ph carlozanzi
Primo venerdì di quaresima: magro e digiuno. La Chiesa propone, 'impone' il digiuno per varie ragioni; fra le altre: un distacco dalle necessità corporali, per dare più tempo a Dio. Forse io lo faccio in modo sbagliato, ma il mio pensiero a Dio, il mio tempo dedicato a Dio non è poco. Non credo di aver bisogno del digiuno per pensare di più a Dio, un digiuno alimentare che -almeno nel mio caso- mi regala solo nervosismo. Ho bisogno che il mio desiderio (di Dio) venga appagato.
venerdì 19 febbraio 2016
La Cassiopea di Antonio
Sì, è questa la Cassiopea che ricordo io, metà anni Sessanta, campo di calcio a sette dell'oratorio 'Molina' di Biumo Inferiore. Grazie al portiere Antonio Bonina (in piedi, primo a sinistra), che fra l'altro oggi compie gli anni (auguri) ho avuto questa immagine, che riproporrò quando avrò tutti i nomi. La Cassiopea di Bonina, Mascotto, Bernasconi, Figini, Rodi.....Andavo in collinetta, mi accucciavo fra l'erba e facevo la telecronaca, imitando Nicolò Carosio. Sì, è proprio questa la Cassiopea della mia giovinezza.
Sopravvivere o vivere
ph carlozanzi
In fondo non ci sono che due alternative, che vanno accentuandosi col passare degli altri: sopravvivere o vivere. Sopravvivere, cioè stare in difesa, accontentarsi sempre, farsi condizionare oltre misura dal proprio corpo, coccolarlo, vivere alla giornata, in un cantuccio, oppure vivere, cioè farsi guidare dall'idealità, avere due, tre, quattro progetti che ci appassionano, che giudichiamo meritevoli di essere condotti in porto, al di là di un corpo ferito e di uno spirito altalenante. La forza dell'ideale soffia sulla brace del reale.
In fondo non ci sono che due alternative, che vanno accentuandosi col passare degli altri: sopravvivere o vivere. Sopravvivere, cioè stare in difesa, accontentarsi sempre, farsi condizionare oltre misura dal proprio corpo, coccolarlo, vivere alla giornata, in un cantuccio, oppure vivere, cioè farsi guidare dall'idealità, avere due, tre, quattro progetti che ci appassionano, che giudichiamo meritevoli di essere condotti in porto, al di là di un corpo ferito e di uno spirito altalenante. La forza dell'ideale soffia sulla brace del reale.
giovedì 18 febbraio 2016
Questione di principio
A me qualche volta capita. E anche stasera. Sono alla cassa, tocca quasi a me, arriva una cliente del supermercato con un solo prodotto, lo guardo, mi guarda....e non mi viene il moto spontaneo e gentile di dire: "Ha solo quello? Prego..." No, anzitutto penso che se hanno predisposto una cassa veloce quella deve usare, e non fare la furba (o), venire ad implorare pietà, comprensione, venire a saggiare se sono così stronzo da non lasciarla (o lasciarlo) passare...e allora perdo qualche attimo, sale anche un po' di rabbia, continuo a mettere sul rullo le mie cose, che aspetti, è una questione di principio... e intanto penso..e riguardo e l'altro mi guarda..sì, una sola cosa...che ci vuole? Eppure no, a volte non si vuole fare la figura di essere buoni, si preferisce la cattiveria. E allora continua, faccio credere che non lo lascerò passare, ma non ce la faccio (forse qualche volta sono riuscito) e alla fine cedo: "Solo quello? Passi pure..." L'altro ringrazia, anche più volte. Per forza, non conosce abbastanza i miei pensieri.
La mia scrittura - 31
Maroni nel 1994
Dopo
essermi soffermato a lungo sulla mia raccolta di racconti ‘L’ultimo nemico’,
ampio spazio darò anche all’altro libro uscito nel 1994, che mi ha permesso di
trovare l’editore per la narrativa: ‘Maroni l’arciere’. Devo partire da
lontano, e cioè dalla mia decisione di seguire la politica come giornalista.
1992,
tangentopoli varesina, voglia di nuovo anche in casa DC, che aveva visto l’azzeramento
dei vertici. Vennero a cercare, in ambito cattolico, giovani disposti a
scendere in campo, a sporcarsi le mani per rinnovare la classe politica in un
lavacro di idealità. Il mio caro amico Paolo Mannucci, generoso come al solito,
partì all’avventura, io invece scelsi di 'entrare' in politica, sì, ma come
giornalista, come cronista di palazzo, anche perché proprio allora Luce aveva
perso (causa promozione), Paolo Costa, che seguiva il Consiglio comunale. Ebbe
così inizio, alla fine del 1992, quella che a oltre vent’anni di distanza
giudico una bella esperienza, costruttiva, educativa, informativa, per certi
versi anche entusiasmante, soprattutto nei primi anni. Varese divenne, nel
gennaio 1993, il centro della politica nazionale, con l’elezione del primo
sindaco leghista di un capoluogo di provincia, Raimondo Fassa, intellettuale
che niente aveva del leghista classico. Ricordo ancora quel primo consiglio
comunale, televisioni anche dall’estero, io che scattavo foto (Luce non poteva
permettersi un fotografo) e intervistavo. Pietro Macchione (poi editore, saremmo
diventati amici), allora consigliere comunale del PDS, notò quel mio entusiasmo
di giovane cronista e si complimentò. Fra i personaggi politici che si
muovevano in Salone Estesne c’era anche Roberto Ernesto Maroni detto Bobo, già alla
Camera dei Deputati, leghista della prima ora che stava oscurando l’immagine di
Bossi, con il suo fare più moderato e l’eloquio più presentabile. In Consiglio
comunale venne eletto assessore, era lui che dirigeva la baracca, che insegnava
il mestiere al novello borgomastro. Lui il leader in quel momento, e non solo a
livello locale. Lo seguii per oltre un anno, lo vidi lavorare; nel febbraio del
1994, quando vennero messe in calendario le elezioni politiche, scese in campo
Silvio Berlusconi, la Lega si alleò col Cavaliere e si prevedeva un suo
successo, vidi in Maroni un personaggio varesino che avrebbe potuto fare
carriera. Così pensai di scrivere un instant-book su di lui. Ragioni nobili e
meno nobili alimentarono quella scelta, che Maroni approvò: fra le tante, anche
la possibilità di mettermi in luce come giornalista e scrittore, conoscere
gente che mi avrebbe aiutato, mettermi alla prova, rischiare un po’, arte che
non è fra le mie preferite.
