mercoledì 21 dicembre 2016

Il papà di Fabrizia


Come faccio a non identificarmi nel papà di Fabrizia? Anch'io ho una figlia di 31 anni, come la bella ragazza di Sulmona, da anni in Germania per lavoro, molto probabilmente fra le vittime, non ancora identificate, del TIR assassino di Berlino. Non c'è solo l'eroe Urban, il camionista polacco. In un attimo la vita ti obbliga a diventare, tuo malgrado, un eroe, perché solo così, da eroe, puoi affrontare la perdita di una figlia. 
Se ci facciamo caso la musica, la letteratura, il cinema...è il dolore che regge la scena. Dobbiamo vedere, ascoltare, leggere il soffrire e il morire, nell'illusione che lo si possa esorcizzare...ma è un'illusione e la realtà ti chiude, ogni giorno, la porta in faccia.  

L'eroe Urban


Sino ad ora associavo il cognome Urban ad un personaggio a me antipatico, un comandante austriaco che lottò contro Garibaldi proprio nella mia Biumo Inferiore. Ora invece scopro un Urban simpatico, un eroe, e cioè Lukasz Urban, 37 anni, polacco, l'autista del TIR dirottato a Berlino. Scopro che ha lottato, ha cercato di evitare che il folle facesse ciò che ha fatto, si è preso coltellate ma probabilmente è riuscito a limitare i danni. Poi, mentre il demente invasato se la dava  a gambe, lui, ferito in cabina, forse già morto o forse no, si è preso il colpo di grazia dalla Polizia tedesca, che del resto non poteva fare altrimenti.
Grande Lukasz...eroe di Natale.... 

martedì 20 dicembre 2016

Don Lorenzo


Lo incontrammo per la prima volta alla fine degli anni Settanta sul Sassongher, cima dolomitica che domina la Val Badia: don Lorenzo, un prete camminatore, un sacerdote missionario che colpì noi giovani perché univa la cura del corpo, la buona salute, lo sport, con la cura dell’anima. Partì poi, il missionario, non per l’Africa o l’Asia ma per il Canada e l’Alaska. Poi tornò in Italia, ma il prete giramondo scelse la Svizzera, dove attualmente risiede vicino a Lucerna e dove fa il gioco dei ‘quattro Contoni’, cioè gira quattro Cantoni elvetici, visitando le comunità cattoliche italiane. Ogni tanto torna a Varese, così ci siamo incontrati ieri sera dall’amico Paolo. Non lo vedevo da anni. In forma, tutte le mattina piegamenti sulle braccia, lunghe passeggiate, 76 anni e un largo sorriso. Avanti così, caro don.  

Auguri Vidoletti


                                                                                                  ph carlozanzi


La luce del presepe e di molte lanterne ha accompagnato ieri sera il cammino di chi ha voluto partecipare alla Festa di Natale Vidoletti, uno spazio soprattutto musicale, con l'esibizione del coro degli alunni della scuola primaria Canetta, dell'orchestra degli alunni Vidoletti, dell'orchestra delle chitarre e infine del Coro 'Angelo Vidoletti' (foto). Quindi la lotteria, con l'omaggio dei cesti natalizi, e la visita della mostra, con gli artistici presepi e le vetrate, realizzate dagli alunni della scuola di via Manin. Una bella festa, resa possibile soprattutto grazie al lavoro dell'Associazione Genitori. Il dirigente scolastico Antonio Antonellis ha ringraziato i presenti, invitando i docenti alla cena natalizia, questa sera, ore 19. 

Un falso problema


Essere lì, sul crinale….la mediocrità e quel talentino che ogni tanto riluce e fa sperare….ma è un talentino, soggetto alla psicologia, facile alla caduta, troppo esile, una stella fioca, un cerino….un talentino che, all’ombra del talento, si stringe nelle spalle e rabbrividisce.
Eppure torna il richiamo di Marco Aurelio, nei ‘Pensieri’, che ci aiuta a non cavillare fra talento e talentino, ma a pensare a cose serie:

‘Siamo tutti creature di un giorno, colui che ricorda e colui che è ricordato. Tutto è effimero, tanto il ricordo che l’oggetto del ricordo. Vicino è il tempo in cui tutto avrai dimenticato e vicino è il tempo in cui tutti avranno dimenticato te. Rifletti sempre sul fatto che presto non sarai nessuno, e non sarai da nessuna parte.’

Ego te absolvo


Non è un racconto propriamente natalizio, e non è nemmeno un mio racconto inedito, ma lo ripropongo perché i cattolici, di questi tempi, sono alle prese con il sacramento della confessione, E taluni, nel rispetto della buona educazione cattolica (confessarsi almeno una volta all'anno e comunicarsi almeno a Pasqua), forse stanno vivendo la loro unica, 'obbligatoria' confessione annuale. 



