venerdì 27 marzo 2026

Auguri, Federico


 

Felice compleanno al mio ex alunno Federico Bonoldi, eccellente violinista.

giovedì 26 marzo 2026

Corso di dialetto bosino


 

Lidia Munaretti e Antonio Borgato sono fra i massimi esperti varesini di dialetto bosino. Ben venga il loro secondo corso di dialetto, sponsorizzato dalla Famiglia Bosina. Ci sono ancora alcuni posti liberi. Per entrare nei dettagli e compilare il modulo di iscrizione, vedere il sito www.famigliabosina.it 

Il primo corso ha avuto ottimi riscontri e soddisfazione da parte dei partecipanti. E alùra, l'è temp da cugnòss ul nostar bel dialètt!


First Zanzi's half marathon


 

A 26 anni dalla mia prima, e unica, mezza maratona di corsa (Malta, 2000, vedi foto), in vista dei miei settant'anni, ho organizzato la Prima mezza maratona Zanzi del lago di Varese. Vorrei riuscire a correre ancora i 21 km. Chi vuole farmi compagnia correndo con me (o anche più veloce, più lento sarà difficile) può trovarsi sabato 4 aprile 2026, ore 15, piscina della Schiranna. Correremo sulla pista ciclabile, 10,5 km verso Cassinetta di Biandronno e ritorno alla Schiranna. Nessuna tassa di iscrizione, nessun certificato medico, solo un po' di voglia di correre. Si accetta solo gente allenata: una mezza non si improvvisa. Chi non è allenato cominci a farlo, così parteciperà il prossimo anno! 

Il mio intervento

 




Incontro di giovedì 26 marzo 2026 in Sala Morselli

Titolo: Carlo Zanzi – 40 anni in 40 libri

Quattro decenni di scrittura fra giornalismo, narrativa e poesia

Dal diario ‘A mamma Ines’ (1985) al romanzo ‘Corpi imperfetti’ (2025), l’autore varesino ha pubblicato oltre quaranta libri, e desidera raccontare ai suoi lettori questo coinvolgente viaggio, una maratona letteraria fra realtà e fantasia. E’ previsto un momento musicale

 

Ho pensato: ‘Questa volta vorrei riuscire a dire qualcosa di intelligente. Poi ho pensato ad una frase di Dan Peterson, allenatore di basket: ‘Non fare una cosa stupida è come fare una cosa intelligente.’ Quindi non farò la stupidaggine di fingere di essere intelligente, e farò come sempre, senza andare a braccio, che non è il mio forte. 

Stasera non farò l’elenco dei miei oltre 40 libri pubblicati, con relativa spiegazione. Mi soffermerò solo su alcuni, dividendo la mia avventura letteraria in quattro sezioni.

In estrema sintesi direi così: scrivere mi veniva naturale. Ho iniziato con le lettere e i diari. Nessuna ambizione di inventare, di creare storie di fantasia. Amavo più che altro lo sport. Tenevo un diario segreto scritto durante le medie, non troppo segreto visto che mia madre lo scoprì, mi arrabbiai, smisi di scrivere. Purtroppo quel diario non lo trovo più. Qualche poesia per ridere, sul diario del liceo. Lettere ad amici di penna, molte a Carla, la mia futura moglie. Poi il diario dopo la morte di mia mamma. E poi il diario dopo la nascita di Valentina, la mia prima figlia. La pubblicazione di ‘Papà a tempo pieno’, con una Casa Editrice di livello nazionale, è stata come una voce potente che mi diceva: ‘Bravo, scrivi, hai le doti. Questo ti permetterà di supplire al tuo rinchiuderti in te stesso, al tuo silenzio, al tuo essere orso, come dice tua mamma. Potrai comunicare in questo modo. E poi sarai famoso. Guadagnerai, soprattutto in considerazione e poi anche in soldi.’

Via, sono partito….e non mi sono ancora fermato.

-   Foto degli inizi

Era l’estate del 1967. Mentre chi era nato durante la Seconda Guerra Mondiale o subito dopo si stava preparando al Sessantotto, e il mio quaderno con i temi di 5^ elementare girava fra i parenti, io ero in Colonia a Gatteo a Mare e, su ordine delle suore, nel primo pomeriggio, invidiato dai miei compagni, anziché fare il sonnellino scrivevo il diario delle giornate in colonia. Morivano gli anni Sessanta, io avevo due passioni: lo sport e la pesca. Non certo la scrittura. Però i miei primi pezzi giornalistici li scrissi proprio agli inizi degli anni Settanta, ‘Andiamo a pesca’, sul Bivacco, periodico dell’oratorio di Biumo Inferiore. Arrivarono gli anni di piombo e per me il liceo classico, scelto perché, forse, avevo la vaga idea che avrei fatto il giornalista. Ma non amavo né leggere né scrivere. Mentre l’Italia si avviava mestamente verso la tragedia degli anni di piombo, io sognavo le ragazze e le Olimpiadi. E quando si trattò di scegliere fra il giornalismo e la carriera di insegnante di ginnastica, scelsi la seconda: più comoda, più immediata, meno faticosa. Per anni dimenticai la scrittura, salvo qualche lettera ad amici di penna e poi le molte lettere alla mia ragazza, soprattutto nel tempo del militare. Furono due eventi, uno lieto e una triste, a far emergere la mia tendenza al silenzio della parola orale, all’insorgere della parola scritta: l’amore per la donna che avrei sposato e la morte di mia mamma Ines, quando gli anni Ottanta erano ormai a metà. Lettere, diari, cronaca, perché si fissassero i miei ricordi, i miei vissuti. Così è nato il mio primo libro, ‘A mamma Ines’, stampato in 5 copie casalinghe e distribuito ai miei fratelli e a mio padre. Era il dicembre 1985.

