sabato 3 marzo 2018

Ma tu pensa


                                                                 ph carlozanzi


MA TU PENSA
di carlozanzi

Ma tu pensa se io fossi solo,
nel letto freddo, senza il suo respiro,
con il braccio che avvolge un po’ di nulla,
vecchio bambino con l’orco lì vicino.

Considera se fossi nel silenzio,
nel buio, senza il battito di un cuore
che cozza contro il mio, che mi confida:
‘Sommo le gioie, divido i tuoi dolori’.

Tu pensa, amico mio, se fossi solo,
a discutere coi miei tristi pensieri,
rimuginando il bello che ho perduto
per colpa di un coraggio che ho svenduto.

Ma un breve fiato di pace solitaria
cerca una vita d’amabile rumore,
un rischio folle di disperazione,
convinto dalla legge dell’amore.


02.03.2018

venerdì 2 marzo 2018

Trent'anni di 'insuccessi' - 2


Perché mai celebrare un trentennale insuccesso (sebbene fra virgolette)? La domanda è lecita. Chi verrà vedrà, meglio, capirà. Da tempo amo impostare i miei incontri pubblici con gli amici lettori in un clima familiare, dove è più facile essere sinceri. Non amo certo gli applausi forzati e scontati, i sorrisi tirati, i convenevoli, l'apparenza che -come si dice- può ingannare. 

2-continua

Fragole




Fragole
di carlozanzi

Il cielo quest’oggi piange neve,
scordandosi le promesse di marzo;
mi rifarò con due mani di fragole,
coccolate da serre lontane.

Le laverò come si lava un bimbo,
le taglierò senza il dolore del sangue,
nevicherà zucchero e gocce di vino,
nella centrifuga di un cucchiaino.

Attenderò con pazienza il disgelo,
la dolce guazza che nasce sul fondo,
promettendo che non avrò fretta,
se ogni frutto mi merita tutto.

Non sprecherò con un gesto distratto
un dono che non ho meritato;
il cielo oggi ha il fiato di ghiaccio,
porto in dote una coperta di fragole.



2 marzo 2018

Una mano di bianco

                                                                                         ph carlozanzi


Accomodiamoci su una città, risanata da una mano di bianco.

giovedì 1 marzo 2018

La sofferenza inutile


Credo ci si possa allenare in quasi tutto. Anche per placare la sofferenza psicologica che alimentiamo noi, una sofferenza che definirei 'inutile'. E' un allenamento che cerco di mettere in pratica ora. Per carattere non sono certo dalla parte di Epicuro, che afferma, sintetico: paura della morte? Non è da saggi. Quando c'è la morte non ci siamo noi, e quando ci siamo noi non c'è la morte. Sono più dalla parte di papa Francesco, che dice: pensare alla morte permette di non credersi padroni del tempo. Mi sono reso conto che il pensiero del dopo, le previsioni da testa fasciata prima di averle prese condizionano il mio presente, lo condizionano troppo. Mi sto allenando per stare nell'attimo, per zittire le chiacchiere del futuro possibile. Credo che qualcuno ci riesca naturalmente, altri penano...e soffrono. Non è da saggi una sofferenza inutile, quando abbondano quelle inevitabili. 

In ricordo di Emilio




Stamani 1 marzo 2018 alle 3 è morto Emilio Bortoluzzi. L’ho appreso dalla pagina fb del figlio Alberto, mio amico, al quale rubo anche la foto di suo papà, quando ancora stava bene. Non ho conosciuto personalmente Emilio, ma vi sono state due occasioni che ci hanno visto insieme in un libro, e un libro di poesie, suo, che ho qui di fianco a me. Rispetto ai libri, entrambi siamo stati contattati dal fotografo Carlo Meazza per collaborare con una testimonianza al suo volume VARESE, 50 MODI DI DESCRIVERE LA CITTA’, uscito nel 2000. E proprio da queste pagine riporto la biografia di Emilio:
‘Nato a Venezia nel 1921, dal 1934 vive a Varese, dove ha compiuto tutti gli studi sino al conseguimento della maturità al Liceo Ginnasio  Cairoli. Laureato in medicina e chirurgia all’Università degli Studi di Milano, si è poi specializzato in Anestesia e Rianimazione nel 1951. Assunto all’Ospedale di Circolo di Varese, vi ha esercitato la sua attività fino al 1988. Da tale data, primario emerito, si è impegnato in attività sociali e ha potuto anche dedicarsi con maggior impegno al difficile esercizio dello scrivere in prosa e poesia. Ha pubblicato a tutt’oggi cinque libri di poesia: In viaggio, Satirette e Cose semplici, Safari, Nel buio e Istanti.’
Proprio quest’ultima sua raccolta è in mio possesso, e oggi l’ho ripresa, sfilandola dalla mia libreria. C’è anche una sua dedica:
A Carlo Zanzi, scrittore vero.
Porta la data del 15 aprile 1996. Voglio qui riportare proprio la prima poesia, che parla di un’ambulanza ma, forse, anche della morte:

Interludio

“Verrà, verrà di certo
in nostro, in tuo soccorso!”

L’annuncio è una certezza,
o una promessa vaga

nell’afa che impaluda
d’inedia luglio, agosto?...

-Come una sfida
per le strade deserte,

a scuotere il torpore
arriva un’ambulanza:

viavai di barellieri…
“E’ stata una disgrazia.”

Io ed Emilio siamo insieme anche in un secondo volume, da poco uscito, un progetto del figlio Alberto: METEORE SU VARESE. Io come fotografo, Emilio come scrittore.
I funerali sabato 3 marzo, ore 15, nella chiesa di Velate.

Un prefetto pensionato


Uno Zanzi in pensione. No, non sono io, è il nostro prefetto Giorgio Zanzi, che ha raggiunto l'età della quiescenza. Festa in città ad un uomo dello Stato che ha fatto il suo dovere. Non lo conosco personalmente, non ho aneddoti particolari su di lui, se non che mi ha premiato nel gennaio 2017, alla Festa dra Giobia della Famiglia Bosina (foto). Ci siamo incrociati qualche altra volta, in pubbliche manifestazioni, ed ho potuto raccogliere molti pareri positivi sul suo operato. Uno Zanzi che si è fatto onore. Bravo!