A
pochi passi da via Felicita Morandi, in Varese (la via delle carceri dei Miogni),
e per la precisione in via Albuzzi 16, una targa ricorda che lì vide i natali,
nel 1827, Felicita Morandi. Già, ma chi era costei? E perché parlarne, se sono
trascorsi 200 anni? L’occasione mi è offerta dal ritorno in voga di un corposo
volume, realizzato nel 2008, che reca nel titolo: ‘Felicita Morandi e l’avventura
di fare scuola – Biografia di un’educatrice lombarda’ (Macchione editore),
scritto a molte mani e reso possibile dalla Direzione didattica Varese 6 –
Centro studi del Varesotto, fortemente sollecitato da Roberto Fassi. Sì, perché
alla Morandi venne dedicata la scuola elementare, che proprio in via Morandi
ancora sorge e svolge il suo importante compito educativo. Qui sarò breve, con
la promessa di tornarci su più in dettaglio quando, nel 2027, Varese farà
giustamente memoria di questa illustre concittadina, poiché saranno i 200 anni
dalla sua nascita.
La
bimba Felicita, così chiamata dai genitori perché apportatrice di felicità
nella famiglia, nasce nel 1827 in via Albuzzi da una famiglia dell’agiata
borghesia, si presenta con un carattere vivace, al limite della ribellione,
poco riflessiva e molto attiva. I suoi studi si fermano alla terza elementare,
farà tappa in vari collegi, avrà modo di perseverare nella sua condotta non
esemplare (soprattutto per i canoni femminili di allora) ma darà prova di
grande sensibilità soprattutto verso le persone sofferenti, gli orfani in
particolare. Da autodidatta continuerà a formarsi culturalmente, dando spazio anche
ad una produttiva dote poetico-letteraria. Malattie, lutti, crisi economica e
altri eventi negativi porteranno Felicita ad una scelta radicale: niente
matrimonio ma un lavoro, che le consenta di mantenere (dopo la morte del padre)
la madre e le sorelle. Ecco allora la Morandi in giro per il nord Italia, come istitutrice
e quindi come ispettrice principalmente negli orfanotrofi. Nella sua attività
saprà unire dolcezza e fermezza di carattere, idee innovative circa le linee
educative da adottare negli orfanotrofi, lasciando in eredità anche numerose
opere letterarie. Morirà nel 1906, vivendo in povertà gli ultimi anni della sua
incredibile vita.
Ecco
il sommario, che dà l’idea della completezza del volume:
‘Felicita
Morandi, educare scrivendo’ prefazione di Renata Lollo.
‘L’educatrice
e la scuola varesina a lei dedicata’ di Angelo Monti.
‘1-L’educazione
e l’istruzione nel XIX secolo in Italia e in Lombardia: La scuola in cammino’
di Mariuccia Nisolli.
‘2-La
condizione dell’infanzia nelle terre lombarde dell’Ottocento’ di Anna Macrì.
‘3-Nascita,
primi vagiti e giovinezza di Felicita Morandi, varesina’ di Tiziana Cabri e
Annarosa Manfreda.
‘4-Il
borgo di Varese a metà Ottocento: il re in città’ di Luigi Ambrosoli.
‘5-Cenni
di storia della pedagogia italiana ed europea tra la seconda metà dell’Ottocento
e l’inizio del Novecento’ di Annarita Tola.
‘6-Felicita
Morandi: gli anni della maturità, educatrice e scrittrice’ di Angelo Nocera.
‘7-Commento
ai Programmi didattici della scuola elementare ai tempi dell’unità d’Italia’ di
Patrizia Gavazzi.
‘8-Il
luogo di un’eredità pedagogica: la scuola primaria MORANDI di Varese e l’autonomia’
di Daniela Tam Baj.
‘9-Una
vita di sani principi per la signorina Felicita’ di Rita Lorenzi.
’10-Segnalazione
delle principali opere di F. Morandi in ordine cronologico’.
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