Chi,
di fronte alla ‘Merde d’Artiste’ di Piero Manzoni non ha detto fra sé e sé: “Ma
che cagata è?” Eppure c’è chi la considera un capolavoro, un pezzo d’arte
significativo e geniale. Abbiamo preso come esempio la scatoletta contenente
feci umane ma gli esempi sarebbero assai abbondanti, perché l’arte
contemporanea in qualche modo ha a che vedere con il ritornello ‘non è bello
ciò che è bello, ma è bello ciò che piace’. E a qualcuno piace la merda d’artista,
o l’orinatoio di Marcel Duchamp, o i rivoluzionari tagli di Fontana, oppure la
banana scocciata da quel gran genio di Maurizio Cattelan.
Alberto
Palazzi, che non è per professione esperto d’arte (è un ex docente di lettere)
ma che ama l’arte ed ha acquisito una certa esperienza, si è divertito a
scrivere il libro ‘Allora…te la spiego io’ (Menta e Rosmarino editore), che ha
per sottotitolo ‘Dispute semiserie tra chi grida capolavori e chi storce il
naso’. Palazzi prende in esame una quindicina di ‘capolavori’ e immagina
dispute fra chi il capolavoro lo mette senza virgolette, e chi le virgolette le
segna eccome e, appunto, storce il naso. L’autore prende posizione? Con chi
sta? Non si sbilancia più di tanto, però un poco sì, perché nel penultimo
capitolo immagina, al tavolino del Bar Jamaica, i redivivi Picasso, Pollock,
Duchamp e Kandinsky, artisti astrattamente contemporanei. I quattro discutono,
ma ecco aprirsi uno squarcio dal soffitto, calano Caravaggio e Van Gogh e
dicono la loro. Ed ecco il finale: “Caravaggio e Van Gogh svanirono insieme,
lasciando dietro di sé solo il fruscio dei pennelli inutilizzati. Quando il
silenzio tornò, i pittori ‘moderni’ rimasero immobili. In silenzio. Un silenzio
che sapeva di lezione impartita e di grandezza perduta.”
Il
libro è impreziosito e completato dalla prefazione di Maurizio Lucchi e dalla
postfazione di Silvano Colombo.
Lo
scopo principale di questa nuova avventura letteraria di Palazzi è quello di
provare a costruire un dialogo fra chi grida ‘capolavoro’ e chi storce il naso,
con curiosità, qualche lecito dubbio e, quando serve, magari anche un sorriso.
