giovedì 9 luglio 2015

La profezia della professoressa Pedoja

                                                                                                   ph carlozanzi


Questo che vedete è uno dei cortili interni della scuola media Augusto Righi di Varese, ingresso da via Como. La mia scuola media dal 1967 al 1970. Il cortile che vedete allora era di ghiaia, niente buca del salto in lungo, niente murales. Qualche giorno fa ho conosciuto una ragazzina che verrà in prima media alla Vidoletti: è la nipote della mia prof di lettere alla Righi, la temuta prof Graziella Pedoja, severa non poco. Sull'italiano scritto non avevo problemi, in orale qualche ansia, anche perché non studiavo alla follia. La prof. Pedoja soleva ripetere a mia madre: "Suo figlio è bravo, sì, ma POTREBBE FARE DI PIU'" Frase classica da prof., che oggi torna perché, in tempi di bilanci di una vita, quella frase è certamente stata profetica. Sono sempre stato il tipo che avrebbe potuto fare di più, amante della sperimentazione in vari ambiti più che della specializzazione, che porta alla prestazione importante. Studiavo sì, ma intanto amavo fare sport, e altro. Così è stato al Liceo Classico, dove per i primi tre anni ho vivacchiato (Mock mi tirerebbe le orecchie, perché bisogna vivere), salvo poi aumentare l'intensità degli studi dopo l'esame di Greco in 1^ liceo, chiudendo con uno scatto finale è un decoroso 48/60 alla Maturità. Avrei potuto fare medicina (medico sportivo), o lettere (giornalista) o l'ISEF, e ho fatto la scelta più sicura e 'comoda'. And so on. Mi pento di essere stato uno che 'avrebbe potuto fare di più'? Direi di no. E poi sono giovane, ho ancora tempo per FARE DI PIU' 

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