lunedì 20 luglio 2026
Alla ricerca dello stupore perduto
domenica 19 luglio 2026
venerdì 17 luglio 2026
Auguri, Donatella
Felice compleanno alla mia amica Donatella.
Ho notato che come foto di copertina della sua pagina fb ha scelto un'immagine iconica per chi ama le dolomiti della Val Gardena: la Malga Brogles, con il gruppo delle Odle, ammirate nel versante della val di Funes. Non posso che complimentarmi!
mercoledì 15 luglio 2026
Amore a sessant'anni
Amuùr a
sesant’ann
A
sesant’ann ma sunt inamurà,
in trüscia
‘l cöör anmò par una dona,
ma sunt
spusà, a gh’ho tri fiö par cà
e ‘na
prumesa dananz a la Madòna.
Epüür ul
cöör al cùur e le l’è bela,
düü ugìtt
ca fan passà tucc i magàgn,
dent ul me
cò la brila me ‘na stèla,
ga pensi ‘l
dì e la nott: destin vilàn.
Un nasin
‘me ‘n puntìn, e ‘na buchìna…
cent e mila
surìs dumà par mi,
e l’è
giùina, dulza e peverìna;
sa gh’è le
gh’ho curàgg, sun mia stremìi.
Da paròll
na fa pòcch, l’è mia ‘na miée,
preferìs
stà visìn, i mè basìn,
i mè brasc,
i carèzz, insema a le
vùga ‘l
temp, cùur la vita, bel facìn.
Ga pias
andà a balà, ga pias viagià,
durmì e
vess ninàda me’n fiurìn.
E mi bali
cun le, vöri pensà
dumà al so
bèn, dumà a restag visìn.
La so vùus
l’è ‘n amuùr, la ta dislèngua,
i manìn
paran fai da purcelàna,
i cavei
curt e d’or, gh’è mia ‘na lengua
par dì,
cunt i paròll, la mè matàna.
Ma par da
viv dabùn un gran bel sögn,
cumànda le,
smurfiùsa e piscinìna;
la me dona
da piang gh’ha no bisögn:
sunt ul so
nònu, e le la me neudìna.
L'alpino Antonio è già in montagna
Alpino Antonio sta per Antonio Verdelli (capogruppo degli Alpini di Varese, sezione con 95 anni alle spalle), la montagna è il Campo dei Fiori. Lì ci siamo incontrati stamani, perché Antonio è già sui monti, per organizzare la Festa della montagna 2026, tradizionale e immancabile settimana (anzi, quest'anno sono 8 giorni) di Ferragosto al Campo dei Fiori...che di fiori ne ha pochi, mentre ha molti grattacapi.
"Caro Carlo" dice Antonio, "sono sempre di meno quelli che si rimboccano le mani, mentre i problemi aumentano di anno in anno. Chi l'anno scorso era vicino agli ottanta ora ne ha ottanta, manca il ricambio."
Le penne nere posano lo zaino?
"Andiamo avanti" dice Antonio. Si alza la sbarra che conduce al Grand Hotel. Antonio mette lo zaino in spalla e via!
La bici di papà Mario
Sono contento di aver speso qualche euro dal mio amico ciclista di Masnago Zoccarato detto Zocca, per rimettere in sesto la bici di mio papà Mario, un'Atala datata metà degli anni Ottanta. Mio papà è andato in bici sin dopo i 90 anni (lo vedete in sella a quella prima dell'Atala). La usava per andare in centro, qualche volta si spingeva sino a S.Ambrogio. Derideva chi, avanti negli anni, si vestiva di tutto punto, bici da corsa: 'Ma fan rid!' esclamava. Non è mai stato un ciclista per passione, utilizzava l'ecologico mezzo per gli spostamenti. Ora potrò pedalare con lui, sulla sua Atala, rivivendo ciò che provavo prima del 1977 (anno della mia prima bici da corsa), quando usavo la Gloria (senza cambi) di mio padre.
