Aria
nuova alla Civica Biblioteca di Varese: orari dilatati, molti giovani presenti,
non solo libri ma un luogo ospitale per iniziative culturali e socializzanti. Me
ne sono accorto ieri sera; la buona abitudine del giovedì dell’incontro con l’autore
è però rimasta, la piccola rivoluzione operata da Claudia Giussani (nuova
direttrice) non ha coinvolto la presentazione di libri, e ieri era in Sala
Morselli un nome famoso: Nando dalla Chiesa. Classe 1949, figlio del generale
Carlo Alberto (morto nell’agguato di mafia a Palermo il 3 settembre 1982),
laurea in sociologia, una vita dedicata alla politica, alla docenza
universitaria, alla pubblicazione di libri (a partire da quel ‘Delitto
imperfetto’ che fu atto d’accusa contro chi favorì la morte del Generale,
di sua moglie e dell’agente di scorta), all’impegno per la legalità, per la lotta
contro la criminalità organizzata, questa volta ha voluto scrivere una delicata
storia d’amore, quella che lo ha visto protagonista in quanto ragazzo e poi marito
di Emilia, la sua adorata moglie, la ragazza siciliana di vicolo Pandolfini. Si
conobbero a Palermo nello sbocciare degli anni Settanta, lei 18 anni, lui 21, e
da lì non si sono mai lasciati, sino alla morte di Emilia, nel 2021. 44 anni di
matrimonio, ideali condivisi, trascorsi fra Palermo e Milano. “Ho voluto
scrivere questa storia, che qualcuno ha definito una fiaba, in terza persona”
ha detto ieri l’autore, intervistato da Claudia Giussani, “perché volevo che la
protagonista fosse lei, Emilia. A volte si parla di qualcuno mettendo il nostro
io davanti, non volevo correre questo rischio.” Dalle parole misurate,
meditate, lente, si è colto il profondo legame che ha unito questi due
protagonisti della vita sociale e politica italiana: l’uno, Nando, più esposto
al pubblico, l’altra, Emilia, nel silenzio di una militanza generosa, nell’ombra,
capace di incidere su chi la incontrava, in primis il marito. “Solo dopo la sua
morte ho scoperto” ha ammesso Nando “che alcuni giovani dialogavano con lei
anche su questioni personali.” ‘La ragazza di Vicolo Pandolfini’ (San Paolo
edizioni) è stato scritto per colmare un’assenza incolmabile, per far conoscere
chi, per natura e per scelta, aveva deciso di stare dietro le quinte, ma a
maniche rimboccate.
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