giovedì 10 marzo 2022

Quanto meno la faccia



 Va bene, non siamo così generosi da ospitare che so una mamma con un bimbo ucraino in fuga dalla guerra, va bene, ci sta, non è facile, ma quanto meno mostriamo con l'espressione del viso, evitando certe stonature, che siamo dispiaciuti per la guerra, per la nostra povera umanità...E così i talk-show, moderiamo almeno i toni...gli argomenti non sono tutti uguali, non si può usare la stessa enfasi per la guerra Russia-Ucraina e per un dibattito politico o per una vittoria ai Campionati europei di calcio...C'è differenza...Quanto meno le facce e i toni del conduttore e degli ospiti siano più contenuti e rispettosi...Non dico di piangere ma un minimo di decenza...

I cocci di vetro di Valeria


 


                                                                                      ph carlozanzi

Nuovo, interessante incontro letterario alla Sala Morselli della Civica biblioteca della città di Varese. Uno ogni giovedì, alle 18, ormai è un rito, una bella abitudine. Interessante, anche perché non è affatto facile incontrare una ragazza del '99 che ha già pubblicato due raccolte di racconti, 'La landa delle strane idee' e questa nuova, 'Cocci di vetro' (editore bookabook). La giovane varesina si chiama Valeria Franco, dell'età già si è scritto, maturità al liceo classico 'Cairoli', università nell'ambito della comunicazione e almeno mezz'ora al giorno ("Cerco di mantenere questo ritmo" ci dice) dedicata alla scrittura. Un'abitudine dell'infanzia, una buona abitudine, e se il buongiorno di vede dal mattino...Già, ma come è questo mattino? Di che scrittura si tratta? Racconti brevi, massimo dieci pagine, una ventina in questa raccolta, che ha alcuni temi costanti, un fil rouge che li accomuna: la morte, l'incomunicabilità. 
Non ci si deve affatto sorprendere che una giovane affronti tematiche così impegnative, esistenziali. E' più facile guardare in faccia alla morte quando è teoricamente vicina ma statisticamente assai lontana (come è più facile rapportarsi con una persona anziana quando la vecchiaia è remota). Quando l'età ci avvicina alla morte, la si scantona e si pensa a vivere. Valeria, intervistata questa sera da Elena Introini (che ha letto anche alcuni passaggi della prosa della Franco), ha dimostrato spigliatezza (e questo non depone a favore di uno scrittore, che dovrebbe essere 'incapace' di comunicare a parole orali) e profondità di pensiero, e invece questo sì è un buon viatico, soprattutto per una ventiduenne. Insomma, la stoffa ci pare buona ma è presto per giudicare. Il mattino è il mattino, poi c'è tutta la giornata da trascorrere, compresa la sera. Vedremo. Intanto mi pare che si possa investire qualche euro per questo libro, senza farci intimorire dalle tematiche scelte da chi è stata traumatizzata a 8 anni, per aver visto alla tele 'Profondo rosso' (confessione dell'autrice).

mercoledì 9 marzo 2022

La buona guerra


 

La buona guerra. No, non alludo alla guerra giusta, alla guerra santa...non esiste guerra giusta...La guerra, nella sua follia, ha anche qualcosa di buono, di bello, ed è la straordinaria mobilitazione dei soccorsi, la generosità di molti, moltissimi, che finalmente trovano un senso alla loro vita prestando soccorso a chi è nel bisogno...e spesso sono giovani, è bellissimo vedere giovani idealisti che partono e aiutano...E' un bene non solo per chi pratica la buona azione e per chi ne riceve i benefici, ma anche per me, che nulla faccio di 'straordinario' a vantaggio di chi soffre per la guerra. E' un bene per me perché mi dà fiducia nell'umanità, perché le persone generose sono il necessario contraltare, affinché i conti siano almeno in pareggio: c'è il male ma c'è anche il bene. E allora si può andare avanti. 

martedì 8 marzo 2022

Metti in Circolo la bontà


 





