domenica 16 giugno 2019

Il mio regalo


Ecco il mio regalo di compleanno: poter fare ciò che faccio tutti i giorni...la bici, la mia famiglia, i libri, la scrittura, i piatti da lavare, un cielo sereno sopra la mia testa spennacchiata, qualche pensiero non banale, il buon cibo.....   

sabato 15 giugno 2019

Ciao Ida



E' morta Ida, zia di Carla, sorella di mia suocera Anita. Desidero ricordarla qui anche perché ho conosciuto lei quando ho conosciuto le Marche, cioè nell'agosto del 1980, invitati al matrimonio di sua figlia Mariella, morta prematuramente. L'anno dopo sarei tornato in viaggio di nozze, e poi tante altre volte, soprattutto negli anni Ottanta, con le bambine piccole, noi in vacanza a Porto Recanati. Lei, il simpatico marito Richetto, i figli, tanta accoglienza, tanta terra da coltivare e le due case sul colle verso Recanati, quella antica e quella nuova, dove ho ambientato più di un mio racconto, e in particolare alcune pagine dell'ultimo romanzo. Domani i funerali e la sepoltura al cimitero di Montecassiano, lo stesso che descrivo in 'Nudo di uomo'.
Ci siamo salutati l'ultima volta (foto) due anni fa. Una bella serata, una cena con tanti parenti, la pizza di Matteo, il buon vino, gli affettati...ciao Ida.

Bocca chiusa



Bocca chiusa. Non parlate. Non date aria a reazioni rabbiose, istintive, che regalano una soddisfazione breve, al prezzo della dura fatica di chiedere scusa o -se non si è capaci poi di rimediare- di lunghi, interminabili silenzi, di arroccamenti, di distanze in fase di allontanamento. Prendete tempo, serrate le labbra, considerate le altrui ragioni, non fate gli offesi, resistete qualche attimo, pazientate, ragionate. Troverete altri modi di liberare la rabbia, che va liberata: urla in una stanza chiusa, sfoghi nella scrittura, nello sport....

Una Messa per Cecco

                                                                ph carlozanzi


Domani 16 giugno, ore 11.15, nella chiesa di Casciago, verrà celebrata una Messa alla memoria di Francesco Andreotti, morto prematuramente.
Ecco il mio amico Cecco (a destra) insieme a Carletto Maroni, in occasione dei Mondiali di ciclismo varesini, settembre 2008.



venerdì 14 giugno 2019

63-36-63



63...quanto vorrei poter far fare un saltello laterale a sinistra al numero 3...36..era il 1992, da poco padre per la terza volta, sempre più inserito alla Vidoletti, davo inizio al mio secondo lavoro di cronista politico per il settimanale Luce, già alcuni libri pubblicati, tante idee....forse troppe...un famiglia impegnativa, nemmeno avanzavo il tempo per l'amato sport (ripartirò nel 1995)...già con molti dubbi di fede...un vaso sempre più colmo, che traboccherà nel 2005...e siamo a 63...mi gratto la barba sul mento, perplesso e un po' felice...e se volete sapere chi sono...qui lo troverete....

L'infinito - 6

                                                                              vela sul lago Maggiore
                                                                                                                       ph carlozanzi, dai Pizzoni di Laveno



Così tra questa immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.

Uno dei miei colli dell'infinito preferiti è la cima del cannoncino al Campo dei Fiori, in particolare una panca in pietra dove mi sdraio dopo essere salito in bici. La mia siepe sono gli occhi chiusi, il panorama lo conosco molto bene. Non c'è silenzio, perché almeno il canto degli uccelli permane, è costante e gradito, è un rumore-non rumore. E così annego, con il volto scaldato dal sole. Ma il mio naufragio non è tempestoso, non è nemmeno un naufragio, è come fossi su un materassino, vicino alla riva, il mare è quieto, onde minime che mi fanno traballare dolcemente, piedi e mani nell'acqua, ogni tanto uno spruzzo che mi rinfresca, la capacità (rara) di non pensare alla morte e al dolore, come se il presente si gettasse in un futuro promettente. 
Dura pochi attimi, lo so. 