Ego te absolvo
di carlozanzi


Entrò in chiesa e si diresse subito alla sua destra, nel primo confessionale. Si sedette. Contò coloro che erano in attesa dell’assoluzione: sette. Si alzò, andò al confessionale vicino all’altare, erano solo cinque, si fermò. Arrivò subito dopo una vecchia bigotta (gli venne di chiamarla così), che si sedette davanti a lui, lo guardò come per dire: ‘Comunque sono arrivata prima io.’ Provò una rabbia immotivata e feroce, si alzò per controllare meglio la situazione, attese con impazienza che i cinque aventi diritto espletassero le pratiche della confessione cattolica, lasciò che la vecchia gli fregasse il posto ma si tolse la soddisfazione di dirle, fra i denti, quando uscì: “Sa che lei è una gran cafona?” Raccolse il suo: “Maleducato…sì, fa proprio bene a confessarsi, confessi anche questa...” e finalmente si inginocchiò davanti alla grata. Sentì odore di visi altrui, di fiati altrui, di punte di naso contro il ferro bucherellato, di peccati, secoli di peccati, tanti quant’era l’anno di edificazione della basilica della sua città.
Si aprì lo sportellino. ‘In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti’ disse il prete. Lui fece il segno della croce e partì, a voce controllata: “Confesso che non comprendo il senso del cartello che avete appeso fuori dal confessionale.” E continuò: “Che senso ha scrivere NON SI CONFESSA DURANTE L’OMELIA. Avrei capito NON SI CONFESSA DURATE LA CONSACRAZIONE. In questa chiesa contano di più le riflessioni del celebrante rispetto al mistero del pane che si fa corpo di Cristo?”
Con una velocità di risposta che lo sorprese, il prete disse: “Ho l’impressione che sia partito con il piede sbagliato.” E aggiunse: “Comunque io non c’entro con quel cartello, e convengo che ha ragione. Ma parliamo di lei.”
Spiazzato prese fiato, pensò e decise di continuare per la sua strada: “E allora le confesso che non comprendo il senso della confessione. Sa qual è la frase più bella della Santa Messa? ‘Signore, non sono degno di partecipare alla Tua Mensa, ma dì soltanto una parola e io sarò salvato.’ Che senso ha che io racconti a lei le mie colpe? Dio sa, conta l’intenzione, il pentimento, la consapevolezza, il bisogno di ricominciare...tanto, cosa crede, che la gente le viene a raccontare tutti i peccati? Raccontano ciò che ritengono giusto raccontare. Certi peccati sono impronunciabili anche per chi li commette. Vuole che vengano a dirli a un prete? Confidano nell’amore di Dio. Perché questa falsità? Dio, se davvero esiste, conosce, quindi lasciamo fare a lui.”
Era infervorato: “Ora mi dirà che quella parola che dovrebbe pronunciare Dio, la frase che le ho citato prima, ma dì soltanto una parola, ricorda? Ecco, mi dirà che quella parola dovete pronunciarla voi al posto di Dio, perché voi ora, lì dentro, al buio, siete Dio. Spetta a voi ascoltare la nostra pochezza e dare l’assoluzione, voi, tramite sacro fra la terra e il cielo. Oppure farà appello al mistero, che tutto avvolge, o ci si crede o non ci si crede….Oppure, se vorrà far leva sulla mia vanagloria, dirà che non sono per niente umile, che mi permetto di giudicare millenni di cammino ecclesiale, che non so obbedire all’autorità……che in realtà non sono affatto nel clima spirituale necessario ad una confessione….mi dirà di tornare domani, di pregarci su, oppure mi proporrà di diventare il mio direttore spirituale, così saprà spiegarmi la faccenda punto per punto…..oppure lei in questo momento sta già pregando per la mia anima, evidentemente turbata….oppure farà cigolare lo sportellino, chiuderà la comunicazione abbandonandomi alle mie domande, dopo aver concluso che sono un caso disperato….in realtà io ho bisogno di perdono, tremo alla mia debolezza, desidero parlare perché il mio limite mi scoppia dentro, perché vorrei che qualcuno raccogliesse il mio pianto…forse per questo non mi basta Dio, ipotesi lontana, forse ho bisogno di sentire l’odore di questa grata e il profumo di una presenza di carne….di un uomo come lei, che però non parla, tace, ascolta nell’ombra, come un ladro…..curioso di sapere come andrà a finire…..ma lei lo sa bene come andrà a finire….che sono come un fiore che al mattino fiorisce e alla sera è già secco..lei mi deve dire che questa sera non arriverà mai…Perché dentro ho un gomitolo di insoddisfazione che non si srotola, cresce e mi soffoca…manca l’aria, mi capisce? Manca la prospettiva, il senso di questo viaggio malinconico….voi la chiamate valle di lacrime….mio Dio, dica qualcosa….vuol sentirmi piangere? Lei non mi vede ma sto già vomitando lacrime…..”
Silenzio. Respiri d’affanno di qua e di là della grata. 

“Ego te absolvo a peccatis tuis, in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti, Amen” disse il prete. “Un Pateravegloria, ma so bene che la penitenza è accettare di camminare ancora, dove altri hanno deciso per noi. E non pianga. Io sono messo peggio di lei.”  

53


Martedì 20 dicembre 2016 - Fra le 7.30 e le 7.45, 53 tiri liberi di fila, record personale. Ma non è ancora l'obiettivo sportivo 2016, fissato a 60, pari alla mia età anagrafica.