Il 2 luglio del 2011 nasceva a Varese la Fondazione 'Il Circolo della Bontà'. Soci fondatori Antonio Franzi, Ermanno Montoli, Gavino Sanna, Giuseppe Zamberletti, Gianni Spartà (presidente), Gabriele Albertini e Walter Bergamaschi. Scopo: prendersi cura di chi si cura, cioè aiutare a vivere nel modo migliore il tempo gramo della degenza in ospedale a Varese. A dieci anni abbondanti, ieri sera si è tenuto un talk-show per celebrare l'evento, presso la Sala Montanari a Varese. Il giornalista Antonio Franzi ha coordinato la serata, che ha avuto come esordio un omaggio floreale alle donne presenti, nel giorno a loro dedicato. Dopo un minuto di silenzio, per avvicinarsi nella condivisione al dramma della guerra in Ucraina, ha preso la parola il presidente della Fondazione, Gianni Spartà, che ha ripercorso le tappe dei due lustri di attività della Fondazione, ricostruzione storica facilitata anche dalla proiezione di un video. Si è quindi passati alle testimonianze degli ospiti, intervistati da Franzi: Battistina Castiglioni (cardiologa), Patrizia Tomasin (direttrice professioni socio-sanitarie Asst 7 laghi), Fabio Lunghi (presidente della Camera di Commercio), Daniele Bellasio (direttore del quotidiano La Prealpina), Fabio Bombaglio (vicepresidente della Fondazione) e Gianni Bonelli (direttore generale dell'Asst 7 laghi).  
Dieci anni di bene, tanta generosità, aiuti a chi soffre. Ecco, in questo articolo di Gianni Spartà apparso sul 'Calandàri dra Famiglia Bosina par ur 2022', la storia e il perché di questa importante ricchezza varesina.


Il grande cuore di Varese

di Gianni Spartà

 

Settemila donatori hanno consentito alla Fondazione Circolo della Bontà di acquistare e consegnare macchine salvavita a ospedali in affanno durante la pandemia. Un pianoforte e un murales simboli della splendida gara d’amore. Perché una fondazione che per il Covid, contro il Covid, ha donato agli ospedali del territorio macchine salvavita, respiratori, ecografi, camici, mascherine, tecnologie d’avanguardia per analizzare i tamponi, adesso ha commissionato un murale a un artista di strada? Perché sempre questa Fondazione mette un pianoforte nella Hall del Circolo, lo chiama MI FA SOL BENE e un giorno che un giovane medico lo suona dopo una giornata in Terapia intensiva - era distrutto - questa esibizione ripresa in maniera del tutto casuale, finisce sulle tv di mezzo mondo, niente meno che sulla Bbc in prima serata?

Beh queste domande sono lecite: dobbiamo sostenere, aiutare, affiancare, ricreare un ponte tra i cittadini e i loro ospedali, dobbiamo fare in modo che la loro fiducia non venga meno. Vero. Verissimo. Ma se questa pandemia ci ha insegnato qualcosa portandosi via una generazione, togliendoci il respiro; se ci ha toccato l’anima, oltre ad aver devastato tanti corpi, beh ci sta cambiare il punto di vista: gli ospedali non sono solo sale di rianimazione, camere operatorie, regni della clinica, sono anche luoghi di civiltà. E ora o mai più la civiltà, che poi significa esistere, esige condivisione, compassione, umanità, attenzione per la bellezza.

Che cosa più dell’arte cura questi valori: da qui il progetto CurArti della Fondazione Circolo della Bontà.

A Bergamo hanno piantato alberi per ricordare i loro morti, a Varese grazie all’arte di Andrea Ravo, che è di queste parti ma ha sparso il suo talento in mezzo mondo, abbiamo secolarizzato un San Sebastiano assistito da una vedova, Irene, che l’ha portato a casa sua e si è preso cura di lui. Lui che insieme con San Rocco è invocato a protezione delle peste.

La scena di George de la Tour, pittore francese cinquecentesco, è notturna, caravaggesca, con quella combinazione di linee e ombre. Ma sullo sfondo la luce di una candela tiene vivo un bagliore. E’ la metafora di quanto è accaduto.

