sabato 5 febbraio 2022

Grilli melodici e urlatori


 

GRILLI MELODICI E URLATORI

 

di Nino Cimasoni

 

 

On grii vecc al ga diseva al so pivell:

“Te cantat sì…ma set mia ispiraa.

Pensa che mi, al me temp bell,

ma ciamavan al grii di innamoraa,

e to màdar, in quel buus sota la nòs,

l’è restaa incantaa do la me vòs”.

 

“In stori, papà! Set mia acorgiuu

ca l’eva ol sang ca buiva…in tutt e duu?

Parché anca ti, alora (e incoeu al fo mi)

se te fasevat…pussee che fa cri cri?”

venerdì 4 febbraio 2022

Calogero Marrone: un impiegato a Dachau


 



E’ stato presentato mercoledì 2 febbraio, alla Sala Morselli della Biblioteca di Varese, il libro ‘La porta della salvezza – Calogero Marrone, un impiegato a Dachau’ (Macchione editore). Ne hanno parlato l’assessore alla cultura del Comune di Varese, Enzo Laforgia, Margherita Giromini (coordinatrice della sezione varesina dell’Istituto Studi e Ricerche Calogero Marrone), il giornalista de ‘La Prealpina’ Paolo Grosso e l’editore Pietro Macchione. Il libro è stato scritto da Massimo Trifirò (assente per motivi di salute), nato e vissuta a Lecco, famiglia di origini siciliane, scrittore assai prolifico, cittadino benemerito della città lariana.

Se oggi Calogero Marrone, un siciliano nato a Favara, impiegato comunale arrivato agli uffici di Varese negli anni Trenta, morto deportato a Dachau nel febbraio del 1945, è Giusto fra le Nazioni, è ricordato a Varese con una via, lo si deve principalmente al libro di Franco Giannantoni e Ibio Paolucci, ‘Un eroe dimenticato’ (edizioni Arterigere), che agli inizi del nuovo millennio, grazie ad una ricerca accurata, resero di pubblico dominio le vicende di quest’uomo giusto, antifascista, che aiutò centinaia di ebrei e di bisognosi a fuggire dalla follia del razzismo nazista, dei campi di sterminio, della deportazione e da sicura morte. Un eroe siculo-varesino che oggi in molti conoscono, ma non tutti, e che dovrebbe diventare uomo di riferimento anche per i giovani. E in fondo il nuovo lavoro su Marrone, opera di Trifirò, più agile e ‘leggibile’ della essenziale ricerca di Giannantoni-Paolucci, dovrebbe essere destinato soprattutto a loro, letto nelle scuole.

Entriamo più nei dettagli, a partire dalla copertina, un quadro di Renato Guttuso, siculo-varesino come Calogero Marrone: è l’autoritratto dell’artista che potrebbe rappresentare un uomo malinconico di età matura avviato al suo destino.

Secondo di dieci figli, Calogero Marrone nasce a Favara, in provincia di Agrigento, il 12 maggio 1889. Studi classici, Prima Guerra Mondiale con i gradi di sergente, quindi il ritorno, il matrimonio con Giuseppina, quattro figli: Filippina, Salvatore, Brigida e Domenico. Nel frattempo il fascismo domina la scena, Calogero non si iscrive al partito unico, manifesta le sue idee, intorno a lui nascono sospetti, maldicenze, minacce. Il podestà di Favara lo esorta a ravvedersi, Calogero capisce che è tempo di rischiare, di cambiare aria, vince il concorso per un incarico amministrativo al Comune di Varese, nel 1931 arriva nella perla delle Prealpi, dove comunque il fascismo c’è eccome. Fa carriera, è preparato, preciso: nel 1937 Marrone è dirigente dell’Ufficio Anagrafe, sotto di lui 12 dipendenti. Ma l’Italia entra in guerra, dopo l’8 settembre del ’43 Varese è in mano ai tedeschi e ai fascisti, Calogero sa qual è il suo compito di uomo giusto: aiutare chi dai tedeschi e dai fascisti è vessato. Nel suo ufficio a Palazzo Estense passeranno centinaia di persone, riceveranno documenti falsi, grazie ai quali avranno salva la vita. Innumerevoli le testimonianze di chi riceverà un aiuto da Calogero. Scrive Trifirò: “Calogero aveva dunque trasformato il proprio ufficio di Palazzo Estense in una trincea antifascista, dalla quale combatteva con le armi della burocrazia, con la penna, i timbri, le cartelle anagrafiche, ma soprattutto con l’intelligenza, la determinazione, l’onestà, lo spirito di sacrificio al servizio delle persone…”

