lunedì 5 ottobre 2020

Il Chiara e la Vidoletti



                                                                                   ph carlozanzi


Nell'ambito del Premio Chiara 2020 è stato presentato ieri, domenica 4 ottobre, nel cinema-teatro di Sant'Ambrogio Olona, il libro 'La speranza al tempo del Covid-19' (Macchione editore), che raccoglie 31 racconti scritti dagli alunni della scuola media Vidoletti di Varese. Sono '31 racconti per andare oltre il Coronavirus', descrivono cosa ha significato per questi preadolescenti varesini l'inattesa, drammatica ed educativa esperienza del virus malefico, che tanto ci ha fatto (e ci fa) penare. Presenti fra gli altri il dirigente scolastico (oggi in pensione) della Vidoletti Antonio Antonellis, l'anima del Premio Chiara Bambi Lazzati, due fra i docenti che più si sono dati da fare nell'organizzazione del concorso (i prof Laura Veroni e Riccardo Prando, in foto), i rappresentanti dell'Associazione genitori Vidoletti, l'editore Pietro Macchione e molti fra i 31 scrittori in erba, ai quali auguriamo di continuare nella difficile arte del narrare per iscritto. 



 

Marco, 5 anni dopo - 4


 

Temporale in Casa Tognola

 

12 luglio 2008, un temporale esagerato bagna Varese e provincia: peccato che la sera è in programma, a Casa Tognola della Rasa, uno dei primissimi concerti della Piedmont Brothers Band. Ron Martin è in Italia per la prima volta: ricambia la visita che Mock gli ha riservato l’anno prima. E’ uscito il cd d’esordio della band, ‘Bordertown’: i critici lo accolgono assai bene, e così il pubblico ristretto degli amici. Ora si tratta di farsi conoscere, di ampliare gli orizzonti. E si comincia dal piccolo, una corte antica alla Rasa. Ma il cielo non vuol saperne di fare il bravo: una tregua ma proprio al momento di attaccare con gli strumenti, altra pioggia villana. Alla meglio si copre l’attrezzatura con la plastica trasparente: Ron, Mock, Rosella, Guido, Antonio, Alessandro, il Caccia, Chicco non demordono, vanno avanti. Si sa che la gavetta è dura, ma l’entusiasmo non difetta alla PBB. Le note si confondono a tratti con le gocce di pioggia che rimbalzano sul cellophane, ma quando la tempesta dà tregua, la bella musica della Piedmont corre per i viottoli del paese, sale verso la Martica, il Chiusarella, il Sacro Monte.

Qualcuno regala alla PBB un video, a futura memoria.

E alla fine un brindisi: si festeggia anche il compleanno di Mock, qualche giorno prima, il 5 luglio, ha compiuto 49 anni. 


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domenica 4 ottobre 2020

Marco, 5 anni dopo - 3


 

Il progetto Piedmont

 

Marco è senza dubbio l’anima della Piedmont Brothers Band: trascinatore instancabile, pieno di idee, amante della perfezione, lontano anni luce dall’improvvisazione. Eppure la sua carriera di musicista è partita improvvisando: niente scuole, conservatori, diplomi e maestri a pagamento. Nato mangiando pane e musica (la mamma, Ines Ravasi, era pianista e docente di musica), ha cominciato a desiderare una chitarra già alle scuole medie, primi anni Settanta, ma la prima chitarra riuscì ad averla, dopo molta attesa, a metà degli anni Settanta, una chitarra usata. E’ il fratello Guido, nel 1975, ad insegnare a Marco i primi accordi, notando subito il suo talento, tanto da inserirlo dopo pochi mesi in un gruppo, ancora senza nome, che muoveva i primi passi musicali presso l’Oratorio ‘Molina’ di Biumo Inferiore. La prima esibizione in pubblico è del mese di gennaio 1976, al Befanino d’Argento. Nel novembre di quell’anno anche una registrazione, presso lo studio dello scultore Oreste Quattrini. Molto importante per lui è stato l’incontro con Stefano Dall’Ora, avvenuto nel 1977 nella piccola chiesa della Madonna di Caravaggio, in viale Ippodromo. Erano entrambi arrivati lì come responsabili della sezione musicale delle rispettive parrocchie, Biumo Inferiore per Mock, San Vittore per Stefano. Da Stefano Marco apprese nuovi accordi, altri segreti e altra dose di amore per la musica. Anche Dall’Ora – che suonava mandolino, chitarra e basso- venne inserito nel gruppo, che prese il nome di Steamboat Willie, chiaro riferimento al battello antropomorfo del primo cartone Disney di Topolino. Nel novembre del 1977, sul palco di Azzate, si tenne  il primo concerto con il gruppo, arricchito da Dall’Ora.

E sempre a quell’anno è da far risalire l’amore di Marco per il banjo. Fu colpito dalla sua sonorità e, senza molto indagare, comprò un banjo a 4 code, non sapendo che quello era il banjo tipico del jazz. Ben presto arrivò anche il banjo americano a 5 corde, quello che ha sempre accompagnato il talentuoso musicista.

Fra il 1977 e il 1980 gli Steamboat Willie si esibiscono in numerosi concerti, ingaggiano anche una voce femminile, Rosella Cellamaro detta Rosy; la musica scelta è quella country. Marco è però assente fra la fine del 1978 e la fine del 1979, per il servizio militare.

Ma una svolta più professionale Marco la incontra nel 1980. Stefano Dall’Ora entra nella Signora Stracciona, un gruppo che girava l’Italia proponendo musica folk. Mock in un primo tempo segue i due gruppi, poi opta per la nuova band: concerti lungo tutto lo Stivale, compreso uno davanti a Giovanni Paolo II.

