sabato 2 dicembre 2017

Felici i tempi

                                                                                       Publio Cornelio Tacito


'Felici i tempi in cui puoi provare i sentimenti che vuoi, e ti è lecito dire i sentimenti che provi.'   
                                                              Publio Cornelio Tacito

Mi hanno fatto notare la verità di questa frase. Tacito si riferiva ai tempi sotto l'aspetto politico-sociologico. Anche oggi, età che si direbbe di libertà espressiva, non è così semplice confessare in pubblico ciò che si prova, mentre sarebbe bello lasciarsi andare (senza tema di giudizio) alla massima libertà di espressione del proprio pensiero. Si condannano i comportamenti, non i sentimenti. Ma a me piace vedere anche un risvolto più soggettivo: tempi intesi come età della vita, e allora viva i bimbi, che dicono quello che vogliono, spontanei, sfrontati, ingenuamente felici.  

venerdì 1 dicembre 2017

Mancano pochi giorni



Torna il concorso Poeta Bosino, destinato a chi ama scrivere poesie in dialetto. E’ inutile nasconderlo, i partecipanti sono in diminuzione, ma gli organizzatori non mollano e sperano di coinvolgere non i soliti nomi ma qualche nuovo poeta, soprattutto fra i 50-60enni, ma anche più giovani. Coraggio!
Chi è interessato deve inviare le poesie, massimo due (in sei copie) scritte in dialetto bosino, anche del Canton Ticino, entro le ore 19 dell’8 dicembre 2017 alla Libreria Canesi di via Walder 39, a Varese. Sulla poesia non deve comparire il nome dell’autore, ma un motto. Le poesie vanno inserite in una busta, all’interno della quale deve trovare posto anche una busta più piccola, intestata con il motto, con le indicazioni delle generalità dell’autore e la dichiarazione che le poesie sono assolutamente inedite.
Il segretario del Premio è Marco Broggini, mentre la Giuria è composta da Livio Ghiringhelli, Robertino Ghiringhelli, Paola Barlocci, Giovanna Gervasini e Giuseppe Carcano.

Per info: Cristina Iotti   328.7656189 

Natale -23


Purtroppo, se penso ai miei Natali passati, uno dei ricordi più prepotenti è un ricordo doloroso, di pianto. Siamo negli anni Sessanta, 1963,64...fra i molti regali, ecco una confezione del Piccolo Chimico (tipo quella in foto), che attendevo con ansia. Ebbene, uno dei miei fratelli, non so chi, maneggiandolo, fece cadere la piccola clessidra di vetro, che si ruppe. Fu per me una tragedia. Pianto, ma soprattutto quel senso di profondissimo dolore, di ingiustizia, quel vissuto invadente (che sconforta e insieme fa piacere) di sentirsi vittima di un destino ingrato. Un brutto Natale. 

Il comandante Matteo


Pensavo di avere una foto che mi ritraesse in bici con Matteo Ferrario (al centro), nuovo Comandante della Polizia Municipale di Varese, ma non l'ho trovata. Sì, perché il capo dei ghisa varesini è mio amico e ottimo ciclista scalatore. Felicitazioni per il nuovo e prestigioso incarico. Matteo, come me, è cresciuto all'oratorio Molina di Biumo Inferiore, poi una lunga gavetta in via Sempione e oggi la nomina. Qui è ritratto in abiti di rappresentanza, con l'ex assessore (nonché ex alunno Vidoletti) Carlo Piatti e con una graziosa collega.

