martedì 22 giugno 2021

Villa Toeplitz di Varese




 

E’ mia consolidata abitudine, dopo cena, nelle sere più luminose dell’anno, quando il dì resiste a lungo prima di lasciare il passo alla notte, camminare lungo i viali di Villa Toeplitz a Sant’Ambrogio Olona. Ho la fortuna di abitare a cento metri dall’imponente cancello in ferro battuto. Cammino adagio, nel silenzio, fra canti d’uccelli, gli ultimi cri cri dei grilli campagnoli e i primi, zigzaganti voli dei pipistrelli: una preghiera rivolto al vicino camposanto, uno sguardo ai giochi immaginando bimbi felici, la curva sulla sinistra, l’ampio panorama verso Induno, il Monte Orsa, il Generoso, alla mia sinistra la Villa. Continuo in salita, il castagneto, la piscina quadrata con le quattro rane dalla bocca che sputa acqua, quindi il grande prato, i giochi d’acqua, la scalinata, la fontana circolare, la collina che sale, abbracciata dal bosco. Mi siedo su una delle panche vicino al campo da tennis, guardo il tramonto e penso. Immagini, ricordi, pensieri distratti e un senso di riconoscenza per la pace, la bellezza, la quiete. Oltre gli alberi davanti a me vedo i palazzi edificati negli anni Sessanta, che da via Vico salgono in via Casluncio, alloggiati sopra la collina dei Barù. La riconoscenza si fa vicinanza alle mie radici paterne. Noi siamo Zanzi Barù, perché i miei avi venivano proprio da quella collina. Mio padre Mario, negli anni Trenta, giocava su quelle balze cariche di alberi da frutta, allungando la vista oltre il confine di Villa Toeplitz, sperando che la bella proprietaria ancora una volta invitasse lui e tutta la sua classe della scuola elementare ‘Canetta’ ad una merenda in villa. E con mio padre ecco mio zio Francesco, suo fratello, che fu giardiniere dei Toeplitz ed era solito ricordare, da fungiàtt sopraffino, la raccolta di meravigliosi porcini negli angoli del parco che lui ben conosceva ma che non amava rivelare. Quindi, quando anche l’abbondante chiarore estivo si rabbuia, mi alzo e torno a casa.

Dal mese di maggio del duemilaventuno, cioè da quando è andato in stampa e ho avuto la possibilità di leggerlo, ho uno strumento in più per amare villa Toeplitz e il suo parco. Devo quindi riconoscenza a Bruno Belli, che ha raccolto il suo sapere ‘toeplitziano’ nel volume ‘Villa Toeplitz di Varese’, edito da Macchione. Centocinquanta pagine in carta patinata, arricchite da preziose foto d’epoca e foto attuali di Eugenio Manghi.

Belli non è certo uno che improvvisa, che fa le cose alla carlona, come diciamo noi lombardi. Ama approfondire, documentarsi, scavare nel passato con una precisione certosina. Il libro in questione è quindi un concentrato di dati e nomi, di note critiche e di aneddoti per lo più sconosciuti. Si parte con brevi considerazioni storiche sui soggiorni in villa a Varese dal XVII al principio del XX secolo. Il secondo capitolo è dedicato a Jozef Leopold Toeplitz e alla moglie Jadwiga Mrozowska: se il banchiere Toeplitz ha messo i soldi, la bella moglie (attrice, esploratrice, scrittrice, donna dai molti interessi) ha immaginato e realizzato i suoi sogni nella villa e soprattutto nel parco. Detto dei coniugi Toeplitz, l’autore si sofferma con accuratezza nella descrizione della proprietà: villa e parco. Quindi si va oltre i Toeplitz, con i nuovi proprietari e infine l’acquisto da parte del Comune di Varese, il parco reso pubblico e molto frequentato. Il capitolo quinto descrive il patrimonio arboreo (davvero sorprendente) e la fauna. Infine (oltre alle già citate immagini) un’appendice è dedicata al rapporto attuale fra la Villa e l’Università degli Studi dell’Insubria.

Si legge in quarta di copertina: ‘Il complesso di Villa Toeplitz è uno dei massimi esempi di eclettismo architettonico che si riflette adeguatamente nel parco, considerato oggi uno dei dieci più belli d’Italia…Fu soprattutto Edvige Toeplitz, donna di molteplici interessi, a disegnare il parco secondo la propria sensibilità e le suggestioni in lei nate durante il viaggio in Kashmir…La villa, acquistata dal banchiere Giuseppe Toeplitz nel 1914, fu ampliata e disegnata secondo le esigenze dei proprietari, che ne allestirono così un unicum in Italia…’

Il volume può essere acquistato nelle librerie varesine o tramite il sito www.macchionepietroeditore.it

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