La luna giocava stasera con la croce della cupola della Brunella.
sabato 28 febbraio 2026
I 50 anni di Radio Varese
Le mani degli scrittori
venerdì 27 febbraio 2026
'Greg, direttore responsabile' di Paolo Risi
Gli
ingredienti della storia: Primacqua, un paese che potrebbe essere una via di
mezzo fra Luino e Verbania; L’Eco del Lago, giornale con un direttore, Greg
Stefanoni, e il suo braccio destro Giulia Portaluppi; un traffico illecito di
rifiuti, che invoglia Greg (nel romanzo parla in prima persona) ad uscire dalla
routine di notizie più o meno nobili per buttarsi in un’inchiesta rischiosa,
tanto che il vicedirettore ne esce in coma. La materia prima è impastata dalle
mani abili (sebbene autrici di un solo altro romanzo) di Paolo Risi,
sessantenne di belle speranze letterarie, una laurea in Scienze Motorie, un
lavoro in altra direzione, il desiderio di passare da lettore accanito a
scrittore. Mani abili, si diceva, e allora ecco subito un esempio, perché
parlare son buoni tutti: ‘…Un’istituzione cartacea, l’Eco del Lago, capace
di accendere la curiosità di bancari e marmisti, veterinari e impagliatori,
assistenti alla poltrona e padroni del vapore. Eppure esistevano lande da
esplorare, opportunità di crescita da setacciare, provocatoriamente ma non
troppo caldeggiavo da tempo l’ampliamento dello spazio riservato ai necrologi,
mutandone l’ispirazione, arricchendolo con riferimenti storici, letterari e di
costume…’ E per chi ci capisce qualcosa di scrittura creativa, basta questo
esempio. Ampia premessa per dire che ieri sera, venerdì 27 febbraio, nell’ambito
di ‘Storie in Comune’, il Comune di Buguggiate ha ospitato la prima del nuovo
romanzo dell’autore masnaghese, accolto e brillantemente intervistato da Angela
Borghi, che a Buguggiate è assessore, ma anzitutto è scrittrice pure lei.
Quindi con le mani in pasta.
‘Greg,
direttore responsabile’ (questo il titolo del libro), dove Greg Stefanoni è un
personaggio geniale e un po’ misantropo, gran bevitore, appassionato di musica,
infelice e felice ad intermittenza, alla ricerca di un equilibrio interiore che
passa anche attraverso l’audacia di una ricerca della verità carica di rischi.
Paolo
Risi fa parte di quella squadra di autori timidi e capaci, scesi nel campo
letterario ad età già avanzata, che meritano spazio e riconoscimenti. Timido
anche perché chi legge molto sa distinguere fra buona e cattiva scrittura, e
quando passa dall’altra parte la penna un poco trema.
giovedì 26 febbraio 2026
Un digiuno dietetico
Più la Chiesa rinnova l'invito, quaresima dopo quaresima, al digiuno (inteso come rinuncia di cibo) meno lo capisco. Ma per fortuna la Chiesa ripropone sempre il brano del profeta Isaia: "...Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:...dividere il pane con l'affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire uno che vedi nudo..." Sto con Isaia, anche se poi non riesco a portare a compimento né l'uno (perché non ne vedo l'utilità) né l'altro (perché amo la vita comoda, senza troppi scossoni). Ma almeno non faccio passare per digiuno 'religioso' un espediente per dimagrire. Che poi, a ben guardare, data la mia età, non sarei neppure tenuto al digiuno, avendo abbondantemente superato i 60 anni. E mentre capisco il non obbligo a chi ha meno di 18 anni (da giovani la fame è tanta!), capisco meno la libertà dopo i 60, ma tant'è.
