sabato 28 febbraio 2026

Giochi di luna


 

La luna giocava stasera con la croce della cupola della Brunella.

I 50 anni di Radio Varese


 





Il 28 febbraio del 1976 dava inizio al suo lavoro Radio Varese, 'la prima radio libera dell'occidente occupato'. A 50 anni di distanza i pionieri di quell'avventura, durata sino al 1990, hanno organizzato un evento in sala Veratti, a Varese. Al quale ovviamente non potevo mancare. Ovviamente non perché abbia fatto parte della squadra della radio. In quegli anni mi dibattevo fra Isef, lavoro, pratica sportiva e ricerca della ragazza. Alcuni protagonisti di quella radio ho avuto modo di conoscerli anni dopo, a parte Fabrizio Palatini (foto), che negli anni delle medie suonava con me la chitarra, e Sergio Lovisolo (foto), mio docente per qualche mese al Liceo Classico. Questo pomeriggio ho poi incontrato Franco Ferraro (foto), che conobbi negli anni Novanta a Rete 55, e poi Marco Caccianiga e Giovanni Daverio, del Distretti 51, che oggi ha suonato, pur se a ranghi ridotti. E ancora Claudio Piovanelli, Marco Dal Fior (che iniziò la sua carriera giornalistica proprio alla radio), Dino Azzalin (che con la sua casa editrice NEM realizzò anni fa anche un volume su Radio Varese). Una bella rimpatriata di 'vecchietti' (gente fra i 65 e gli 80), inevitabilmente segnati dagli anni nel corpo ma tutto sommato, per ciò che ho visto oggi, ancora vitali e lieti di ritrovarsi. 
Il passato è passato ma (direbbe Bersani) non è solo un passato di verdura! 

Le mani degli scrittori


 



Ecco le mani di due scrittori varesini.
Anche se non si usa più carta e penna, hanno sempre il loro fascino. 

Il notaio dei Vip



 

Marco Aveta, il varesino notaio del Festival di Sanremo, con Fiorella Mannoia e Tullio De Piscopo.

venerdì 27 febbraio 2026

'Greg, direttore responsabile' di Paolo Risi




 


Gli ingredienti della storia: Primacqua, un paese che potrebbe essere una via di mezzo fra Luino e Verbania; L’Eco del Lago, giornale con un direttore, Greg Stefanoni, e il suo braccio destro Giulia Portaluppi; un traffico illecito di rifiuti, che invoglia Greg (nel romanzo parla in prima persona) ad uscire dalla routine di notizie più o meno nobili per buttarsi in un’inchiesta rischiosa, tanto che il vicedirettore ne esce in coma. La materia prima è impastata dalle mani abili (sebbene autrici di un solo altro romanzo) di Paolo Risi, sessantenne di belle speranze letterarie, una laurea in Scienze Motorie, un lavoro in altra direzione, il desiderio di passare da lettore accanito a scrittore. Mani abili, si diceva, e allora ecco subito un esempio, perché parlare son buoni tutti: ‘…Un’istituzione cartacea, l’Eco del Lago, capace di accendere la curiosità di bancari e marmisti, veterinari e impagliatori, assistenti alla poltrona e padroni del vapore. Eppure esistevano lande da esplorare, opportunità di crescita da setacciare, provocatoriamente ma non troppo caldeggiavo da tempo l’ampliamento dello spazio riservato ai necrologi, mutandone l’ispirazione, arricchendolo con riferimenti storici, letterari e di costume…’ E per chi ci capisce qualcosa di scrittura creativa, basta questo esempio. Ampia premessa per dire che ieri sera, venerdì 27 febbraio, nell’ambito di ‘Storie in Comune’, il Comune di Buguggiate ha ospitato la prima del nuovo romanzo dell’autore masnaghese, accolto e brillantemente intervistato da Angela Borghi, che a Buguggiate è assessore, ma anzitutto è scrittrice pure lei. Quindi con le mani in pasta.

‘Greg, direttore responsabile’ (questo il titolo del libro), dove Greg Stefanoni è un personaggio geniale e un po’ misantropo, gran bevitore, appassionato di musica, infelice e felice ad intermittenza, alla ricerca di un equilibrio interiore che passa anche attraverso l’audacia di una ricerca della verità carica di rischi.