 

Ma ci è voluto il terzo colpo al cuore, la nascita di Valentina, la mia prima figlia, per dare l’avvio definitivo alla mia passione per la scrittura. Ricordo quel tempo come un periodo di entusiasmi e di notti insonni, di fatiche e di gioie potenti, di emozioni e di esperienze nuovissime, che non volevo sprecare, e così scrivevo, per me, ma già con la speranza che altri potessero leggere, perché ciò che stavo vivendo non erano banalità. Le edizioni Paoline, pubblicandomi ‘Papà a tempo pieno’, mi hanno regalato carica aggiuntiva e illusioni, facendomi addirittura credere che fossi un bravo scrittore, parola che -ammettiamolo- ancora oggi ha il suo fascino. Certamente lo aveva per me. Mi vedevo ricco e famoso. Soprattutto la fama mi interessava.

Ho cominciato a scrivere di tutto, senza più freni, ispirato, invaghito per l’accesso ad un mondo (gli editori, gli scrittori, i giornalisti, i poeti) che ben poco conoscevo. Un mondo che imparai negli anni a conoscere, un mondo dove l’oro luccica ma non è tutto oro quello che luccica, dove è facile sentirsi diversi ma più bravi, non superficiali e illuminati. Un mondo dove chi pubblica un libro, solo per il fatto di averlo pubblicato, si sente su un piedistallo. Poco importa il valore del libro, tanto chi lo pubblica pensa che sia senz’altro di valore.   

Dividerei i miei 40 anni di scrittura in quattro settori:

Giornalismo: lasciato il Bivacco iniziai a collaborare al settimanale ‘Luce’ (dalla fine degli anni Ottanta) e al quotidiano ‘La Prealpina’, quasi un secondo lavoro, scrivendo di tutto, persino corsivi, che poi raccoglievo e pubblicavo in volumi, con foto di Carlo Meazza. Grazie al giornalismo ho conosciuto la città, la politica, la vita culturale di Varese (e non solo quella ecclesiale, che invece conoscevo già bene), personaggi interessanti. Ho avuto modo anche di sfruttare la mia passione per la fotografia e oggi, con il blog (nato nel 2007) porto avanti ancora questo doppio binario: testi e foto. Uno stimolo a continuare mi veniva anche dal giudizio positivo degli addetti ai lavori. Qui voglio ringraziare (mi sentirà da lassù) Pierfausto Vedani, che aveva per me parole incoraggianti. Mi diede parere positivo anche sul libro su Maroni. 

 

Libri su commissione: e questo grazie soprattutto all’editore Pietro Macchione, che mi ha coinvolto sin dal suo nascere, a metà degli anni Novanta, nei progetti della sua casa editrice, invogliandomi a scrivere libri di storia locale, e poi l’Agenda Varese eccetera. Forse qui ho commesso un errore, avrei dovuto puntare solo sulla narrativa, fare una scelta, ma ero troppo ingolosito dalla pubblicazione. L’uscita di un nuovo libro è sempre una bella soddisfazione. O forse ho fatto bene così. Se mi fossi dedicato solo alla narrativa avrei accumulato delusioni, mi sarei depresso….Non lo si può sapere. Ormai il treno è passato, il salto di qualità non è avvenuto e mi accontento.  

 

Narrativa: è senz’altro il capitolo che amo di più, e il solo che porto avanti attualmente: romanzi e racconti. A partire dal romanzo ‘La Comune di Barbara’ del 1989, uscito quando stava cadendo il muro di Berlino, ho pubblicato sedici libri fra romanzi, racconti lunghi (oltre 100 pagine) brevi e brevissimi. Ho scritto quasi 200 racconti e 11 romanzi. A parte il parere favorevole, ma soprattutto di amici e quindi non sempre credibile, devo molto a due scrittori, Mario Spinella e Gino Montesanto, che mi hanno invogliato a continuare con la scrittura, soprattutto con la narrativa, quando avevo molti dubbi.  

 

Poesia: nel 1988 ho pubblicato un libro di poesie in lingua italiana (Un anno), mentre quasi tutte le mie poesie in dialetto sono contenuto in ‘Valzer par Varés’. Fabrizio De Andrè diceva: ‘Sino a 18 anni tutti scrivono poesie. Poi continuano solo due categorie: i poeti e i cretini.’ Per non correre il rischio di essere giudicato un cretino, dirò che mi sento poeta solo in rarissimi casi, su ispirazione del momento, e che qualche risultato accettabile credo di averlo ottenuto.

MI soffermo ancora un attimo sulla narrativa, che è il genere che preferisco.

Definisco la mia prosa, come forma, molto semplice, giornalistica, frasi brevi, dialoghi serrati, un po’ telegrafica. Direi che la mia prosa è in bianco, con l’olio, non riccamente condita con sughi appetitosi. Non punto molto sulla forma. Come contenuti la definirei un realismo spinto, crudo, senza belletti. Un lettore ha definito il mio ultimo romanzo, ‘Corpi imperfetti’ (almeno per ciò che riguarda il personaggio dell’anziano) un romanzo ‘feroce’. A parte ‘Luzine’, dove si cerca di descrivere anche l’evoluzione di un popolo, in genere trovo già molto difficile sostare sull’individuo, sul rapporto di coppia, sulla famiglia, sui figli.

Temi principali: Dio, l’amore, la natura, lo sport, la sofferenza, la morte. I temi di sempre. Questo vale anche per la poesia.

