martedì 25 luglio 2017

Contro la scuola - 2


In attesa di poter leggere il libro del prof. Riccardo Prando, 'Contro la scuola', pubblichiamo la prefazione scritta dal poeta Davide Rondoni (foto).



Un lungo racconto o un lungo sfogo? O forse un lungo tormento, lieto e profondo, offerto come a sigillo di una storia di insegnamento. Cosa è questo libro pieno di idee, incontri, volti quasi di sfuggita?
Diceva Péguy che ogni crisi di civiltà è una crisi di insegnamento. E invece tutti coloro o quasi che han osservato questa crisi per cercare di capirla e domarla non han guardato lì, nell'insegnamento. Hanno guardato altrove: nelle banche, nelle aziende, nei vaticini quasi tutti sbagliati degli economisti, nelle prime pagine dei giornali sempre lontani dalla vita reale.
Intanto quest'uomo insegnava, incontrava ragazzi tutti i giorni, si stupiva, si commuoveva, si dannava l'anima intorno a libri, parole, ragazzi irrequieti. Lontano dagli sguardi di coloro che pensavano di capire, di analizzare la crisi.
Questo libro è una storia sottotraccia. Sfuggirà agli archivisti delle grandi concentrazioni di dati, del fruscio di algoritmi, insomma a coloro che non sanno nulla del tremore di un sedicenne, della noia di una diciassettenne. A coloro che non sanno nulla di quel che ha scritto Rimbaud in "Una stagione all'inferno".
Certo, questo libro lo possiamo consigliare agli insegnanti, che nella lunga riflessione a voce alta, quasi nel flusso di coscienza a tratti, possono trovare spunti, rispecchiamenti, correzioni e suggerimenti. Ma non è un libro per insegnanti. Lo dovrebbero leggere sindaci, politici, economisti, giornalisti, direttori televisivi.
È un libro esagerato, scomposto,  pieno di anse come un fiume. Di intuizioni fulminee. Di ripensamenti.  Forse un genere nuovo, che ha alcuni precedenti sparsi, in carta e on line di professori che riflettono sulle loro esperienze. Penso non solo ai più  noti prof e scrittori D'Avenia, Mastrocola, Affinati, ma anche a più riparati docenti sparsi nella penisola che in libretti o  blog come bottiglie nel mare dicono della loro mansione segreta, della loro fatica e dello sperdimento di un'epoca.
Qui a volte si rimpiange un passato che non solo non torna, ma è la causa dell'oggi e dunque non va rimpianti ma corretto oltre che tradotto.
Se si interrompe la corretta traduzione si interrompe il metodo dell'insegnamento. E qui troviamo molti spunti di metodo, per quanto non esposti in modo sistematico e ordinato. Ma il lettore interessato potrà trovarne gli appunti sparsi.
Anche quando sembra prevalere il tono del rammarico, del rimpianto, torna il guizzo dell'innamorato del futuro intravisto negli occhi ombrosi, ridenti e fuggitivi di ragazzi. Si tratta di esseri che a volte sembrano capitati a scuola piovendo da chissà quale pianeta non interpretabile. E il prof avvolto da un affetto intero e serio non se ne va in pensione come uno sconfitto, ma come uno che non ha piegato le spalle sotto la disperanza.
La scrittura che dà vita a questo diario -tumultuoso e appassionato, concentrato e felicemente sgangherato- è una sorta di confessione mista a sommessa invettiva. Ne viene uno zibaldone pieno di andirivieni su vari temi e di percorsi intrecciati.
Una lettura che fa pensare, continuamente. E anche dopo.




1 commento:

  1. Grazie Davide e grazie anche Carlo. Parlare di scuola significa parlare del nostro futuro. Non mi pare poco.

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