Il matrimonio nel 1983 e la nascita della prima figlia, Marta, nel 1985, segnano una pausa nella carriera musicale di Marco Zanzi. Vende gli strumenti e si dedica ad altro. Il digiuno dura solo qualche anno, perché la musica è nel DNA di Mock e torna a farsi sentire. Siamo agli inizi degli anni Novanta, Marco ricompra una chitarra e un banjo, e mostra grande interesse anche per le nuove tecnologie digitali: sperimenta al computer, prova la musica elettronica, incide dischi con le figlie. Con internet una nuova svolta: la sua passione per i Byrds lo invoglia a realizzare un sito sul gruppo, fioccano le visite e grazie al sito nasce l’incontro con Ronald Martin detto Ron. Nasce, cioè, la Piedmont Brothers Band.

***

 

La Piedmont Brothers Band, o meglio, il progetto Piedmont, nasce dall’incontro tra due persone, Marco Zanzi detto Mock e Ronald Martin detto Ron avvenuto tramite i Newsgroup di Internet a partire dall’anno 2000 circa. La condivisione di pressoché identici interessi e gusti musicali, di comuni radici (a dispetto della differente età e  paese di nascita – Italia per Marco e USA per Ron) e di un’amicizia che si è fin da subito rivelata più una fratellanza, ha costituito il fertile terreno di nascita di un progetto musicale autonomo e per certi versi unico nel suo genere.

Il primo viaggio di Marco Zanzi negli Stati Uniti (anno2007) ha portato all’uscita nel 2008 dell’Album BORDERTOWN, titolo particolarmente significativo perché le città natali di Marco e Ron (Varese ed Eden) sono ambedue città di confine. Il cd registrato e autoprodotto da Marco ha ricevuto numerosi e inaspettati commenti positivi da parte degli addetti ai lavori sia italiani che statunitensi ed in particolare John Einarson (probabilmente il più conosciuto ed apprezzato scrittore ed esperto di musica Country-Rock al mondo) ha proclamato ‘Bordertown’ il suo preferito Album di Country-Rock. Anche Raffaele Galli (Il Buscadero), Aldo Pedron e Paolo Vites (JAM) hanno scritto recensioni più che lusinghiere. A seguito di questo inaspettato successo di critica, e grazie al coinvolgimento sempre più entusiastico di amici musicisti sia italiani che internazionali, il gruppo è uscito con un secondo Album nel 2011 intitolato LIGHTS OF YOUR PARTY. Questa volta l’Album ha avuto una ben più ampia distribuzione grazie all’interessamento della casa editrice TEMPI che ne ha stampato e distribuito sul territorio nazionale 15000 copie. Una seconda edizione americana uscita presso la casa discografica del North Carolina ‘Flyin’ cloud records’ è stata realizzata in contemporanea.

Il 2012 ha poi visto l’uscita del primo cd  dal vivo HEAR MY BROTHER  prodotto e stampato in edizione limitata in Australia. Il cd è la cronaca del concerto tenuto dal Gruppo con Ron Martin e numerosi ospiti nel luglio del 2011 presso il Teatro Fontana di Milano. Il gruppo si è anche esibito in prestigiosi ambiti quali il Folkest (dopo avere vinto la selezione del Nord Ovest) ed il Riverfest ad Eden (North Carolina). Qui il gruppo è stato insignito (per la prima volta nella storia della cittadina statunitense) della prestigiosa cittadinanza onoraria.

Il primo settembre il gruppo ha realizzato un nuovo album in studio intitolato PBB III, album che vuole essere un omaggio al Country-Rock dei primi anni ’70, quello che più ha condizionato e influenza la sonorità del gruppo. Questo album ha visto la partecipazione straordinaria di musicisti del calibro di Rick Roberts (Flying Burrito Brothers, Firefall), Richie Furay (Buffalo Springfield, POCO, SHF Band …), Herb Pedersen (Linda Ronstadt, Dillards, Desert Rose Band), Jock Bartley (Gram Parsons, Firefall), Patrick Shanahan (Rick Nelson, New Riders Of The Purple Sage) tanto per nominarne alcuni. Si sono occupate del disco autorevoli riviste quali il Buscadero (articolo di Raffaele Galli sul numero di Ottobre 2012), Late for The Sky, Il Sussidiario.net e Suono.

Brani del PBB III sono trasmessi in numerose Radio sia in Italia che all’estero (USA, Spagna, Australia …).

E arriviamo al 2013, altro anno di grande lavoro per il Progetto Piedmont. Escono due nuovi cd: RARITIES e BACK TO THE COUNTRY, accompagnati da giudizi lusinghieri della stampa di settore.

Purtroppo quest’anno è segnato anche da una grave malattia che colpisce Marco, operato d’urgenza alla fine di giugno. Nonostante ciò l’attività della band non si interrompe, anzi, Marco pare animato da un nuovo spirito creativo e dedica il 2014 al suo nuovo progetto: realizzare due cd come solista. Ciò non significa dimenticare il Progetto iniziale, anche perché molti suoi amici (compreso Ron) collaborano all’uscita di TIME TO STAR AGAIN e MARCO ‘MOCK’ ZANZI. Inoltre, alla fine del 2014, esce anche GLORY, canzoni natalizie cantate da Cecilia Zanzi.

E siamo al 2015, anno intensissimo. Torna la Piedmont Brothers Band con il cd, uscito il 15 giugno, COMPASSES AND MAPS, ma Marco dedica la primavera ad un Tour con Greg Harris, noto cantante statunitense (già Flying Burrito Brothers…), in Italia per lanciare il suo nuovo disco. Un mese in Tour per lo Stivale, molto impegnativo e insieme gratificante.

Nel mese di luglio 2015 sono in Italia Ronald Martin e Doug Rorrer, per il lancio del nuovo cd PBB. Alla fine del 2015 usciranno altri due cd: A PIEDMONT CHRISTMAS e il concerto live del Tour Greg Harris-Marco Zanzi, quello tenuto a Castelleone il 4 aprile 2015.

