venerdì 4 marzo 2016

La mia scrittura - 52



Il 1996, anno intenso per ciò che riguarda la mia scrittura, vede la pubblicazione di un altro volume Macchione, che ha la mia collaborazione. ‘Taino-ritrovare le radici, cogliere l’incanto’. E’ stata per me l’occasione di scoprire un borgo della nostra provincia a me sconosciuto. Molti i collaboratori di quel corposo libro: Marco Pippione, Giuseppe Carcano, Daniela Franchetti, Raffaella Ganna. Ci sono anche due fotografi: Stefano Bianchi e Carlo Meazza. Sottolineo la presenza di Carlo, fra i più noti fotografi varesini, perché è il primo libro che ci vede insieme. Il nostro sodalizio avrà altri appuntamenti, che vedremo più avanti. Solo una breve nota curiosa: il 13 giugno 1996 usciva su La Prealpina la recensione al libro, firmata Gianluigi Paragone. Il noto giornalista televisivo, conduttore de La Gabbia su La7, allora collaborava con il quotidiano varesino, giovane di belle speranze e di grande intraprendenza. Ci vedevamo spesso alle conferenze stampa, un giorno venne anche a fare la cronaca di un incontro, che avevo organizzato con la rivista Sul Sagrato. Stanco di attendere l’assunzione in via Tamagno, passò all’emittente Rete 55, divenne direttore, poi passò a La Padania, quindi ad altri quotidiani nazionali e poi in Rai ed ora a La7.
Questa cronaca della mia scrittura è datata 2016. Corre l'obbligo di un aggiornamento per ciò che riguarda Paragone. Dopo La7 il giornalista varesino ha pensato di lasciare la tele e passare alla politica attiva, scegliendo il Movimento 5 Stelle: ecco allora l'elezione a senatore. Ma Gianluigi è uno spirito inquieto, non andavano bene nemmeno i pentastellati quindi ora fa il senatore da indipendente, ha fondato un nuovo movimento eccetera eccetera.


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A trovare Franco

                                                                                               ph guido nicora


Ieri sono stato a trovare il fotografo Franco Pontiggia. Ringrazio l'amico fotoreporter Guido Nicora, per questo scatto.

Neve di marzo

                                                                                                    ph carlozanzi


Varesino di lunga data, non mi sorprendo certo per questa neve di marzo. Qui nevica anche ad aprile. Né mi sorprendo che la natura, alla fine, pareggi i conti: se prima c'è stata siccità, ora è arrivata l'acqua. 

La mia scrittura - 51

                                                                                           Piero Chiara fotografato da Franco Pontiggia


Sempre in questo periodo, metà anni Novanta, è da collocare il mio interesse per lo scrittore Piero Chiara, che già avevo incontrato anni prima ma che avevo allora sottostimato. Seguire il Premio nato a suo nome ha certo contribuito a stimolare la lettura dei suoi romanzi e dei suoi racconti, che ho via via apprezzato sia per lo stile di scrittura che per i contenuti. In effetti, anche se molto lentamente, stavo spostando il baricentro del mio interesse letterario e, più alla larga, esistenziale. I dubbi su Dio aumentavano, nonostante l’approfondimento e la preghiera; la Sua Presenza era viva in me, non l’ho certo abbandonato, ma insieme cresceva il mio interesse per l’uomo, soprattutto l’uomo che ama, e dall’amore non sempre è ripagato. L’uomo che tradisce, l’uomo che segue l’istinto più che la ragione, l’uomo appassionato, l’uomo nella sua completezza, unità di corpo e spirito. Mi interessavano le diverse sfumature dell’amore, la pluralità di comportamenti che nascevano sotto il tetto della medesima  parola. Nel giro di poco tempo ho letto molta narrativa dello scrittore luinese. E’ cresciuto il mio interesse anche per un’altra scrittrice, milanese di nascita e gallaratese di adozione: Marta Morazzoni. Due scrittori non propriamente cattolici, ottimi narratori, maestri per la mia scrittura alla ricerca di una sua peculiarità. E ogni tanto scrivevo un racconto di poche pagine, cercando di variare lo stile, di sperimentare, introducendo per la prima volta l’ironia, del tutto assente nei miei primi lavori.