Il 31 dicembre del ’43 un anonimo (forse addirittura chi, gonfio d’invidia, voleva scalzarlo dal suo ufficio) lo denunciò. Sospeso dall’incarico con effetto immediato, in attesa di giudizio, Marrone venne più volte inviato, da chi aveva a cuore la sua vita, a scappare in Svizzera, perché le accuse contro di lui non lasciavano scampo, lo avrebbero certamente arrestato. Ma il funzionario rifiutò, temendo soprattutto ripercussioni alla sua famiglia. Il 7 gennaio del ’44 venne arrestato ed ebbe inizio il suo calvario: carcere dei Miogni a Varese, poi Como, poi San Vittore a Milano, a settembre il campo di transito di Bolzano-Gries e infine, il 15 ottobre 1944, è sul treno piombato verso il lager di Dachau, in Baviera dove il 15 febbraio 1945 (data presunta) morirà per tifo petecchiale. Il calvario di Marrone è un crescendo di stenti, atrocità, vessazioni, fame e fatica, sopportati (molte le lettere ai familiari) con coraggio e fede cristiana. Il suo eroismo rimase praticamente sconosciuto per mezzo secolo, sino alla già citata ricerca di Giannantoni-Paolucci, che ha ridato alla memoria storica e alla giusta ammirazione un uomo che non poteva essere dimenticato. Ed ora questo nuovo libro, un altro tassello, un altro regalo postumo a questo Giusto delle Nazioni: lo ha riconosciuto tale lo stato di Israele, ancor più spetta a noi, varesini, conoscerlo ed apprezzarlo.

 


A Pechino si scia


 

E' in corso la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Pechino, - 9° allo stadio olimpico, un gran freddo, luci e colori spettacolari. Le mie prime 'olimpiadi' sulla neve sono invece in bianco e nero, molto bianco, poco nero, un gran freddo soprattutto alle mani e alle gambe, causa pantaloni corti. Sono nato nel '56, anno delle Olimpiadi invernali di Cortina. Inverno 1965/66, parco Molina di Biumo Inferiore, mio fratello Guido 'calza' un paio di sci che lo stesso Zeno Colò, campione olimpico e mondiale negli anni Cinquanta, avrebbe giudicato obsoleti. Ricordo forse qualche battibecco fra me e mio fratello (i più grandi del quartetto) per poter fare la discesa con gli sci, un breve pendio che finiva con una caduta, gelo alle mani, nessun divertimento. 

La foto deve averla scatta mio padre, che probabilmente avrà pensato: 'Bè, i miei figli non possono certo lamentarsi, li porto anche sulla neve, a sciare!'

Ecco perché non sono mai andato alle Olimpiadi invernali: trauma d'esordio!

Andrea quarantenne


 



Felice compleanno a mio nipote Andrea. 40 anni, quindi merita un augurio un po' documentato, non un augurio semplice. Andrea è stato il mio primo nipote: con lui sono diventato meritevole di essere chiamato zio. Ricordo il 7 febbraio 1982, Andrea era nato da 3 giorni, andammo a trovarlo a Mantova: c'era una nebbia fittissima. Poi il 28 marzo 1982, giorno del suo battesimo (foto in alto). Primo giorno di ora legale, i suoi genitori non avevano spostato in avanti l'orologio, arrivammo che erano ancora a letto! Sposato da pochi mesi, con Andrea ho preso confidenza con l'essere padre. E mi sono esercitato anche con lo zainetto per le passeggiate. Eccoci nell'estate del 1983, in Val Gardena.
Ora anche lui è padre (foto sotto). 
Andrea verrà brevemente citato anche nel mio ultimo romanzo, ma per ora è top secret.



mercoledì 2 febbraio 2022

Non vi tedierò


Tranquilli, non vi tedierò con le ripetitive immagini delle mie salite in bici al Campo dei Fiori: solo la prima volta dell'anno, ed eventualmente la centesima, se ci arrivo. Stamani 2 febbraio la prima.
 

martedì 1 febbraio 2022

Spezzo una lancia per Vertemati


 


Sono ovviamente felicissimo per le tre vittorie del basket varesino da serie A, ancora gioisco per l'ultima, entusiasmante gara contro Trento (vincere di un punto ha sempre il suo fascino) e mi rallegro per la serata magica dell'ex alunno Vidoletti Matteo Librizzi (eccolo mentre cura Cameron Reynolds, 201 il maglia nera, 181 il maglia biancorossa), che ho visto alle scuole medie, ma nel contempo vorrei spezzare una lancia per il 'licenziato' ex coach Vertemati, che ha perso almeno due, se non tre partite per un niente, esattamente come il nuovo coach olandese le ha vinte. Non dimentichiamoci di Varese-Milano, persa da noi 79 a 82, non scordiamoci di Sassari-Varese, persa di 5 (104-99) né della fatale (per Vertemati) sconfitta contro Bologna Fortitudo (101-94) dove il folletto Marcus Keene (oggi giustamente esaltato) fu fra i principali artefici della debacle negli ultimi attimi del match.
Concludendo: godiamoci le vittorie ma attenzione, se siamo capaci di sollevare al cielo chi, per un punto, ci fa vincere, non seppelliamo chi, per pochi punti, ci fa perdere. 

Mister Tigros



 Conoscendolo, sapete cosa avrebbe detto Luigi Orrigoni, Mister Tigros, vedendo il balletto al Palazzetto dello Sport, sponsorizzato Tigros? "Mia ma, in bravi, però chi pantaluni tutt sbregà!!!"