mercoledì 26 aprile 2017

Il mio gioco preferito



Stamani ho avuto il piacere di andare a parlare ad alcuni alunni di quarta e quinta della scuola elementare 'Giovanni Bosco' di via Busca, dialogando sulla mia passione per la scrittura. Ho letto fra l'altro questo mio tema di quinta elementare, dove emerge già la mia capacità inventiva, perché se è vero che amavo giocare al pallone, in verità il mio ruolo era quella di portiere (la foto è proprio del 1967, come il tema, e il campetto è quello di Avigno) e non ero poi abilissimo coi piedi. Però mi tuffavo anche sui sassi. 



16 aprile 1967
Tema
Il mio gioco preferito
Svolgimento

Siamo ormai a primavera inoltrata, e solo in questi giorni il caldo comincia a farsi sentire. Studiare diventa difficile: il sole e l’aria tiepida sono tentazioni per invogliare un bimbo al gioco. Finalmente i noiosi e monotoni giochi di casa sono terminati. Le urla laceranti dei bimbi che scendono per giocare rimbombano nei cortili. Anch’io posso finalmente praticare il mio gioco preferito, che per tutto l’inverno ho sognato. Appena ho un momento libero, subito corro all’oratorio perché è lì che potrò finalmente realizzare il mio sogno: giocare a pallone.
Già da quando ero piccino praticavo questo gioco. Ricordo le emozionanti partite che facevo all’asilo, e già a quei tempi me la cavavo. Ogni tanto cadevo e ogni volta, o mi sbucciavo un ginocchio, o mi tagliavo, causa gli aguzzi sassi del cortile. Ogni anno che passava la mia passione per questo gioco aumentava. Le partite diventavano sempre più agguerrite.
Dal piccolo cortile dell’asilo a quello della scuola. Dal cortile del mio quartiere al campo vero e proprio dell’oratorio. E per me parevano sempre piccoli.
Arrivai anche al punto di giocare nella squadra giovanile dell’oratorio. Ora milito in una squadretta formata da alcuni miei compagni. Ormai sono abile nel palleggiare, nel tirare, nel crossare la palla, e le partite che facevo all’asilo sono solo ricordi. Ogni volta che dribblo un avversario mi sento un campione, ma quando perdo la palla o sbaglio un rigore, mi sento ancora un implume. Se poi segno un goal la mia euforia è al culmine. Abbraccio i miei compagni e salto di contentezza.
Le avanzate fulminee, le incursioni penetranti, i dribling spettacolari e i passaggi penetranti sono il mio forte. Ogni qual volta mi appresto per tirare un rigore, mi pare di udire le urla della folla. Se poi la mia squadra vince, la mia gioia è al massimo.
Se ora sono bravo in questo gioco, è merito del mio costante allenamento, e solo se continuerò così potrò raggiungere traguardi più elevati.
                                                               otto





2 commenti:

  1. Un bambino delle elementari che adopera l'aggettivo " implume" ?!?

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  2. mi sembra strano .....scritto da un bimbo della primaria?

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