Paolo Risi fa parte di quella squadra di autori timidi e capaci, scesi nel campo letterario ad età già avanzata, che meritano spazio e riconoscimenti. Timido anche perché chi legge molto sa distinguere fra buona e cattiva scrittura, e quando passa dall’altra parte la penna un poco trema.


giovedì 26 febbraio 2026

Un digiuno dietetico


 

Più la Chiesa rinnova l'invito, quaresima dopo quaresima, al digiuno (inteso come rinuncia di cibo) meno lo capisco. Ma per fortuna la Chiesa ripropone sempre il brano del profeta Isaia: "...Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:...dividere il pane con l'affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire uno che vedi nudo..." Sto con Isaia, anche se poi non riesco a portare a compimento né l'uno (perché non ne vedo l'utilità) né l'altro (perché amo la vita comoda, senza troppi scossoni). Ma almeno non faccio passare per digiuno 'religioso' un espediente per dimagrire. Che poi, a ben guardare, data la mia età, non sarei neppure tenuto al digiuno, avendo abbondantemente superato i 60 anni. E mentre capisco il non obbligo a chi ha meno di 18 anni (da giovani la fame è tanta!), capisco meno la libertà dopo i 60, ma tant'è. 

'Pyramiden' di Linda Terziroli



 


Nell’ambito degli Incontri d’autore, organizzati dalla Civica biblioteca varesina, ieri, giovedì 26 febbraio, ha presentato il suo romanzo ‘Pyramiden’ Linda Terziroli. Con lei Silvio Raffo. L’autrice ha subito sottolineato il piacere di trovarsi in sala Morselli, già, perché la Terziroli, docente di lettere alla media ‘Anna Frank’, è fra le massime esperte e ammiratrici dello scrittore, per il quale ha curato la prima (e sola) biografia in italiano (‘Un pacchetto di Gauloises’ – Castelvecchi editore). Trovarsi in quella elegante sala, circondata dal lascito testamentario di Morselli, libri su libri su libri, è stato il viatico migliore per presentare il suo ultimo romanzo, ‘Pyramiden’ (Bertoni editore). E che alla sinistra di Linda sedesse il prof. Silvio Raffo, ‘colorato’ e brillante come sua abitudine, non è stato certo un caso. Come riconosciuto dallo stesso docente-poeta-narratore, la Terziroli è la sua allieva “meglio riuscita”, autrice di una storia che contiene tutto ciò che Raffo ama: una storia ‘derelitta’, carica di mistero, che ha per protagonisti una docente, una scuola, un ospedale. “Quando ho letto il testo in quarta di copertina” ha detto Raffo “ho avuto un trasalimento, come a dire: Ma questo l’ho scritto io!” Chi conosce i romanzi di Raffo certo riconoscerà nella trama, nella scelta dei luoghi e dei personaggi, nell’atmosfera carica di mistero, nel dire e non dire, nel trovare verità ma solo a metà, un fil rouge che lega ‘Pyramiden’ che so, a ‘Spiaggia paradiso’, a ‘Virginio’ dell’autore, già prof al Liceo Classico ‘Cairoli’ di Varese.

Pyramiden, città fantasma nell’isola di Spitsbergen (isole Svalbard, Norvegia, nord Europa che più a nord non si può), qui si è recata tempo addietro la Terziroli, in questo luogo di vita, poi di abbandono (derelitto, appunto) e poi di rinascita, una enclave russa in terra norvegese, cittadina di minatori e di mistero, in questo luogo (si diceva) arriva la protagonista della storia, insegnante che oltre ai suoi alunni trova un ospedale, dal quale giungono voci e lamenti. Questi gli ingredienti, che Linda Terziroli ha saputo amalgamare e ‘cucinare’ con una vena narrativa che il poeta Arnaldo Bianchi (ieri presente in sala) ha così sintetizzato: “Vedo tracce di Kafka e di Murakami.” Non male come accostamento. E a questo punto la domanda è d’obbligo: l’allieva ha superato il maestro? Non resta che leggere Pyramiden e dare una risposta.   


mercoledì 25 febbraio 2026

Greg, direttore responsabile


 

Paolo Risi scrive bene. Angela Borghi (oltre che scrivere bene) presenta bene i libri degli altri. Inutile perdersi in chiacchiere. Il resto è tutto scritto sulla foto. Seduti state sempre seduti, non sul vostro divano ma su una sedia a Buguggiate. Tutto gratis (meno l'acquisto eventuale del libro, ovvio). 

Auguri a Giovanna e Adriano


 

Felice anniversario di nozze ai miei amici Giovanna e Adriano.

Il varesino Aveta notaio del Festival


Fra i protagonisti varesini del Festival di Sanremo (sebbene dietro le quinte) dobbiamo certamente annoverare Marco Aveta. Alunno del Liceo Classico 'Cairoli' negli anni dal 1970 al 1975, notaio, si è quindi trasferito per ragioni professionali nella città dei fiori (e del Festival) e da anni è il notaio del concorso canoro, iniziato ieri.