Fine. 

La lunga giornata di Azzalin

                                                                                                ph carlozanzi



Stasera, venerdì 14 giugno, alle ore 21, al Teatro Santuccio di via Sacco 10, a Varese, Dino Azzalin presenta il suo nuovo libro, un romanzo, il suo romanzo d’esordio.
L’ho letto. Ecco il mio parere.

Prima di iniziare la lettura del romanzo di Dino Azzalin, ‘Una lunga giornata’ (ES edizioni), il primo romanzo del poeta e scrittore varesino, si incontrano tre citazioni. Una è da William Blake e dice ‘La strada dell’eccesso porta al palazzo della saggezza’. E pare proprio di entrare in questo palazzo, al termine della lettura del giallo psicologico, o quanto meno il protagonista della storia, Philippe, pare ravvedersi e considerare come percorribile anche la strada che segue regole e ragione, e non primariamente quella dell’istinto, della passione. Ma qual è l’eccesso di Philippe? Forse tutta una vita eccessiva, perché l’uomo è un libertino capace di tenere solo un flebile legame di convivenza (ma ognuno nella propria casa) con Ruxana. La donna è madre della ventenne Doris, che non è figlia di Philippe. Ed è proprio la bella giovane, scomparsa senza lasciare traccia, a destare inquietudini e paure in Philippe che, essendo il maggior indiziato, si trova a vivere un giorno e una notte torchiato dall’ispettore Argento. Già, perché il cinquantenne di Stresa (si presume abbia questa età) si è lasciato condurre fra le braccia della ragazza, vivendo quella diabolica, stupefacente, intrigante, desiderabile e deprecabile attrazione verso una donna che potrebbe essere la propria figlia, dannazione che entra nei sogni meno nobili di molti cinquanta-sessantenni maschi. Azzalin avrà letto senz’altro Lolita di Vladimir Nabokov, qui non si tratta di minorenne, ma certo tornano alla mente quel romanzo e quelle suggestioni. Il giallo avrà il suo epilogo, forse è solo un brutto sogno di Philippe, forse è realtà, l’autore lascia il dubbio finale ma non è questo l’essenziale.
Dico subito che il romanzo, ambientato sul lago Maggiore, mi ha convinto per metà, pagine apprezzabile ed altre meno. Del resto l’autore varesino, classe 1953, da Pontelongo, belfortese acquisito, noto in città anche per essere editore e animatore culturale, è al suo primo romanzo: diamogli tempo. La prima parte, diciamo il primo capito, è troppo lungo (quasi 30 pagine) e ripetitivo, non invoglia a continuare e bisogna pazientare, resistere. Poi, diciamo dopo pagina settanta, arrivati al centro ‘erotico’ del romanzo, quello che teoricamente sarebbe stato il più insidioso, Azzalin aggiusta il tiro e la sua prosa poetica (nasce poeta e si capisce) prende slancio e vitalità. Da lì in avanti, anche perché incuriositi dalla trama e dal desiderio di sapere che fine avrà mai fatto la bella Doris, il romanzo scorre con più agilità. Molte le citazioni letterarie, costante la ricerca della fase ad effetto, del significato altro; alcune pagine, quelle meno riuscite, paiono scritte da due autori che non riescono a trovare una sintesi nella loro prosa: si procede ad alti e bassi. Interessante il dialogo fra il donnaiolo e l’ispettore, fra l’uomo che crede alla morale del piacere, del disimpegno, della vita da bere tutta d’un fiato senza farsi troppe domande (se non quando si è nei guai) e l’uomo della legge, rigoroso e idealista, che fa della morale del dovere il suo piacere. Si crea fra loro simpatia e complicità, perché in fondo sono le due anime che convivono in ciascuno di noi, in lotta continua, alla ricerca di un equilibrio sempre precario.