sabato 11 marzo 2023

Gli atti di Prando


Riccardo Prando (docente, giornalista e narratore) è tornato!!!!! 

 

Auguri Saul

                                                                        ph valentina zanzi


Felice compleanno al mio amico Saul, cantautore
 

venerdì 10 marzo 2023

Lago, sport e poesia



 Intervento a incontro Ecorun del 10.03.2023

Lago e sport. Amo la salita quindi io e il lago piatto non andiamo molto d’accordo. Abito a Sant’Ambrogio e preferisco puntare a nord, in bici o di corsa verso il Sacro Monte e il Campo dei Fiori. Lo scorso anno ho stabilito il mio record: 207 salite in bici al Campo dei Fiori in un anno. E così la corsa: la rizzada delle Cappelle, Villa Toeplitz, il Poggio, Velate...su e giù. Il lago è piatto. Ammetto di aver percorso ben poche volte la pista ciclabile, più che altro in bici: quando è stata inaugurata, quando hanno organizzato la manifestazione Abbracciamo il lago. Giusto per curiosità. Troppo piatta, troppo trafficata, in estate troppo caldo, troppi insetti...E il nuoto? Quando mi preparavo per il triathlon preferivo decisamente il lago di Monate: in bici a Monate e poi il nuoto. Anche perché il lago di Varese non era balneabile.

Quindi che dire? Che agli inizi degli anni Sessanta i miei primi bagni li ho vissuti proprio alla Schiranna. Avevo 7-8-9 anni, più che nuotate erano tuffi, immersioni fra le alghe e fra i pesci, poi il ritorno in autobus, mio papà non aveva ancora la patente. Il nuoto l’ho perfezionato alle scuole medie, quando alla fine degli anni Sessanta venne inaugurata la piscina di via Copelli e noi, alunni delle medie, l’ora di educazione fisica la svolgevamo lì, con il prof. Secchia.

Lago e sport: non ho mai praticato il canottaggio. Però come insegnante di educazione fisica ho accolto alla Vidoletti gli uomini della Canottieri Varese. Allora c’era Renato Gaeta. Ci portavano il remoergometro, i ragazzi provavano, alla fine dell’anno si facevano le gare. Ho messo sul remoergometro anche il sindaco di allora, il leghista Raimondo Fassa. Era la metà degli anni Novanta. Fra le mie ultime alunne posso annoverare Greta Bulgheroni: se non erro si sta facendo onore proprio alla Canottieri.

Niente canottaggio ma la pesca sì, per un paio d’anni o tre, ho iniziato in seconda media e ho smesso in quarta ginnasio. Si può chiamare sport la pesca? Mah, ora non la chiamerei sport ma allora mi divertivo, ore ed ore in piedi, da solo (solitario di natura), le prime sigarette rubate a mio padre, alla Schiranna o dai miei compagni di scuola, i fratelli Crespi di Galliate Lombardo. E di sport ne facevo, altroché, ma non con la canna in mano: in bici verso il lago, all’andata discesa e la gioia per la previsione di grandi pesci, al ritorno salita, fatica e i soliti quattro gobbini pieni di lische, qualche scardola che sapeva di fango..Però mio padre li cucinava in carpione e se li mangiava pure. Lì mi sono fatto le gambe. Lì ho sperimentato la gioia dell’attesa (la notte prima non dormivo sognando lucci, boccaloni, tinche, carpe, anguille) e la delusione amara della sconfitta, con il muro della Cartabbia o la salita di Bobbiate da superare.

Poi mi è passata la voglia di pesci e il lago si  è allontanato, anche perché sempre più inquinato. Ci hanno buttato dentro di tutto. Dicevano che fosse il più pescoso d’Europa. E in effetti in quegli anni i pesci venivano a galla senza nemmeno la fatica di pescarli: morti stecchiti.

Però il primo luglio dello scorso anno ero lì, alla Schiranna, e dopo sessant’anni sono tornato in acqua e ho fatto una nuotata. Dicono che è balneabile: vedremo di approfittarne.

Non mi è mai passata la passione per lo sport,  diventata anche la mia professione, ma lontano dal lago. Poi, a metà degli anni Ottanta, è arrivata la scrittura: lago, sport e poesia. E nella mia scrittura il lago è tornato, molte volte, nelle tante pagine che ho dedicato alla mia città. Perché se si parla di Varese non si può trascurare il lago, soprattutto quello poetico che si ammira da lontano, come una bella donna o un bell’uomo non più giovani che appaiono piacenti e interessanti, ma non bisogna avvicinarsi troppo per non rimanere delusi.

