lunedì 7 maggio 2018

Ermanno e i derelitti

                                                                                               ph carlozanzi


 E’ morto Ermanno Olmi, 86 anni, regista. Di lui ricordo senz’altro ‘L’albero degli zoccoli’ e recentemente ‘Torneranno i prati’, che ho visto di recente qui a casa mia con alcuni amici, fra i quali Ric, grande estimatore di Ermanno. L’ho incontrato nel marzo del 2013 a Luino, quando venne a ricevere il Premio Chiara alla carriera. Scattai alcune foto, fra cui quella che ho messo qui. Ricordo un uomo sereno, in apparenza semplice nel linguaggio, in realtà portatore di concetti niente affatto elementari. Direi difficile da capire. Qualcuno dice geniale. La stessa sensazione che provo ora, leggendo una delle sue ultime interviste, dove abbondano le citazioni e le suggestioni di non immediata comprensione. Almeno per me. Mi soffermo su un passaggio che mi provoca. Citando il suo amato Tolstoj, Olmi sostiene che il grande scrittore russo era amato dal popolo perché sapeva parlare agli umili, ai derelitti. Un po’ come Cristo –dice Ermanno- capito dai pescatori. E continua: “Essere degli intellettuali è un grande rischio…bisogna sentirsi ignoranti…La verità sta con gli umili…”

Dunque: non mi considero certo un intellettuale, se per intellettuale si considera una persona colta, che fa della ragione il solo strumento conoscitivo, che apre ai misteri della vita. Ma certamente, soprattutto negli ultimi vent’anni, considero il farsi domande e il cercare risposte sensate una necessità, un dovere verso la mia interezza di uomo, che è ragione e sentimento. Non considero i dubbi una ‘tentazione’ demoniaca, vedo molti limiti anche nei cosiddetti semplici, umili, derelitti, costretti dalla necessità materiale ad accettare una fede. Ho fame, tu mi dai da mangiare, io credo in te.  E’ pur vero che i dubbi nascono quando si vuole capire, ma la soluzione non è fingersi ignoranti. 
Ma il discorso è complesso…un po’ come i film di Ermanno Olmi...un po’ come la vita.

domenica 6 maggio 2018

OJM Varese-Cremona: 89-79

                                                                                                ph carlozanzi

Capolavoro Varese questa sera a Masnago. Partita perfetta, gioco di squadra, il contributo di tutti, play-off raggiunti dopo 5 anni di digiuno e con una giornata di anticipo, 12 vittorie nel girone di ritorno (8 di fila) dopo che nel girone di andata ne avevamo collezionate solo 4. Che dire? Questa Varese non sa più perdere. E Cremona se ne è accorta subito, quando si è trovata davanti una squadra con la mentalità vincente, sorretta da un pubblico favoloso. Varese parte bene, a parte i falli ad Avramovic, due ci stanno ma il terzo è inventato, Caja se la prende assai (tecnico), Avra esce e la sua partita sarà ovviamente condizionata..ma non più di tanto, come vedremo. Esce Avra ma ecco Okoye, con due triple, ecco Tambone (foto), ecco un po' tutti. Comunque il primo quarto finisce 24-17 per noi e si capisce subito che sarà Varese contro Johnson-Odom (foto). Quando è in campo, la palla ce l'ha quasi sempre lui, lui il terminale offensivo, lui il 'cagnaccio' davvero ostico che annega nei fischi varesini, un po' perché è bravo un po' perché ha un gioco un poco 'sporco'. 
Nel secondo quarto la squadra regge, per fortuna coach Sacchetti toglie J-O ma ecco l'inossidabile Drake Diener, che ci punisce a suon di triple. Ma noi ci siamo e tutti danno una mano, compreso Larson con una bella tripla. 47-40 a metà partita. Nel terzo quarto J-O dà spettacolo, segna e continua a provocare i nostri falli, sicché Caja devo continuamente cambiare marcatura su di lui. Ma risparmia Avramovic, in campo ma non sul numero 0, e allora superAvra mette due triple di fila, l'ultima proprio a fil di sirena, davanti alla faccia di coach Sacchetti che, sportivamente, regala una pacca sulla spalla al nostro giocatore. 69-60 alla fine del terzo quarto: e cominciamo tutti a crederci. Ma non è affatto finita. La sofferenza continua. Perché se Vene mette una salutare tripla a -8' (74-60 per noi), in compenso Larson regala agli avversari alcune leggerezze di troppo, loro difendono duro, raddoppi e grinta, e noi perdiamo qualche palla. Cremona si avvicina, Avramovic è fuori con 4 falli, e allora arriva il Tambone-moment: calma in regia, una tripla (tripla di rimando di Drake Diener) e altri due punti del Tambo (82-68 a -3'). Cremona pressa, noi soffriamo (82-73), poi una schiacciata di Okoye che è come una bomba che esplode, esce Avra per 5 falli ma la squadra c'è, Cain mette due punti, 86-79, i cremonesi non mollano ma il pubblico solleva la squadra, elevandola sino all' 89-79 finale. Incredibile. Il sogno è realtà, tripudio sugli spalti e in campo come una vittoria da scudetto. Siamo ai play-off...e non è ancora finita. Bravi tutti!
Forza Varese!

Invidia?


In questo periodo, sul luogo di lavoro e non solo, mi sento accarezzato da occhiate spesso colme di invidia, per il fatto che a  breve dovrei andare in pensione. Invidia? Se vado in pensione è perché ho più di sessant'anni, e già questo la dice lunga. Si può forse invidiare un sessantenne? Si invidia un ventenne, un trentenne, al massimo un quarantenne. 