 

Ron story

 

La cittadina di Eden, in North Carolina, ha attinenze con Varese, città natale di Mock. Non le Prealpi ma gli Appalachi, e per il resto tanto verde, una città tranquilla, pedemontana. A Eden nasce Ronald Martin, che a 12 anni ha già le idee chiare: amante della musica. E nonno George lo capisce, lo invoglia, regala al piccolo Ronald una Gibson elettrica. Come Marco, anche Ronald fa da solo: autodidatta, dotato di ottima voce e notevole talento, non ci mette molto ad imparare e a formare una band già a 15 anni. Il batterista suona con alcune scatole di cartone, lui è il ‘professionista’ del gruppo, ha la Gibson. Alle scuole superiori fonda i Missing Links, al College i Kaleidoscope. La musica è folk-rock, stile Byrds. Come per Mock, anche per Ronald detto Ron il matrimonio e la nascita dei figli segnano una pausa nella carriera di musicista dilettante e appassionato. Nel 1981 Ron riprende gli strumenti e nascono The Wampus Cat, che realizzano anche un 45 giri. Il nome del complesso è quello di un pesce gatto, caratteristico di Eden. E dopo questo gruppo è la volta, alla fine degli anni Ottanta, degli Shiloh, che pubblicano un album. Parrebbe finire qui la carriera musicale di Ron ma arriva internet...e arriva Mock.

 

Doug story

 

Anche Doug Rorrer è di Eden, come Ron. Di sé dice: “Sono nato con la chitarra in mano.” Del resto suo bisnonno faceva parte del noto complesso di musica country degli anni Venti, Charlie Poole and The North Carolina Ramblers. Il bisnonno Posey Rorrer è stato il mito del piccolo Doug, che insieme al fratello Kinney, suonatore di banjo, fonda The New North Carolina Ramblers. Suonano rhytm’n’blues, mentre il successivo gruppo di Doug, Brotherhood, propone una musica più popolare. Doug passa alla chitarra acustica e nasce un gruppo familiare: Doug & Taylor Rorrer. Suonano all time music, e lo stesso sarà per The hungry has house ramblers.

Nuovo passaggio alla chitarra elettrica e ad uno stile musicale ‘Chicago blues style’ nel nuovo gruppo di Doug, Calabash blues & Boogie Band. Infine, è storia attuale, Doug apre uno studio di registrazione a Eden e fonda The Rorrer Brothers and Son. Ed eccolo nella Piedmont Brothers Band, a fianco di Mock & Ron.

 

Gli amici della PBB

 

Stefano ‘Zampa’ Zanrosso: classe 1966, di Morazzone, fa l’artigiano vetraio, musicista per passione. Alle medie incontra un prof di musica per lui decisivo: Pierfranco Brambilla Pisoni. Si innamora della musica, entra nella banda del paese (Pisoni è direttore della banda), studia musica lì e poi quattro anni al Liceo Musicale, contrabbasso con il prof. Stefano Dall’Ora. Oggi suona con la PBB, dirige la banda di Morazzone scrivendo anche le musiche, perché caratteristica di questa banda è che esegue solo brani inediti. E’ uno fra gli amici più fedeli di Mock & Ron, spesso presente, alterna contrabbasso, basso elettrico, chitarra e fiati. Un estroso.

 

Anna ‘Little Annie’ Satta: classe 1981, è docente e musicista di professione. Studi classici (violino) al Conservatorio, suona in diverse formazioni e orchestre. Pur avendo una formazione classica, è versatile e si trova a suo agio anche con la musica country, bluegrass della PBB. Presenza costante e molto apprezzata.

 

Franco ‘Furbo’ Svanoni: di Monza, è nella Signora Straccione con Mock negli anni Ottanta. Suona le percussioni in diversi gruppi: Bryan Kazzaniga, Out of Size, musica irlandese con gli Storm in a Teapot, PBB. Ha inciso anche con Davide Van De Sfross.

 

Josh Villa: classe 1968, modellista d’abbigliamento, mandolinista autodidatta. Ha partecipato a molti workshop con artisti americani. Oltre che nella PBB, suona nei Bluedust e nei Gambler Express.

 

Katherine Kelly Wolkzyc: attrice e cantante professionista, è fra le voci femminili più significative della Piedmont Brothers Band.

 

Cecilia Zanzi: figlia di Mock, studi musicali, canta anche nel coro Sine Nomine. Ha al suo attivo il cd ‘Glory’.

 

Rosella Cellamaro: voce storica, già nella Steamboat Willie, collabora soprattutto per le registrazioni in studio.

 

Mike Gallivan: bassista del Colorado.

 

 

Collaborano (o hanno collaborato) alla PBB anche Manuel Corato, Francesco Frugiuele, Francesco De Chiara, Alessandro Griso Grisostolo, Stefano Dall’Ora, Chicco Comolli, Guido Zanzi, Marco Caccianiga, Barbara Galafassi, Ivan Santini, Antonio Borgato, Irene Amico, Courtney Lynn Burroughs, Duccio Capozza, Marcello Colò, Lorenzo Dozio, Mike Gallimore, Lucia Maniscalco, Walter Muto, Carlo Pastori, Taylor Rorrer, Horst-Peter Schmitd, Milena Careri, Paolo Vites, Lorenzo Dozio, Francesca Miglierina, Chiara Conti, Ausonio Calò, Buddy Cage, Stephen A. Love, Jesse Furay Lynch, Lorenzo Definti, Joseph Torguson, Carlo Rizzi, Davide Bonacina, Edwin Lace, Filippo Miatello, Luca Guenna,  Roberto ‘Shock’ Maiocchi, Bryan Kazzaniga, Savino Ziliani, Mattia Montalto, Aaron Brancotti, Paul Stephen Borile, Ray O’Neill, Henni Taari, Scott Sellen.