31-continua
Una parentesi
ph fausto tagliabue
Apro una parentesi nella storia della mia scrittura, mi concedo un po' di vanagloria (i lettori diranno che me ne concedo già in avanzo!) per dire che, sul finire del 1991, venne pubblicato su Famiglia Cristiana un servizio sui cosiddetti nuovi padri, con ampio spazio anche al mio libro e alla mia esperienza, con foto a Villa Toeplitz della famiglia stile Mulino Bianco (la sola pecca, due femmine e non la coppia maschio-femmina). Avevo 35 anni, tanti capelli ma soprattutto tre meravigliose donne, e una quarta già in arrivo.
Apro una parentesi nella storia della mia scrittura, mi concedo un po' di vanagloria (i lettori diranno che me ne concedo già in avanzo!) per dire che, sul finire del 1991, venne pubblicato su Famiglia Cristiana un servizio sui cosiddetti nuovi padri, con ampio spazio anche al mio libro e alla mia esperienza, con foto a Villa Toeplitz della famiglia stile Mulino Bianco (la sola pecca, due femmine e non la coppia maschio-femmina). Avevo 35 anni, tanti capelli ma soprattutto tre meravigliose donne, e una quarta già in arrivo.
L'arte del fallimento
Complimenti al mio amico Andrea, in festa per l'uscita del suo nuovo romanzo. Bravo!
Finalmente, dopo sei anni di attesa, un
nuovo romanzo lungo con Elia Contini: «la conferma di un grande talento» (Marco
Vichi). Fazioli racconta le avventure straordinarie di un investigatore senza
qualità, che si muove fra il sud della Svizzera e il nord dell’Italia. Sullo
sfondo, una truffa ai danni dei lavoratori frontalieri, un pazzo omicida e una
vicenda sentimentale fuori dall’ordinario. Con tensione narrativa, umorismo e
sensibilità, Fazioli approfondisce la situazione esistenziale del fallimento, che
prima o poi tocca ognuno di noi.
Booktrailer su “Il Libraio”: http://bit.ly/FazioliArte
IL ROMANZO
Elia Contini sopravvive facendo
l’investigatore privato, costretto a occuparsi per la maggior parte del tempo
di piccoli furti e animali smarriti. Un giorno però viene assunto per ritrovare
un imprenditore fuggito di casa, e la situazione diventa complessa. Mario
Balmelli, proprietario di una ditta di arredamenti, vorrebbe lasciare tutto e
seguire il suo sogno: suonare il sax, con la sua bluenote che
sa raccontare incertezze, solitudini, accensioni sentimentali, lunghi tramonti
che sembrano prolungarsi all’infinito. Ma proprio quando trova il coraggio di
provarci, tutto va a rotoli: la crisi economica che si inasprisce, una truffa
ai danni dei lavoratori frontalieri tra la Svizzera e l’Italia, un pazzo
omicida che si scaglia contro la sua famiglia con furia inaudita.
Se nemmeno la polizia riesce a
interrompere la catena dei delitti e a capirci qualcosa, come potrà farlo un
piccolo detective? Mentre ci fa seguire le piste di un caso a ogni svolta più
intricato, Andrea Fazioli indaga con delicatezza e umorismo una situazione
esistenziale, quella del fallimento, che prima o poi tocca ognuno di noi. E
insinua una domanda: non sarà che il vero fallimento è non fallire mai?
L’AUTORE
Andrea Fazioli ha pubblicato i romanzi L’arte
del fallimento (Guanda 2016), Il giudice e la rondine(Guanda
2014), Uno splendido inganno (Guanda 2013), La sparizione (Guanda
2010, premio LaFenice Europa), Come rapinare una banca svizzera (Guanda
2009), L’uomo senza casa (Guanda2008, vincitore premio Stresa
e premio selezione Comisso), Chi muore si rivede (Dadò 2005).
I suoi libri sono tradotti in varie lingue. È fra gli autori della
web-serie Notte noir (RSI/REC 2014). Nel 2015 ha
scritto la pièce teatrale Teoria e pratica della rapina in banca.
Si è laureato in lingua e letteratura italiana e francese, all’università di
Zurigo, con una tesi sul poeta Mario Luzi.
Contatti, richieste e
informazioni:
0039.02.345.97.325
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