Riccardo Prando,
giornalista e narratore varesino, è finalmente riuscito a regalare al suo amato
Giovannino un’invenzione letteraria meritevole di attenzione. Giovannino è
Guareschi, e l’opera in questione è la pièce teatrale ‘Non muore neanche
se lo ammazzano’ (concreo edizioni), freschissima di stampa. In attesa che il
lavoro di quello che si può ormai definire un drammaturgo varesino arrivi a
teatro (già Prando si è fatto notare per ‘Il traditore, il soldato, la
peccatrice’), abbiamo un testo che merita di essere gustato anche in forma
cartacea, da subito. Si legge in quarta di copertina: ‘Vita breve, ma
significativa e senza alcun finale, di Giovannino Guareschi, lo scrittore
italiano più tradotto al mondo, che riteniamo approvata in quanto da lui stesso
scritta o piuttosto romanzata e da noi soltanto portata a teatro con qualche
innocua, ma decisiva aggiunta di contorno pensata in occasione degli 80 anni
dalla nascita del suo Mondo Piccolo’.
Arricchito da una
prefazione di Alberto Guareschi (figlio di Giovannino), completato da una
postfazione di Prando, il copione vede come attori protagonisti Giovannino, la moglie Margherita-Ennia, due
giornalisti, un lettore e una voce fuori campo. L’attor primo, il protagonista
è Guareschi, che si racconta, e l’autore della sceneggiatura utilizza una prosa
che davvero ricorda quella di Giovannino. Del resto è noto l’amore di Prando
per lo scrittore emiliano, del quale condivide praticamente tutto, dal suo
essere cristiano al suo essere monarchico, dalla idiosincrasia per ogni forma
di obbedienza cieca, di idealismo preconcetto all’amore per la libertà, che
deve dar conto solo alla coscienza. Parla Giovannino e non può che raccontare l’avventura
straordinaria del prete don Camillo, del sindaco Peppone e del Crocifisso
parlante, sì, quel Cristo dialogante che il recente sceneggiato televisivo ha
clamorosamente dimenticato. Mi piace proporre qui alcuni passaggi della
prefazione di Alberto Guareschi: ‘I personaggi di don Camillo e Peppone sono
nati sul settimanale Candido alla vigilia di Natale del 1946, un anno dopo il
rientro del loro autore, mio padre, dai lager tedeschi…Riccardo Prando rende
loro, e al loro inventore, questo bellissimo omaggio e lascia concludere la sua
opera a mio padre: - Sono più vivo oggi di quando ero vivo ieri perché Peppone,
don Camillo, il Cristo Crocifisso e tutto il resto della mercanzia che si fa
spaccare il cervello dal sole della Bassa o compare d’improvviso fra la nebbia
del Po che si taglia col coltello, sono continuamente amati ai quattro angoli
della Terra e alla faccia dei critici letterari con la puzza sotto il naso. Per
questo la mia storia, come le storie di Mondo piccolo, del Corrierino delle
Famiglie e di tutto il resto, non finisce mai, il che è bello e istruttivo –’


