venerdì 23 gennaio 2026

Il sogno di Pietro Macchione




 

“Eh, caro Carlo…” Con tale espressione, accompagnata da un sorriso, Pietro Macchione spesso concludeva i nostri dialoghi. E in quell’ eh ci stavano la sua esperienza delle cose del mondo, e insieme il suo desiderio di comprendere, di accettare, di mediare e anche di tacere, perché in lui non albergava certo la presunzione di essere migliore, o addirittura il migliore, pretesa che non di rado caratterizza gli uomini della politica e delle lettere, i due ambienti che maggiormente frequentava. “Eh, caro Pietro…” dico oggi io, di ritorno dai funerali dell’amico, celebrati stamani, 23 gennaio 2026, nella gremita Basilica di san Vittore, “hai visto quanta gente? E anche non pochi occhi lucidi…Te li sei meritati.”

Pietro aveva un buon carattere, cioè metteva a proprio agio le persone, le valorizzava (a volte forse con qualche piccola, innocente bugia), e gioiva della gioia altrui, soprattutto quando intuiva la soddisfazione che un autore prova, trovando il suo nome stampato sopra una copertina. Prima l’aveva sperimentata lui quella soddisfazione (tanti i suoi libri pubblicati) e poi si è dato da fare per regalarla ad altri, a molti altri. I puristi delle lettere diranno che è stato di manica troppo larga, che ha regalato diplomi da scrittore a chi non se lo meritava (secondo certi canoni), ma Pietro (spalle larghe e cervello fino) andava avanti per la sua strada, camminava lento, macinava idee, sorrideva e quando mi incontrava diceva: “Eh, caro Carlo...”

Commovente e partecipata la funzione stamani nella nostra basilica. Autorità, politici, scrittori più o meno degni di tale titolo, librai, giornalisti, i parenti, tanti tanti amici. Il celebrante, nell’omelia, ha parlato del sogno del signor Pietro: “Andrà avanti questo suo sogno? Ci sarà qualcuno che continuerà il suo cammino? La strada da lui tracciata farà un altro passo avanti?” Pietro lascia un’eredità che non può essere divorata dalle tarme della carta per pigrizia, mancanza di coraggio e di quattrini. Non sarà certo un compito facile non far morire la Pietro Macchione editore, ma prendiamo esempio dal suo fondatore. Correva l’anno 1994: Pietro si mise in cammino guidato dalla passione, carburante che prese a pedate i rischi e tirò dritto…     

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