'Pyramiden' di Linda Terziroli
Nell’ambito
degli Incontri d’autore, organizzati dalla Civica biblioteca varesina, ieri, giovedì
26 febbraio, ha presentato il suo romanzo ‘Pyramiden’ Linda Terziroli. Con lei
Silvio Raffo. L’autrice ha subito sottolineato il piacere di trovarsi in sala
Morselli, già, perché la Terziroli, docente di lettere alla media ‘Anna Frank’,
è fra le massime esperte e ammiratrici dello scrittore, per il quale ha curato
la prima (e sola) biografia in italiano (‘Un pacchetto di Gauloises’ –
Castelvecchi editore). Trovarsi in quella elegante sala, circondata dal lascito testamentario di Morselli, libri su libri su libri, è stato il viatico migliore
per presentare il suo ultimo romanzo, ‘Pyramiden’ (Bertoni editore). E che alla
sinistra di Linda sedesse il prof. Silvio Raffo, ‘colorato’ e brillante come
sua abitudine, non è stato certo un caso. Come riconosciuto dallo stesso
docente-poeta-narratore, la Terziroli è la sua allieva “meglio riuscita”,
autrice di una storia che contiene tutto ciò che Raffo ama: una storia ‘derelitta’,
carica di mistero, che ha per protagonisti una docente, una scuola, un
ospedale. “Quando ho letto il testo in quarta di copertina” ha detto Raffo “ho
avuto un trasalimento, come a dire: Ma questo l’ho scritto io!” Chi conosce i
romanzi di Raffo certo riconoscerà nella trama, nella scelta dei luoghi e dei
personaggi, nell’atmosfera carica di mistero, nel dire e non dire, nel trovare verità
ma solo a metà, un fil rouge che lega ‘Pyramiden’ che so, a ‘Spiaggia paradiso’,
a ‘Virginio’ dell’autore, già prof al Liceo Classico ‘Cairoli’ di Varese.
Pyramiden,
città fantasma nell’isola di Spitsbergen (isole Svalbard, Norvegia, nord Europa
che più a nord non si può), qui si è recata tempo addietro la Terziroli, in
questo luogo di vita, poi di abbandono (derelitto, appunto) e poi di rinascita,
una enclave russa in terra norvegese, cittadina di minatori e di mistero, in
questo luogo (si diceva) arriva la protagonista della storia, insegnante che
oltre ai suoi alunni trova un ospedale, dal quale giungono voci e lamenti.
Questi gli ingredienti, che Linda Terziroli ha saputo amalgamare e ‘cucinare’
con una vena narrativa che il poeta Arnaldo Bianchi (ieri presente in sala) ha così
sintetizzato: “Vedo tracce di Kafka e di Murakami.” Non male come accostamento.
E a questo punto la domanda è d’obbligo: l’allieva ha superato il maestro? Non
resta che leggere Pyramiden e dare una risposta.
mercoledì 25 febbraio 2026
Greg, direttore responsabile
Paolo Risi scrive bene. Angela Borghi (oltre che scrivere bene) presenta bene i libri degli altri. Inutile perdersi in chiacchiere. Il resto è tutto scritto sulla foto. Seduti state sempre seduti, non sul vostro divano ma su una sedia a Buguggiate. Tutto gratis (meno l'acquisto eventuale del libro, ovvio).
Il varesino Aveta notaio del Festival
lunedì 23 febbraio 2026
Terra e gente 2025
Lo scorso anno si è chiuso con la presentazione dell'annuario 'Terra e gente', Appunti e storie di lago e di montagna, realizzato dalla Comunità Montana Valli del Verbano. Non sono molti nel nostro territorio gli annuari che hanno ormai una storia alle spalle: il Calandàri dra Famiglia Bosina, giunto al n° 71, la Rivista della Società Storica Varesina (che piange la recente morte del suo direttore, Giuseppe Giugi Armocida) e, per l'appunto, Terra e gente, giunto al n° 33. Il Comitato di Redazione, coordinato da Serena Contini, si avvale del lavoro di Francesca Boldrini, Federico Crimi, Ercole Ielmini, Mario Iodice, Stefania Peregalli e Gianni Pozzi.
