La nebbia rispetta la sacralità della nostra montagna. Si inginocchia e prega da lontano.
mercoledì 21 gennaio 2026
martedì 20 gennaio 2026
I funerali di Pietro Macchione
I funerali del prof-editore Pietro Macchione si terranno venerdì 23 gennaio, ore 10.45, presso la Basilica di san Vittore in Varese.
Per chi volesse dare un ultimo saluto a Pietro è stata allestita, a partire da mercoledì 21 gennaio, ore 14, la camera ardente presso le Onoranze funebri 'Campo dei Fiori' in via Mulini Grassi 10, a Sant'Ambrogio Olona.
lunedì 19 gennaio 2026
Il mio tempo sta per finire
La morte ravvicinata dei miei amici Bambi Lazzati e Pietro Macchione mi porta a dire: 'Il mio tempo sta per finire'. E' vero, avevano qualche anno più di me, ma la generazione è quella, gli anni sono quelli, il tempo se ne è andato. Con loro, per una trentina d'anni e più, ho avuto modo di condividere la mia passione per i libri, letti e soprattutto scritti. E allora? Devo piangermi addosso?
Di fronte a questa considerazione, un esito che si sospetta e si soppesa sin dalla tenera età, le reazioni sono le più diverse. E per me? Dipende dai giorni, anzi, dalle ore. Passo dal crogiolarmi nel passato a rimpiangere ciò che non ho fatto, e poi una ventata di attivismo mi porta a progettare, ma il vento cambia e una folata contraria mi riporta nella passività, per poi reagire, dimenticare ciò che mi attende, cavalcare sulla groppa dei miei giorni a venire.
Ebbene, se penso a Bambi e a Pietro non posso non aggrapparmi alla loro voglia di vivere. E infatti mi aggrappo.
In foto sono con loro qualche anno fa, al ristorante Bologna. Con noi anche Adelia Brigo e Andrea Fazioli.
Il mio amico Pietro
Penso
a Pietro, alla nostra amicizia, e mi viene naturale scrivere. Anche questo era
un tratto comune in noi: l’amore per la scrittura.
Ho
sentito parlare di Macchione per la prima volta agli esordi degli anni Novanta,
alla tele. Era scoppiato il bubbone tangentopoli anche a Varese, Pietro era
diventato assessore all’urbanistica nella giunta Angelo Monti, che durò solo un
mese. Poi ci siamo conosciuti di persona, in Salone Estense, durante i consigli
comunali della Giunta di Raimondo Fassa. Lui era consigliere comunale, notò in
me l’entusiasmo del giovane cronista politico alle prime armi, avevo tutto da
imparare, mi disse: “Bravo Zanzi, mi piace questo suo entusiasmo!” Ricordo
alcune interviste a lui, soprattutto quando divenne assessore all’urbanistica,
con la grana del Piano Regolatore Generale. Nel frattempo avevo cominciato a
pubblicare libri, e quando nella primavera del 1994 nacque la Macchione Editore
fui molto contento. Sempre in quell’anno trovai Pietro che nuotava in piscina,
vasche e vasche senza fermarsi. Durante una pausa a bordovasca mi disse (ormai
eravamo passati al tu): “Carlo, vorrei che tu scrivessi la storia delle
Crocerossine a Varese.” Detto fatto nel 1994 uscì il mio primo libro con lui, seguito
l’anno dopo dalla storia della banda di Velate, nel ’96 ‘I cinquant’anni
dell’ASEA’, nel ’97 ‘Cara Castronno’. Ma io amavo soprattutto la narrativa,
romanzi e racconti. Avevo da parte un po’ di racconti, chiesi a Pietro di farne
una raccolta e lui mi accontentò. Volevo dare come titolo ‘Da amor a Roma’ ma
lui scelse ‘Fax d’amore’. “Del resto -mi disse- è l’editore che decide il
titolo.” Era il 1998, e in quello stesso anno pubblicai sempre con lui anche il
libro (con foto di Carlo Meazza) ‘Varese-parole e immagini di un luogo amato’.
Un giorno Pietro mi diede in mano un libro, era la storia romanzata della Tenda
Rossa, la tragica avventura del dirigibile Italia, di Umberto Nobile e del
Polo. Disse: “Carlo, leggitelo e poi vedi di scrivere un romanzo d’avventura
tipo questo. Sono storie che vanno.” Lo lessi ma quel genere di romanzo non era
nelle mie corde e non se ne fece nulla.