 

lunedì 23 febbraio 2026

Auguri, Stefano


 Felice compleanno al mio amico Stefano.

Terra e gente 2025


 

Lo scorso anno si è chiuso con la presentazione dell'annuario 'Terra e gente', Appunti e storie di lago e di montagna, realizzato dalla Comunità Montana Valli del Verbano. Non sono molti nel nostro territorio gli annuari che hanno ormai una storia alle spalle: il Calandàri dra Famiglia Bosina, giunto al n° 71, la Rivista della Società Storica Varesina (che piange la recente morte del suo direttore, Giuseppe Giugi Armocida) e, per l'appunto, Terra e gente, giunto al n° 33. Il Comitato di Redazione, coordinato da Serena Contini, si avvale del lavoro di Francesca Boldrini, Federico Crimi, Ercole Ielmini, Mario Iodice, Stefania Peregalli e Gianni Pozzi. 

Dopo l'introduzione di Marco Fazio, seguono i contributi di Giuseppe Battarino, Gianmarco Gaspari, Matteo Mainardi, Laura Facchin, Erica Corradi, Debora Ferrari, Alberto Ceriani e Gioia Zenoni, Francesca Boldrini, Serena Contini, Anna Pariani, Gianni Pozzi, Sara Giovanna Sinigaglia, Bruno Enrico Leone Cerabolini, Federico Tesser e Maurizio Miozzi. Infine l'Album fotografico, a cura di Ercole Ielmini.

Quasi 300 pagine realizzate con accuratezza grafica e cura tipografica, a partire dalla copertina a colori: L'autunno colora la costa del Verbano tra la Rocca di Caldè e la punta Granelli (foto di Beno, 2025) 

domenica 22 febbraio 2026

Sara on ice


 

Complimenti alla mia amica alpinista Sara Bianchi, che ha iniziato la stagione con un allenamento intenso sulla cascata di ghiaccio all'Ice park in Valsavaranche.

Quaresima


 

Il Carnevale è volato via. Ora è Quaresima.

Carri, gruppi, mascherine


 







Il Carnevale bosino 2026 è stato arricchito assai dalla presenza di carri allegorici, gruppi mascherati e mascherine. Una giuria ha redatto una classifica. Per i carri, al primo posto si è piazzato il grandioso carro (che in realtà erano due) di Lurate Caccivio, composto anche da un folto stuolo di aviatori, con quell’uccello-aereo dal becco pauroso e dagli occhi spiritati e minacciosi. Al secondo posto gli sciatori di Caravate, al terzo il carro di Olgiate comasco, con orologi, coniglietti e altre immagini liberamente tratte da Alice nel paese delle meraviglie. Fra i gruppi, al primo posto i Menafrecc di Arcisate, al secondo La città giardino, al terzo le Sinco Rinco R.S.A. di Castronno. Infine le mascherine d’oro (Rebecca Parada), d’argento (Camilla Rubì Centeno Aguilar), di bronzo (Giacomo Angella).


Il miracolo della polenta


 




Rinviato di due mesi per motivi di salute (per solito il miracolo avviene il 31 dicembre), il miracolo della polenta si è rinnovato ieri sera, 21 febbraio, in casa degli amici Luisa e Riccardo. Miracolo nel senso di amicizia e di buona cucina, ma in senso più stretto e specifico, il miracolo della polenta di Brinzio avviene quando la crosta si stacca senza spezzarsi, e non importa se il fondo della copertura è bruciato, conta che il cappello di crosta ricopra la polenta, farina di mais antico 'Ottofile giallo' macinata a pietra a grana grossa. Come testimoniano anche le immagini fotografiche, solo un piccolo buco al centro, quindi il miracolo è valido e beneaugurale. Con i padroni di casa, veri artefici della serata (insieme al tradizionale cibo, arricchito dai bruscìtti di donna Lella) erano presenti Carla Carlo, Giancarla Ezio, Carla e Paolo, Paola e Roberto. Il 2026 può continuare con i migliori auspici!

sabato 21 febbraio 2026

Il discorso del Re


 

Discùrs dul Re Busìn par ul carnavàl 2026

 

Donn e tusàn, óman e fiö, gént da Varées,

di tücc i Castelànz, dul céntro e di paés,

sìi vegnüü propi in tanti, car i mè busìtt,

da chi visìn o da luntàn: da tütt i sìit.

Ma sa slàrga ‘l cöör, dìsi, l'è nò 'na busìa:

ma pias pròpi truvàmm in vòstra cumpagnìa!

