mercoledì 30 dicembre 2020

Dita nei capelli

 


Arrampicandosi sui comodi appigli delle rughe della fronte, le mie dita s'inoltrano fra i capelli, immaginandosi lussureggianti praterie. L'incontro con sterpaglia e radure è il segno che un altro anno è passato...e il nuovo non porterà certo un abbondante raccolto...conviene seminare altro...

lunedì 28 dicembre 2020

Due vite


                                                                                        gennaio 2020    (foto carlo zanzi)


"Abbiamo due vite, e la seconda inizia quando ti rendi conto che ne abbiamo una sola"

                                                Màrio De Andrade

Alle 9 quindici centimetri



 


Lunedì 28 dicembre 2020: alle 9 già quindici centimetri

domenica 27 dicembre 2020

Capriole nella neve

 

                                                                                      ph carlozanzi

Dedico questo mio raccontino a tutti gli amanti della neve, ed in particolare al mio amico Giuseppe Gazzotti detto Pippo, il primo a Varese a sentire il profumo della neve, a farsi venire gli occhi lucidi...


Capriole nella neve

di carlozanzi


Incontrò un suo coetaneo. Da lì partì l’idea della preghiera e tutto il resto. 

Era il ventidue febbraio del duemilatredici, un caldo fuori stagione, venti gradi e le prime, temerarie cavolaie a regalare zigzaganti giallotenui ai giardini tardoinvernali.

“Chi si vede.”

“Eccolo qua…come te la passi?” disse lui.

“Ma lo senti che caldo?” e una scrollata di capo. “Oimè…”

“Oimè?”

“Siamo in inverno. Ma le belle nevicate di una volta? Te le ricordi?”

“Certo, ma…”

“Neve su neve” e fece il segno con la mano, fermandosi all’altezza dell’ombelico.

“Bè, non esageriamo…”

“Vedo che perdi la memoria. Battaglie a palle di neve, scuole chiuse…le stagioni erano stagioni, quattro stagioni belle nette, definite…e quelle nevicate!” e rifece il gesto con l’altra mano, arrivando sino ai capezzoli.

Si salutarono. A lui rimase una diffusa amarezza, che lo condusse nella vicina chiesa parrocchiale. Si inginocchiò. Pregò:

“Signore che governi gli elementi, Dio della natura e delle nevicate di una volta, ti prego. Non lo dico per la neve, che pure amo, e lo sai, lo dico per tutti i cinquantenni che sono intossicati dalla nostalgia del tempo che fu. Non hanno sessant’anni e campano di ricordi. Si precludono il futuro. Stanno sprecando ciò che resta loro da vivere. Questo non lo sopporto. Signore, se ci sei, manda una bella nevicata di una volta. Avrei una prova inconfutabile del tuo esistere – per me sarebbe essenziale - e potrei raccontare ai miei coetanei che il futuro può essere promettente. Mi dirai –Ma fuori ci sono venti gradi e le magnolie hanno fretta, pretendi un po’ troppo- So che lo puoi fare, mio Dio. E così sia.”

Uno scarabocchio di segno di croce e uscì nell’abbaglio di un ventidue febbraio certamente estivo.

Attese. Già la sera si rannuvolò. Brusco cala delle temperature il giorno dopo, ventitré febbraio, con cielo sbarrato da una compatta controsoffittatura grigiastra. La sera, dopo il tramonto, i primi fiocchi.

La notte non dormì, meglio, dormì male, si alzò a più riprese a vigilare, scrutando fra le fenditure della tapparella. Nella luce del lampione trovava conferma del suo sogno, i fiocchi scintillavano, si rincorrevano, festeggiavano il loro ritorno. Nevicò a larghe falde, ininterrottamente, il ventiquattro e il venticinque febbraio, sino alle sedici e trenta. Ottanta centimetri ne nevicarono dal cielo, di quella neve bella, candida e leggera, che s’aggrappa anche al più esile filamento, che pittura di biancolatte ogni sporgenza, stucca ogni fessura, gelida farina setacciata dall’immenso setaccio mosso dalle mani di quel Dio che l’aveva accontentato.

Lo videro l’ultima volta il venticinque febbraio, verso le diciassette, andare incontro al tramonto in un pubblico parco cittadino, saltellando nella neve intonsa, talvolta rotolando, rialzandosi, spolverandosi via la fiocca, e poi di nuovo la danza della festosa allegria per una neve di quelle di una volta. Chi lo conosceva bene disse che probabilmente aveva fatto una scoperta importante, non era sufficiente la nevicata a giustificare tanta euforia. Forse, finalmente, aveva incontrato Dio.