Fate conto che Irene stia inoculando il vaccino salvifico nelle carni di San Sebastiano. Adesso questo murales ricorderà ai posteri che le hanno dato voce i cittadini attraverso una Fondazione.

E’ stato bello vedere Andrea Ravo che pareva suonare un’arpa pizzicando muri con la sua bomboletta. E’ stato bello sentirgli dire: ho lavorato accanto a musei cattedrali palazzi del potere in mezzo mondo, sono stato ambasciatore dell’inarrivabile cultura italiana, ma dipingere la parete di un ospedale della mia terra, in questo momento, mi dà una forte emozione. Ma è stato bello sapere che, grazie alla professoressa Anna Maria Ferrari, che con spirito di solidarietà guida e partecipa al progetto CurArti, duecento studenti dei licei hanno seguito a distanza (ci erano abituati) il lavoro di Ravo. Il quale ogni tanto si fermava e gli spiegava la sua tecnica. E poi nelle aule virtuali insegnanti entravano nei particolari con lezioni di storia dell’arte.   

Bene, San Sebastiano s’è affidato a qualcuno. Lo stesso hanno fatto migliaia di benefattori, più di settemila per la precisione,  sostenendo, attraverso le raccolte fondi del Circolo della Bontà, la mano caritatevole di Irene. Per mesi negli ospedali di Asst Sette Laghi hanno capito che mentre là dentro medici e infermieri curavano e lo facevano con fatica qui fuori qualcuno si prendeva cura di loro.

Mettersi al servizio di una comunità da un punto di osservazione che torna a essere strategico: la sanità pubblica, cioè la salute di ciascuno. Riscoprire il ruolo dei privati a beneficio di luoghi socialmente rilevanti: gli ospedali di Varese e del Verbano. Con questi obiettivi è nata nel novembre del 2011 la Fondazione “Il Circolo della bontà” (www.ilcircolodellabonta.it). La gestisce un consiglio d’amministrazione composto da professionisti e imprenditori, la sostengono le risorse iniziali di benefattori che hanno accettato in chiave moderna una sfida antica, la pervade uno spirito volontaristico e rigorosamente no profit che persegue una necessità riassumile in uno slogan: prendersi cura.  Perché una Fondazione generalista destinata a dare valore aggiunto privato a un servizio che è pubblico e che ci paghiamo con le tasse (evasori a parte, sanguisughe di servizi rubati)?   E perché chiamarla così, ‘Il Circolo della Bontà’? Due risposte. La prima: la sanità ha conti precari, rossi come quelli di tutti gli altri bilanci statali, aiutarla con responsabile civismo era encomiabile facoltà, è diventato indispensabile bisogno. La seconda: bontà è un valore che pare dimenticato in tempi di cinismo. Fa più effetto di solidarietà, sussidiarietà, ma bontà è una parola universale. Un’indagine statistica, seriamente condotta, segnala che in Italia circolano beni senza eredi per 105 miliardi di euro. E’ stato definito il “tesoro della solitudine” e da questa realtà, verificata, siamo partiti per costituire questo tipo di Fondazione che potremmo definire autenticamente civica. Il messaggio è stato subito raccolto da una serie di soggetti: la Fondazione Cattaneo in persona di Achille e Roberto Babini, Paola Bassani in ricordo del marito Giovanni Valcavi, che fu presidente del Circolo, Ginetta Bianchi, personaggio conosciutissimo (ha lasciato  un immobile all’ospedale impegnandolo a girarlo alla Fondazione), l’industriale Francesco Piero Macchiu, I dipendenti degli ospedali, raccolti sotto il cappello del Cral, sono stati i primi a dire: noi ci crediamo, ecco il nostro contributo. La porta è aperta a tutti. Per il bene di tutti.