Ho ambientato sul lago almeno tre mie racconti. In uno parlo di una corsa intorno al lago, in un altro immagino un giorno di agosto, caldo allucinante, la ricerca di un po’ di fresco al Parco Zanzi (che non è mio parente), le zanzare, infine il tuffo in acqua ma subito un vigile, pronto a dare la multa. E poi ho rivissuto le mie sfide coi fratelli Crespi a Galliate Lombardo: io bravo a scuola, loro meno, però sulla loro terra lacustre erano dei fenomeni, sapevano dove mettere i piedi e dove lanciare amo e cagnotto. E allora immagino prima la mia sconfitta (lenza che si impiglia nelle canne, io che finisco nel fango tipo sabbia mobile) ma alla fine c’è il mio riscatto, pesco un boccalone enorme, tanto che i due Crespi restano a bocca spalancata. Nel mio romanzo breve ‘Vicolo Canonichetta’ il protagonista, in una crisi d’ansia, cerca un po’ di pace proprio sul lago, nel dialogo con un anziano pescatore.

E poi la poesia. Almeno una l’ho dedicata al nostro lago. Sarebbe in dialetto bosino ma il dialetto non lo so parlare bene, e non è detto che tutti qui lo capiscano. Credo che anche in italiano renda qualcosa. E così, con queste ultime parole, ci salutiamo: 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fiato del mio lago

 

Pelle tagliata dai remi,

dal salto del boccalone;

pelle di vetro e il sasso,

un buco, anelli d’acqua.

 

Salta il gobbino,

ballano l’anguilla e le cannette

e la barca, lama che taglia.

 

Fuori dai buchi e dai tagli,

fiato del mio lago,

la nebbia, adagio adagio,

ragnatela di vapore, fumo freddo,

abbraccia le tue rive,

sopra il Sasso di Gavirate s’arrampica sul Campo dei Fiori

e sulla città.

 

Varese non conosce il suo lago,

giù nella bassa,

nascosto nella nebbia, nel caldo,

acqua sciupata dall’amaro del lavoro.

 

Ma oggi salta la scardola e il persico,

corre come un dannato il luccio rabbioso,

la tinca mangia il fango del fondo

e l’aria viene fuori, una bolla,

tante bolle sopra la pelle bagnata.

 

Fiato del mio lago,

acqua viva.

giovedì 9 marzo 2023

Il 17 con Saul


 

Venerdì 17 marzo (ore 21, Salone Estense, via Sacco a Varese) la presentazione del mio romanzo ‘La strada per le stelle’ sarà arricchita da un momento musicale, affidato al cantautore Saul.

Nato a Luino, per molti anni nel Regno Unito, tornato in Italia, Saul fa riferimento ai songwriters degli anni Sessanta e Settanta, Bob Dylan, Bruce Springsteen, ma anche tonalità più country-folk alla James Taylor. I testi, mai banali, sono in inglese. Ha al suo attivo due progetti discografici, ‘In between things’ e ‘The Infinite inside’, e sta lavorando ad un terzo cd. Avremo quindi l’opportunità di ascoltare in anteprima alcuni brani di questo lavoro in divenire. Saul suona la chitarra e sarà accompagnato da Guido Zanzi e da Marco Caccianiga.

Guido Zanzi, grande passione per la musica, soprattutto per quella inglese e americana, suona l’organo, la chitarra e l’armonica. Ha fatto parte di numerose band. Proprio con Saul ha dato inizio alla sua carriera di produttore.

Marco Caccianiga, volto noto a Varese, suona le percussioni e fra le sue collaborazioni più significative ricordiamo il Distretto 51.


mercoledì 8 marzo 2023

Il pirata di Brinzio

 



Commenterà il mio romanzo e mi porrà qualche domanda venerdì 17 marzo (ore 21, Salone Estense, Varese) Riccardo Prando.

