sabato 31 ottobre 2026

'Non muore neanche se lo ammazzano' di Riccardo Prando

 


Riccardo Prando, giornalista e narratore varesino, è finalmente riuscito a regalare al suo amato Giovannino un’invenzione letteraria meritevole di attenzione. Giovannino è Guareschi, e l’opera in questione è la pièce teatrale ‘Non muore neanche se lo ammazzano’ (concreo edizioni), freschissima di stampa. In attesa che il lavoro di quello che si può ormai definire un drammaturgo varesino arrivi a teatro (già Prando si è fatto notare per ‘Il traditore, il soldato, la peccatrice’), abbiamo un testo che merita di essere gustato anche in forma cartacea, da subito. Si legge in quarta di copertina: ‘Vita breve, ma significativa e senza alcun finale, di Giovannino Guareschi, lo scrittore italiano più tradotto al mondo, che riteniamo approvata in quanto da lui stesso scritta o piuttosto romanzata e da noi soltanto portata a teatro con qualche innocua, ma decisiva aggiunta di contorno pensata in occasione degli 80 anni dalla nascita del suo Mondo Piccolo’.

Arricchito da una prefazione di Alberto Guareschi (figlio di Giovannino), completato da una postfazione di Prando, il copione vede come attori protagonisti Giovannino, la moglie Margherita-Ennia, due giornalisti, un lettore e una voce fuori campo. L’attor primo, il protagonista è Guareschi, che si racconta, e l’autore della sceneggiatura utilizza una prosa che davvero ricorda quella di Giovannino. Del resto è noto l’amore di Prando per lo scrittore emiliano, del quale condivide praticamente tutto, dal suo essere cristiano al suo essere monarchico, dalla idiosincrasia per ogni forma di obbedienza cieca, di idealismo preconcetto all’amore per la libertà, che deve dar conto solo alla coscienza. Parla Giovannino e non può che raccontare l’avventura straordinaria del prete don Camillo, del sindaco Peppone e del Crocifisso parlante, sì, quel Cristo dialogante che il recente sceneggiato televisivo ha clamorosamente dimenticato. Mi piace proporre qui alcuni passaggi della prefazione di Alberto Guareschi: ‘I personaggi di don Camillo e Peppone sono nati sul settimanale Candido alla vigilia di Natale del 1946, un anno dopo il rientro del loro autore, mio padre, dai lager tedeschi…Riccardo Prando rende loro, e al loro inventore, questo bellissimo omaggio e lascia concludere la sua opera a mio padre: - Sono più vivo oggi di quando ero vivo ieri perché Peppone, don Camillo, il Cristo Crocifisso e tutto il resto della mercanzia che si fa spaccare il cervello dal sole della Bassa o compare d’improvviso fra la nebbia del Po che si taglia col coltello, sono continuamente amati ai quattro angoli della Terra e alla faccia dei critici letterari con la puzza sotto il naso. Per questo la mia storia, come le storie di Mondo piccolo, del Corrierino delle Famiglie e di tutto il resto, non finisce mai, il che è bello e istruttivo –’



La chitarra di Guido


 

Come mia abitudine, non mancherà la musica domenica 8 novembre (ore 15, sala oratorio di Velate), in occasione della presentazione del mio libro 'Anatomia di uno scrittore'. Gli ultimi 15 minuti dell'incontro saranno riservati a Guido Zanzi, talentuoso chitarrista varesino. Un motivo in più per salire a Velate.

venerdì 30 ottobre 2026

Torna il Poeta Bosino


 

Torna il Poeta Bosino, concorso di poesia dialettale organizzato dalla Famiglia Bosina. Le modalità di partecipazione di trovano sul sito della Famiglia (www.famigliabosina.it), quindi invito gli interessati a visionarlo. Per parte mia dico solo che parteciperò alla competizione, come ho sempre fatto (con alterne fortune) dai primi anni Novanta. Invito a seguire il mio esempio. Non è necessario essere Speri della Chiesa Jemoli o Natale Gorini, basta avere un animo poetico e conoscere il nostro bel dialetto. Capisco che per i giovani tale lingua prealpina è arabo, e non è neppure colpa loro se non la conoscono. Mi rivolgo quindi a chi di anni ne ha sommati un certo numero, sempre sperando che qualche mosca bianca voli anche dalle parti di piazza Canonica, nuova sede della Famiglia Bosina. Avete tempo sino al 14 dicembre. La premiazione durante la Festa du ra Giöbia, ultimo giovedì di gennaio 2027. Buona scrittura!  In foto Enrico Tediosi, poeta bosino 2025.