domenica 12 luglio 2026
Sara Bianchi sul Dente del Gigante
venerdì 10 luglio 2026
Sì, è bravo, ma potrebbe fare di più
Mi capita spesso di tirare le somme e di pensare: 'Il mio bilancio esistenziale è in attivo o in passivo?' Alla domanda risento subito la frase di alcuni miei prof delle medie e del liceo (al liceo senza più il sì, è bravo'): "Sì, è bravo, ma potrebbe fare di più." Davvero avrei potuto fare di più? Certamente sì, ma sfido chiunque a dire con sincerità che ha dato sempre il massimo, spremendo le sue ore e i suoi talenti come un limone, sicché meglio di così non avrebbe mai potuto fare. Tutti avrebbero potuto fare di più. Certo, poi ci sono le differenti gradazioni. Ad esempio nello studio. Ho scelto la foto della mia seconda elementare alla 'Cairoli', con la maestra Spotorno, perché lì credo di aver dato il massimo nell'impegno scolastico, dalla seconda alla quinta elementare. Poi mi sono adagiato, prima sugli allori, poi sulla scomoda poltrona di chi vive alla giornata, confidando anche nella fortuna e in qualche trucco del mestiere.
Quando si arriva alla mia età bisogna per forza assolversi, valorizzare le cose migliori o ritenute tali, accettare la nostra debolezza. E poi c'è sempre tempo per il riscatto finale!
L'antro del Gavia
Mi ero innamorato del passo Gavia (2618 m slm), da raggiungere in bici, vedendo l'epica tappa del Giro d'Italia del 1988, quando i corridori lo superarono malmenati da una micidiale tormenta di neve. Sette anni dopo ero in vacanza a Ponte di Legno, quindi non potevo non tentare l'impresa. Partii con la mia Olympia il 12 luglio, superai non senza fatica un lungo tratto di strada sterrata ma, a pochi chilometri dal passo, ecco una galleria: lunga, nessuna luce, quello che chiamerò (scrivendolo dietro la foto che vedete in alto) l'antro del Gavia. Mi avventurai ma tornai indietro, impaurito. Presi il sentiero che si snoda sulla sinistra, la vecchia strada, che era inagibile, una pietraia che completai a piedi, quindi tornai in sella e raggiunsi il passo. Oggi leggo (e posto la foto) che verrà presto inaugurata la variante, che permette di non accedere giocoforza alla galleria. Mi rallegro, anche perché quest'anno vorrei tornare al Gavia...naturalmente in bici!
Eddy e Tadej
Un mio amico poeta, sapendo che tifo Pogacar, ieri mi ha chiesto: "Ma chi è il più forte fra Pogacar e Merckx?" Se lo chiedono in molti, dopo l'ennesima prova di forza di Tadej, ieri, al Tour de France. Difficile dirlo. Per ora ha vinto di più Eddy, Tadej forse non sarà longevo come il campionissimo belga, ma una cosa so: oltre 50 anni fa tifavo Merckx, oggi tifo Tadej con la stessa intensità, quindi il ragazzo con il ciuffo (che non ha più perché si è rapato) mi fa tornare ragazzo, e questo è un suo grande merito. Alla mia età si è in cerca di emozioni, per movimentare un encefalogramma che va appiattendosi!!!
giovedì 9 luglio 2026
Che io regga
CHE
IO REGGA
Non
passa un giorno intero che non legga
sulla
bianca parete la tua vita.
Non
passa un’ora sola che non pensi,
a
te che sei presente, a te partito
e
contro l’impotenza punto il dito
a
chi quel giorno portò via i tuoi sensi,
arbitro
che interruppe la partita
pensando
– ma sbagliando – che io regga.
25
febbraio 2019
In
foto: la chiesetta del Passo Gardena, amata da mio fratello Marco (e anche da
me)
Ha mai sorriso Michele Mari?
Se guardate le sue foto su internet, scoprirete che lo scrittore Michele Mari non sorride mai. Neppure la vittoria al Premio Strega 2026 (vedi foto da internet) ha mutato la sua tirata e pessimistica espressione. Di solito chi solleva una bottiglia alcolica in segno di giubilo almeno sorride. Sia quel che sia (ognuno ha il diritto di mostrare la faccia che preferisce) Mari ha vinto, abbastanza nettamente. Probabilmente la polemica letteraria (il caso Michela Murgia) ha giovato più a lui che a chi l'ha propiziata. Non ho letto i libri finalisti, non posso dare un giudizio di merito, ma ho letto quello di Michele, me lo hanno regalato sapendo che amo i pranzi di classe, le riunioni di ex liceali, e di questo parla il romanzo 'I convitati di pietra'. Mari, mio coetaneo, docente come me (sebbene di altra materia, più consona alla scrittura rispetto alla mia educazione fisica) scrive in modalità diametralmente opposta alla mia: nessuna divisione in capitoli, periodi lunghissimi, scrittura a volte colta, termini desueti...Eppure mi piace come scrive e ho letto il suo ultimo romanzo con piacere. E spesso ridendo...cosa che Mari non sa fare, almeno nelle foto!
mercoledì 8 luglio 2026
Respiro
RESPIRO
Respiro
la città che dorme nel mattino,
le
storie nel silenzio raccontano di pace,
i
primi fari accesi nel buio che riluce,
un
uomo corre lento, un passero, un gattino.