 

Calicantus


 

Calicantus

di carlozanzi

 

Giaculatòri da pass

sùra la gropa dul mött

d’ra Madòna dul Munt.

 

Fregüj da fiòca

e pass cüsì insema

cuntra ‘l ciel da calcìna.

 

In dul frècc, nissün:

frignà da scurbàtt,

buià da can

e la fiòca, tic toc,

sùra föj secch e ramm scür.

 

La santèla d’Urùnc,

sentée da giazz

a stücà i crepp,

rüg prufùnd d’ra rizzàva.

 

Rampèga la strava,

‘na capèla drèe l’altra,

rusàri mes’cià cunt ul bufà

sübit vapùur.

 

Remigà d’uraziùn

e ‘n calicantus:

prufümm, dumà saür,

vena da föögh nel cöör giazà,

sàbat da primavera,

Natàl da lüüs.

 

 


 

 

 

Calicantus

 

Giaculatorie di passi

sopra la groppa della collina

della Madonna del Monte.

 

Briciole di neve

e passi cuciti insieme

contro il cielo di calcina.

 

Nel freddo, nessuno:

frignare di corvi,

abbaiare di cani

e la neve, tic toc,

sopra foglie secche e rami scuri.

 

La cappelletta di Oronco,

sentiero di ghiaccio

a stuccare le crepe,

rughe profonde della rizzada.

 

Arrampica la strada,

una cappella dietro l’altra,

rosario mischiato con il soffiare

subito vapore.

 

Borbottare di orazioni

e un calicantus:

profumo, solo sapore,

vena di fuoco nel cuore ghiacciato,

sabato di primavera,

Natale di luce.

 

 


La musica enigmatica di Emi Valesi


 
                                                                   ph valentina zanzi


Gli amanti di Bob Dylan e di Paolo Conte, i cultori di Edoardo Bennato, Francesco De Gregori, Pierangelo Bertoli, Enzo Jannacci e, per stare ai moderni, Brunori Sas, certamente entreranno in sintonia con un cantautore emergente, sebbene non più giovanissimo. Emi Valesi, castelleonese, viaggia infatti fra i quaranta e i cinquanta, al suo attivo ha tanta musica ma pochi concerti, esubero di passione e una voce convincente ma nessun cd. Meglio, nessun disco prima di questa chicca, resa possibile dall’insistenza di chi crede in lui, soprattutto Umberto Bellodi, cuore pulsante dell’associazione di Castelleone, Alice nella Città. Qui, da Alice, Emi Valesi ha tenuto un concerto il 23 novembre 2019, il live è diventato finalmente un disco, 12 canzoni che, come già scritto, hanno influenze riconoscibili, ma non manca l’originalità. Chitarrista, voce forte, personalità ‘enigmatica’ (così viene definita sulla pagina facebook di Valesi, unico luogo dove poter avere qualche notizia su di lui), Emi attende quindi il giudizio di una platea più vasta. Tutti i testi e le musiche del cd ‘Emi Valesi, live Alice nella Città’ sono del quarantaseienne lombardo, un po’ serio un po’ ironico, un po’ ‘astratto’ un po’ attento alla realtà e alle sue magagne (il brano A Ste…è dedicato a Stefano Cucchi). Ottima la qualità del sound. Insieme a Valesi (voce e chitarra acustica) abbiamo Umberto Bellodi (chitarra elettrica e lap steel), Manuel Landi (batteria), Marco Maltempi (chitarra acustica) e Mauro Pamiro (basso elettrico). Registrazione di Andrea Grandi, preproduzione di Umberto Bellodi, mixaggio e mastering di Mattia Manzoni, Registrato dal vivo con il supporto tecnico di Andrea Grandi, Angelo Bonizzi, Eldar Erinaldi Stringhi. Grafica e foto di Valentina Zanzi.    

 

 


venerdì 25 dicembre 2020

Natale in maschera


'Il ballo in maschera finisce qui...' cantava Caterina Caselli...già, quando finirà questo ballo in maschera? Chi può dirlo? Una cosa si può scrivere: what a balls!

Però vediamo il positivo: chi ha un naso importante come il mio, con la maschera quasi ci guadagna.