Grazie al giornalista e narratore Riccardo Prando per questa recensione, pubblicata sul settimanale Rmfonline.
Verrà presentato giovedì
27 marzo, ore 18, Sala Morselli alla Civica Biblioteca di Varese il romanzo di
Carlo Zanzi ‘Corpi imperfetti’ (Macchione editore). Nella scelta di alternare
un capitolo in cui nonno Mauro descrive in prima persona la propria decadenza
fisica e mentale ed uno in cui l’autore registra in terza persona l’esplosione
di vita della diciannovenne Claudia alle prese con un amore complicato, in cui
il sesso gioca un ruolo non secondario, passa tanto della biografia dell’autore
e del suo amore incondizionato per Varese, la città dov’è nato e cresciuto
continuando a coltivare le radici della propria storia famigliare e dove si
svolge l’intera vicenda. Cambia lo stile a seconda del tipo di capitolo: nervoso,
diretto, asciutto, spesso crudo nel linguaggio che però, di tanto in tanto, risulta
intenerito da espressioni dialettali che aiutano il lettore a calarsi nell’ultranovantenne;
più disteso, descrittivo, giovanile, dispiegato entro una sintassi più
tranquilla e meno irruenta, quando è l’universo giovanile ad irrompere sulla
scena. Scelta che consente di rimbalzare da una storia all’altra con vivacità
inattesa. Corpi imperfetti come sono quelli di tutti e di ciascuno, dove la loro
inesorabile decadenza si alterna all’esplosione vitale nel ricordarci il ciclo
naturale dell’esistenza. Zanzi cala i suoi personaggi, non si sa -o forse si,
per chi lo conosce meglio- quanto inventati e quanto reali, nel contesto di
questi anni Duemila segnati da personaggi pubblici che hanno fatto la storia di
Varese e dell’Italia e da eventi drammatici come la pandemia da covid. Uno
sguardo al presente (anche grazie al progetto grafico in copertina affidato
alla figlia Valentina), al passato recente e anche -in un impegno che possiamo
definire coraggioso per le implicazioni personali che comporta- al passato un
po’ più lontano: nel proporre a fine romanzo le pagine che scrisse per i
fratelli quarant’anni fa alla morte della mamma, pianista e insegnante di
musica alle scuole medie della provincia, ci apre il cuore ad una pagina
dolorosa della sua storia, quasi a chiudere il cerchio d’una serie di opere
letterarie che ci ha regalato con generosità negli anni, spesso con a tema
luoghi, persone, ambienti varesini, come a dire: “Questa è la mia vita, qui
dentro sono le mie radici. Abbiatene cura come ne ho io”.
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