venerdì 31 marzo 2023

Silvano Contini secondo Paolo Costa


 

Profuma di stampa fresca il libro che Paolo Costa (giornalista in Regione Lombardia) ha dedicato a Silvano Contini, ciclista varesino di fama nazionale e anche di più. E allora parto dalla fine, cioè dal parere che di Contini ha espresso Marco Pastonesi, giornalista alla Gazzetta dello Sport: “Silvano Contini potrebbe tirarsela: in 13 anni da professionista, oltre alle 14 maglie rosa (e a quella bianca di miglior giovane al Giro ‘79), ha vinto una quarantina di corse, le ha vinte di tutti i generi, giri e tappe, classiche italiane e classiche-monumento, cronoprologhi e crono coppie, cronosquadre e cronoscalate, e le ha vinte in tutti i modi, in volata e in fuga, in gruppetto e da solo. Invece Contini ricorda, racconta, spiega come se quei primati, quelle vittorie appartenessero a un altro corridore. Più che modestia, semplicità. Più che umiltà, realismo. E nessun rimpianto, nessun rammarico, nessuna polemica.”

Ecco allora un volume che ci regala un personaggio varesino che ha accettato la pubblicazione purché diventi strumento di beneficenza, occasione per aiutare chi ha avuto meno fortuna di lui. Classe 1958, da Leggiuno, Silvano ha le caratteristiche del ragazzo prodigio, tanto che a 19 anni è già ciclista professionista, alla Bianchi Faema, alla corte di Felice Gimondi; come se un giovane scrittore trovasse, per il suo romanzo d’esordio, le porte aperte alla Mondadori o alla Einaudi. Un paio d’anni di gavetta, poi gli anni Ottanta con il periodo d’oro di Silvano, quarto incomodo fra Moser, Saronni e l’inarrivabile Bernard Hinault. 1980-1981-1982, tante vittorie, tante maglie rosa e tutti si aspettano il botto: il varesino esploderà. La favola è bella ma non ci sarà il gran finale: Contini alternerà altre vittorie ma anche sconfitte e cali di forma, naufragi clamorosi, risalite, nel 1984 il matrimonio, l’ultimo anno alla Bianchi e forse la consapevolezza che si pedalerà ancora, ma non più ad altissimi livelli: dalla Bianchi alla Ariostea, e poi alla Gis gelati, alla Del Tongo, alla Malvor Bottecchia, infine alla Gis Benotto: è il 1990, ultimo anno da pro, Contini appende la bici al chiodo, sul muro della falegnameria di famiglia, che da quel momento sarà la sua nuova vita e la sua fonte di sostentamento.

Oggi il campione leggiunese (patria anche di Gigi Riva, rombo di tuono) è padre felice di tre figli, marito contento, nonno soddisfatto, pedalatore occasionale della domenica, con i vecchi amici, su tutti Beppe Saronni, che fu suo rivale ma anche compagno di squadra.

Bene ha fatto Paolo Costa a regalarci questo libro, edito da Sunrise media, arricchito da un corposo apparato fotografico, volume che completa la terna di testi che Paolo (ciclista lui stesso) ha voluto dedicare ai corridori di fama: Binda, Bartali e ora Contini, che ci sta bene fra i due, non è di troppo. 

Si tratta di un libro a tappe più che a capitoli, frutto di molte chiacchierate di Costa con Contini, di citazioni di interviste rilasciate a suo tempo dal campione, completato da alcuni testi di giornalisti del settore, varesini e non: Gabriele Tacchini, Dario Ceccarelli, Riccardo Prando, Sergio Gianoli, Angelo De Lorenzi, Luciana Rota. Un grazie particolare l’autore lo rivolge a Felice Magnani, Giordano Azzimonti e Giovanni Baranzini.

Le pagine scorrono come i palmer di una bici in discesa dallo Stelvio; gli appassionati delle due ruote troveranno spunti per divertirsi, per ricordare e per imparare che la fatica è come il sale, indispensabile per chi non si accontenta di una vita insipida.


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