mercoledì 29 dicembre 2021

'Dopo il traguardo' di Alex Schwazer


 

“Questo libro è un resoconto sincero, schietto, fedele di ciò che mi è capitato. Non è la confessione di un diavolo e neppure l’apologia di un angelo. Chi vuole leggere la biografia di un uomo senza peccati ne deve scegliere un’altra, non la mia.”

Questo si legge in quarta di copertina del libro di Alex Schwazer, ‘Dopo il traguardo’ (Feltrinelli), un incipit che colpisce e che certamente invoglia alla lettura. Perché la sincerità e l’ammissione di colpa fanno sempre colpo. Alex: in copertina una sua vittoria a Roma 2016. Alex, marciatore professionista, talento di Vipiteno, gambe, cuore e polmoni incredibili ma (per sua ammissione) testa fragile, con la predisposizione a tenere tutto per sé, a gioire e a soffrire in silenzio, a faticare sino all’ultima goccia di sopportazione. Schwazer vince, a soli 23 anni, la 50 chilometri di marcia alle Olimpiadi di Pechino 2008, un successo incredibile, mai nessuno così giovane sul gradino più alto del podio in una 50 km, la gara della fatica estrema. Una vittoria che arriva dopo vari travagli (la voglia di smettere, il tentativo con il ciclismo dopo aver abbandonato l’hockey) e che s’apre a nuovi tormenti, a crisi, a risultati fallimentari, il tutto completato con la scelta scriteriata di doparsi, anche in questo caso fai da te, con l’epo comprata in Turchia. Doparsi perché Alex è stanco di vedere i russi sfacciatamente ‘aiutati’ dai farmaci arrivare prima di lui, con tanto di sberleffi. Nessuno l’aiuta, è solo, si butta nel baratro, viene scoperto, squalificato alla vigilia delle Olimpiadi di Londra 2012. Un dramma, il pianto in diretta mondiale, l’ammissione di colpa, la depressione e la risalita, la voglia di dimostrare ai suoi tifosi ma ancor prima a se stesso che può tornare l’atleta pulito, che ha vinto senza inganno. E ci riesce, la risalita è dura ma Alex ci riesce, è pronto e competitivo per le Olimpiadi di Rio 2016 ma arriva il secondo stop, questa volta non per colpa sua: urine non conformi, niente Rio, squalifica sino al 2024, l’ergastolo per un atleta. Alex non è forte di testa, rischia di smarrirsi per sempre ma ancora una volta rinasce, reagisce, aiutato da una donna, da una figlia, dai pochi veri amici che non lo abbandonano. Inizia una lunga battaglia giudiziaria, che vede l’assoluzione “per non aver commesso il fatto” ma non ancora la redenzione per il tribunale sportivo: la squalifica incomprensibilmente rimane. Riuscirà l’atleta altoatesino, ora marito e padre di due figli, allenatore di runner, un uomo che molto ha sofferto e imparato…riuscirà a tornare in gara per le Olimpiadi di Parigi del 2024, quando avrà quarant’anni? Un bel libro davvero, per chi ama lo sport, l’atletica, per chi ama la verità e non si scandalizza se scopre rivalità, bassezze, illegalità, sotterfugi, egoismo, complotti e miserie anche sui sentieri della regina degli sport, dove il doping c’è eccome. Purtroppo.

Alex Schwazer, nato a Vipiteno nel 1984, è l’atleta più giovane nella storia delle Olimpiadi ad aver vinto l’oro nella 50 km di marcia. Nel suo palmarès due bronzi ai Mondiali, un oro agli Europei e nove titoli italiani. E’ sposato con Kathi e ha due figli, Ida e Noah. Ed è l’autore di un libro che può fare del bene.

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