In dialetto bosino, l'espressione 'i temp dul Càrlu Cùdiga' sta per 'i tempi andati, il passato'. Ebbene, il digitale ha ampliato lo spazio del virtuale, della vita non reale, con tutti i pro e i contro. Ma anche in passato, quando il digitale non c'era, il virtuale era ben presente. Quanta parte della nostra vita (anche senza il digitale che amplifica) è affidata ai pensieri? Quanti film ci facciamo su quello che dovrebbe essere, che vorremmo che fosse? Quante storie ci inventiamo, che puntualmente non si realizzano? Quanti sogni ad occhi aperti? Certo, tutto questo baluginìo di pensieri non è la realtà in senso stresso, ma è reale perché occupa il nostro tempo (reale). E quando leggiamo un romanzo? Lì c'è vita reale ma anche tanta invenzione. Quindi il virtuale non è una invenzione del digitale. Che c'entra la foto di una giocatore del Città di Varese supino, al termine di una partita? Sta immaginando, 'virtualizzando' una sorte migliore.
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