Oggi,
19 gennaio, è morto Pietro Macchione. Una malattia di quelle implacabili ha fiaccato
sino allo sfinimento le energie di un uomo indomabile, che Varese rimpiangerà. Prevale
in me il desiderio di pregare più che di scrivere, ma qualcosa aggiungo, e il
resto lo affido a quanto pubblicai nel 2023, in occasione degli ottant’anni di
Pietro. Qui aggiungo solo che ho ancora nel cuore la bella sera (era il 9
luglio del 2024) vissuta a casa mia, quando invitai Pietro e altri amici, e gli
preparai una crostata (il solo dolce che so cucinare) con la scritta 30, perché
erano i trent’anni della sua casa editrice, la Pietro Macchione. L’editore era
felice. E poi gli ultimi messaggi che ci siamo scambiati. Stavamo lavorando
alla mia nuova raccolta di racconti, programmata per questa primavera. Era
arrivata la prima bozza, gli proponevo alcuni cambiamenti e lui così
rispondeva: ‘Va bene Carlo, siamo in tempo a fare tutto al meglio. Riesco a
seguire tutti i lavori come sempre. Grazie per l’attenzione. Pietro.’ Era il 12
dicembre, Macchione era in ospedale ma ancora lavorava. Quindi l’ultimo, il 23
dicembre, come risposta ai miei auguri natalizi: ‘Carissimo Carlo, auguri di
ogni cosa a te e alla tua bellissima famiglia.’
Immagino
la fatica di Pietro, già molto malato, per mantenere questi contatti, con me
come con decine e decine di autori, amici, che avevano bisogno di lui perché la
Macchione era lui. Poi gli hanno sfilato dalle mani il cellulare, ed è stato
silenzio.
Chi
vuole incontrare Pietro Macchione basta che si rechi alla Madonna del Monte, ma
deve alzarsi presto, perché il prof di lettere in pensione perpetua la sua
camminata all’alba: salita lungo la rizzàda e discesa per la strada asfaltata,
“Perché altrimenti mi continuano a fermare. Conosco tanta gente” mi dice. E lui
quello spazio mattutino vuole viverlo nel cammino e nella solitudine. Oppure
basta passeggiare in centro Varese, soprattutto nella zona Brunella-corso
Matteotti. E allora è facile incontrare l’ex politico del partito comunista,
che passeggia col suo passo lungo e flemmatico, sempre in giacca, sempre
circondato dalla nuvola dei suoi molti pensieri. Perché parliamo di lui? Perché
l’editore Macchione compie ottant’anni, un bel carico d’anni che si porta sopra
le sue spalle larghe. Non ci pensa e lavora. “Io lavoro dalla mattina alla
sera” mi dice. “Faccio l’editore a tempo pieno, nient’altro.” Non lo dice ma lo
lascia intendere: lavoro e così evito i pensieri malinconici della mia età;
lavoro e mi rendo utile alla causa del libro, agli autori che desiderano
incontrare lettori, mi metto al servizio della cultura e sono sereno.
Ottant’anni così riassumibili: l’arrivo a Varese dal sud, la lunga carriera di
docente, di attivista politico nelle file della sinistra, l’approdo in
Consiglio comunale a Palazzo Estense, tangentopoli e lui assessore
all’urbanistica nell’avventura di un solo mese del sindaco Angelo Monti, quindi
con il Pds di Marantelli, appoggio esterno alla giunta leghista di Raimondo
Fassa, poi la scelta di votare non secondo le direttive di partito,
l’espulsione, la nuova nomina ad assessore all’urbanistica con Fassa, un Piano
Regolatore portato a casa con successo, quindi Fassa che non si ricandida e
Pietro che lascia definitivamente la politica (siamo nel 1994) e inizia, a
cinquant’anni, una nuova vita da editore. Trent’anni intensi, che Macchione
riassume così: “Io lavoro e basta, ho la mia autonomia, ho il mio spazio, ho la
mia pensione che mi permette di vivere. Con i libri mi basta andare in pari.
Pubblico molto perché così i libri girano, la cultura si diffonde.” E –
aggiungo io - gli autori ringraziano, perché solo chi ha gustato il profumo di
un libro che porta in copertina il tuo nome sa la soddisfazione che si prova.
Pietro
l’editore ha una memoria storica formidabile, che gli permette di risalire nel
tempo spiazzando l’interlocutore. Conosce vita, morte e miracoli di molti
varesini (e non pochi sono illustri) ma molto se lo tiene per sé, perché non
ama discutere, ben sapendo che l’umanità (non solo varesina) è permalosa per
natura. E così va avanti, a passo lento ma costante, da vero montanaro del sud
che ha trovato ai piedi delle Prealpi terreno adatto alla sua natura, come altri.
Auguri,
caro Pietro. Ad multos annos.
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