Credo di avere qualche numero in più nei racconti, soprattutto in quelli brevi, che nei romanzi. Anche se i miei romanzi sono forse più vicini a racconti lunghi, non superando mai le duecento pagine.

 

Domande:

Mi scusi, da una sua recente intervista ad una tele locale afferma di avere pochi lettori, fedeli ma pochi. Le chiedo: pochi lettori, che a breve dimenticheranno ciò che hanno letto…Non le pare di sprecare il suo tempo prezioso con la scrittura?

Amico caro, in effetti soprattutto all’inizio, quando avevo molto meno tempo libero di adesso che sono in pensione, molto meno tempo da sprecare, mi sono fatto spesso questa domanda. Qui parliamo soprattutto di romanzi e racconti. Scrivo per essere letto, ma scrivo anche per me. Nei miei primi romanzi pensavo di utilizzare la scrittura anche come modo per testimoniare la mia fede in Dio, poi la fede è calata ed è venuto meno questo aspetto.

Sono passato dall’illusione alla delusione all’accettazione alla consapevolezza…il mio sguardo sul me stesso scrittore è assai benevolo, attualmente ringrazio di avere comunque qualche lettore. E non si pone più il problema della perdita di tempo. E’ vero, mi mancano pochi anni da vivere ma ovviamente non credo di cambiare il mondo con la mia scrittura, ho tanto tempo libero e fra le tante cose che faccio un po’ di tempo per scrivere ci sta.

 

Domanda: ‘Hai detto poco fa che il tuo è un realismo spinto. Avendo letto soprattutto i tuoi ultimi romanzi, mi pare di poter dire che è spinto anche sul versante del sesso. Non credi che il sesso sia sopravvalutato? E anche sfruttato dagli scrittori per vendere qualche copia in più?

Risposta: Credo che il sesso sia un aspetto importante della nostra vita. Credo anche che se i maschi lo sopravvalutano, le femmine lo sottostimano, ma ciò dipende da fattori ormonali più che culturali. Questo squilibrio fra uomo e donna genera non poche incomprensioni, rotture, tradimenti, amori che parevano incrollabili ed eterni finiscono. Essendo un maschio, quindi portato per natura a valorizzare questa espressione di intimità, questa occasione di piacere comune (nonché forza generante nuove vite), allora ne parlo, anzi, ne scrivo. Descrivere il sesso è arte rara, so di addentrarmi ogni volta in un campo minato, infatti ora sono più prudente di un tempo, ma lo stesso non lo evito. Del sesso si dice: ‘C’è chi lo fa e chi ne parla’. Non vorrei che qualcuno pensasse: ‘Ecco, questo scrittore non lo fa ma lo descrive!’

 

 

PIGIAMA

 

Vuoto di te abbraccio il tuo pigiama,

sa di carne, di sogni, di profumo

e del gesto invitante di spogliarsi

e della bella mano che lo sveste

e del modesto volo verso me.

 

 

 

LA LEGGEREZZA

 

E mi raccontava che quella frase era diventato il suo ritornello. Una frase di Italo Calvino, qualcosa sulla leggerezza, che bisognava prendere la vita con leggerezza, che non era superficialità ma un planare sulle cose dall’alto, privi di macigni nel cuore. Quella citazione lo illuminava, lo alleggeriva.

“E basta con Calvino” diceva sbuffando la moglie. “Ho capito…Beato te che non hai macigni nel cuore.”

“Non è esatto!” le rispondeva. “Cerco di spezzarli, frantumarli come si fa per i calcoli ai reni. Qui non si beve acqua, si eliminano zavorre.”

“Tipo?”

“I sensi di colpa…”

Si era messo a scrutare il cielo. Un giorno le disse: “Voglio prendere il brevetto di pilota d’aliante.”

“Questa poi…”

“Gli alianti sono leggeri, sono meno rischiosi degli aerei a motore. Se il motore va in stallo vieni giù, con gli alianti è impossibile.”
“Perché?”

“Perché il motore non ce l’hanno.”

Adele, la moglie, restò sbalordita vedendo il marito iscriversi al corso, frequentarlo, meritarsi il brevetto e volteggiare in aria bucando le nuvole, facendo il pelo alle cime delle Prealpi. Era un’altra persona, tornava dai voli con un sorriso contagioso. Planava leggero sopra la vita di tutti i giorni non come chi è fuggito e spera di ripartire, ma come chi là in alto ha trovato motivazioni per stare bene anche in basso.

Ma la vita può essere una carezza o una sberla, cioè accarezza e prende a pugni. Il pilota finì con l’aliante contro i tronchi e le frasche della pineta sotto l’Osservatorio del Campo dei Fiori. Non morì. Lo fecero accomodare su una carrozzina, dove il suo corpo divenne pesante, opprimente sul culo e sulla schiena. Una sofferenza che durò poco, qualche mese: se ne andò dal proscenio dei vivi stringendo e accarezzando la mano di Adele.

Posso testimoniare che questa storia è vera perché, oltre alla cronaca che si può leggere sul giornale locale, la vedova è diventata da un anno la mia compagna e non si fa scrupolo di raccontarmela, sin nei particolari.

Quando facciamo l’amore mi sento leggero. Forse non è la leggerezza di Calvino, forse la mia è macchiata di superficialità. Ma dopo, quando l’estasi è finita, vedo il pilota. Puntualmente. Un sasso mi entra dentro e mi opprime. Allora bevo un sorso d’acqua, penso al grosso calcolo da espellere, mi giro sul fianco e abbraccio Adele.  