Pietro
era un vulcano di idee, lasciata la politica, pensionato come docente, si buttò
anima e corpo nella sua casa editrice, che stava coinvolgendo decine e decine
di autori. Nel 2001 pubblicammo ‘Varese-Il bianco e il nero’, sempre con foto
di Carlo Meazza. Nel 2002 ‘Le residenze per anziani’. Poi si fece avanti con la
storia delle Agende Varese. Mi disse: “Carlo, dovresti selezionarmi un po’ di
notizie su Varese e il suo territorio, e alla fine dell’anno usciamo con una
Agenda, completata con le foto dei fotoreporter della Prealpina Ghiotto e
Puricelli. Che ne dice?” Ci pensai e mi feci coinvolgere dal suo entusiasmo.
Alla fine del 2003 uscì ‘Varese 2003 – cronaca per immagini e parole’. Uscì
anche grazie all’aiuto di Luigi Orrigoni, mecenate della cultura varesina, che
aveva preso in simpatia Macchione. Infatti nel 2004 uscì, sempre con il
sostegno di Mister Tigros, ‘Panathlon Club Varese – 50 anni’.
Pietro
mi disse: “Caro Carlo, l’idea dell’Agenda va modificata, direi di fare
un’agenda classica, con lo spazio per scrivere gli appuntamenti, e a piè di
pagina una ‘breve’ di un avvenimento dell’anno prima. Poi al centro ci mettiamo
un po’ di foto con dida, sempre di Ghiotto e Puricelli. Che dici?” Ancora una
volta lo seguìi, ed ecco ‘Agenda Varese 2005’. In quello stesso anno 2004 uscì
anche ‘Una città in cornice’ sempre con foto di Carlo Meazza. Nel 2007 proposi
a Pietro un romanzo breve, ‘Vicolo Canonichetta’, arricchito dalle foto di
Meazza, e ancora una volta l’editore amico si dimostrò tale, e il libro uscì.
Sempre in quel 2007 pubblicò ‘Lam Pak Tung’, la storia del missionario di Velate
Padre Adelio Lambertoni, scritto da me e da Gianni Spartà. Mi presi qualche
anno di pausa, non certo Pietro, che continuava a lavorare ad un ritmo
impressionante. “Il lavoro è la mia vita” mi ripeteva spesso. Unica concessione
la passeggiata quotidiana al Sacro Monte. Un giorno gli dissi: “Caro Pietro, ti
vedo tutti i giorni che sali, ma perché non ti prendi una bella tuta e un paio
di scarpe da tennis? Sei sempre in giacca…” E lui: “La giacca mi è comoda, ha
le tasche, così tengo dentro ciò che mi serve!” Nel 2013 tornai alla carica, e
Pietro mi pubblicò ‘Valzer par Varés’, poesie e racconti, nel 2015 ‘Il giorno
che tremò la notte’, (raccolta di racconti), nel 2016 la biografia di mio
fratello Marco, nel 2019 il romanzo ‘Nudo di uomo’. Per un paio di libri l’ho
‘tradito’ con la Robin Edizioni, ma sono tornato a lui con gli ultimi due miei
romanzi, ‘Fuggiaschi’ (2023) e ‘Corpi imperfetti’ (2025).
Ho
pubblicato oltre 40 libri, e più di 20 con Pietro Macchione, quindi lo posso
definire con assoluta certezza il MIO editore. Ma soprattutto un mio amico. E
se è vero che ai tempi di facebook l’amicizia si è allargata sino a
diventare una vaga conoscenza digitale, non è certo il caso del mio rapporto
con Pietro.
Amava
la Val Gardena, l’Alpe di Siusi. E anche questo è un luogo del cuore che ci
unisce.