 

 

 

 

lunedì 7 marzo 2022

Marija, Inna, Dennis & Daniil



 

Marija, badante ucraina...come tante che da anni svolgono un prezioso servizio anche nella nostra Varese. Marija aiuta Carla, mamma del mio amico Enrico. Risiedono in una bella villetta ad Angera. Due settimane fa la guerra fra la Federazione Russa e l'Ucraina, Marija è giustamente preoccupata per sua figlia Inna, per suo marito, per i nipoti Dennis e Daniil. Enrico fa quel che può, apre la sua casa angerese alla ragazza con i due bimbi. Il marito resta a Kiev, armi in pugno. I tre profughi ucraini, partendo da Nova Selica, vicino a Cernivci, dopo un lungo viaggio passando per la Romania, sono ora ad Angera, già in regola. Enrico sorride. 

domenica 6 marzo 2022

Torrone amaro, dolce Varese


 




Sul bus che li riporta a Cremona, i giocatori della Vanoli masticano un torrone amaro, mentre negli spogliatoi i giocatori della OJM si affettano un gustoso dolce Varese. Ma non è stata certo una passeggiata lo scontro baskettaro fra Cremona e Varese. I nostri si sono sudata la vittoria, eccome, mentre Cremona ha lottato sino alla fine, per guadagnare 2 punti essenziali per sperare di non retrocedere...infausto evento che per noi dovrebbe essere archiviato. Ma andiamo con ordine. Si inizia con un omaggio al grande ex massaggiatore Sandro Galleani (foto); poi, durante l'inno di Mameli, sul cubo panoramico si legge STOP WAR; infine la partita. Buon inizio di Varese, soprattutto un magico Sorokas (foto) in palla: mette a referto subito 11 punti solo lui. Keene entra e sigla detto fatto due triple, tanto per gradire. Interessante la lotta fra play: Librizzi-Poeta, 17 anni di differenza! (foto) Però perdiamo anche qualche palla di troppo e Cremona ribatte colpo su colpo: 27-23 per noi dopo un quarto. In tribuna Javier Zanetti, Meo Sacchetti, Ivan Basso. Si riparte. Vene fatica a carburare ma poi arriva anche lui, Woldetensae (che chiameremo W) dai lunghi capelli è in giornata e si distingue, De Nik ha già 3 falli, siamo dinamici, scattanti, bene ai rimbalzi nonostante centimetri in meno rispetto agli avversari. Una bella tripla di W e si va a riposo 48-38 per noi. Dopo il riposo lungo il nostro coach continua a dar fiducia a Justin Reyes e finalmente JR si sblocca, segna, si fa notare. Una tripla del 'nonnetto' Poeta però riposta Cremona sotto, 54-51, solo 3 punti di margine. Vene respinge i padani con una bomba, idem W, Sorokas schiaccia e andiamo all'ultima pausa avanti di 11: 68-57. E' fatta? Niente affatto. Poeta suona la carica, azzecca (come in altri momenti del match) ripetuti pick and roll con il lungo Malik Dime, e poi Jalen Harris irrompe, bene anche Tinkle...per farla breve, Cremona è lì, a pochi punti. E allora ci pensa W, tripla anche per Reyes, poi un'anguillata di Keene che guizza fra i difensori e appoggia alla tabella un canestro magico, ma anche palle perse per noi, per fortuna ricambiate da palle perse per gli azzurri, quindi l'attacco è respinto, manteniamo dieci punti di vantaggio, e quando Reyes e W accarezzano la retina con un altro paio di bombe Cremona getta la spugna: 90-78.
Molto molto bene. Pensare ai play-off non è più una bestemmia.
Forza Varese!

Le rondini di Rodari

                                                                                     ph valentina zanzi
 


21 marzo    

di Gianni Rodari


La prima rondine
venne iersera
a dirmi: “È prossima
la Primavera!
Ridon le primule
nel prato, gialle,
e ho visto, credimi,
già tre farfalle”.

Accarezzandola
così le ho detto:
“Sì è tempo, rondine,
vola sul tetto!

Ma perché agli uomini
ritorni in viso
come nei teneri
prati il sorriso
un’altra rondine
deve tornare
dal lungo esilio,
di là dal mare.

La Pace, o rondine,
che voli a sera!
Essa è per gli uomini
la primavera”.