ph da google immagini
Certo che il Vangelo ha delle belle pretese: purezza anche nei pensieri. Hai già commesso adulterio nel tuo cuore, se guardi una donna (o un uomo) con pensieri non cristallini....Credo che sui fatti non si possa discutere molto, mentre si sa che i pensieri volano liberi, oltre il nostro potere. Un po' come i sentimenti. Non è che si possano controllare. E non di rado noi stessi ci vergogniamo dei nostri pensieri, ma così è...e vanno accettai per quello che sono...schegge impazzite. I pensieri, però, non giustificano i fatti. Fra il pensare e il fare c'è di mezzo il mare.
Naturalmente mi riferisco a pensieri di ogni natura, se ho scelto l'immagine di una bella ragazza l'ho fatto in riferimento alla citazione evangelica.
martedì 23 gennaio 2018
Auguri, Martino
ph carlozanzi
Felice compleanno (è il primo!!!) a Martino, figlio di mia nipote Marta e di Fabio, nipote di Mock e Gabry.
Tanti baci!
Felice compleanno (è il primo!!!) a Martino, figlio di mia nipote Marta e di Fabio, nipote di Mock e Gabry.
Tanti baci!
Ciao, Aurelia
Oggi è morta mia cugina Aurelia. Era la primogenita di mia zia Paolina detta Lina (sorella maggiore di mio papà) e di Emilio Baioni detto Baiùn. Molti anni ci separavano, lei era del 1933, quindi ho pochi ricordi di lei, rare le occasioni di incontro, ma ogni volta che ci si vedeva (assai di rado negli ultimi anni) non poteva fare a meno di ricordare il mio mese di permanenza a casa sua, nell'estate del 1961. Aurelia aveva già quasi trent'anni ma, se ben ricordo, non era ancora sposata, quindi aveva modo di notare la mia esuberante vivacità, sempre a correre e saltare nel loro giardino a Fogliaro. E allora ricordava quei tempi, le mie monellate. La ricordo sempre sorridente e amante della vita. La foto che ho pubblicato dovrebbe essere del tempo di guerra, mamma Lina con le figlie Aurelia e Franca.
I funerali si svolgeranno giovedì 25 gennaio, alle ore 14.30, nella chiesa di Venegono Inferiore.
Ciao, Aurelia.
lunedì 22 gennaio 2018
Sento la primavera
ph carlozanzi
Stasera, scendendo a piedi dal Sacro Monte, ho sentito la primavera. So bene che ciò che manca dell'inverno può essere feroce, ma la Candelora (dell'inverno semo fora) non è lontana. Ho sentito la primavera e l'ho immaginata come una figura piccola all'orizzonte, che viene verso di me, riesco a capire solo che è una donna e che veste un lungo abito colorato...è molto lontana, lo so, ma ho buona vista...e viene verso di me...Oppure come un canto, che appena si intuisce, è una melodia soave (voce di donna, naturalmente), bisogna fare silenzio, fermarsi, fare attenzione, allontanare i brusii di fuori e di dentro..e allora si sente.
Stasera, scendendo a piedi dal Sacro Monte, ho sentito la primavera. So bene che ciò che manca dell'inverno può essere feroce, ma la Candelora (dell'inverno semo fora) non è lontana. Ho sentito la primavera e l'ho immaginata come una figura piccola all'orizzonte, che viene verso di me, riesco a capire solo che è una donna e che veste un lungo abito colorato...è molto lontana, lo so, ma ho buona vista...e viene verso di me...Oppure come un canto, che appena si intuisce, è una melodia soave (voce di donna, naturalmente), bisogna fare silenzio, fermarsi, fare attenzione, allontanare i brusii di fuori e di dentro..e allora si sente.
Gli anelli dei miei nonni
Quando cammino all'aria aperta, a volte mi vengono strani pensieri. Ecco quelli di stasera. Naturalmente non è una poesia, una poesia non si butta giù in un quarto d'ora. Diciamo che sono pensieri espressi in rima. Li dedico ai miei nonni paterni, Prima e Luigi.
GLI
ANELLI DEI MIEI NONNI
Sto
osservando l’anello di mia nonna
che
tengo al mignolo della sinistra mano,
felice
lo accarezzo piano piano,
e
immagino il suo corpo di donna.
Penso
all’interno dell’anello, ora,
che
ha baciato la pelle della Prima,
risplende
ancora, come sole la mattina,
come
il cielo, lavato dall’aurora.
Qualche
passo più in là penso all’anello,
all’oro
esterno, tormentato dalla nonna
quando
occorse pregare la Madonna,
nella
speranza che tornasse il bello.
Ma
l’esterno ha toccato anche mio nonno,
e
forse proprio là, dov’è la vita,
per
il Luigi, oimè, presto finita,
occ sarà, senza fiadà,
l’eterno sonno.
Nelle
notti d’amore i loro anelli,
magari
hanno cozzato, un lieto suono
prima
del gran piacere, e l’abbandono
e
il sonno e i sogni e l’alba coi fringuelli.
Così
fu generato mio papà,
fra
cigolii di molle, a fine estate.
Guardo
l’anello di mia nonna: amàte
chi
viene da lontano, chi ha un’età.
