Solo ora apprendo la notizia della morte, lo scorso mercoledì 24 giugno, dell'amico poeta Paolo Pozzi. Ci eravamo salutati l'ultima volta nel gennaio del 2025 (vedi foto), quando condividevo la sua gioia per aver vinto il concorso Poeta Bosino. Amava il dialetto, non solo quello Bosino (il suo, essendo nato a Masnago nel 1935), ma anche il Milanese, il Bresciano, il Veneto, il Friulano, il Triestino e l'Istriano (sua moglie Marisa era profuga istriana). Lo amava, lo parlava e lo approfondiva, tanto che nel 2022 diede alle stampe un libro, una dotta ricerca dal titolo 'Similitudini, somiglianze, intrecci e fantasie nelle culture dialettali'.
Mi invitava sempre nella sua bella casa sopra Stresa, promessa di una visita che non ho mantenuto, e che oggi un poco mi pesa. Alpino, amante della montagna, poeta, navigante in barca e nel mare della fantasia, Paolo aveva un animo nobile e di grande sensibilità. Un gigante buono. Spalle larghe, resiliente con le lacrime agli occhi, sopportò la morte della moglie e il dolore atroce della morte dell'amata figlia Raffaella. Ultimamente mi faceva i complimenti per la buona riuscita del Calandàri, e terminava la sua puntuale telefonata: "Alpino, quando mi vieni a trovare? La mia casa è sempre aperta!"
Caro Paolo, ora per te si è aperta la casa del cielo. Sei andato avanti.
Nessun commento:
Posta un commento