lunedì 4 febbraio 2019

Furore





Furore
di carlozanzi

Mi sono risvegliato semimorto
e nell’esiguo tempo che mi resta
ci butto dentro tutta la mia testa
niente affatto sicuro del Risorto.

Mi sono messo in piedi con furore,
mettendo le briglia al tempo frettoloso,
indosso l’abito nuovo dello sposo,
sbuffando come un treno nel vapore.

Ho messo i miei pensieri in prigionìa,
m’invento un mondo bello, senza pene,
una scelta di vita che conviene,
farmaco certo contro la follia.

Ed ora corro svelto come luce,
abbaglio chi mi vede e non capisce,
vado incontro al domani che stupisce,
unicamente un sogno mi conduce.

4 febbraio 2019

domenica 3 febbraio 2019

Videochiara

                                                                                           ph carlozanzi


La Sala Ambrosoli di Villa Recalcati ha ospitato ieri pomeriggio, domenica 3 febbraio, l'evento conclusivo del Premio Chiara 2018, e cioè la premiazione della prima edizione del Chiara Videomaking, 'corti' cinematografici che dovevano seguire il tema: 'Piero Chiara - la provincia specchio del mondo'. Dei venti video partecipanti, la giuria, presieduta da Domenico Lucchini, ne ha selezionati sei, che il pubblico ha potuto visionare ieri. Ecco i finalisti: Fabrizio Albertini, Alberto Brogi, Luca Leone-Angela di Santo, Maria Teresa Garzola, Carlo e Silvia Lavit Nicora e Valentina Zanzi. Dopo gli interventi fra gli altri di Bambi Lazzati e Matteo Inzaghi, sono stati resi pubblici i nomi dei due vincitori, ex aequo: Luca Leone-Angela Di Santo e Carlo-Silvia Lavit Nicora. 
Domenico Lucchini ha parlato di un livello abbastanza buono del materiale in concorso, anticipando che la sezione Videomaking sarà presente anche nell'edizione 2019 del Premio Chiara. Romano Oldrini e Bambi Lazzati, anime del Premio insieme al loro staff, stanno già lavorando, per dare lustro alla rassegna letteraria, che partirà nell'autunno di quest'anno. 

Tregua

                                                                                              ph carlozanzi


tregua
di carlozanzi



Non faccio nulla,
solo il respiro
della vita che respira.

Non sono utile,
solo il pensiero
della vita che si adira
per una fine
che non è un inizio,
per una morte
che è infinito strazio.

Non sono in pena,
disteso qui nel letto ad aspettare.
Non sono in ansia,
nessuna verità da dimostrare.

Non sono nulla,
eppure mi considero il mio tutto.
Non sono bello,
eppure c’è chi gusta questo frutto.

Giorno di festa,
un cielo bianconeve e neve a terra.
Giorno di pace,
tregua santa fra l’una e l’altra guerra.


3 febbraio 2019

sabato 2 febbraio 2019

Fiocco di neve

                                                                                             ph carlozanzi


Sono andato a leggere come nasce un fiocco di neve. E' un'avventura straordinaria.

venerdì 1 febbraio 2019

La bella doccia di una volta

                                                                             ph da google immagini


Dove è andata la bella doccia di una volta, quando uno si lavava,  si guardava e un poco magari (poco o tanto) si compiaceva? Oggi ci si lava, si guarda dove si può, si censura il resto, si è costretti a ripassi di accettazione, si sciacquano i dolorini e i cattivi pensieri, rivolti ai doloroni venienti.
Accidenti, dove è andata a piovere la bella doccia di una volta? 

Cesare, maestro appassionato


Felice compleanno al mio amico Cesare Castiglioni, direttore del Coro Vidoletti, nonché prof di musica alla Vidoletti e cantante del Coro Valtinella e forse altro ancora. Oltre ad indubbie abilità tecniche, Cesare riesce a creare il clima giusto affinché il Coro Vidoletti possa dare il meglio, sfruttando i talenti (non eccelsi!) dei coristi e il loro desiderio di passare una serata di studio sì, ma con venature di allegria. Sicché alle esibizioni pubbliche il Coro non sfigura, e regala anche momenti emozionanti. Inoltre il maestro finisce la serata delle prove raccontando un paio di barzellette, memore dei suoi trascorsi di cabarettista. Un'allegra buona notte, da tutti apprezzata! 