 

 

 

 

 

 

UN BUON INIZIO

 

Sono in auto, in discesa dai Ronchi verso il lago, devo accompagnare alla scuola materna mia nipote Sara che ha quattro anni, è dietro di me sul seggiolino, so che incontrerò traffico sulla lacuale, sono le otto e quindici, la gente va al lavoro e senz’altro ha più fretta di me, io sono felicemente pensionato quindi posso guidare rilassato e ascoltare Radio Monte Carlo che ora propone l’ultimo successo di Laura Pausini, ‘Un buon inizio’, canzone che mi soddisfa ma volete mettere sentirla con una nipotina alle spalle che apre i suoi occhi nuovi al mondo e guarda verso le auto e la vegetazione  come chi ha tutto da scoprire? Infatti metto in rima musica e parole a chi sta accucciata sul sedile posteriore, ‘Tu lo sai dove va la vita senza il coraggio…’ e penso al coraggio di due genitori nel mettere al mondo un figlio, un coraggio benefico, un coraggio miracoloso e salvifico, vitale e indispensabile, ‘…quando ci metto l’anima e poi mi perdo d’animo…’ e penso al fiato che manca quando si diventa genitori e si guarda un figlio che sta male, e intanto cominciano a lucidarsi i miei occhi e sale quel brivido interno che qualcuno chiama commozione, ‘…in mezzo a questo rumore, dentro un milione di strade…’ ma il rumore di fuori non lo sento, non percepisco la rabbia di qualche guidatore in coda che non capisce e impreca e ha anche ragione, invece io sono un privilegiato e posso concentrarmi sulla musica, sulle parole e sul respiro di Sara, che non sento e so che c’è, perché lei esiste e dice: “Nonno, lo sai che questa canzone la conosce anche la mia amica Ambra?”.

“La tua amica Ambra? Ma che bello! E a te piace?”

“Sì.”

Sono alla rotonda, svolto per Capolago, sfioro il camposanto ma non penso alla morte, cioè per un istante mi appare nel segno della croce che disegno per abitudine ma il mio sguardo stamani scappa dall’altra parte, ai campi verdi di primavera, non al Rosa perché è coperto dalle nuvole ma so che là attaccato all’orizzonte c’è il Rosa e lo ringrazio e quasi piango ma mi trattengo.

L’auto si inclina sulla salita di Cartabbia e penso: ‘Che bell’inizio!’

 

 

Pensierino della sera: Mi vengono naturale i paragoni sportivi, quindi immagino la mia avventura letteraria come una maratona. Quaranta chilometri li ho già corsi, me ne mancano ancora due e 195 metri. Avendo corso due maratone nel 1999, so bene che non ci si ferma agli ultimi due chilometri, anche se si è stanchi morti. Quindi andrò avanti sino al traguardo.

 

 

in foto: il mio primo libro, dicembre 1985 

 


Occhi e anima


 

La fotografa varesina Nicoletta Macchi ha voluto lasciare un ricordo della sua presenza ieri, al mio incontro '40 anni in 40 libri', con questo scatto e la citazione: 'L'artista deve esercitare non solo i suoi occhi ma anche la sua anima' (Kandinsky)

Più tenaci del vento impetuoso


 




Voglio qui pubblicamente ringraziare la trentina di amici che ieri sera hanno sfidato la bora varesina, per venire a trovarmi all'incontro: '40 anni in 40 libri'. Più tenaci del vento impetuoso. Hanno avuto però modo di assistere alla mia seconda esibizione (la prima alla Festa degli Alpini al Campo dei Fiori), con chitarra e voce. E non è poco! Ringrazio anche la Biblioteca Civica di Varese, che mi ha accolto nella bella 'Sala Morselli', e in particolare Valentina Marocco e il giovane Basilio.  

Nuovo ingresso biblioteca


 

Causa vento forte, i Giardini Estensi sono chiusi. L'ingresso in biblioteca, per l'incontro di stasera, è dal terzo portone di via Sacco, zona Ufficio Protocollo.

Nuvole e fumo


 

Ieri all'alba, colorato incontro fra nuvole e fumo.

Spinti dal vento


 

Amici, spero che il vento capriccioso di oggi non vi spinga in casa, ma vi sospinga verso la Civica Biblioteca di Varese. E poi (ore 18) in genere in serata il vento si placa.

mercoledì 25 marzo 2026

Il potere del titolo


 

Questo a mio avviso è un titolo azzeccato. Fa venir voglia di acquistare il libro, anche se uno non ha un forte interesse per l'argomento. Invoglia, stuzzica, incuriosisce...Ecco il potere di un titolo. 

martedì 24 marzo 2026

Sara e Luca sul Gruppo dei Campelli





 

Inizio ufficiale della stagione alpinistica per la mia amica Sara Bianchi. Con la guida Luca Moroni, Sara ha affrontato una via di misto sul Gruppo dei Campelli in Valsassina. Una via aperta in gennaio, 'Atmosphere', assai impegnativa anche per via del meteo non proprio ideale (nubi e neve). Vetta raggiunta, discesa per il Canale della Madonna, molta neve fresca, fatica ma anche grande soddisfazione. 

40 + 40 = 26 marzo

 

Vi aspetto 

lunedì 23 marzo 2026

La Pallacanestro Varese come Pompei

                                                                                              foto La Prealpina.it


Ieri, domenica 22 marzo, la Pallacanestro Varese è morta soffocata e quindi impietrita sotto il fuoco, i lapilli e le ceneri bollenti del Vesuvio eruttante. Una sconfitta, quella di Napoli, fra le più umilianti nella storia lunga 80 anni del basket varesino: 104-75!!!! Non è andato bene nulla.

