Vladimiro
Panizza detto Miro, classe 1945, soprannominato la Roccia di Fagnano Olona,
ciclista professionista dal 1967 al 1985 eccetera eccetera eccetera: e se
volete dare sostanza a questi eccetera non dovete far altro che comprare il
libro che il giornalista Paolo Costa ha dedicato al Miro delle Fornaci di
Fagnano, morto prematuramente di infarto nel 2002, a soli 57 anni. Titolo: ‘Miro
Panizza – Campione fra i campioni’ (Macchione editore). Probabilmente il cuore
che l’ha tradito è stato sin troppo ‘maltrattato’ da Panizza nei tanti anni di
sport agonistico, o forse no, questo nel libro non è scritto, ma certamente il
ragazzo di Fagnano non si è mai risparmiato in bici, ha buttato il cuore oltre
l’ostacolo e ancora più su, soprattutto verso l’alto visto che era uno
scalatore, condannato dal fisico (165 di altezza per 58 kg di peso) a pagare
dazio principalmente nelle cronometro. Costa (che non è giornalista sportivo ma
ha lo sport nel sangue, soprattutto il ciclismo, e ha già firmato libri
dedicati a Binda, Bartali e Contini) regala agli appassionati una biografia 'panizziana' davvero completa, ricca sì di numeri, date, eventi, vittorie,
statistiche e immagini, ma carica anche di aneddoti, di testimonianze di
campioni più o meno noti, che hanno pedalato con il Miro, che sono stati i suoi
capitani o i suoi gregari, che hanno battagliato, litigato e vissuto momenti di
profonda amicizia con la Roccia dal cuore tenero. Il testo in quarta di
copertina (vedi foto) dice già molto. Aggiungo solo qualche dato: Vladimiro
Panizza ha il record di partecipazioni al Giro d’Italia (18, 16 dei quali
conclusi, e per 8 volte si è classificato nei primi 10). Nel 1980 ha indossato
per sei giorni la maglia rosa. 31 vittorie nei professionisti, alcune memorabili.
Ha indossato (oltre alla maglia azzurra, in diversi Campionati mondiali) le
maglie Vittadello, Pepsi Cola, Salvarani, Cosatto, Zonca, GBC, Brooklyn, Scic,
Vibor, Sanson, Gis, Del Tongo, Atala Campagnolo, Ariostea.
Miro
ha condiviso fianco a fianco gli epici duelli Merckx-Gimondi e Moser-Saronni,
battagliando fra gli altri con un campionissimo come Bernard Hinault.
Sanguigno, spontaneo, generoso, sincero, poco diplomatico, schietto e franco,
Miro è oggi ricordato con affetto da tutto il mondo delle due ruote sottili.
Così
si conclude il testo di Paolo Costa in quarta di copertina: ‘…Il bello del
ciclismo, per me giornalista non di sport (ho quasi sempre lavorato nella
comunicazione pubblica) è che posso permettermi di trattare corse e ciclisti
per diletto. Tentando, se possibile, di fare anche della beneficenza. Questa
volta, pensando a Miro, animatore di tante iniziative di solidarietà, l’invito
è a dare una mano alla Casa di Miro (che ospita disabili) e alle opere
francescane in terra Santa.’
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