Le domande di Roberto


 

Domenica 8 novembre (ore 15, salone oratorio di Velate) ci penserà Roberto Fassi a farmi domande in merito al mio libro 'Anatomia di uno scrittore'. Fassi è stato maestro e dirigente scolastico, ma anche giornalista, scrittore e fotografo, quindi ha in comune con me diversi interessi.  

mercoledì 28 ottobre 2026

Libri e Ripasso


 

Si sa che l'argomento legato ai libri (scrittori, editori, letteratura in genere) è piatto forte nelle ricorrenti risottate dei quattro amici 'intellettuali' qui sopra immortalati, ma ieri sera il risotto al Valpolicella Ripasso è stato arricchito un'anteprima assoluta del Riccardo del gruppo (Ric Prando), che ci ha mostrato la sua nuova opera, una pièce teatrale presto (lo speriamo tutti) in scena. Titolo: Non muore neanche se lo ammazzano', copione edito da Concreo. Sottotitolo: 'Giovannino Guareschi a teatro con Peppone, don Camillo e il Cristo che parla'. Si tratta di un deferente omaggio di Prando al suo amato Giovannino. In attesa di incontrarlo a teatro, si può chiedere il libro all'autore (suoi contatti sono sparsi nei vari media). Il brindisi post risotto (e altro) è stato indirizzato naturalmente alla nuova fatica cartacea di Ric, e al mondo delle lettere in genere, quelle di antica memoria, senza interferenze di A.I. 

martedì 27 ottobre 2026

Lo scrivere, per non sprecare la vita

 





Se mi venite a trovare l'8 novembre non posso che essere contento. Questa è la prefazione al mio nuovo libro.




Lo scrivere, per non sprecare la vita

 di Valentina Zanzi

Non avendo alcun titolo a parlare di scrittura, se mai ne servisse uno, mi limiterò qui brevemente ad elencare alcune ragioni per cui sono convinta valga la pena leggere il testo che avete tra le mani.

Si tratta della testimonianza autobiografica di una vocazione, allo scrivere, e del percorso di uno scrittore “con un minimo di credibilità”, come lui stesso si definisce. Una testimonianza dettagliata, giornalistica, che sente l'esigenza delle prove, date, luoghi, nomi e cognomi, per poter essere avvalorata. Una vocazione che non porta al successo ma neppure ad un clamoroso fallimento: dal punto di vista narrativo, poco emozionante.

Quindi perché scriverne? Perchè appuntare ogni passaggio (scivolate, attimi di entusiasmo, momenti di buio, strette di mano, tentativi andati a vuoto, inciampi, gratificazioni) a mappare minuziosamente quarant'anni, costruendo un sentiero che probabilmente pochi cercherebbero di seguire?

Una risposta possibile la fornisce Nicolas Borriaud, critico d'arte francese, nel suo libro Inclusioni (2020, Postmedia): “Non si possono trascurare le innumerevoli azioni artistiche che si diffondono modestamente nel corpo sociale, in comunità ridotte, sottraendosi a qualunque circolazione mercantile […] per diffondersi nella (loro) epoca, presso un pubblico ristretto. Dal momento che abbiamo bisogno dell'arte per dare un senso alle nostre vite; che creatività e spirito critico, lo scambio e la trascendenza, o il rapporto con l'Altro e con la Storia sono valori che “presto si dimostreranno vitali per il futuro dell'umanità.”

Questo testimonia lo scritto di Carlo Zanzi, esattamente di una vocazione che nasce dal desiderio artistico e creativo, una spinta interna (“scrittori si nasce”) autonoma e incontrollabile che non ha bisogno di diventare altro, quindi del successo, per essere giustificata, ma unicamente di essere svolta come pratica quotidiana.

Semplicemente nel suo svolgersi, questa attività (la scrittura) genera valore: amicizie, incontri, riflessioni; sempre nel suo svolgersi favorisce apprendimenti, stimola la creatività, la capacità di costruire soluzioni al di fuori dei canali istituzionali pur senza, o solo in minima parte, generare profitto.

“L’attività umana non è interamente riducibile a processi di produzione e di conservazione” ricorda Georges Bataille ne La parte maledetta (2015, Bollati Boringhieri). Come il lusso, i lutti, le guerre, i culti e le costruzioni di monumenti suntuari, così i giochi, gli spettacoli, le arti e l’attività sessuale perversa (cioè deviata dalla finalità genitale) rappresentano attività che “hanno il loro fine in se stesse.”

Abbiamo dimenticato, o più facilmente siamo stati educati da millenni di storia a non considerare, l'importanza delle attività quotidiane che non producono un valore immediatamente spendibile (denaro oppure merce): la pratica artistica, che per abitudine stimiamo degna di nota soltanto se avvalorata dal consenso di un pubblico, è una funzione vitale, una maniera di abitare il mondo, e lo Zanzi in questa breve ma esaustiva mappa ci mostra esattamente come è accaduto nella sua vita. Dalla spinta diaristica iniziale passando per il giornalismo, il romanzo, la poesia, il recupero del dialetto, la ricerca delle origini, il racconto breve e brevissimo, la nota di un paio di righe e poi di nuovo la narrativa di media lunghezza: modi che si avvicendano mentre gli anni passano, che affiancano e accompagnano ogni giornata.

Nella breve biografia che accompagna i suoi libri Carlo Zanzi si definisce “varesino, marito, padre e nonno, docente in pensione, giornalista pubblicista, sportivo” e dimentica, quasi per pudore, “scrittore”; eppure James Hillman ricorda come tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada, e che questa vocazione può anche essere rimandata o elusa, e a tratti perduta di vista, ma “Non importa, alla fine verrà fuori.”

Essa è come un bisogno pressante improvviso, una fascinazione, un curioso insieme di circostanze che ci colpisce e ci fa dire: ecco quello che devo fare, ecco quello che devo avere. “Ecco chi sono” (Il codice dell'anima, Adelphi1997).

E aggiunge Carl Gustav Jung: “In ultima analisi, noi contiamo qualcosa solo in virtù dell'essenza che incarniamo, e se non la realizziamo, la vita è sprecata.”