Tant zùcc, tant cràpp,
cioè tante ‘zucche’, tante teste, ognuno la pensa a modo suo. Sì, vero, ma è altresì
vero che abbiamo pensieri comuni, spesso legati all’età. Ad esempio i post sessantenni
hanno un chiodo fisso in testa, ed è innegabile, ed è inutile che spieghi qual
è. Ci si può allenare? Io dico di sì, ma è un allenamento particolare, che non
credo permetterà di vincere la gara, una gara che comunque andrà vissuta da
tutti. E allora? I benefici dell’allenamento si gustano proprio quando ci si
allena, perché l’allenarsi mantiene viva l’illusione che ce la si potrà fare
con il minimo danno possibile, e insieme regala una gran voglia di vivere.
martedì 2 maggio 2017
Profumi antichi
Stamani,
mentre lottavo contro la non voglia di alzarmi dal letto, ripensavo ai profumi
degli anni Sessanta. Il più prepotente e vivo è quello degli interni in
similpelle color amaranto della nostra prima auto, Fiat 600 (motore 750)
targata VA104973, comprata nel 1967 o 68, usata. Incredibile come quel profumo
sia dentro di me, nel mio naso. La prima auto non si scorda mai. Rivedo con
esattezza la prima volta che entrai, le nostre prime uscite, l’incidente in
viale Belforte mentre andavamo, dopo cena, oltreconfine a fare il pieno di
benzina, quelle portiere che si aprivano sul davanti (a favore di vento), il
riscaldamento che si azionava con una piccola leva sotto il sedile posteriore, noi
quattro fratelli seduti dietro, in continua infrazione (max 5 persone, e noi
eravamo in 6).
lunedì 1 maggio 2017
Festa del mughetto
Solo oggi ho scoperto che in Francia, il primo maggio, oltre ad essere la Festa del lavoro, è anche la Festa del mughetto, un fiore a me molto caro, che aveva Carla in mano il giorno delle nozze, proprio il primo maggio del 1981. Mughetto, simbolo di felicità, la felicità che un po' ci pervade al ritorno della primavera: luce, calore, passeggiate, natura che si risveglia, fiori, colori, canti....per il vero oggi a Varese ha pure nevicato sopra gli 800 metri, freddo e pioggia, altro che mughetti...Eppure il loro profumo, tanto dolce quanto effimero, ha reso meno grigio l'esordio di maggio.
Don runner
Vi sono alcuni luoghi comuni circa i preti. Abbiamo una scorretta espressione dialettale, tranquìll me'n Papa, e si è soliti affermare che i preti siano abbastanza 'robusti', perché di buona forchetta. In realtà abbiamo sì sacerdoti con la pancia, e molti (come non pochi post cinquantenni) ma ciò deriva soprattutto da un tipo di lavoro piuttosto sedentario, o da tendenza ad ingrassare....E lo sport? Sapevo di sacerdoti ciclisti, di molti don amanti delle camminate in montagna, e anche di preti ottimi nel gioco del calcio (come non menzionare il mio caro amico don Marco Galfrascoli?), ma non sapevo di sacerdoti che, via la tonaca, praticassero runner. E invece ne ho scoperto uno proprio vicino a casa mia. Mi chiedevo infatti come facesse ad essere così in forma. Ecco la spiegazione.
Mens sana in corpore sano..anche per i don! E lo sport, quello per la salute, credo sia benedetto da Dio.
Le fragole del primo maggio
Mentre mangiavo, oggi a pranzo, fragole con gelato, ho pensato a questo del primo maggio, festa del lavoro: rispetto al lavoro che manca, cercherò di andare in pensione quanto prima, per liberare un posto di lavoro. E poi ho pensato con sincera ammirazione a quanti, con scioperi e rinunce, hanno garantito gli attuali diritti ai lavoratori.
Troppo poco, direte voi. Lo so anch'io. Però almeno le fragole erano rosse.
Il postino
Ancora una volta, in questo mio tema di 5^ elementare unisco realtà e fantasia. Non era affatto vero che mi svegliava il postino, dato che mi alzavo molto presto, verso le sei e trenta, e alle sette e trenta ero già fuori dal cancello della scuola elementare 'Cairoli'.
2
maggio 1967
Tema
Il
postino
Svolgimento
Con
la pioggia, con la neve, con il sole o con il vento, sempre cammina il postino,
con il suo plico di lettere e di cartoline da recapitare in ogni casa. A piedi,
in bicicletta, in motorino, sempre va, e ci porta notizie belle e brutte.
Il
postino è sempre frettoloso, esce da un portone, entra in un altro, sale e
scende dalle scale. E’ lui che mi sveglia il mattino, con il rumore della sua
motocicletta. Si distingue fra la gente per il suo andamento fiero e ardito,
anche se ha percorso già tanti e tanti metri. Per farsi compagnia, intona
qualche canzone, fischietta.
Il
postino ha una sua divisa: giacca e pantaloni neri, cappello con impresso lo
stemma del comune di Varese e borsa di pelle, sempre traboccante di lettere,
cartoline, telegrammi ed espressi. Lo incontro ogni mattina, quando mi reco a
scuola, quando ritorno a casa; lo saluto, ed egli mi sorride. E’ sempre
sorridente, sia al mattino, che alla sera.
Il
postino è l’uomo più mattiniero. Appena il sole sorge, eccolo uscire dal
palazzo delle “Poste e Telecomunicazioni”, con la borsa a tracollo. Distribuisce
centinaia e centinaia di lettere al giorno, e capisce, osservando la fisionomia
della persona che l’apre, se ha recapitato una lettera con buone notizie o con
cattive. Se la persona sorride, vuol dire che la notizia è bella, se invece è
triste, non può che aver ricevuto una notizia brutta.
Dirigendosi
da un portone all’altro, esso pensa: “Chissà se la lettera che ho appena
consegnato porta belle notizie?” E sembra anche lui ansioso.
Molte
volte disprezzo il postino perché mi ruba qualche ora di sonno, con il rumore
del suo motorino, ma se rifletto, capisco che non lo devo disprezzare perché è
un uomo che fatica, per portarci notizie che molte volte ci rendono felici.
Otto +
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