 

L'è davéra ’n spetàcul vidé ’n gìr pa'i stràa

inscì tànta gént, fiö vìscur tücc mascuràa,

caruzzùni, müsica, curiàndul e legrìa,

tüta Varés culuràva da fantasìa!

Ga mànca pròpi niént, mi pódi dill da bùn:

 ’n Carnavàl ca ‘l và d’acòrd cu’i nòst tradiziùn.

 

L’è nò mancànza da rispètt, ma sa düvìis,

se sa cerca da végh cüra di nòst radìis.

E l’è par quést che mi sun dré a parlà ’n dialètt

chì in Varées e mia dumà par i busìtt s’cétt.

Par quést mi ringràzzi Ra Famiglia Bosìna

che pa’ i nòst tradiziùn e ‘l dialétt l’è la regìna.

 

Mi, par fà ‘mè sa dév, na prufìti ‘n zichìn,

tiri a man i paròll ca l’ha dìi ‘n vécc busìn.

Lüü ‘l diséva ca sa dév “cascià vìa ra slöja

e góod ul carnavaa pròpi cunt bóna vöia:

i crüzzi al mund hinn tanti, sa dév mìa pentìss

se, in r’ann, in ‘stì vòtt dì sa rid e sa immatìss”.

 

Però mi sunt ul Re busìn e, par prinzìpi,

ma tùca dì ’n quaicóss di facc dur Municìpi.

Sicürézza, cultüra, cantiér lungh ‘mè ra famm

hinn i argumént da tratà tra i püssée gramm.

Ma da gént ca na pàrla ghe n’è già ’n vagùn,

vöri mia métas anca mi a menà ‘l turùn.

 

Ul rundò da Flaiàn l’éva la suluziùn

da tütt i prublémi du ra circulaziùn,

però, dòpu düü ann gh’è ’n quaicóss ca ‘l và nò

se a ciapà ‘l rundò gh’è ’n quaivün ca ‘l sbàglia anmò.

Par capìla ga vuraréss ‘n squadrùn da scienziàa:

hinn i ómm, i navigadùur o i ségn sü i stràa?

 


 

Gh’è ’n pù da danée da spénd (ohi che belézza!?)

par fà ‘ndà ’n gìir i nòst ciclisti in sicürézza:

la qualità d’ra vìta la và migliuràva

e a ‘nà in bìci la gent la và incuragiàva.

Ma hinn fài a tuchèi, pa’i biciclétt, ‘sti stràa,

indùa na mànca, a spàla hinn da purtà?

 

Ma l'ha fài ‘gnì ’n mént 'n üselìn pròpi iersìra

che il “best seller” di ròbb, da végh piéna l’uvéra,

l’è quéla dul tràfich e ‘l laurà par fall girà:

sa laméntan tücc, ménu chi l’ha prugetàa.

Dul Berfort l’andarà fö dal cò ànca ‘l castèll,

a cünt da i culònn di auto e ‘l sò gran burdèll.

 

 A Natàal gh’hemm vüü i lüminàri in di giardìtt

visitàa da ‘na mügia da gént e da busìtt,

pö, in gìir pa’i nòstar stràa, la fiàma ulìmpica:

par óman, dònn e fiö ‘na sìrada màgica!

E da pudé uspità ghhémm vüü, drevìa, l’unùur

di dó naziunài furèst i sò giügadùur. 

 

Sémm stài dabùn furtünàa, hémm finìi in glòria,

vòtt dì fa e, specialmént incöö, ’n gran baldòria

cunt i gént d’El Salvador, l’alégra invasiùn:

i sò vécc màscur, balerìn e sunadùur.

Ma, finìi i fèst, la cità rèsta ’n gran murtòri,

nagótt da fà, tütt saràa sü, gh’hinn mia da stòri.

 

Mò, però vöri mia stracà, la piànti lì,

la prédiga, se l’è no cürta, la pó stüfì!

Par furtüna i paròll, ànca quìi mè, a vùgan,

hinn nò ‘mè i paròll che quand hinn scrivüü a rèstan.

A scambià i paròll dìi sa pèrd mìa la fàcia

ma s’hinn sculpìi in dul màrmur l’è ‘na fugüràscia!

 

Busìtt, ‘dèss va salùdi, sa védum l’ann ca ‘l vén,

va làssi cunt i aügüri che tütt ‘l vàga bén.

E se ’n quaicòss ‘l và stòrt, stée mia lì a crüziàss,

tegnìi da cünt ra salüüt e ‘ndée in gìr a spass.

Gh’évan resùn i vécc quand ca disévan ai fiö:

L’è méi cunsümà i scarp, che mia slisà i lenzöö!  

