura.

La professoressa fu soddisfatta? La delusi? Mandò giù un mezzo boccone di gelosia? Laura la apprezzò, confessandomi che si era sentita imbarazzata. E lei? La donna del sud? Ricordo che mi strinse la mano con un sorriso esagerato (e falso?), che mi rimproverò quando le dissi che facoltà avevo in animo di scegliere e che mi premiò con un voto eccessivo. Fu il suo bacio mai dato.     

 

martedì 20 giugno 2023

Auguri, Damiano


 

Felice compleanno a Damiano Franzetti, giornalista di VareseNews, fra i massimi esperti di basket della nostra città. Già giocatore di pallacanestro di buon livello, è noto per la passione che lo accompagna durante le partite. A fronte di errori clamorosi (dei nostri giocatori o degli arbitri) scatta in piedi e lancia imprecazioni verso la volta del Palazzetto. Poi, calmatosi, riprende la sua cronaca.

Mamma mia, che incubo!


 

Sappiano, i maturandi che oggi affrontano la prima prova scritta degli esami di maturità, che anche 50 anni dopo ricorderanno come un incubo quell'esame, lo sogneranno con sfumature diverse ma con il medesimo finale: per fortuna che è un sogno! E dire che a me la maturità è anche andata bene, perché meritai un 48/60, quarto della classe, quando in realtà stavo nella metà bassa della classifica. Uno scatto finale degno di un velocista. In foto siamo nel 1974, 2^ liceo al 'Classico', l'anno prima dell'esame che avrebbe dovuto attestare la mia maturità, una qualifica che purtroppo non ho ancora raggiunto. Temo di passare dall'essere acerbo all'essere da gettare!

Ciò premesso, in bocca al lupo a tutti i maturandi. Che hanno comunque un indiscusso privilegio: sono giovani!!!!!

Venerdì si avvicina


 


Venerdì 23 giugno si avvicina. Dovrei aver detto tutto: sarà con me il giornalista e scrittore Paolo Costa, ci sarà uno spazio musicale con Manu Argentina, Lidia Munaretti, Antonio Borgato e Guido Zanzi.  

E no, dimenticavo di ringraziare la Comunità pastorale che mi accoglie e che ha messo a mia disposizione la sala. In modo particolare devo ringraziare Massimo Giuseppe Mentasti (eccolo in uno scatto di qualche anno fa), che ho avuto il piacere di conoscere al settimanale 'Luce' e che ha 'sponsorizzato' la mia presenza al Consiglio pastorale. Sarà lui a presentare gli ospiti. 

lunedì 19 giugno 2023

Vado al Massimo


 

E' stata per me emozionante la visita al IV Memorial Paolo Talamoni, ieri, sui campetti del Campus. Soprattutto mi ha fatto piacere ritrovare miei ex alunni che ho rivisto felici; una mia ex alunna teneva fra le braccia addirittura un bimbo. Osservando fra i giocatori, ventenni, trentenni, baldi giovani dai garretti potenti e dalle mani calde, ho notato un agonista che di anni ne aveva più o meno il doppio rispetto alla media. E ho riconosciuto lo sportivissimo dottor Massimo Fusaro, medico di famiglia recentemente pensionato, che con atletismo invidiabile e muscoli certamente tonici, reggeva il campo più che dignitosamente. Classe 1959, compagno di classe di mia moglie allo Scientifico 'Ferraris' di Varese, il dottor Fusaro è personaggio noto in città.

Chi mi conosce sa che sconsiglio gli sport di squadra a chi ha superato i 50 anni. L'ho ricordato anche al dottor Fusaro, che non mi ha dato torto, ma che ugualmente è tornato in campo, con l'entusiasmo di un ragazzino. 

Paul sempre con noi



 



Paolo Talamoni detto Paul, un'immensa passione per il basket, un male incurabile che sei anni fa l'ha strappato alla gioia di vivere; Paul Talamoni, mio ex alunno alla Vidoletti, un grande sportivo, che non è stato dimenticato. Ieri i campetti di basket del Campus, a lui dedicati, hanno ospitato un torneo 4c4, tanti giovani, sano agonismo, canestri a ripetizione, quei ciuff che Paul sommava, sognando il successo con la palla a spicchi. Presenti i genitori di Paolo, le sorelle, tanti amici, un abbraccio corale che ci ha riportato Paolo, lì, con tutti noi. 
Si è svolta anche una gara di tiri da 3 punti, dedicata a Fabio Aletti, un giovane che come Paul amava il basket, amava la vita e ci ha lasciato quando nessuno dovrebbe andarsene. 

Ciao, Gianfranco


Ieri mi è arrivata la triste notizia della morte del mio amico Gianfranco Pevarello (eccolo in foto con figli e nipote). Lo avevo incontrato di recente, sul sagrato della chiesa parrocchiale di S.Ambrogio: mi aveva accolto con il suo immancabile sorriso e la sottolineatura che gli 80 li aveva superati da un pezzo, ma che aveva ancora buone ragioni per sorridere. Con lui, come sempre, l'amata moglie Luisa.

Ci siamo conosciuti agli inizi degli anni Ottanta, quando per matrimonio la mia residenza si è spostata da Biumo Inferiore a S.Ambrogio. Fra coloro che più si impegnavano in parrocchia, soprattutto a servizio dei giovani, parroco don Umberto Zerbi, c'era Gianfranco. Una persona generosa, aperta al volontariato. Infatti ci siamo rivisti anni dopo al Consultorio La Casa di Varese, dove Luisa e Gianfranco regalavano la loro esperienza matrimoniale alle giovani coppie. 
Infine gli incontri alla Vidoletti, quando i suoi nipoti hanno cominciato a frequentare la scuola media dove insegnavo.

Sono vicino a Luisa, a Fabio, a Guido.

 


venerdì 16 giugno 2023

Una Messa per Francesco


Questa sera, sabato 17 giugno, ore 18.15, chiesa di Luvinate, verrà celebrata una Messa in ricordo del mio amico Francesco Andreotti.

Eccolo in foto (a destro) con l'inseparabile Carletto Maroni, sulle tribune dell'Ippodromo. Era il 2008, Mondiali di ciclismo a Varese. Francesco e Carlo, due grandi passioni per la bici. 
 

Gino


 

Gino: passione, coraggio, rischio e un prezzo a volte troppo alto da pagare. Oggi sono qui a dire che i ciclisti rischiano troppo, lo spettacolo lo impone. Domani continuerò a seguire le gare. In piena contraddizione. 


Gino Mader, ciclista svizzero di 26 anni, è morto oggi dopo la caduta di ieri, in discesa, al Giro della Svizzera. 

Nonno e nipote


 






Dove un nonno sportivo varesino avrebbe potuto accompagnare una nipote di dieci anni oggi, venerdì 16 giugno? Anzitutto alla Schiranna, nel 'suo' parco, ad assistere alla prima giornata della Coppa del Mondo di canottaggio, sui nuovi attrezzi per l'irrobustimento, quindi un salto al Volo a vela 'Adele Orsi Mazzucchelli', partenze e arrivi di aerei ed alianti. Infine un giretto all'OVS.