 

Fra le collaborazioni prestigiose, sono da segnalare quelle con Jock Bartley, Richie Furay, Herb Pedersen, Rick Roberts, Patrick Shanahan, Gene Parsons, Barry McCabe

 

Uno spazio a parte lo meritano alcuni personaggi, legati alla PBB non perché suonatori o cantanti, ma perché sostenitori particolari, sponsor di questo progetto transoceanico.

Il primo è senza dubbio Ray O’Neill. Di Sydney, Ray fonda grazie a internet un gruppo di discussione musicale ‘Acoustic Harmonies’, che ha molti iscritti e fra questi Marco: scambi di idee, incontri via internet con musicisti e non, uniti dalla passione per il country-rock. Mock e Ray fanno amicizia, l’australiano viene in Italia per il concerto PBB del luglio 2011 in Sala Fontana, a Milano (e qui, al Passo della Novena, vede per la prima volta in vita la neve).

Attivo ora nel gruppo fb ‘Country Rock Legacy’, Ray ha scritto i testi di alcune canzoni che si trovano nei cd Back to the Country, Time to start again e Mock, ha parzialmente finanziato alcuni lavori del gruppo, è il fan australiano più agguerrito ed entusiasta.

Bob Wall è invece un avvocato del Connecticut. Conosce Mock grazie al gruppo internet ‘Acoustic Harmonies’, lo incoraggia, viene in Italia, sostiene il gruppo negli Usa.

Abbiamo infine Steven Burton, di Vancouver (Usa), anche lui fra gli iscritti ad ‘Acoustic Harmonies’. Steven è un disegnatore, è suo il logo della Piedmont Brothers Band, la copertina di ‘Back to the Country’, sono suoi altri lavori grafici, sempre realizzati gratuitamente, per l’amicizia che lo lega a Marco.   


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sabato 3 ottobre 2020

Acqua a Sant'Ambrogio




                                                           ph carlozanzi


La sala cinema-teatro di S.Ambrogio Olona ospita per la prima volta un incontro del Premio Chiara. E' avvenuto oggi, sabato 3 ottobre, per l'Incontro con i finalisti del Premio Chiara Giovani 2020, 32 ragazzi scelti fra gli oltre 300 partecipanti, che hanno scritto un racconto. Tema: l'Acqua. Partecipanti da tutta Italia e dal Canton Ticino (ecco in foto Susanna Terenzi da Fiorentino, Repubblica di San Marino), presentati oggi da Bambi Lazzati, Cristina Boracchi, Salvatore Consolo e Marco Corso. Bisognerà attendere domenica 18 ottobre per conoscere il nome del vincitore.

Domani, domenica 4 ottobre, alle ore 17, il Premio Chiara torna a S.Ambrogio, sempre in sala cinema (dietro la chiesa parrocchiale), per la Premiazione del concorso sul racconto della scuola media Vidoletti, con Milli Tremolanti Toniolo e Riccardo Prando. 

  

Marco, 5 anni dopo - 2


 

Il cammino

 

“E così ci siamo!” Con queste parole inizia il diario, che Marco ha tenuto durante il suo Cammino di Santiago de Compostela, iniziato il 12 luglio del 2004, alle 7.15. Un libretto grigio, le foto della sua famiglia, il saluto di Cecilia e di Marta al loro papà. Marco si è preparato, non improvvisa, non è nel suo stile. Di chilometri ne ha percorsi, soprattutto in montagna, al Pian delle Creste, sui monti ticinesi e italiani, correndo, camminando in pianura.

Si parte da Roncisvalle il 13 luglio, alle 5.50, arrivo vicino a Pamplona. “E’ stata comunque abbastanza dura” scrive Marco. “Non posso dire di non avere dolori alle gambe e alle spalle (lo zaino!)…”

 

14 luglio – Pamplona, Estella.

Già al secondo giorno il fisico si lamenta. “La strada è stata dura sino a Estella, problemi per le fiacche, ma soprattutto per le gambe…”

 

15 luglio – Estella-Torres del Rio

I dolori continuano, Marco decide di rispedire a casa la tenda e il materassino, lo zaino è troppo pesante. In genere la partenza è verso le 6 del mattino, l’arrivo nel pomeriggio, una decina di ore di cammino, una media di 40 km al giorno.

 

16 luglio – Torres del Rio-Navarrete

 

17 luglio – Navarrete-Azofra (22 km – totale 171,5)

“Oggi non è andata bene per niente, purtroppo arrivare a Najera è stato un inferno e sinceramente pensavo di fermarmi…Passo quasi tutto il pomeriggio con il ghiaccio sulla coscia sinistra a riposo, sperando!!!....”

Del resto 171 km in 5 giorni di cammino non sono pochi.

 

18 luglio – Azofra-Villamayor del Rio (32 km – totale 203,5)

“Oggi, comunque, ho detto tanti rosari e, forse, ho avuto uno dei pochi momenti finora in cui ho gustato il cammino, ho respirato il profumo dei campi e ho osservato il paesaggio con piacere. Spero che questi momenti aumenteranno!! Comunque continuo senza un piano preciso. Come ho letto da varie parti, non siamo noi a fare il cammino, ma è il cammino che fa noi (o qualcosa del genere)…”

 

19 luglio – Villamayor del Rio-Atapuerca (37 km – totale 240,5)

 

20 luglio – Atapuerca-Hornillos del Camino (40 km – totale 280,5)

 

21 luglio – Hornillos del Camino-Poblaciòn de Campos (51 km – totale 331,5    -423 a Santiago)