Varese secondo Ovidio

                                                                                      ph carlozanzi


Quando negli anni Novanta seguivo il Consiglio comunale a Palazzo Estense, come giornalista del settimanale Luce, borgomastro Raimondo Fassa, l'architetto Ovidio Cazzola sedeva sui banchi dell'opposizione, e così Pietro Macchione, anche se la politica del 'comunista' era di appoggio alla Lega Nord (tanto che divenne assessore all'Urbanistica) mentre Cazzola restò consigliere d'opposizione. Ebbene, fra gli interventi più accorati e preparati in aula devo proprio sottolineare quelli di Ovidio, che davvero mi dimostrò allora (e continuò a dimostrarmi anche dopo) la sua competenza e il suo amore per la nostra città. I due protagonisti di quegli anni Novanta sono tornati questa sera a Palazzo, per presentare il volume dell'architetto Cazzola, 'Varese, la costruzione della Città', edito proprio da quel Pietro Macchione che, dismessi i panni del politico, da anni è editore a tempo pieno. A presentare il libro, oltre all'autore, il sindaco Davide Galimberti e il giornalista di VareseReport, Andrea Giacometti. Il volume, ottimo strumento di conoscenza per tutti i varesini (non è un saggio di difficile masticazione), pensato anche per dare utili stimoli agli attuali reggenti di Palazzo Estense, illustra l'evoluzione urbanistica della città dai tempi di Garibaldi, metà Ottocento, sino ai nostri giorni: l'evento davvero decisivo della ferrovia, che da Gallarate arrivò finalmente sino a Varese, aprendo le porte ai milanesi e ai turisti in genere, e poi la Prima Guerra Mondiale, la scelta fascista (sventramento di piazza Porcari, la monumentale piazza Monte Grappa.....), la Seconda Guerra e poi lo scellerato dopoguerra, quando immaginarono una Varese di 700.000 abitanti, e  allora via col cemento. Un'esagerazione che negli anni Sessanta (Cazzola era già in Consiglio comunale) l'autore del libro cercò di limare, di ridimensionare, ma senza grossi risultati. Ovidio Cazzola ha ammesso di nutrire speranze verso l'attuale amministrazione di centro-sinistra, soprattutto su due fronti: dialogo con i comuni viciniori e valorizzazione del centro, che deve diventare luogo di incontro, di dialogo, di scambio culturale.    

Natale -24


Non solo la mia memoria a breve termine vacilla, ma anche la memoria di lunga data, quella che dovrebbe conservarsi, perde qualche pezzo, riconsegnandomi del passato remoto solo qualche traccia. Sono certo che se a 15 anni mi fossi messo a  scrivere i ricordi dell'infanzia, oggi avrei molto più da raccontare. Ma tant'è....ciò che è perso è perso. Per questo è importante la scrittura. Che ricordi ho del mio Natale mitico? Di quello magico, che fa credere per davvero a Gesù Bambino? Pochi. Non ho alcun ricordo dei miei Natali sino a 5 anni, quando abitavo in via Ugo Foscolo. I primi ricordi mi portano già in viale Belforte, ma assolutamente non ho presente il momento (o il vissuto) di quando scoprii il segreto dei segreti. Mi verrebbe da dire che non ne rimasi traumatizzato (dato che non ho memoria dell'evento), ma non posso giurarci, certe ferite sono profonde e non descrivibili. Dio o non Dio, ciò che certamente ricordo è l'attesa piacevole e ansiosa del mattino di Natale, che mi avrebbe portato molti doni. Era il tempo delle mie scuole elementari, anni Sessanta.   

Messo male


Per un giusto equilibrio psicofisico ogni persona ha non dico il diritto, ma la necessità, nell'arco delle 24 ore, di almeno 5-6 momenti di piacere, di relax, spazi nei quali si tira il fiato, ci si riposa anche mentalmente eccetera. Lasciando perdere le ore di sonno, che ci trovano incoscienti e quindi non gaudenti, direi che almeno 4 ore al giorno dovrebbero rientrare in questa casistica. Certamente gli spazi destinati all'alimentazione, e poi gli altri a piacere, a seconda dei gusti, delle abitudini. Chi resta sotto questa soglia è messo male. A mio avviso dovrebbe darsi una regolata. Capisco benissimo che ci possono essere momenti nella vita che non permettono questo, ma devono essere temporanee eccezioni, non la norma!