Respiro
la mia vita di nuovo alla partenza,
grato
perché c’è un Dio, la fede, una preghiera.
Non
sarà vero nulla? Chissà, verrà la sera
quando
di quel Signore vedrò la vera essenza.
Respiro
ed è già molto, respiro e trovo il tutto,
precario,
in equilibrio fra il baratro e la cima
mentre
la mia città si sveglia come prima,
stanca
o felice, tra un saggio e un farabutto.
9
novembre 2018
martedì 7 luglio 2026
Neve
Neve
La neve succhia all’aria i suoi veleni
ma
resta bianca, per miracolo divino,
chiede
spazio alle cose e in un inchino
delicata
s’appoggia e tu rinvieni.
15
marzo 2019
può bastare il ricordo per rinfrescarsi un po', in questa calura che prosciuga energie
Sara alla Capanna Margherita
Complimenti alla mia
amica Sara Bianchi che ieri, lunedì 6 luglio, era capocordata per l’ascesa alla
Capanna Margherita. Ecco la sua cronaca in sintesi:
“Ieri abbiamo
ri-conquistato Capanna Margherita (Punta Gnifetti)..ho avuto il piacere di
guidare la cordata, al centro c’era Elisa (prima esperienza coi ramponi), che
sognava da sempre la capanna ☺️..con noi Davide, Luca e Giordano (anche lui
alla sua prima volta in Margherita)..a parte un freddo incredibile la salita è
stata molto bella e semplice, anche se il ghiacciaio è quasi
irriconoscibile..sotto la Parrot si è staccato un pezzo di seracco che ora
invade la vecchia traccia..la salita al Col del Lys è una specie di salto agli
ostacoli per evitare i crepacci che sono grandi e con ponti sottilissimi..ogni
tanto sentivamo dei boati inquietanti ed erano i Lyskam che scaricavano dal
versante svizzero..insomma, un Rosa che raramente si vede così concio a fine
agosto, figuriamoci a inizio luglio..è molto triste essere su e fare fatica a
riconoscere un paesaggio che negli anni è diventato una seconda casa..comunque
bellissima ascesa con un gruppo fantastico..tante risate e una bella prova per
chi non era mai stato in cordata.”
lunedì 6 luglio 2026
Prospettiva
PROSPETTIVA
Sereno
licenzierò la gran fatica
di
dare un senso all’alba, uno al tramonto;
finalmente
la notte sarà amica
né
dovrò giustificare il mio racconto.
Se
ne andranno mali fisici e morali,
nessun
sospetto d’essere un fallito,
seguiranno
giorni quieti sempre uguali,
niente
obbligo d’essermi pentito.
Se
qui c’è guerra, là ci sarà pace,
persino
il nulla, pur di non brigare;
meglio
quel luogo dove tutto tace
e
se c’è un Dio, sarà facile amare.
9
febbraio 2019
domenica 5 luglio 2026
Nicoletta Magnani, artista multimodale
Ogni
volta che incontro le opere di Nicoletta Magnani, artista multimodale, mi dico:
“Ecco un talento che non è valorizzato abbastanza, che non è conosciuto
abbastanza.” E aggiungo: “Ma è giovane, ha tempo davanti.” E così me lo sono
detto anche ieri pomeriggio, al vernissage della sua personale in Sala Veratti
a Varese; una prima inaugurazione, che ha puntato soprattutto sulla Magnani
scrittrice di brevi testi in prosa poetica, che accompagnano le sue opere
pittoriche, capolavori realizzati per lo più con penne a sfera su fondo di
tempera acrilica. Perché Nicoletta una sola volta ha provato la pittura ad
olio, a 16 anni, nel 1988, e quel quadro è presente, ad aprire la fila dei suoi
lavori (foto). Ha capito che l’olio non faceva per lei, e la sua mano talentuosa
ha impugnato la matita. Il designer Giovanni Anceschi l’ha definita ‘artista
multimodale’: come dargli torto? La Magnani scrive, disegna, recita, canta, suona, vive
d’arte nel senso che è artista in ogni cellula del suo sottilissimo corpo, e
vive d’arte perché non svolge altra professione che non sia legata a questa sua
impellenza vitale. Ecco allora che Nicoletta merita doppiamente di essere
conosciuta. L’occasione? Il secondo vernissage, sabato 11 luglio, ore 18, Sala
Veratti in via Veratti 20, a Varese. Parlerà di Nicoletta Lara Treppiede. E poi
ci sarà tempo sino al 25 luglio, ma solo il fine settimana (venerdì e domenica
al pomeriggio, sabato mattina e pomeriggio).