Dopo l'introduzione di Marco Fazio, seguono i contributi di Giuseppe Battarino, Gianmarco Gaspari, Matteo Mainardi, Laura Facchin, Erica Corradi, Debora Ferrari, Alberto Ceriani e Gioia Zenoni, Francesca Boldrini, Serena Contini, Anna Pariani, Gianni Pozzi, Sara Giovanna Sinigaglia, Bruno Enrico Leone Cerabolini, Federico Tesser e Maurizio Miozzi. Infine l'Album fotografico, a cura di Ercole Ielmini.
Quasi 300 pagine realizzate con accuratezza grafica e cura tipografica, a partire dalla copertina a colori: L'autunno colora la costa del Verbano tra la Rocca di Caldè e la punta Granelli (foto di Beno, 2025)
domenica 22 febbraio 2026
Sara on ice
Complimenti alla mia amica alpinista Sara Bianchi, che ha iniziato la stagione con un allenamento intenso sulla cascata di ghiaccio all'Ice park in Valsavaranche.
Carri, gruppi, mascherine
Il
Carnevale bosino 2026 è stato arricchito assai dalla presenza di carri
allegorici, gruppi mascherati e mascherine. Una giuria ha redatto una
classifica. Per i carri, al primo posto si è piazzato il grandioso carro (che
in realtà erano due) di Lurate Caccivio, composto anche da un folto stuolo di
aviatori, con quell’uccello-aereo dal becco pauroso e dagli occhi spiritati e minacciosi. Al
secondo posto gli sciatori di Caravate, al terzo il carro di Olgiate comasco, con
orologi, coniglietti e altre immagini liberamente tratte da Alice nel paese
delle meraviglie. Fra i gruppi, al primo posto i Menafrecc di Arcisate, al
secondo La città giardino, al terzo le Sinco Rinco R.S.A. di Castronno. Infine
le mascherine d’oro (Rebecca Parada), d’argento (Camilla Rubì Centeno Aguilar),
di bronzo (Giacomo Angella).
Il miracolo della polenta
sabato 21 febbraio 2026
Il discorso del Re
Discùrs dul Re Busìn par ul carnavàl 2026
Donn e tusàn, óman e fiö, gént da Varées,
di tücc i Castelànz, dul céntro e di paés,
sìi vegnüü propi in tanti, car i mè busìtt,
da chi visìn o da luntàn: da tütt i sìit.
Ma sa slàrga ‘l cöör, dìsi, l'è nò 'na
busìa:
ma pias pròpi truvàmm in vòstra
cumpagnìa!
L'è davéra ’n spetàcul vidé ’n gìr pa'i stràa
inscì
tànta gént, fiö vìscur tücc
mascuràa,
caruzzùni, müsica, curiàndul e legrìa,
tüta Varés culuràva da fantasìa!
Ga mànca pròpi niént, mi pódi dill da bùn:
’n Carnavàl ca ‘l và d’acòrd cu’i nòst tradiziùn.
L’è nò mancànza da rispètt, ma sa düvìis,
se sa cerca da végh cüra di nòst radìis.
E l’è par quést che mi sun dré a parlà
’n dialètt
chì in Varées e mia dumà par i busìtt
s’cétt.
Par quést mi ringràzzi Ra Famiglia Bosìna
che pa’ i nòst tradiziùn e ‘l dialétt
l’è la regìna.
Mi, par fà ‘mè sa dév, na prufìti ‘n
zichìn,
tiri a man i paròll ca l’ha dìi ‘n vécc
busìn.
Lüü ‘l diséva ca sa dév “cascià vìa ra
slöja
e góod ul carnavaa pròpi cunt bóna vöia:
i crüzzi al mund hinn tanti, sa dév mìa
pentìss
se, in r’ann, in ‘stì vòtt dì sa rid e
sa immatìss”.
Però mi sunt ul Re busìn e, par prinzìpi,
ma tùca dì ’n quaicóss di facc dur
Municìpi.
