Gli
ingredienti della storia: Primacqua, un paese che potrebbe essere una via di
mezzo fra Luino e Verbania; L’Eco del Lago, giornale con un direttore, Greg
Stefanoni, e il suo braccio destro Giulia Portaluppi; un traffico illecito di
rifiuti, che invoglia Greg (nel romanzo parla in prima persona) ad uscire dalla
routine di notizie più o meno nobili per buttarsi in un’inchiesta rischiosa,
tanto che il vicedirettore ne esce in coma. La materia prima è impastata dalle
mani abili (sebbene autrici di un solo altro romanzo) di Paolo Risi,
sessantenne di belle speranze letterarie, una laurea in Scienze Motorie, un
lavoro in altra direzione, il desiderio di passare da lettore accanito a
scrittore. Mani abili, si diceva, e allora ecco subito un esempio, perché
parlare son buoni tutti: ‘…Un’istituzione cartacea, l’Eco del Lago, capace
di accendere la curiosità di bancari e marmisti, veterinari e impagliatori,
assistenti alla poltrona e padroni del vapore. Eppure esistevano lande da
esplorare, opportunità di crescita da setacciare, provocatoriamente ma non
troppo caldeggiavo da tempo l’ampliamento dello spazio riservato ai necrologi,
mutandone l’ispirazione, arricchendolo con riferimenti storici, letterari e di
costume…’ E per chi ci capisce qualcosa di scrittura creativa, basta questo
esempio. Ampia premessa per dire che ieri sera, venerdì 27 febbraio, nell’ambito
di ‘Storie in Comune’, il Comune di Buguggiate ha ospitato la prima del nuovo
romanzo dell’autore masnaghese, accolto e brillantemente intervistato da Angela
Borghi, che a Buguggiate è assessore, ma anzitutto è scrittrice pure lei.
Quindi con le mani in pasta.
‘Greg,
direttore responsabile’ (questo il titolo del libro), dove Greg Stefanoni è un
personaggio geniale e un po’ misantropo, gran bevitore, appassionato di musica,
infelice e felice ad intermittenza, alla ricerca di un equilibrio interiore che
passa anche attraverso l’audacia di una ricerca della verità carica di rischi.
Paolo
Risi fa parte di quella squadra di autori timidi e capaci, scesi nel campo
letterario ad età già avanzata, che meritano spazio e riconoscimenti. Timido
anche perché chi legge molto sa distinguere fra buona e cattiva scrittura, e
quando passa dall’altra parte la penna un poco trema.
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