Questa
personale antologica si avvale del supporto del Comune di Varese e del Circolo
degli Artisti. Titolo: ‘Ho visto un cratere nel sole dopo mille miglia di luce
della luna’.
In paradis
In
paradis
Marì
e miée, mort insema un dì dre l’alter,
sa
trövan bei cuntent in paradis.
“L’è
giüsta inscì” al dis l’òmm a la so dona.
“A
semm cuscrìtt” e slarga ‘n bel suris.
“Verament
sètt da magg e mi da utùbar”
fa
la miée, bela e prunta a lamentàss.
“Sunt
cun ti ma via, l’ann l’è pö l’istèss”
e
i düü mort fan la mosa da basàss.
In
chela, ciav in man, riva San Pèdar:
“Spusìtt
dra Lumbardia, ben rivà!
Si
stai premià par la vostra fedeltà
ma
va specia rispùnd a ‘na dumànda.
Preferì
avegh cuntèza di altarìtt
o
certi ròbb a l’è mej lasai scundü?”
I
do anim, catà sü a la spruvista
fann
la facia da chi sa sent perdü.
Taca
l’omm: “Fuss par mi, sunt bianc me’l lacc,
ma
i donn la fann grosa par nagòtt.”
E
la miée: “La Madona ma perdona,
a
l’è mej lasà perd i dì perdü.”
Rid
ul Sant: “L’è ‘n sfulcìtt, tranquil, bagaj,
ma
v’avisi, chi sa fann no munelàd,
parché
in cas da pecà va disi -Ai, ai,
saltan
föra i robb vecc, e alura hinn guai.”
“San
Pedar benedètt, l’è mej l’Islàm”
al
diss ‘l’omm, c’ha sentì chela cundàna.
“Prumètan
donn a mazz dumà par ti,
e
cun bundanza sa sazia la to famm!”
“Bestema
no, linguascia d’un marì.
San
Pedar g’ha resùn, chi sa sta quiètt.
Sempar
l’istesa fisa tutt i dì:
nanca
la mort l’è stai bona da guarìtt!”
“Me
cara dona, l’è bell ul paradis,
ma
anca chi van da moda i sacrifizi
e
alura l’eva mej viv da surìis,
pütost
che fa tasè bej robb e vizi.”
Sentì
la discusiun ‘riva ul Signùur:
“Sa
l’è sto gibileri? Ghè ‘na rogna?”
e
l’varda i nomm di dò pena rivà.
“Per
forza” al dis “te chi, ghè stai ‘n erùr.
Ti
te sett Mario? E ti te sett Carlotta?”
“Sunt
propri Mario.” “E mi sì, sun Carlotta.”
“E
alura preparèvas a ‘na bota:
föra
da chi, va specia ul pian da sota!”
In paradiso
Marito
e moglie, morti insieme un giorno dopo l’altro
si
trovano belli contenti in paradiso.
“E’
giusto così” dice l’uomo alla sua donna.
“Siamo
coscritti” e allarga un bel sorriso.
“Veramente
sei di maggio e io di ottobre”
fa
la moglie, bella e pronta a lamentarsi.
“Sono
con te ma via, l’anno e poi lo stesso”
e
i due fanno la mossa di baciarsi.
In
quella, chiavi in mano, arriva San Pietro:
“Sposini
di Lombardia, ben arrivati!
Siete
stati premiati per la vostra fedeltà
ma
vi aspetta rispondere a una domanda.
Preferite
avere contezza degli altarini
o
certe cose è meglio lasciarle nascoste?”
Le
due anime, prese alla sprovvista,
fanno
la faccia di chi si sente perso.
Attacca
l’uomo: “Fosse per me, sono bianco come il latte,
ma
le donne la fanno grossa per niente.”
E
la moglie: “La Madonna mi perdoni,
è
meglio lasciar perdere i giorni perduti.”