“Comunque procedo giorno per giorno con molta umiltà, non dimenticandomi mai che ogni passo è un dono di Dio e che potrei fermarmi ogni momento…Oggi ho riflettuto parecchio su 3 cose (o 3 insegnamenti del ‘camino’) 1)Umiltà, i miei piani non erano quelli del Signore…..2)Flessibilità, come si sa, non sono mai stato molto flessibile (e magari non cambierò mai completamente), ma qui gli orari vanno a farsi benedire…Qui sto imparando a prendere le cose come vengono e ad adattarmi alla situazione, momento per momento…3)Gli incontri e la Chiesa ufficiale. Devo dire che per ora la più grande delusione l’ho avuta nella cattedrale di Burgos. Nessuna accoglienza, parola di conforto…niente!!! Solo preti indaffarati e business! Ho avuto invece molta più umanità e accoglienza dai più umili o inaspettati…”

 

22 luglio – Poblaciòn de Campos-Sanagùn (57,5 km   totale 386,5   -365 km a Santiago)

 

23 luglio – Sanagùn-Mansilla de Las Mulas (36,5 km   totale 423   -328,5 a Santiago)

“…le gambe sono proprio a pezzi…”

 

24 luglio – Mansilla de Las Mulas-Hospital de Orbigo  (51 km   totale 474    -277,5 a Santiago)

 

25 luglio – Hospital de Orbigo-El Acebo  (54,5 km   totale 528,5   -223 a Santiago)

“..Incendio!....Eritema gamba sx e dx. Quasi crampi ai polpacci…”

 

26 luglio – El Acebo-Villafranca del Bierzo  (39,5 km   totale 568   -183,5 a Santiago)

“…Continuo a pregare molto (rosai, perlopiù); non lo avevo mai fatto così tanto. E cerco di ricordare un po’ tutti: certo che conosco proprio tanta gente, è bellissimo, e li sento tutti molto vicini, devo dire….Oggi pensavo che sarebbe proprio bello far provare alle ‘bambine’ almeno un po’ del ‘camino’….”

 

27 luglio – Villafranca del Bierzo-Triacastela  (53,5 km  totale 621,5   - 130 a Santiago)

“…La Messa del pellegrino è stata bella. Riflessione: dopo Roncisvalle, è la prima volta che una parrocchia, un parroco organizza una Messa speciale per i pellegrini…”

 

28 luglio – Triacastela-Portomarin  (42 o più km   totale 663,5   -88 a Santiago)

“…Questo cambio di percorso mi ha donato le riflessioni e forse alcune risposte alle domande che mi ero posto come obiettivo all’inizio, a casa:LA SCUOLA- Marco, è il tuo lavoro e ringrazia tanto! Basta dire: piuttosto vado  a tagliare i boschi. Accetta quello che Dio ti ha chiesto: combatti la tua battaglia in mezzo ai ‘leoni’ (studenti!!) e TANTA PAZIENZA, UN SORRISO, FLESSIBILITA’, MENO PRETESE. Aiutali nel loro cammino, aiutali ad apprezzare il bello (il movimento, la montagna, anche il computer in fondo lo sono). NON MOLLARE: è parte del tuo ‘camino’…Oggi ho riflettuto che raramente in questi giorni ho pensato ai dischi, alla musica…E’ MOLTO STRANO! Pensavo di impazzire senza walkman e musica per 3 settimane, ed invece…niente. Ricordati Marco: la musica è bella, non devi abbandonarla, ma moderazione! E quando vai a camminare e vai al S.Monte non portarla: ti impedisce di apprezzare l’ambiente, di ‘sentire’ quello che succede intorno a te. Non devi estraniarti, devi restare in sintonia con il mondo…I nuovi dolori di oggi sono: pianta del piede sx (e un poco dx) e collo del piede/tibia dx. Spero che domani passino, perché sono abbastanza tosti…Ho scritto tutto questo dalle 6 alle 7 circa di oggi 28.07.04, seduto nella cattedrale di San Juan di Portomarin.”

 

29 luglio – Portomarin-Melide  (km 37    totale 700   -51 a Santiago)

“Una VIA CRUCIS. Purtroppo le mie nere previsioni di ieri erano esatte. Il dolore alla tibia/collo del piede dx era serio e oggi è ricomparso quasi subito. Non so come sono arrivato qui. Sinceramente non so cosa accadrà domani: adesso cerco una farmacia e il ghiaccio. E prego (credo sia l’unica cosa da fare). Ho naturalmente ripreso l’antinfiammatorio e uso abbondantemente il Voltaren. Peccato perché mancano solo 51 km. Adesso telefono a casa per un consulto e una parola di conforto. Spero in un miracolo!!! Oggi è stata VERAMENTE DURA!!”

 

30 luglio – Melide-A Brea  (km 27     totale 727    - 24 a Santiago)