La OJM è come una bella donna. Ti illude, ti dà segnali di accoglienza, di benevolenza, addirittura fa promesse più che convincenti poi, lunatica, smentisce, si rabbuia, fa la scontrosa, pretende, fa il broncio, addirittura ti volta le spalle (come ieri) e se ne va. In tal caso la sua bellezza, come per un sortilegio beffardo, diventa bruttezza. 

Arrivavamo da tre vittorie consecutive esaltanti.

Poi il tonfo. Ma i play-off sono ancora alla nostra portata.

Forza Varese! 
 

domenica 22 marzo 2026

Apre e chiude il Gozzano


 






Il 22 marzo del 1910 nasceva il Varese calcio. Il 22 marzo 2026, quindi 116 anni dopo, il medesimo Varese calcio (ancora in vita, sebbene in serie D) gioca al 'Franco Ossola' contro il Gozzano, squadra novarese che sente lo sciabordio del lago d'Orta ed è messa molto peggio di noi in classifica. Un avversario che sulla carta dovrebbe permetterci di festeggiare a dovere la ricorrenza. Non so che meteo ci fosse il 22 marzo del 1910, so che 116 anni dopo fa un gran freddo su in tribuna: un pallido sole sull'erba ma all'ombra vien giù dalle Prealpi un vento gelido. E l'aria si fredda ancor più perché dopo solo un minuto di gioco il Gozzano passa incredibilmente ma realmente in vantaggio, con Romairone. A questo punto, e per buona parte della partita, sarà un arrembaggio dei biancorossi ma poco fruttuoso, tanto che l'occasione più netta capita agli ospiti, un tiro diretto in porta salvato con un colpo di testa provvidenziale da un nostro giocatore. Si teme la sconfitta ma il Varese non molla e nel giro di otto minuti pareggia con Tentoni al 29° del secondo tempo (un'azione da applausi, dribbling vari e tiro a rientrare dal limite dell'area, il portiere si volta alla sua sinistra ma la palla è troppo lontana) e passa in vantaggio con Cogliati al 37° (foto). Ma il Gozzano, come l'aveva aperta la chiude, al 39°, con Monteleone.
Assalti finali del Varese ma si resta sul 2 a 2.
Si festeggia a metà, diciamo i pasticcini ma non lo spumante, o viceversa. Manca qualcosina. Per l'evento si entrava gratis e in effetti qualcuno in più c'è in tribuna. Fra i presenti non poteva mancare la famiglia Bonoldi, padre e figlio, l'uno giornalista, l'altro violinista, pronti a tifare da convinti: forza Varese! 

Fondoschiena


 


I ciclisti si fanno un fondoschiena così! (immaginate il gesto delle mani)...ma se scrivo culo rendo ancor meglio l'idea.

Qualcuno dirà: troppo facile! Tadej è fortissimo, ricco, famoso, ha una squadra al suo servizio eccetera eccetera. E' assai avvantaggiato!

Amici miei: Tadej ha tre palle...e forse addirittura quattro! 

sabato 21 marzo 2026

Dink(ad)

 


Leggo che sono in aumento le famiglie DINK. Cioè? Double income, no kids, doppio stipendio, nessun figlio. Questo per valorizzare i propri interessi, la propria realizzazione personale, lavorativa...Inoltre vi sarebbe un aspetto positivo per l'economia: maggiori spese per viaggi, intrattenimento...

Posso dire la mia? Provo tristezza. 

Inoltre suggerisco un allungamento dell'acronimo: DINK(AD), dove l'AD finale sta per and dog. 

giovedì 19 marzo 2026

Il Calandàri all'Anna Frank


 


Continua il cammino del Calandàri dra Famiglia Bosina, che ha una meta precisa: farsi conoscere. Perché l’annuario, pur avendo 71 anni d’età, non ha ancora raggiunto una visibilità degna della sua storia e dei suoi contenuti. E’ poco noto non solo ai giovani (e sin qui ci può stare) ma anche ai varesini d’antan. Grazie alla disponibilità della biblioteca ‘Bruna Brambilla’, che ha sede presso la scuola media Anna Frank alle Bustecche, Roberto Fassi e Paolo Costa, collaboratori del Calandàri, hanno organizzato e animato un happy-hour culturale, che si è tenuto giovedì 19 marzo 2026 in via Carnia. Dopo l’introduzione di Lucio Mangiarotti, si è parlato del Calandàri in generale, della sua storia, dei suoi contenuti, e più nei dettagli dell’ultimo numero, il 71, quello cioè par ur 2026. Roberto Fassi ha poi illustrato il suo articolo, con immagini e didascalie, un saggio sulla storica linea tranviaria Varese-Luino, che per una cinquantina d’anni (i primi 50 del Novecento prealpino) ha reso avventuroso il tragitto fra i due laghi. Uno spazio è stato riservato anche alla copertina del numero 71, grazie all'intervento della fotografa che ha realizzato le due immagini: Nicoletta Macchi. Presenti fra gli altri, per la Famiglia Bosina, il regiù Luca Broggini e Mario Zeni. L’aperitivo culturale si è infine trasformato in aperitivo enogastronomico, grazie ai volontari Auser (fra gli altri, Rocco Cordì, Elena Pezzullo...), che da anni mantengono viva (e soprattutto aperta) questa biblioteca, organizzando poi presentazioni di libri ed altri eventi culturali. Perché – come ha sottolineato Paolo Costa – il Calandàri ha senso solo se aiuta a fare comunità.


Gli incitamenti di papà Mario


 

Festa del papà. Ecco alcuni incitamenti di mio papà Mario (avrebbe compiuto 100 anni fra due mesi, ma è morto due anni fa), frasi volte ad aumentare la nostra indipendenza e intraprendenza:

‘Fiö, fiurèll du la mama, sgandùless! Te fètt pü ‘n quintal, te ghè del ràngess! Quand te vètt föra di bàll?’