La grande nevicata del duemilatredici

                                                                                           ph carlozanzi




La grande nevicata del duemilatredici
di carlozanzi



Incontrò un suo coetaneo. Da lì partì l’idea della preghiera e tutto il resto. Era il ventidue febbraio del duemilatredici, un caldo fuori stagione, venti gradi e le prime, temerarie cavolaie a regalare zigzaganti giallotenui ai giardini tardoinvernali.
“Chi si vede.”
“Eccolo qua…come te la passi?” disse lui.
“Ma lo senti che caldo?” e una scrollata di capo. “Oimè…”
“Oimè?”
“Siamo in inverno. Ma le belle nevicate di una volta? Te le ricordi?”
“Certo, ma…”
“Neve su neve” e fece il segno con la mano, fermandosi all’altezza dell’ombelico.
“Bè, non esageriamo…”
“Vedo che perdi la memoria. Battaglie a palle di neve, scuole chiuse…le stagioni erano stagioni, quattro stagioni belle nette, definite…e quelle nevicate!” e rifece il gesto con l’altra mano, arrivando sino ai capezzoli.
Si salutarono. A lui rimase una diffusa amarezza, che lo condusse nella vicina chiesa parrocchiale. Si inginocchiò. Pregò:
“Signore che governi gli elementi, Dio della natura e delle nevicate di una volta, ti prego. Non lo dico per la neve, che pure amo, e lo sai, lo dico per tutti i cinquantenni che sono intossicati dalla nostalgia del tempo che fu. Non hanno sessant’anni e campano di ricordi. Si precludono il futuro. Stanno sprecando ciò che resta loro da vivere. Questo non lo sopporto. Signore, se ci sei, manda una bella nevicata  di una volta. Avrei una prova inconfutabile del tuo esistere – per me sarebbe essenziale - e potrei raccontare ai miei coetanei che il futuro può essere promettente. Mi dirai –Ma fuori ci sono venti gradi e le magnolie hanno fretta, pretendi un po’ troppo- So che lo puoi fare, mio Dio. E così sia.”
Uno scarabocchio di segno di croce e uscì nell’abbaglio di un ventidue febbraio certamente estivo.
Attese. Già la sera si rannuvolò. Brusco cala delle temperature il giorno dopo, ventitré febbraio, con cielo sbarrato da una compatta controsoffittatura grigiastra. La sera, dopo il tramonto, i primi fiocchi.
La notte non dormì, meglio, dormì male, si alzò a più riprese a vigilare, scrutando fra le fenditure della tapparella. Nella luce del lampione trovava conferma del suo sogno, i fiocchi scintillavano, si rincorrevano, festeggiavano il loro ritorno. Nevicò a larghe falde, ininterrottamente, il ventiquattro e il venticinque febbraio, sino alle sedici e trenta. Ottanta centimetri ne nevicarono dal cielo, di quella neve bella, candida e leggera, che s’aggrappa anche al più esile filamento, che pittura di biancolatte ogni sporgenza, stucca ogni fessura, gelida farina setacciata dall’immenso setaccio mosso dalle mani di quel Dio che l’aveva accontentato.
Lo videro l’ultima volta il venticinque febbraio, verso le diciassette, andare incontro al tramonto in un pubblico parco cittadino, saltellando nella neve intonsa,  talvolta rotolando, rialzandosi, spolverandosi via la fiocca, e poi di nuovo la danza della festosa allegria per una neve di quelle di una volta. Chi lo conosceva bene disse che probabilmente aveva fatto una scoperta importante, non era sufficiente la nevicata a giustificare tanta euforia. Forse, finalmente, aveva incontrato Dio.