“Un’altra Via Crucis. Alle 7 ero sul punto di abbandonare. Ho telefonato alla Gabriella e lei mi ha dato un po’ di speranza. Ero a un bar e uscito mi è sembrato meglio e, invece di andare alla fermata del bus, sono andato avanti. Fino ad Arzùz è andata piuttosto bene…mi sembrava un miracolo!!! Alle 9.30 mi sono fermato ancora un bel po’ e qui…CAZZATA!!! Invece di accontentarmi e fermarmi ho voluto fare il di +, come al solito….Dopo 2/3 km da Arzùa il dolore è diventato pazzesco e ormai non potevo più fare niente. Ero ancora distante dalla strada!!! Ho tirato avanti in condizioni pietose….fino a Brea dove una freccia indicava la possibilità di una camera all’Hospedale-Cafè-Bar O Mesòn…Sono solo 24 km a Santiago ma sembrano 2400!!!...Questo cammino è stata una vera sofferenza; altroché che bello camminare, a me piace camminare. E’ stato proprio una dura lezione di vita. E questo, forse, era il mio vero cammino, non quello idilliaco che mi ero costruito e immaginato…Gabriella mi ha consigliato di prendere il Bus domani…Cercherò di essere meno rigido e cocciuto; è vero che la cocciutaggine a volte può essere una virtù (non mollare, cercare di raggiungere gli obiettivi ecc.) ma a volte è solo ostinazione e non voler riconoscere la ‘sconfitta’, se di sconfitta si potrebbe parlare il non aver raggiunto Santiago a piedi…Mi aspettavo un arrivo diverso, se devo dire la verità, ma accettiamo con gioia quello che verrà: sarà sicuramente la giusta conclusione del mio cammino, non quella che avevo programmato o desiderato, ma non per questo meno importante. E’ il Signore che in un modo o nell’altro ci guida nel nostro cammino, a noi cogliere la Sua presenza e i Suoi segni e i Suoi…INSEGNAMENTI. Da tutto: gioie, dolori, delusioni, speranze, momenti sì e momenti no, incontri belli, incontri meno belli, noia, curiosità, semplice divertimento e condivisione del cibo….il Km in 10 minuti e il Km in 23 minuti!!!!, le gambe che finalmente girano e ‘adesso qui si spacca tutto’….Da tutte queste cose è stato composto il mio ‘camino’: come la vita, c’è di tutto…In ogni caso un’esperienza che valeva la pena di essere vissuta, anche da soli, soprattutto da soli, soprattutto per uno che si sentiva tanto sicuro dei suoi mezzi…Il ‘camino’ necessita più tempo e calma: no rush ti hanno detto…calma, piano piano…Rifletti e non correre sempre senza curarti di quello che ti circonda e di CHI ti circonda, dei suoi problemi, dei suoi bisogni…”

 

31 luglio – Brea-Santiago  (km 24 – bus)

“E così sono arrivato a Santiago! Non come mi ero immaginato, ma in pullman. Ma è stato giusto così: non valeva la pena rischiare…Ripensando all’intero percorso, la prima parte e la parte centrale fino alla cattedrale di Burgos è stato il migliore. Da Leon in poi è stato un continuo peggioramento da tutti i punti di vista. E Santiago?Mah…un po’ una delusione, se devo essere sincero. In realtà non mi aspettavo reazioni entusiastiche, anche per l’ingloriosa conclusione in bus, ma ho trovato una gran confusione, consumismo, turismo di massa: un sacco di persone con bastoni e conchiglie dappertutto (e magari del cammino hanno visto ben poco!!)…Poi in coda per la COMPOSTELA, un’ora e mezza almeno!!! Una cosa indecente….”

 

Con questo testo, scritto sul treno diretto a La Coruna, termina il resoconto di Marco. In fondo al libretto, trovo però queste altre annotazioni:

 

La speranza taglia i lunghi programmi. Sul cammino si vive alla giornata.

Per essere felici non occorre necessariamente fare qualcosa, raggiungere uno scopo, realizzarsi, MA SEMPLICEMENTE GODERE DELLA PACE DEL CUORE.

Il dolore, la fatica, la paura di non farcela sono sensazioni che tocchi costantemente e devi imparare a gestire: puoi offrirle ogni giorno per chi ti è caro.

La fatica ti scoraggia e ti porta sino al punto di perdere la certezza di arrivare alla meta, ma ti insegna a contare sulla speranza.

Ogni volta che credi di aver mancato un obiettivo, in realtà ne stai raggiungendo un altro; ogni volta che una porta si chiude se ne aprono altre; nuove amicizie e nuove opportunità.

Nel cammino non puoi fingere; tutto è AUTENTICO, tutto si può trasformare in un aiuto per cambiare.

E alla fine arrivi sempre alla META, che sia SANTIAGO DI COMPOSTELA o la SERENITA’ o LA FIDUCIA IN TE STESSO. 


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venerdì 2 ottobre 2020

Marco, 5 anni dopo


A cinque anni dalla morte di mio fratello Marco, mi piace ricordarlo così.
 

Il mio fratellino

 

Raccolgo di mio fratello Marco alcune immagini, partendo da lontano. Diciamo inizi anni Sessanta. Mi rivedo all’oratorio, la domenica pomeriggio, io che lo tengo per mano. E’ il fratello piccolo, devo dargli un occhio, sembra che io sia diventato l’ometto di casa (non so in base a quale criterio) e Marco va controllato. Anche perché non difetta di vivacità. Ma lui in oratorio si fa i suoi amici, io i miei. Tre anni di differenza, quando si è ragazzini, hanno il loro peso. Sempre in quegli anni rivedo i giochi in cortile, Marco non era ancora in squadra nelle partitelle a calcio sulle pietre tonde, forse fa da spettatore o gioca con altri nel piccolo prato (non più a nostra misura) circondato da una siepe, quartiere Garibaldi, fatto di sassi e di pini incarcerati entro un praticello e siepi alte. Giocava a nascondino con noi? Non ricordo, ricordo invece la pistola ad aria compressa Oklaoma, con pallini in plastica rossi. E’ il fratello più piccolo, quindi deve conoscere anche la mia versione sadica: arma in pugno lo minaccio, lo faccio scappare, attendo che sia ad una distanza tale da non fargli troppo male, e insieme la distanza che dà l’illusione di avercela fatta a mettersi al riparo, lontano dal nemico. Parte il colpo, cerco di prenderlo sulle gambe nude, tutti coi pantaloni corti a quel tempo, metà anni Sessanta. E quando lo colpisco lo vedo saltellare come un pollo e imprecare. Che fratello stronzo, avrà pensato Marco allora. Ridevo divertito. E’ possibile chiedere scusa, dopo cinquant’anni, per tanta infantile cattiveria? Se sì, lo faccio oggi.