Traduzione: ‘Figlio, figliuolo della mamma, fuori la paglia dal …! Non fai più un quintale, ti devi arrangiare! Quando vai fuori dalle balle?’

Un abbraccio a papà Mario.

mercoledì 18 marzo 2026

Per chi ama Varese


Varese è la Città Giardino, ma anche la città del Calandàri dra Famiglia Bosina. Venite a scoprirlo!  

martedì 17 marzo 2026

La Danza macabra di Angela Borghi


 

17.03.2026 Presentazione ‘Fiori per la danza macabra’  di Angela Borghi

 

Il mio amore per la ricostruzione storica mi porta a partire da lontano, dal novembre del 2013, a Varese. Un mese e un anno per me importanti: il primo novembre nasceva infatti la mia prima nipotina, Rebecca Zoe. Ero promosso a nonno. Dal Calandàri dra Famiglia Bosina traggo alcune notizie di quel novembre. Una è tragica, ma visto che si parla di morti ammazzati anche qui, stasera, allora ci può stare. Il 10 novembre morivano Fabrizio Colombo (50 anni) e i suoi due figli, Luca (14) e Martino (6), morivano a causa del monossido di carbonio. Il 17 novembre riceveva il Premio Le parole della musica-Premio Chiara Gianna Nannini. Il 22 novembre ecco i primi fiocchi della stagione 5 cm in città. Infine un’altra notizia tragica, che vedremo ha a che spartire con il romanzo di stasera: Franco Picco, saronnese di 57 anni, viene ritrovato il 30 novembre, galleggiante ma morto, vicino all’isolino Virginia. Ha il giubbino di salvataggio ma non l’ha salvato. Era uscito per un giro in barca.

Qualche tempo prima di quel novembre ormai lontano avevo saputo, dal mio amico Pietro Macchione, editore, che era uscito in luglio il primo romanzo giallo di una nuova autrice varesina, la dottoressa (nel senso di medico) Angela Borghi. Il nome non mi è parso affatto nuovo. Sono subito tornato agli anni del liceo classico ‘Cairoli’, fra il 1970 e il 1975, e a quella ragazza alta, che sapevo ottima giocatrice di basket. Aveva un anno meno di me. Ho chiesto all’editore, mio amico dagli anni Novanta, una copia del romanzo, inserito nella collana di Macchione, I GIALLI, e alla fine di novembre 2013, mi pare il 22, mi sono presentato alla Libreria del Corso, in corso Matteotti, dove ho rivisto dopo decenni, Angela, in quel suo esordio presentata al pubblico da Silvia Giovannini e da Pietro Macchione. Ho scattato qualche foto e scritto una breve recensione sul mio blog ‘Pensieri & Parole’. Ho preteso una dedica e Angela ha scritto: ‘A Carlo…sperando di scatenare una passione…per i gialli! Con simpatia   Angela.’

Non amavo e non amo i gialli, ma lessi allora ‘Delitto al Sacro Monte’, ne ricavai una buona impressione (una storia ambientata a Santa Maria del Monte nel 1598) e da allora continuai a seguire le evoluzioni letterarie di Borghi. Che, da quel primo romanzo, non si è più fermata, correndo in contropiede (per stare al basket), veloce, verso nuove avventure di scrittura. Sempre per Macchione ecco ‘I misteri del convento di Casbeno’. Cambio di editore, e con Robin ecco altri tre romanzi: ‘Che domenica bestiale’, ‘La ragazza con il vestito azzurro’, e ‘L’ultimo goal’, quindi ‘Il destino del gatto’ (Edizioni 0111) e infine l’approdo alla Morellini, con ‘L’uomo che guarda il lago’ e l’attuale ‘Fiori per la danza macabra’. Sempre romanzi gialli. E in mezzo tanti racconti, apparsi nelle antologie ‘Delitti di lago’, Nuovi Delitti di lago’, ‘Delitti di lago vol 3 e volume 4’, sempre editi da Morellini.

Angela Borghi, quindi, a partire dal 2013, in questi 13 anni è entrata di diritto e per merito nel novero dei narratori varesini che amano il genere giallo, noir, thriller che dir si voglia, insieme a Barbara Zanetti, Laura Veroni, Roberta Lucato, Giancarla Giorgetti, Sergio Cova, Emiliano Bezzon, Patrizia Emilitri…e vorrei citare anche Andrea Fazioli che, pur essendo di Bellinzona, è molto presente a Varese, nella squadra del Premio Chiara.

Più di un fattore mi avvicina ad Angela. Anzitutto lo stesso liceo, poi le due passioni: sport e scrittura. Non la professione, anche se in verità alla fine del Liceo ero indeciso fra giornalismo, medicina e insegnate di educazione fisica. Mi vedevo come medico sportivo ma ho scelto di fare il prof., e successivamente anche il giornalista, lei il medico internista.

