domenica 29 aprile 2018

Il pensiero della semina




Mi scuserà l’amico poeta-narratore Dino Azzalin, ma benché mi sforzi (e il fatto che debba sforzarmi già non va bene) la sua poesia non riesco a capirla. Non la comprendo e non mi emoziona. Non è certo colpa sua…né colpa mia….qui non è questione di colpe ma di sintonia poetica. Una qualche mia colpa ci deve però pur essere perché Dino è pubblicato da Crocetti (uno degli editori più qualificati in fatto di poesia), ha giudizi critici positivi di poeti autorevoli (e fra questi Zanzotto), quindi sono io che non sono all’altezza della poesia contemporanea. Ciò è evidente. Faccio mea culpa.
Mi dirà l’amico Dino: -Caro Carlo, ma se non ti è piaciuta, se non ti aggrada perché scriverne? Perché pugnalarmi alle spalle? Meglio tacerne. –
Ma qui non si tratta di stroncare un libro (sto parlando de ‘Il pensiero della semina’, l’ultima raccolta poetica di Azzalin), per carità, e poi non sono un critico, qui si tratta di condividere pareri. A uno piace il dolce, a un altro no..preferisce il risotto. So che Dino non se la prenderà. E poi chissà, la poesia che ora metterò ad esempio sarà illuminante per altri, che si incuriosiranno. Ecco, ne scelgo una a casa (sono circa a metà libro):

p 29

L’assenza è quasi sempre una scelta precisa.
Misura la distanza del ritorno, l’assoluta stasi
di una parola o di un niente che tace.
Matura un cielo da preda o una radice
più fertile del nostro fragile esistere,
e ci nutre con la sua ombra, che ci aiuta
a sopportare l’attesa di una stella dal mare

Si dirà che io sono di bocca buona, che cerco la facile commozione, che la mia semplicità viaggia pericolosamente sul limitare del baratro della banalità, ma io questa poesia non la comprendo. Né chiedo a Dino di spiegarmela, perché lui pronto mi risponderebbe: ‘Una poesia non si spiega, caro Carlo.’



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