Lo rivedo nelle nostre fantozziane vacanze estive, lo rivedo alla Varesina, società di ginnastica e scherma. Non mi ha mai impensierito come ginnasta, sapevo di essere più forte, diciamo pure il più forte dei quattro fratelli Zanzi in quello sport. Mi impensierì più in là, cresciuto, più alto di me di qualche centimetro (che rabbia!) decisamente migliore di me nel basket, ottimo anche nel calcio, nel volley, certamente una schiappa in bici, quando io già sommavo salite su salite. Diceva che in bici aveva freddo. E per stare allo sport me lo rivedo in tempi recenti, amante del cammino estremo, sino a Santiago de Compostela. Era il 2004, partì da solo, voleva mettersi alla prova, oltre ottocento chilometri e quella delusione a una decina di chilometri dalla cattedrale di Santiago: troppi i dolori, soprattutto quel ginocchio maledetto. Ha lottato ma ha dovuto cedere. Ci tornò l’anno dopo,  2005, insieme alla moglie Gabriella.  Sarò stato d’esempio io, con le mie maratone? Ricordo che venne alla maratona di Cesano Boscone, ottobre 1999, mi seguì in bici, forse lì pensò che sarebbe stato bello fare altrettanto, non di corsa ma a piedi. Mi piace pensare di avere contribuito alla sua ripresa agonistica, che si è concretizzata con la passione per la montagna, la vita solitaria del rifugio su al Pian delle Creste. Ma ancor prima una Stramilano di corsa. Già, quell’esperienza di guardiano di rifugio: io osservavo e un po’ allibivo, pur conoscendolo. E lui mi faceva partecipe. Eccoci allora insieme in salita verso il Kalberhorn o cima delle Vacche, mercoledì 20 agosto 2003, io tremante, impaurito sulla cresta (non passavo un bel momento), lui gagliardo, sicuro, passo lungo, pronto alla discesa, perché aveva un rifugio da gestire giù nella piana, sopra i duemila metri, in Canton Ticino, all’ombra del Basòdino. Era tornato atleta dopo anni di musica e poi di famiglia, con lo sport in secondo piano. E per stare allo sport un altro ricordo vivo, un grazie che gli devo. Avevo ripreso lo sci da fondo, siamo agli inizi del nuovo millennio e anche lui si era appassionato agli sci sottili. Fu lui a convincermi a partecipare ad un corso di aggiornamento di sci nordico a Chiesa Val Malenco. Sciavamo al lago Palù, luoghi d’incanto. E sciavamo con le nostre bimbe piccole, Caterina (mia) e Cecilia (sua). Ricordo un giorno a Splügen, eravamo solo noi, senza figlie: partì, non fui in grado di raggiungerlo, stava venti metri davanti a me, un vantaggio che non riuscivo a colmare, ci davo dentro ma lui andava più sciolto, più agile. Con lieve rabbia l’ho ammirato. E in quegli anni nasce anche il suo amore per gli animali, la gattina Tigretta e il cane Buddy, amico, compagno, diremmo (alla maniera di Mock) fratello del regno animale.

Ma torniamo indietro, alla musica. Ho capito subito che era un talento ma non mi interessava più di tanto: non cercavo confronti musicali, non mi sentivo offeso dalla sua bravura. E’ così fra fratelli, ci si aiuta ma soprattutto ci si spia. Poi sono cominciati gli anni dei capelli lunghi, Marco rientrava quando io mi alzavo, perché studiavo la mattina prestissimo. E’ sempre stato un tiratardi, non ci si incrociava. Devo ammettere, mi sono un po’ preoccupato negli anni in cui il fumo e l’alcol sono diventati suoi amici. Non che eccedesse, almeno per ciò che vedevo, ma senz’altro ha fatto preoccupare mamma e papà, che non approvavano quella sua vita lievemente disordinata, poco incline agli studi e più incline ai dischi in vinile, poi ai nastri registrati, poi alle cassette.

La sua abilità nel banjo mi è subito parsa fuori dal comune e mi chiedevo: ‘Ma come diavolo fa a suonare così? Tutto a orecchio? Senza studi?’

Mi rivedo poi su quella spiaggia di Porto San Giorgio, estate 1978: io avevo finito l’ISEF, lui aveva conquistato la maturità all’ITIS. Eravamo tutti in vacanza, in tenda, la nostra famiglia riunita, due macchine, la 850 bianca (ogni 100 km bisognava fermarsi per aggiungere acqua al radiatore) e una Renault, prestata da Giovanni Ravasi, nostro cugino. Papà e Paolo rientrano prima, noi restiamo, il desiderio è di andare a Roma per l’incoronazione di Papa Giovanni Paolo Primo, papa Luciani. Papà telefona da Varese: “Ragazzi, qui abbiamo due cartoline rosa, una per Carlo e una per Marco. Mi sa che devono partire per il militare.” Insieme, stesso giorno di partenza, settembre 1978, per destinazioni diverse, io Merano e lui Cuneo. E che dire del nostro incontro a Bassano del Grappa, in abito grigioverde? 

Subito dopo, settembre 1979, io, Marco, mamma e papà seduti, a discutere del suo futuro. Non gli andava di fare l’operaio a vita, ha espresso il desiderio di fare anche lui l’ISEF e mamma scrollava il capo, guardando anche me: “Ce la farà? Voglia di studiare non ne ha molta….” Non ricordo cosa dissi, certo fui conciliante e immagino presi le sue difese. Che bella soddisfazione per Marco dimostrare che era adatto anche all’ISEF e all’insegnamento. In quel momento ha però seppellito le sue residue possibilità di fare l’artista di professione, il musicista di mestiere. Non se l’è sentita di rischiare così tanto, soprattutto in Italia, dove i musicisti devono studiare. “Negli Usa sarebbe stato diverso” mi confidò.