E veniamo finalmente all’ultimo romanzo, ‘Fiori per la danza macabra’. Anche qui la prenderò alla larga, perché rispetto alla trama non si può anticipare molto, per non rubare il piacere del lettore. La prenderò alla larga perché dobbiamo partire dalle già citate antologie di racconti ‘Delitti di lago’. Grazie a queste, la nostra autrice è venuta in contatto con Ambretta Sampietro, che coordina le antologie, e con la casa editrice Morellini. Quando l’editore ha pensato di ampliare questo concetto di delitti di lago, immaginando una collana di romanzi proprio così definita, Angela Borghi era già pronta al cancelletto di partenza. Già avvezza a immaginare storie di lago, con morti, colpevoli e innocenti, si è messa al lavoro per produrre una storia vicina alle duecento pagine, necessarie per un romanzo. Ha quindi immaginato i protagonisti. Come la maggior parte dei narratori, non ha potuto fare a meno di partire da se stessa, dal suo vissuto, dai suoi luoghi, dalle sue conoscenze. Ecco allora la protagonista femminile, che – guarda il caso – è un medico, un medico legale che ama correre, un po’ romantica, non troppo razionale, attenta alle sfumature, ai particolari che paiono insignificanti. Però Angela doveva mettere qualche differenza rispetto a sé, quindi ovviamente il nome (Teodolinda Caretti detta Teo) e poi lo stato civile, non sposata ma single, con un fratello, Pietro, che vive con lei. E poi Borghi è stata facilitata dalla sua residenza, un’abitazione affacciata sul lago di Varese, sponda sud, non lontano da quel Cazzago Brabbia (dove vive appunto la Caretti), che sarà il luogo principale del romanzo ‘L’uomo che guarda il lago’, uscito nel 2024. Quindi Teo è medico legale, per professione costretta a confrontarsi con la morte, con i cadaveri, ma non si accontenta delle sue obbligatorie ore di lavoro. Quando il cadavere che deve analizzare e ‘sezionare’ racconta di una storia interessante, misteriosa, allora Teo indaga, cerca di capire, di immaginare. Inevitabilmente, viene a contatto con chi invece lavora proprio in questo campo, cioè con la Questura di Varese. Si trattava di trovare un personaggio maschile adatto a questo ruolo, e poiché Angela Borghi conosce bene anche un altro pezzo d’Italia, cioè il sud Tirolo, frequentando abitualmente Bolzano e la Val Badia, ecco lo spunto: perché non un nordico trasferitosi a Varese per lavoro? Ecco allora comparire, già nel primo delitto di lago, Arno Brandstatter, commissario. Anch’egli single, scapolo affascinante, è l’opposto di Teo: razionale, tutto d’un pezzo. Trovati i due protagonisti, si trattava di scegliere i comprimari, e soprattutto l’intreccio: il morto, i sospettati eccetera eccetera. Il lago di ‘L’uomo che guarda il lago’ era il nostro specchio d’acqua, Cazzago, Bodio…località che Angela conosce bene non solo perché ci vive da quelle parti, ma perché spesso corre o pedala sulla ciclopedonabile.

Già nell’introduzione a quel primo Delitto di lago, Ambretta Sampietro scriveva: ‘…La coppia Teo-Arno offre un bel contrappunto, lei decisa, attiva e un po’ impicciona mentre lui è riflessivo, tenace ma niente gli sfugge. Sarebbe bello ritrovarli alle prese con un altro caso e chissà se tra loro le cose evolveranno…’

Angela Borghi ha preso alla lettera quell’augurio, ha voluto dare una seconda possibilità a questa coppia, ed eccoci finalmente a ‘Fiori per la danza macabra’.

La Borghi raddoppia, non solo nel senso che scrive il secondo romanzo per Morellini. Raddoppia perché ora i morti sono due, due giovani donne vicine per età (fra i 20 e i 30), per colore di capelli (rosso) e per tipo di morte. I loro nomi: Marianna Frattini e Sabrina Cerutti. Sono due i laghi, quello di Varese ma soprattutto e principalmente il lago Maggiore, così caro a Piero Chiara e a Vittorio Sereni. Il Maggiore visto dall’eremo di Santa Caterina del Sasso e da Cerro di Laveno. Però abbiamo sempre anche Cazzago Brabbia (perché Teo non ha cambiato casa né abitudini, sempre single, sempre in coabitazione col fratello Pietro, che però si è fidanzato con Gloria, sempre poco attenta a riempire il frigo, sicché presa dal lavoro a volte salta la cena o si accontenta di poco).

La storia ruota intorno anche a due dipinti. L’uno dà il titolo al romanzo, è la danza macabra raffigurata proprio nel portico nell’eremo di Santa Caterina del Sasso. Si tratta di una rara e suggestiva testimonianza pittorica tardomedioevale: abbiamo la morte con la falce, scheletri che danzano con personaggi di diverse classi sociali, un ‘memento mori’, ricordati che devi morire non raro in quel periodo storico, dove l’affresco serviva anche da libro per il popolo, un richiamo alla vigilanza, quando la morte faceva razzia, soprattutto durante le frequenti pestilenze.

Ma l’altro quadro, ancor più pertinente con la narrazione, è l’Ophelia di John Everett Millais, pittore preraffaellita, opera d’arte assai nota, datata 1852, che raffigura la tragica fine dell’Ofelia di Shakespeare. Ofelia, figlia di Polonia, è innamorata di Amleto ma è da lui respinta. Questo dolore, unito all’altro per la morte del padre proprio per mano di Amleto, la condurrà al suicidio. Ebbene, le morti di Ofelia, Marianna e Sabrina sono simili, almeno per ciò che riguarda l’elemento liquido.

Angela Borghi non nasconde di amare l’arte. Ammette di non essere un’esperta, ma un’appassionata sì, forse memore delle lezioni di Silvio Tron al ‘Cairoli’. Quindi non sorprende che abbia voluto giocare anche su questi due dipinti, per creare nuove suggestioni e elementi utili alla sua complessa trama narrativa.

Detto dei protagonisti, detto dei luoghi stiamo sulla trama. E qui vorrei chiedere ad Angela quale delucidazione su come è nata, su come si è sviluppata, su quanto fosse già chiara in testa prima della scrittura, o se i personaggi hanno favorito cambi di direzione, nuove idee, sviluppi prima non considerati.

