giovedì 12 maggio 2022

I versi eterni di Sereni e Giudici


 




                                                                                                    ph carlozanzi


Interessante incontro letterario ieri sera, giovedì 12 maggio, in Sala Morselli alla biblioteca di Varese, nell’ambito degli incontri con gli autori. In questo caso di trattava di un’autrice, Laura Massari, curatrice del volume ‘Quei versi che restano sempre in noi – Lettere 1955/1982’ (Archinto Editore), con postfazione di Edoardo Esposito.

Con lei Marco Pippione (dirigente scolastico del Liceo Sacro Monte di Varese) e Federico Crimi (responsabile dell’Archivio Chiara-Sereni).

Un incontro poetico, un dialogo intorno a due poeti che hanno caratterizzato la poesia italiana nella seconda metà del Novecento: Vittorio Sereni e Giovanni Giudici. Il libro raccoglie il ricco epistolario, le lettere che i due intellettuali hanno scritto l’uno all’altro fra il 1955 e il 1982, e che Laura Massari per la prima volta ha raccolto in modo organico, con un accurato lavoro filologico e molte note, completando ed arricchendo un volume del 1955, edito dalla Capannina, titolo ‘Scritture private’, che raccoglieva però solo le lettere di Sereni. “Abbiamo qui un epistolario davvero eccezionale” racconta la curatrice, “trent’anni di vita milanese, gli interrogativi degli intellettuali del secondo novecento intorno alla funzione della poesia all’interno della storia. Era una vita culturale ricca, opinioni contrastanti che si incontravano in un clima di amicizia e di rispetto: Sereni, Giudici, ma anche Raboni, Fortini, tanti altri. Lettere accese e appassionate. Nel caso poi di Sereni e Giudici, abbiamo anche lo scambio reciproco di versi, vere e proprie chicche, con i pareri dell’uno e dell’altro.”

In verità, probabilmente, era più Giovanni Giudici (dieci anni meno di Sereni, poeta non ancora affermato) che si rivolgeva al già famoso Vittorio Sereni (negli anni Sessanta direttore editoriale alla Mondadori) per raccogliere pareri, consigli e per affidarsi alle sue buone parole, magari in vista della pubblicazione. Lettere che denotano la sincerità fra i due poeti, e Sereni non era certo tenero con Giudici, come ha ricordato il prof. Pippione.

“Non è stato un lavoro semplice” dice ancora la professoressa Massari. “C’è una ricerca filologica e in alcuni casi anche un tentativo di interpretazione, soprattutto per le lettere di Vittorio Sereni, scritte a mano e con una grafia non immediata da leggere. Preziose anche le glosse della moglie di Sereni, Maria Luisa Bonfanti.”

Si può quindi parlare a pieno titolo della prima edizione critica del carteggio fra Sereni e Giudici, realizzata dalla Massari, docente alle scuole medie, regista di teatro, insegnante di recitazione ad un gruppo di ragazzi universitari e, naturalmente, amante della poesia.

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