Sicürézza, cultüra, cantiér lungh ‘mè ra
famm
hinn i argumént da tratà tra i püssée
gramm.
Ma da gént ca na pàrla ghe n’è già ’n
vagùn,
vöri mia métas anca mi a menà ‘l turùn.
Ul rundò da Flaiàn l’éva la suluziùn
da tütt i prublémi du ra circulaziùn,
però, dòpu düü ann gh’è ’n quaicóss ca
‘l và nò
se a ciapà ‘l rundò gh’è ’n quaivün ca
‘l sbàglia anmò.
Par capìla ga vuraréss ‘n squadrùn da
scienziàa:
hinn i ómm, i navigadùur o i ségn sü i
stràa?
Gh’è ’n pù da danée da spénd (ohi che
belézza!?)
par fà ‘ndà ’n gìir i nòst ciclisti in
sicürézza:
la qualità d’ra vìta la và migliuràva
e a ‘nà in bìci la gent la và incuragiàva.
Ma hinn fài a tuchèi, pa’i biciclétt, ‘sti
stràa,
indùa na mànca, a spàla hinn da purtà?
Ma l'ha fài ‘gnì ’n mént 'n üselìn pròpi iersìra
che il “best seller” di ròbb, da végh
piéna l’uvéra,
l’è quéla dul tràfich e ‘l laurà par
fall girà:
sa laméntan tücc, ménu chi l’ha prugetàa.
Dul Berfort l’andarà fö dal cò ànca ‘l
castèll,
a cünt da i culònn di auto e ‘l sò gran
burdèll.
A Natàal
gh’hemm vüü i lüminàri in di giardìtt
visitàa da ‘na mügia da gént e da busìtt,
pö, in gìir pa’i nòstar stràa, la fiàma
ulìmpica:
par óman, dònn e fiö ‘na sìrada màgica!
E da pudé uspità gh’hémm vüü, drevìa, l’unùur
di dó naziunài furèst i sò giügadùur.
Sémm stài dabùn furtünàa, hémm finìi
in glòria,
vòtt dì fa e, specialmént incöö, ’n
gran baldòria
cunt
i gént d’El Salvador, l’alégra invasiùn:
i sò vécc màscur, balerìn e sunadùur.
Ma, finìi i fèst, la cità rèsta ’n
gran murtòri,
nagótt da fà, tütt saràa sü, gh’hinn
mia da stòri.
Mò, però vöri mia stracà, la piànti lì,
la prédiga, se l’è no cürta, la pó stüfì!
Par furtüna i paròll, ànca quìi
mè, a vùgan,
hinn nò ‘mè i paròll che quand hinn scrivüü
a rèstan.
A scambià i paròll dìi sa pèrd mìa la
fàcia
ma s’hinn sculpìi in dul màrmur
l’è ‘na fugüràscia!
Busìtt, ‘dèss va salùdi, sa védum l’ann
ca ‘l vén,
va làssi cunt i aügüri che tütt ‘l
vàga bén.
E se ’n quaicòss ‘l và stòrt, stée mia
lì a crüziàss,
tegnìi da cünt ra salüüt e ‘ndée in gìr
a spass.
Gh’évan resùn i vécc quand ca disévan
ai fiö:
L’è méi cunsümà i scarp, che mia slisà
i lenzöö!
Mó vialt née pür innànz a fà ’n pù da
baldòria,
ma prìma d’andà a durmì, par finì in
glòria,
mi ma racumàndi: un cichétt par fà cin-cin
inscì cumè ‘l farà ur vòstar
Re Busìn!
Discorso del Re Bosino per il Carnevale 2026 (traduzione)
Donne e ragazze, uomini e ragazzi, gente di Varese,
di tutte le Castellanze, del centro e dei paesi,
siete venuti proprio in tanti, cari miei bosini,
da qui vicino e da lontano: da tutti i posti!
Mi si apre il cuore, dico, non è una bugia:
mi piace davvero trovarmi in vostra compagnia!