E' morto Pietro Macchione
Oggi,
19 gennaio, è morto Pietro Macchione. Una malattia di quelle implacabili ha fiaccato
sino allo sfinimento le energie di un uomo indomabile, che Varese rimpiangerà. Prevale
in me il desiderio di pregare più che di scrivere, ma qualcosa aggiungo, e il
resto lo affido a quanto pubblicai nel 2023, in occasione degli ottant’anni di
Pietro. Qui aggiungo solo che ho ancora nel cuore la bella sera (era il 9
luglio del 2024) vissuta a casa mia, quando invitai Pietro e altri amici, e gli
preparai una crostata (il solo dolce che so cucinare) con la scritta 30, perché
erano i trent’anni della sua casa editrice, la Pietro Macchione. L’editore era
felice. E poi gli ultimi messaggi che ci siamo scambiati. Stavamo lavorando
alla mia nuova raccolta di racconti, programmata per questa primavera. Era
arrivata la prima bozza, gli proponevo alcuni cambiamenti e lui così
rispondeva: ‘Va bene Carlo, siamo in tempo a fare tutto al meglio. Riesco a
seguire tutti i lavori come sempre. Grazie per l’attenzione. Pietro.’ Era il 12
dicembre, Macchione era in ospedale ma ancora lavorava. Quindi l’ultimo, il 23
dicembre, come risposta ai miei auguri natalizi: ‘Carissimo Carlo, auguri di
ogni cosa a te e alla tua bellissima famiglia.’
Immagino
la fatica di Pietro, già molto malato, per mantenere questi contatti, con me
come con decine e decine di autori, amici, che avevano bisogno di lui perché la
Macchione era lui. Poi gli hanno sfilato dalle mani il cellulare, ed è stato
silenzio.
Chi
vuole incontrare Pietro Macchione basta che si rechi alla Madonna del Monte, ma
deve alzarsi presto, perché il prof di lettere in pensione perpetua la sua
camminata all’alba: salita lungo la rizzàda e discesa per la strada asfaltata,
“Perché altrimenti mi continuano a fermare. Conosco tanta gente” mi dice. E lui
quello spazio mattutino vuole viverlo nel cammino e nella solitudine. Oppure
basta passeggiare in centro Varese, soprattutto nella zona Brunella-corso
Matteotti. E allora è facile incontrare l’ex politico del partito comunista,
che passeggia col suo passo lungo e flemmatico, sempre in giacca, sempre
circondato dalla nuvola dei suoi molti pensieri. Perché parliamo di lui? Perché
l’editore Macchione compie ottant’anni, un bel carico d’anni che si porta sopra
le sue spalle larghe. Non ci pensa e lavora. “Io lavoro dalla mattina alla
sera” mi dice. “Faccio l’editore a tempo pieno, nient’altro.” Non lo dice ma lo
lascia intendere: lavoro e così evito i pensieri malinconici della mia età;
lavoro e mi rendo utile alla causa del libro, agli autori che desiderano
incontrare lettori, mi metto al servizio della cultura e sono sereno.
Ottant’anni così riassumibili: l’arrivo a Varese dal sud, la lunga carriera di
docente, di attivista politico nelle file della sinistra, l’approdo in
Consiglio comunale a Palazzo Estense, tangentopoli e lui assessore
all’urbanistica nell’avventura di un solo mese del sindaco Angelo Monti, quindi
con il Pds di Marantelli, appoggio esterno alla giunta leghista di Raimondo
Fassa, poi la scelta di votare non secondo le direttive di partito,
l’espulsione, la nuova nomina ad assessore all’urbanistica con Fassa, un Piano
Regolatore portato a casa con successo, quindi Fassa che non si ricandida e
Pietro che lascia definitivamente la politica (siamo nel 1994) e inizia, a
cinquant’anni, una nuova vita da editore. Trent’anni intensi, che Macchione
riassume così: “Io lavoro e basta, ho la mia autonomia, ho il mio spazio, ho la
mia pensione che mi permette di vivere. Con i libri mi basta andare in pari.
Pubblico molto perché così i libri girano, la cultura si diffonde.” E –
aggiungo io - gli autori ringraziano, perché solo chi ha gustato il profumo di
un libro che porta in copertina il tuo nome sa la soddisfazione che si prova.
Pietro
l’editore ha una memoria storica formidabile, che gli permette di risalire nel
tempo spiazzando l’interlocutore. Conosce vita, morte e miracoli di molti
varesini (e non pochi sono illustri) ma molto se lo tiene per sé, perché non
ama discutere, ben sapendo che l’umanità (non solo varesina) è permalosa per
natura. E così va avanti, a passo lento ma costante, da vero montanaro del sud
che ha trovato ai piedi delle Prealpi terreno adatto alla sua natura, come altri.
Auguri,
caro Pietro. Ad multos annos.
Il sorriso di Alessandra
L'amarezza per la sconfitta della Pallacanestro Varese, ieri contro Venezia, è stata addolcita dal sorriso di Alessandra, mia ex alunna e oggi docente di Scienze Motorie, lì presente con le sue ragazze per lo spazio 'dance' di metà partita.
foto Dario Capelli