Docente di lettere in pensione e giornalista pubblicista, Prando ha collaborato con il settimanale ‘Luce’ e, dalla fine degli anni Ottanta, è  firma storica del quotidiano ‘La Prealpina’. Da qualche anno collabora anche con il giornale online ilsussidiario.net. Ha pubblicato alcuni libri. Fra questi la raccolta di racconti ‘Giuda’, libri di storia locale e un saggio che è nato dalla sua esperienza di docente, dal titolo provocatorio ‘Contro la scuola’. Uscirà fra breve un suo nuovo progetto editoriale. Da sempre unisce la passione per l’insegnamento e la scrittura allo sport. Ultimamente si dedica soprattutto alla bici e allo sci da fondo. Lo chiamano il pirata del Brinzio perché, quando scia, è solito tenere in testa una bandana che ricorda quella di Marco Pantani, il pirata della bici. Sposato da 42 anni con Luisa, ama sfruttare le ore del primo mattino, quelle – come dice lui – che regalano una luce particolare.


Una valanga rosa alla Scuola Europea




 



Otto marzo dedicato alla parità di genere, una riflessione che ha aperto le porte della Scuola Europea del Montello a Claudia Giordani, medaglia d’argento alle Olimpiadi invernali del 1976 ad Innsbruck nello slalom speciale, e attuale vicepresidente del Coni. Grazie soprattutto a Piera Macchi (docente di educazione fisica alla Scuola Europea e sciatrice della valanga rosa, capitanata proprio dalla Giordani), gli studenti delle medie superiori hanno potuto ascoltare la bella testimonianza della campionessa, che ha risposto alle domande del giornalista Marco Dal Fior. Prima una serie di dati elaborati grazie alle statistiche della Comunità europea, quindi il suo discorso si è incentrato soprattutto sul mondo dello sport, due realtà che – nonostante i passi in avanti – segnano ancora una marcata differenza fra il mondo maschile e quello femminile, soprattutto se si pensa al trattamento economico, ai ruoli dirigenziali eccetera. La Comunità Europea si è data un obiettivo, un anno, il 2030, quando si dovrà raggiungere l’equilibrio fra generi, una eguaglianza: 50 e 50. Intanto solo il 32% dei parlamentari europei sono donne, e via elencando. Per ciò che riguarda lo sport, Claudia Giordani, partendo dalle Olimpiadi del 1928 (le prime che hanno permesso l’iscrizione di un seppur ridotto numero di donne), è risalita sino ai nostri giorni, facendo notare quanto la conquista di una effettiva parità anche nello sport stia procedendo lentamente. Del resto la stessa sciatrice ha sperimentato sulla propria pelle tale ‘diffidenza’ della presenza del gentil sesso nello sport, e parliamo della fine degli anni Settanta: non vi era materiale sportivo specifico per le ragazze, costrette ad usare indumenti maschili, scarponi troppo grossi...E grazie anche a donne come lei (e come la stessa Piera Macchi, sua amica e compagna di squadra) che le cose stanno cambiando; proprio alla fine degli anni Settanta-inizi Ottanta furono loro ad avanzare la richiesta alla Fisi: stesso trattamento economico (in caso di vittorie in gare internazionali) fra uomini e donne, e stipendio fisso mensile, grazie all’ingresso nei Gruppi militari, un privilegio accordato allora solo agli uomini. Interessante anche la testimonianza della professoressa Macchi, varesina che amava il calcio, giocava in oratorio con la gonna ma non ha potuto realizzare il suo sogno di calciatrice, proprio perché ostacolata dalla famiglia, che l’ha dirottata sulla neve: una mancanza di libertà che ancora oggi resta un velato rimpianto. 

Ma non mancano i segnali positivi. “Nelle prossime Olimpiadi estive, Parigi 2024” ha detto Claudia Giordani “finalmente vi sarà assoluta parità fra gare maschili e femminili, quindi lo stesso numero di medaglie assegnate. Stanno aumentando anche le gare a coppie o di squadre miste, una scelta che facilita e potenzia il rispetto reciproco.”


martedì 7 marzo 2023

Eileen


 

Madrina della serata de ‘La strada per le stelle’, con l’incarico di presentare gli ospiti, sarà venerdì 17 marzo (ore 21, Salone Estense), Eileen Ghiggini, gallerista. E’ la sesta generazione dei Ghiggini, decoratori e quindi galleristi in Varese, 201 anni di storia a partire dal 1822, con sede in via Albuzzi. Donna attenta alla cultura della nostra città, sensibile e desiderosa di dare spazio soprattutto all’arte giovane, ha ereditato dal padre Emilio la galleria, che porta avanti con passione. Un bel video su youtube descrive il cammino dei due secoli di questa esperienza professionale dei Ghiggini.