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Dieci anni senza Franco

                                                                                          ph franco pontiggia


Davvero tanta gente stasera in Sala Veratti, per l'apertura della mostra che il Comune di Varese ha giustamente dedicato al fotografo Franco Pontiggia, a dieci anni dalla sua morte. Classe 1936, fotografo esclusivamente a colori, Franco ha pubblicato diversi libri, collaborando fra gli altri con Piero Chiara, Gaspare Morgione e Chiara Zocchi. Non ho conosciuto personalmente Franco; l'amica Nicoletta Gabardini me ne ha parlato come di un uomo dall'animo giovanile, amante della vita e del bello, carattere ben ricapitolato dalla foto (prima foto in alto) che accoglie i visitatori alla mostra. La retrospettiva comprende foto scattate in Francia, Irlanda, Stati Uniti e nella nostra Varese, città che Franco amava. 
La mostra resterà aperta sino al 26 marzo.

Mock & Lindsey



Questa recente copertina di Sette la voglio dedicare a mio fratello Marco, che era un tifoso assoluto della bella Lindsey. Nell'estate del 2014, quando era in Colorado dall'amico Mike, andò anche nel paese dove risiedeva. Ma della Vonn nessuna traccia. Mock amava il bello, della musica ma non solo. E che Lindsey sia bella è fuor di dubbio. Bella e brava. Certo,  ha dovuto chiudere questa stagione sciistica anzitempo, ha chiesto troppo ai suoi muscoli e al suo corpo (di cui giustamente va fiera), e ora si riposa.   

La mia scrittura - 50



Il 1996 è anche l’anno del mio incontro con Andrea Vitali. Mio coetaneo, l’avevo seguito nei suoi esordi letterari, vincitore del Premio Mont Blac. Un vincente come scrittore (non so come medico a Bellano, professione che ha esercitato e forse ancora esercita), che proprio nel 1996 partecipò al Premio Chiara con la raccolta di racconti ‘L’ombra di Marinetti’, vincendo, naturalmente. Ormai seguivo da anni il Premio come giornalista del Luce, così incontrai Andrea alla cerimonia di premiazione, non ricordo se al Castello di Masnago o al Chiostro di Voltorre. Lo intervistai, lui mi regalò il suo ultimo romanzo, ‘Un amore di zitella’, edito dalla Periplo, una piccola casa editrice del lecchese, la stessa che gli aveva pubblicato il libro, vincitore del Chiara. Qualche tempo dopo scrissi la recensione di quel romanzo, che uscì su La Prealpina. Ho quindi assistito in diretta alla partenza alla grande del narratore Andrea Vitali, che da quel momento trovò in Garzanti il suo nido. ‘Un amore di zitella’ venne ripubblicato proprio da Garzanti, e lì cominciò il suo successo oltre i confini lombardi. Un libro all’anno, migliaia di copie vendute, il nuovo Piero Chiara del Lario: in un certo senso siamo diventati amici. Ora non invidio più il suo successo, l’età regala saggezza. Ma allora un po’ di invidia la covavo per Andrea. Invidia relativa, anche perché il vantaggio della mia narrativa è che non ha recinti, limiti, obblighi di stile e di contenuti. Credo che Vitali un po’ abbia sofferto e soffra il dover seguire un filone di successo, con narrazioni simili, nell’ambiente, nei personaggi, nel periodo storico, nelle tematiche. Non so, magari è solo una mia illazione, e certamente lui non confesserebbe mai questa ‘costrizione’. Comunque rivedo volentieri Andrea di tanto in tanto, lui mi sorride: “Come va?” “Bene” gli rispondo “continuo a scrivere.” E mi fermo lì. 

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