Bella la citazione di Bukowski: ‘Voglio che tu mi dica che tutto è a posto e che i suoi capelli rosso e oro si scioglieranno ancora sul mio cuscino’.

 

 

     


domenica 15 marzo 2026

Treviso non fa buon viso



 





Già...Treviso non fa buon viso a cattiva sorte, perché si arrabbia assai, una sconfitta che lo tiene sul fondo della classifica, maturata dopo una partita molto equilibrata. Ma la OJM Varese non fa sconti a nessuno, lotta sino alla fine, merita i due punti, che si sommano agli altri 16, quindi siamo a 18. Lasciata (si spera definitivamente) la zona retrocessione, ora i biancorossi puntano all'ottavo posto e quindi ai play-off. L'immusonito Marcelo Nicola (foto) proprio non riesce a digerire il Palazzetto di Masnago. Come nel maggio del 1999 (allora ero uno dei pilastri della Benetton Treviso), quando vide cadere dal soffitto le stelle dorate dello scudetto varesino, così oggi, domenica 15 marzo 2026: stessi titoli di coda, anche se Varese non vincerà lo scudetto (oimè!). Primo quarto equilibrato, 21-22, con una novità: il nostro Freeman è in palla, mette due triple di fila e giustamente coach Ioannis lo lascia in campo. Anche il secondo quarto inizia con la mano calda di Freeman, quindi due schiacciate funamboliche di Moore (31-24) con tripudio del pubblico (tutto esaurito, compreso un assai rumoroso manipolo di trevigiani). Ma Treviso non ci sta, 7 a 0 e torna la parità. Ma la OJM non ci sta, e allora è il turno di Nkamhoua che mette tre triple di fila e così andiamo al riposo lungo avanti: 51-44. Terzo quarto: ecco in campo anche il nostro pivot Max Ladurner, Librizzi entra poco assai, sul 56 a 46 si spegne la lampadina biancorossa e Treviso aggiusta la mira: un 12 a 0 che mette paura, i veneti tornano in vantaggio (56-58) e si teme la debacle psicologica. Ma così non è, altre due triple (Freeman e Renfro) e si va all'ultimo riposo 70-67 per noi. L'equilibrio è la costante anche dell'ultima fatica. Quando mancano 3 minuti alla fine siamo 80-80. Una tripla di Macura (che è antipatico assai, che aizza il pubblico, annega nei fischi ma gioca bene) fa 80-83, poi 86-86 quando manca un minuto soltanto. Il Palazzetto freme, ora è questione di un attimo, e l'attimo fuggente non sfugge a Varese, 88-86 e poi una magia in attacco, con Moore che zigzaga a velocità doppia e anche tripla e poi regala un assist al bacio a Renfro, che schiaccia: 90-86. Mancano 11", nel basket può succedere di tutto ma Treviso non ha la formula per i miracoli e finisce 91-86. Molto molto bene. Avanti così, e il play-off è lì.
Forza Varese!

sabato 14 marzo 2026

40 + 40


 Vi aspetto 

Calandàri: la 'bibbia' varesina


 


Eccoli lì, in bella mostra, nella mia libreria, tutti e 71 i numeri del Calandàri dra Famiglia Bosina. Sono fra i pochi a Varese ad avere la collezione completa: io, Paolo Gorini, Ambrogina Zanzi e non so chi altri. Nemmeno la Famiglia Bosina ha il 100% in originale, dato che i primi numeri sono in fotocopia. Ancora ringrazio l'amico Adelio Mirioni, che mi regalò i primi, preziosissimi volumi. Definito la 'bibbia' della varesinità, il Calandàri esce regolarmente dal 1955, ma purtroppo (soprattutto i giovani) non tutti lo conoscono, quindi ecco una bella occasione (vedi locandina). Giovedì 19 marzo, ore 17.45, biblioteca presso la scuola media Anna Frank, in via Carnia a Varese, Roberto Fassi e Paolo Costa ce lo presenteranno. 

clicca sulle foto per ingrandire

venerdì 13 marzo 2026

Il demone della guerra


 




Di per sè, per protesta, avrei dovuto disertare l'incontro di ieri sera, venerdì 13 marzo, proposto dagli amici del Premio Chiara, che si è tenuto in sala Montanari a Varese. Una protesta giusta, dato che ricevetti immeritatamente l'esame a settembre di greco in prima liceo, in quel 1973 infausto, unica macchia nel mio 'brillante' percorso scolastico. Ma so perdonare (in quel caso il prof. Castiglioni) e quindi eccomi non proprio in prima fila alla presentazione del libro 'Pòlemos'. La guerra in Grecia' (Laterza), scritto da uno dei massimi esperti del mondo ellenico, Giuseppe Zanetto. Con lui Mario Iodice, docente e ricercatore, prof. sia al classico 'Cairoli' (il luogo del mio delitto) sia all'Università dell'Insubria. I due sono stati presentati da Salvatore Consolo, già dirigente scolastico sempre del 'Cairoli'. Bene ho fatto ad andare, perché il prof. Zanetto si è dimostrato ottimo oratore, appassionato cultore di quella storia antica, che purtroppo (per ciò che riguarda la guerra) si rinnova continuamente. Pòlemos, cioè il demone della guerra che (stando ad un racconto di Aristofane) tiene prigioniera in una grotta la pace, e dentro un immenso mortaio tritùra le città greche, ricavandone una poltiglia fatta di uomini e di cose. Per chi ama l'argomento, ecco un libro scritto da chi ne sa davvero tante.