È proprio uno spettacolo vedere in giro per le strade
così tanta gente, bambini allegri tutti mascherati,
carri, musica, coriandoli e allegria,
tutta Varese colorata di fantasia!
Non manca proprio nulla, posso dirlo davvero:
un Carnevale che va d’accordo con le nostre tradizioni.
Non è mancanza di rispetto, è il mio parere,
se si cerca di aver attenzione per le nostre radici.
Ed è per questo che sto parlando in dialetto
qui a Varese e non soltanto per i bosini schietti.
Per questo ringrazio Ra Famiglia Bosina
che, per le nostre tradizioni ed il dialetto, è la
regina.
Per fare come si deve, io ne approfitto un pochino,
prendo in prestito le parole di un vecchio bosino.
Lui diceva che si deve “allontanare la malavoglia
e godere il carnevale proprio con buona lena:
i crucci al mondo son tanti, non ci si deve pentire
se, in un anno, in questa settimana, si ride e si
ammatisce”.
Però io sono il Re bosino e, per principio,
devo dire qualcosa sui fatti del Municipio.
Sicurezza, cultura, cantieri lunghi come la fame
sono argomenti da trattare tra i più grami.
Ma di gente che ne parla ce n’è un vagone,
non voglio mettermi anch’io a lamentarmi.
La rotonda di Flaiano era la soluzione
di tutti i problemi della circolazione.
Però, dopo due anni c’è qualcosa che non va
se qualcuno sbaglia ancora a impegnare la rotonda.
Ci vorrebbe uno squadrone di scienziati per capire:
sono gli uomini, i navigatori o i segnali stradali?
Ci sono dei soldi da spendere (oh, che bellezza!?)
per far circolare i ciclisti in sicurezza.
La qualità della vita va migliorata
e la gente va incoraggiata ad andare in bici.
Ma questi percorsi per le biciclette sono fatti a pezzi:
dove mancano, le bici sono da portare a spalla?
Me l'ha fatto venire in mente un uccellino proprio
iersera
che il “best seller” delle cose, da averne piene le
scatole,
è quella del traffico e il lavoro per farlo girare:
si lamentano tutti, tranne chi l’ha progettato.
Di Berforte ci si dimenticherà anche del castello,
a causa delle colonne d’auto ed il relativo gran
bordello.
A Natale abbiamo avuto le luminarie ai giardini
visitate da un sacco di gente e di bosini,
poi, in giro per le nostre strade, la fiamma olimpica:
per uomini, donne e bambini una serata magica!
E abbiamo avuto, di seguito, l’onore di poter ospitare
i giocatori di due nazionali straniere.
Siamo stati davvero fortunati, abbiamo finito in gloria,
otto giorni fa e, specialmente oggi, in gran baldoria
con le genti d’El Salvador, l’allegra invasione:
le loro maschere antiche, le ballerine e i suonatori.
Ma, finite le feste, la città rimane un gran mortorio:
niente da fare, tutto chiuso, non c’è storia.
Ora, però, non voglio stancare, la finisco qui,
la predica, se non è corta, può sfinire!
Per fortuna le parole, anche le mie, volano,
non sono come quelle che, se scritte, restano.
Col modificare le parole dette non si perde la faccia,
ma se sono scolpite nel marmo è una figuraccia!
Bosini, adesso vi saluto, ci vediamo l’anno che viene,
vi lascio con gli auguri che tutto vada bene.
E se qualcosa va storto, non state a crucciarvi,
tenete da conto la salute e andate in giro a spasso.
Avevano ragione i vecchi quando dicevano ai ragazzi:
è meglio consumare le scarpe, che non sciupare le
lenzuola!
Adesso voialtri andate avanti a fare un po’ di baldoria,
ma prima d’andare a dormire, per finire in gloria,
mi raccomando: un cicchetto per fare cin-cin
così come farà il vostro Re Bosino!