 

Mó vialt née pür innànz a fà ’n pù da baldòria,

ma prìma d’andà a durmì, par finì in glòria,

mi ma racumàndi: un cichétt par fà cin-cin

inscì cumè ‘l farà ur vòstar

                                                           Re Busìn!

Discorso del Re Bosino per il Carnevale 2026 (traduzione)

 

Donne e ragazze, uomini e ragazzi, gente di Varese,

di tutte le Castellanze, del centro e dei paesi,

siete venuti proprio in tanti, cari miei bosini,

da qui vicino e da lontano: da tutti i posti!

Mi si apre il cuore, dico, non è una bugia:

mi piace davvero trovarmi in vostra compagnia!

 

È proprio uno spettacolo vedere in giro per le strade

così tanta gente, bambini allegri tutti mascherati,

carri, musica, coriandoli e allegria,

tutta Varese colorata di fantasia!

Non manca proprio nulla, posso dirlo davvero:

un Carnevale che va d’accordo con le nostre tradizioni.

 

Non è mancanza di rispetto, è il mio parere,

se si cerca di aver attenzione per le nostre radici.

Ed è per questo che sto parlando in dialetto

qui a Varese e non soltanto per i bosini schietti.

Per questo ringrazio Ra Famiglia Bosina

che, per le nostre tradizioni ed il dialetto, è la regina.

 

Per fare come si deve, io ne approfitto un pochino,

prendo in prestito le parole di un vecchio bosino.

Lui diceva che si deve “allontanare la malavoglia

e godere il carnevale proprio con buona lena:

i crucci al mondo son tanti, non ci si deve pentire

se, in un anno, in questa settimana, si ride e si ammatisce”.

 

Però io sono il Re bosino e, per principio,

devo dire qualcosa sui fatti del Municipio.

Sicurezza, cultura, cantieri lunghi come la fame

sono argomenti da trattare tra i più grami.

Ma di gente che ne parla ce n’è un vagone,

non voglio mettermi anch’io a lamentarmi.

 

La rotonda di Flaiano era la soluzione

di tutti i problemi della circolazione.

Però, dopo due anni c’è qualcosa che non va

se qualcuno sbaglia ancora a impegnare la rotonda.

Ci vorrebbe uno squadrone di scienziati per capire:

sono gli uomini, i navigatori o i segnali stradali?

 

Ci sono dei soldi da spendere (oh, che bellezza!?)

per far circolare i ciclisti in sicurezza.

La qualità della vita va migliorata

e la gente va incoraggiata ad andare in bici.

Ma questi percorsi per le biciclette sono fatti a pezzi:

dove mancano, le bici sono da portare a spalla?

 

Me l'ha fatto venire in mente un uccellino proprio iersera

che il “best seller” delle cose, da averne piene le scatole,

è quella del traffico e il lavoro per farlo girare:

si lamentano tutti, tranne chi l’ha progettato.

Di Berforte ci si dimenticherà anche del castello,

a causa delle colonne d’auto ed il relativo gran bordello.

 

A Natale abbiamo avuto le luminarie ai giardini

visitate da un sacco di gente e di bosini,

poi, in giro per le nostre strade, la fiamma olimpica:

per uomini, donne e bambini una serata magica!

E abbiamo avuto, di seguito, lonore di poter ospitare

i giocatori di due nazionali straniere.

 

Siamo stati davvero fortunati, abbiamo finito in gloria,

otto giorni fa e, specialmente oggi, in gran baldoria

con le genti d’El Salvador, l’allegra invasione:

le loro maschere antiche, le ballerine e i suonatori.

Ma, finite le feste, la città rimane un gran mortorio:

niente da fare, tutto chiuso, non c’è storia.

 

Ora, però, non voglio stancare, la finisco qui,

la predica, se non è corta, può sfinire!

Per fortuna le parole, anche le mie, volano,

non sono come quelle che, se scritte, restano.

Col modificare le parole dette non si perde la faccia,

ma se sono scolpite nel marmo è una figuraccia!

 

Bosini, adesso vi saluto, ci vediamo l’anno che viene,

vi lascio con gli auguri che tutto vada bene.

E se qualcosa va storto, non state a crucciarvi,

tenete da conto la salute e andate in giro a spasso.

Avevano ragione i vecchi quando dicevano ai ragazzi:

è meglio consumare le scarpe, che non sciupare le lenzuola!

 

 

Adesso voialtri andate avanti a fare un po’ di baldoria,

ma prima d’andare a dormire, per finire in gloria,

mi raccomando: un cicchetto per fare cin-cin

così come farà il vostro Re Bosino!