Poi nel 1981 io mi sono sposato e l’ho perso di vista per qualche anno, gli anni della sua avventura con la Signora Stracciona, perché la musica batteva dentro, non riusciva a mollarla. Eppure no, è riuscito a lasciare anche quella, per un po’, quando sono arrivate la moglie Gabriella, la primogenita Marta e qualche debito da pagare, causa ristrutturazione della casa. Marco vende tutto, e io a considerare: “Un po’ radicale come scelta.” Ma Marco è così, niente mezze misure, o tutto o nulla, o bene o non si fa, o al massimo o non si parte nemmeno. Così via chitarra, banjo e si parte per una nuova avventura, con una promessa: ‘Appena possibile riprendo gli strumenti, e anche migliori di quelli venduti.’ Mio fratello non è totalmente felice, ha momenti di malinconia, sente di possedere talenti inespressi, ha bisogno di gratificazioni, di un suo pubblico, di applausi. Come lo capisco. E allora via, si riparte, si riacquistano gli strumenti (la prima è una Martin, 2 gennaio 1991), il computer aiuta, i Byrds, Ron Martin, gli Usa, la musica country, la Piedmont Brothers Band. Finalmente Marco esplode, si sente libero di rischiare, le figlie sono grandi, il lavoro è sicuro, si può correre. E’ a questo punto che il mio interesse su di lui, lui artista, musicista di talento, si fa più attento e puntuale. Capisco che va seguìto, lui invoglia ad andargli dietro, ci rende partecipi, cerca il nostro applauso, ne ha bisogno perché la musica sta diventando la sua vita, la sua aria nuova, la sua gioia più intensa.

Di Marco colpisce, fra l’altro, la radicalità. Come quella volta, agli inizi degli anni Novanta, con Mesùd. Dramma della ex Jugoslavia, fratelli della Bosnia che scappano, qualcuno arriva a Varese. Mesùd dalla Bosnia corre ai nostri semafori, lava i vetri, chiede mille lire. Marco lo incontra, scatta qualcosa dentro, il rischio di una generosità più evangelica: “Perché non vieni a mangiare un panino a casa mia?” Mesùd diventa suo fratello. Farà in modo che trovi un lavoro, farà arrivare anche la sorella Merìma.

Questo è Marco. E così nella musica. Non una ma più chitarre, non un solo strumento ma polistrumentista, non un disco ma dischi a raffica, e viaggi negli Usa, una casa che si apre per accogliere i nuovo fratelli musicisti, in particolare bro Ronald Martin detto Ron, cofondatore della Piedmont.

Questo è solo un riassunto, una folata di vento che porta pulviscolo di ricordi. Vado di fretta perché la vita va di fretta. Piccoli frammenti di una vita d’artista. Immagini strappate alla dimenticanza che avanza.     

E quando Marco sta volando, ha finalmente aperto le ali e sta vivendo emozioni nuove, intense, ecco una nuova caduta. Questa volta molto dolorosa. Una botta che avrebbe azzoppato i più. Perché Marco non è stato esente da sofferenze, compresa la depressione, ma un tumore no. Mai. E un tumore così pesante. Una condanna.

Maggio 2013, una festa di Prima Comunione in famiglia rovinata da un dolore insistente. La visita, le prime paure, le conferme, un 25 giugno (anniversario di nozze di Marco e Gabriella) vissuto nell’incognita di un’operazione pericolosa, essenziale per la sopravvivenza.  Eppure Marco, già qualche giorno prima di quel ricovero, e poi dopo, sempre, non minimizza ma tranquillizza: “Voglio affrontare questa prova con dignità.”

Due anni sono lunghi quando si soffre, l’attesa degli esiti logora, le cure debilitano, la rabbia dovrebbe crescere, la lontananza da Dio avrebbe più di una ragione: “Dove è scappato il Padre buono?” Marco pare invece rialzarsi con rinnovato slancio ogni volta, con altre razioni di speranza. Con lui lotta Gabriella, una presenza essenziale, meravigliosa. La coppia dimostra ogni giorno cosa vuol dire amarsi nella gioia, ma soprattutto nel dolore. E tutti noi guardiamo con stupore. Guardiamo il coraggio di Marco nel confessare il suo male, nel rendere pubblico il suo dolore e la sua fede. Io lo guardo ammirato. Io che, al suo posto, mi vedo ringhioso e affranto, schiacciato in un angolo, solo nella protesta, lontano da Dio. Marco, nei momenti di pace, di assenza di dolore, crea musica, coinvolge amici, pubblica dischi, organizza concerti, prepara una tournè italiana ad una ex stella della musica statunistense, vola in Colorado, poi accoglie a casa sua Ron e Doug (storia recentissima, estate 2015), programma. In una parola non vivacchia ma vive, non cammina e nemmeno corre: vola.

Marco: un generoso. Con me e con tanti altri. Come posso dimenticarmi il regalo del Natale 2014? Sapeva che mi stato appassionando alla musica da lui amata, in particolare a Mary Chapin Carpenter. Me lo sono visto arrivare la vigilia di Natale: “Non è detto che ci sia il prossimo Natale…” e mi ha allungato una scatola: conteneva la maglietta blu con la scritta ‘Marco Zanzi, Time to start again-Time to fly again’, e in aggiunta tutta la discografia di Mary Chapin Carpenter.

Questo era Mock, che si merita sino all’ultima virgola questo libro, soprattutto per ciò che è stato in grado di dimostrarci a partire dalla fine di maggio di tre anni fa, inizio di una vita rinnovata.  

1-continua

giovedì 1 ottobre 2020

Varese, la nobile


 

Sabato 10 ottobre 2020, alle ore 16.30, presso il Salone Estense di via Sacco, a Varese, verrà presentato al pubblico il libro 'Nobiltà del territorio varesino' (Macchione Editore), scritto da Silvano Colombo e Fausto Bonoldi. Il volume, corredato da pregevoli foto a colori, narra la storia della nostra Varese, e per questo ci ha pensato Fausto Bonoldi, giornalista a La Prealpina. Suoi i capitoli Preistoria, Età pre-romana e romana e Il ventennio tra le due guerre - I musei. Silvano Colombo, docente e direttore dei Musei Civici varesini dal 1965 al 1989, ha curato invece il capitolo Delle nobiltà artistiche del territorio varesino.