Ride
il Santo: “E’ uno scherzetto, tranquilli, ragazzi,
ma
vi avviso, qui non si fanno monellate,
perché
in caso di peccato vi dico: -Ai, ai,
saltano
fuori le cose vecchie, e allora sono guai.”
“San
Pietro benedetto, è meglio l’Islam”
dice
l’uomo, che ha sentito quella condanna.
“Promettono
donne a mazzi solo per te,
e
con abbondanza si sazia la tua fame.”
“Non
bestemmiare, linguaccia di un marito.
San
Pietro ha ragione, qui si sta quieti.
Sempre
la stessa fissa tutti i giorni:
neanche
la morte è stata capace di guarirti!”
“Mia
cara donna, è bello il paradiso
ma
anche qui vanno di moda i sacrifici,
e
allora era meglio vivere di sorrisi,
piuttosto
che far tacere le cose belle e i vizi.”
Sentita
la discussione arriva il Signore:
“Cos’è
questa confusione? C’è un problema?”
e
guarda i nomi dei due appena arrivati.
“Per
forza” dice, “ecco qui, c’è stato un errore.
Tu
sei Mario? E tu sei Carlotta?”
“Sono
proprio Mario.” “E io sì, sono Carlotta.”
“E
allora preparatevi a una botta:
fuori
di qui, vi aspetta il piano di sotto!”
E' morto Mons. Adriano Caprioli
All'età di 90 anni è morto Mons. Adriano Caprioli, mio amico per alcuni anni a Varese. Le nostre strade si sono incrociate alla fine degli anni Ottanta. Era allora docente in seminario a Venegono nonché direttore di un Centro Studi a Villa Cagnola di Gazzada. Lo sentii predicare alla Messa di mezzogiorno in San Vittore a Varese. Erano prediche diverse dalle solite prediche. Scoprii che era amico del mio amico giornalista Pierfausto Vedani, tramite lui lo incontrai. Allora avevo persino un direttore spirituale-confessore e fu lui a prendere il posto di don Angelo Morelli. Andavo regolarmente a Villa Cagnola. Era il tempo della scoperta, per me, della scrittura. Anche Monsignor Caprioli pubblicava libri. Ricordo che un giorno mi disse: "Tu scriverai sempre!" La cosa mi colpì. Una volta lo convinsi a venire a tenere un incontro alla Comunità Shalom, orfana di don Angelo Morelli (vedi foto). Il don era un tipo che metteva a dura prova l'amicizia. Non so se lo facesse per sbadataggine o per qualche altro arcano motivo, so che lo invitammo a cena da noi e per ben due volte (senza avvisare) non venne. Poi, smentendo il proverbio, si presentò al terzo invito. Nel 1993 divenne prevosto a Legnano, qualche anno dopo vescovo a Reggio Emilia, dove è rimasto, come vescovo emerito, sino alla morte. Teologo, assai colto, capivo la metà di quello che mi diceva, ma la metà che intuivo mi bastava.
sabato 4 luglio 2026
La chiave
LA
CHIAVE
La
morte è commozione del lasciare,
dal
cuore agli occhi al dramma dello strappo;
la
morte è negazione del viaggiare
e
chiede, a chi respira, sempre troppo.
Se
c’è Vita la morte è quella chiave,
se
c’è morte diventa un boia nero;
se
è nostra amica invita a dire ‘Ave’,
se
è l’ultima nemica resta un cero.
4
luglio 2026
venerdì 3 luglio 2026
Confine
CONFINE
Sono
qui, sulla linea di confine,
luogo
non visto fra la terra e il cielo,
incertezza
che un giorno avrà una fine,
quando
tutto il mio corpo sarà un gelo.
Vorrei
salire in alto, mi chiamate,
incontrarvi
di nuovo con stupore,
scoprirvi
adesso, ora; voi eravate
un
dolce incontro, prima del dolore.
Vorrei
la soluzione al dubbio antico,
l’enigma
che è di tutti e quindi mio:
troverò
solo buio o un nuovo amico?
Sarà
riposo eterno oppure Dio?
Ma
la terrà mi chiama col suo canto,
mi
lusinga e mi chiede di restare,
ogni
alba si trucca nell’incanto
e
ricorda il mio compito d’amare.
E
allora sono qui, fra cielo e mare,
con
le membra ferite e un po’ risorte;
ore
tinte nel sangue e nel dolore,
ore
di pace, che odiano la morte.
3
luglio 2026


