Vecchio rincoglionito

                                                                                       ph da google immagini


Ieri pomeriggio dovevo scendere in centro. Erano le 15.30 più o meno. Ho guardato il cielo e, da anziano qual sono, ho detto: 'Molto probabilmente pioverà'. Però non sentivo proprio aria di temporale, così ho inforcato la mia mtb. Giunto in piazza Milite Ignoto ho fermato il mezzo e stavo per tornare indietro a prendere l'auto. Già avevo svoltato a destra poi mi sono fermato di nuovo e mi sono detto: 'Vecchio rincoglionito, possibile che non sai più correre un minimo di rischio? Che la prudenza è per te legge? Vai, rischia..' e così ho rischiato, scendendo in centro in bici. Verso le 16 stavo tornando a S.Ambrogio quando, dalle parti dei Vigili del Fuoco, si è attizzato il temporale. Subito uno scroscio poco incoraggiante, e così mi sono riparato sotto la tettoia dei pompieri, in attesa di tempi migliori. Sono stato lì sotto una mezz'oretta. E mi chiedevo: 'Meglio il vecchio rincoglionito prudente o il finto giovane incline all'azzardo?' All'inizio optavo per la seconda opzione, dopo mezz'ora per la prima!

San Vittore e Girometta d'Oro 2018

                                                                                        ph carlozanzi

Domenica 6 maggio 2018, Festa di San Vittore, patrono di Varese, tanto sole a rendere ancor più brillanti le auto storiche tirate a lucido nell’aia nobile dei Giardini Estensi, e a far risaltare i colori degli abiti bosini. San Vittore, cioè Girometta d’oro, anche se la festa è iniziata poco dopo le 6, all’alba, con la fiaccola accesa su alla Madonna del Monte e la partenza dei tedòfori, per un giro con la fiamma di oltre 40 km nei rioni cittadini. Alle 10 tutti riuniti in Salone Estense: regiù Luca Broggini, sindaco Davide Galimberti e molte autorità, notabili di Varese e cittadini, venuti ad applaudire i premiati. E si comincia con il premio ‘Mecenate dello Sport’, vinto da Paolo Maccecchini (foto), noto titolare di una ferramenta che in questi momenti tribolati per il Varese Calcio sta tirando fuori fior di quattrini di tasca propria per non far affondare la barca del balùn varesino. A leggere le motivazioni, il consigliere della Famiglia Bosina Robertino Ghiringhelli. Si è poi passati al premio per l’attività commerciale, vinto dall’Albergo-ristorante Bologna dei Lorenzini, Adelmo e Fernanda prima (arrivarono dall’Emilia a Varese nel 1953), Cesare ora. E infatti era presente proprio Cesare Lorenzini (foto), in giacca e cravatta e non con il tradizionale ‘scussarìn’, grembiule del suo lavoro, che ha invitato tutti i presenti nel noto locale di via Veratti. Angelo Monti ha presentato i vincitori del premio dedicato ai Maestri del lavoro, e quindi ecco il premio maggiore, la Girometta d’Oro, meritato in questo 2018 da Giuseppe Redaelli (foto), proprietario de La Tipografica Varese. Giuseppe è apparso visibilmente commosso, soprattutto quando ha ricordato suo papà Ernesto: “Dedico a lui questo premio, lui che avrebbe voluto vincerlo e non l’ha mai vinto, a lui devo molto.” Nipote di Giuseppe (fondatore de la Tipografica), figlio di Ernesto (filantropo varesino) e padre di Gianandrea, Giuseppe ha parlato della sua attività e dei suoi interessi, dai Monelli della Motta al Rotary, da Varese Vive all’Autodromo di Monza. “E’ vero, per alcuni anni la mia attività imprenditoriale ha sottratto tempo a tutto il resto, alla famiglia e anche alla mia città…” Negli ultimi anni Giuseppe Redaelli ha recuperato. Terminate le premiazioni, è stata poi la volta del corteo che si è mosso verso la basilica di san Vittore: Gruppo Folk bosino, Lidia e Antonio con lo stendardo della Famiglia Bosina, rappresentanti dei rioni in abiti tradizionali, la carrozza con sindaco, regiù e Giuseppe Redaelli, autorità e auto storiche. Messa Solenne in basilica con la premiazione della mamma dell’anno, Augusta Taboni. Si legge nella motivazione: ‘Per aver saputo costruire, insieme al marito Riccardo e alla numerosa prole, tuttora in via di accrescimento, una famiglia evangelicamente fondata sulla roccia che –pur nella semplicità della sua storia- può essere assunta come mirabile esempio in un momento storico in cui realizzare pienamente se stessi  viene di gran lunga prima del donare tutto se stessi.’ 

sabato 5 maggio 2018

Incoscienza

                                                                                            ph carlozanzi


Dati ISTAT: nel 2061 in Italia avremo il doppio dei morti rispetto ai neonati. Che nascano pochi bimbi è noto. 
Oggi pensavo che sono nato per un atto incosciente. Ma è giusto e normale che sia così. Se i giovani non fossero incoscienti, non nascerebbero più bambini. Anche ammesso che uno cerchi un figlio con atto di piena consapevolezza (caso non comune) resta comunque una scelta incosciente, messa in atto da giovani spinti da un lato da una potente carica di piacevole istinto (la natura è vitale), e dall'altro dalla non completa conoscenza di ciò che una nuova vita comporti. Sicché da parte mia vi è una grande, incondizionata stima per il coraggio dei giovani che rischiano, a tutto vantaggio di una nuova esistenza.  

venerdì 4 maggio 2018

Più che sport



Non ero a conoscenza di questa iniziativa della Polha Varese della mia amica Daniela Colonna Preti. Avrei ascoltato volentieri il mio amico e compagno di liceo Franco Montarese (a destra, con la chitarra). Restano ancora due date. Prendere nota,.