22
gennaio 2018
domenica 21 gennaio 2018
Venezia-OJM Varese: 63-75
ph carlozanzi
La vittoria che non ti aspetti. La vittoria più bella. Contro la prima in classifica. In trasferta, per la prima volta quest'anno. Due punti che sono manna per la classifica ma soprattutto per il morale. Se si vince con la prima, allora....Rotto il tabù delle sconfitte all'ultimo minuto. Tanti i motivi per gioire stasera, un bel giretto in gondola per i nostri ragazzi, una cena abbondante (non consiglio Ca' Bernard, che mi pelò anni fa!) e il ritorno a casa, nella notte. Non posso fare un commento adeguato, ho seguito solo a tratti la partita su VareseNews grazie a Damiano Franzetti, e posso dire che i migliori sono stati Tambone (foto), Cain e il nuovo acquisto Vene. Pelle è uscito per 5 falli anzitempo, per il resto contano i numeri: 17-21 dopo 1 quarto, 32-36 a metà gara, 52-55 dopo il 3° quarto..e quando si temeva il sorpasso dei veneti, Varese regge, 54-63 a -6', 58-67 a - 1'30"...e infine 63-75.
Che dire? Forza Varese!
La vittoria che non ti aspetti. La vittoria più bella. Contro la prima in classifica. In trasferta, per la prima volta quest'anno. Due punti che sono manna per la classifica ma soprattutto per il morale. Se si vince con la prima, allora....Rotto il tabù delle sconfitte all'ultimo minuto. Tanti i motivi per gioire stasera, un bel giretto in gondola per i nostri ragazzi, una cena abbondante (non consiglio Ca' Bernard, che mi pelò anni fa!) e il ritorno a casa, nella notte. Non posso fare un commento adeguato, ho seguito solo a tratti la partita su VareseNews grazie a Damiano Franzetti, e posso dire che i migliori sono stati Tambone (foto), Cain e il nuovo acquisto Vene. Pelle è uscito per 5 falli anzitempo, per il resto contano i numeri: 17-21 dopo 1 quarto, 32-36 a metà gara, 52-55 dopo il 3° quarto..e quando si temeva il sorpasso dei veneti, Varese regge, 54-63 a -6', 58-67 a - 1'30"...e infine 63-75.
Che dire? Forza Varese!
L'onomastico di mamma Ines
Questo raccontino è il mio abbraccio di buon onomastico a mamma Ines.
Nella
pentola scivolò olio extravergine di olia.
Accese
la fiamma, fece piovere dal ristretto cielo della sua cucina cipolla tagliata
sottile, che trovò il condimento e cominciò a scaldarsi. Fiamma controllata,
era stata lei a raccomandarsi: “Fuoco basso, la cipolla deve soffriggere adagio.
La fretta fa danni in cucina. Gira con un cucchiaio di legno e aspetta. Si
imbiondisce lentamente.” E lui così aveva fatto, da allora. Guardando sul fondo
la rivide. Ebbe l’idea: due calici, uno per lei e uno per lui, e il Gewurstraminer, il vino che lei amava.
La bottiglia era in frigo, per le occasioni. Quella stava diventando
un’occasione. Il vino era fresco, la cipolla prendeva colore, stappò, versò nei
due calici. Li raccolse entrambi, uno con la destra, l’altro con la sinistra.
Fece incontrare i cristalli, che liberarono il suono della nostalgia. “Alla
nostra!” disse guardando il volto immaginato della persona amata. Bevve il vino
nel primo calice, quello di destra. La cipolla soffriggeva senza annerirsi,
sollevò il secondo calice, disse “Mi manchi” e bevve ciò che spettava a lei,
troppo distante.
Era
il momento del riso, un bicchiere colmo “Mi raccomando, che sia Carnaroli” e la
qualità giusta volò saltellando e
scoppiettando nel soffritto. Seguirono i cerchi per rimestare con il
legno, “Un paio di minuti, massimo tre, poi il vino” e venne il tempo del Gewurstraminer, che allagò il riso ma
subito scappò dal calore, volgendo a vapore, una nuvola profumata d’uva che
salì dalla pentola con un verso, come il lamento di chi si è scottato.
A
quel punto, lo spazio del vino, avvenne il miracolo. Non aveva sfregato la
lampada di Aladino, ma quel vapore divenne il genio della sua vita, lei, la
madre che lo aveva educato, bambino, nell’arte del risotto alla milanese. Lei sconfitta
dalla vita, vinta dalla morte, sempre presente nel risotto e nei sogni.
“Davvero
speciale questo Gewurstraminer” gli
disse, afferrando con delicatezza il suo calice e chiedendo di nuovo
l’assaggio.
“L’ho
pagato un cifra ma ne valeva la pena, se t’ha fatto tornare” disse lui, con
emozione stupita.
Cozzò
il loro brindisi, mentre il riso friggeva, povero di vino.
“Il
brodo, il brodo” disse la madre. “Ben caldo, mi raccomando.”
“Naturalmente,
lo so molto bene” disse lui.
Dal
fuoco di destra raccolse la pentola con il brodo, versò il liquido sopra il
riso, i funghi porcini, una spruzzata di sale. Allungò il cucchiaio di legno
alla madre: “Vuoi fare tu?”
“Vorrei,
sai che lo vorrei con tutta me stessa.”
“Non
puoi?”
“Te
l’ho insegnato proprio per questo, perché non ti dimenticassi. E ho fatto bene.
Hai buona memoria.”
“Non
te ne andare.”
“Aggiungi
del brodo, gira adagio il tuo risotto.”
“Il
nostro risotto.”
“Dici
bene…il nostro risotto.”
Lui
stava nel mezzo, da un lato il profumo che usciva dal fuoco, dall’altro il
profumo della madre amata, due piaceri che si univano, regalandogli uno spazio
di pace. Ma l’incontro non durò a lungo.
E quando non la trovò più, e il suo chiamarla era una sfida già persa, si
sedette, prese la bottiglia di vino e volle ubriacarsi. Ne bevve a canna, tre
sorsi.
Il
riso aveva di nuovo sete.
“Il
brodo, il brodo” disse. “Non me lo perdonerebbe.”
Posò
la bottiglia, si mise in piedi, accettò di continuare la sfida: il risotto
sarebbe stato la sua quotidiana resurrezione.
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