mercoledì 12 aprile 2017

Ines & Mario story - 76


A metà degli anni Settanta, ultimo cambio di padrone per papà Mario: pasticceria Trivini-Bellini di Casbeno. I Trivini-Bellini erano arrivati dal mantovano in cerca di lavoro. Emilio (futuro principale di mio papà)  iniziò proprio dalla gavetta, cioè lavapiatti in Svizzera, nei grandi alberghi. Lì a poco a poco salì la scala gerarchica, imparando il mestiere di pasticciere. Tornato a Varese, iniziò in vari laboratori e poi partì con un locale molto piccolo a Casbeno. Lavoro, passione, ed ecco l’acquisto della casa con annessa nuova più grande pasticceria con laboratorio. Emilio Trivini-Bellini non si sentiva però in grado di portare avanti da solo quel nuovo impegno lavorativo, conosceva mio padre e lo contattò, chiedendogli di venire da lui, in cambio di uno stipendio più corposo rispetto a quello che percepiva da Ghezzi. Mio padre andò da Martino Ghezzi, che non se la sentì di aumentargli la paga, così lui cambiò sede. E qui abbiamo finalmente una rarissima foto di mio padre al lavoro, nella nuova pasticceria. Lì era aiutato da un garzone e di tanto in tanto anche dal principale, che aiutava soprattutto la moglie Maria in negozio. Niente dolci con pasta lievitata (panettoni, colombe…) e per il resto il solito lavoro, compresa la domenica mattina, giorno libero il lunedì. A Casbeno mio padre arriverà alla pensione, rispetto alla quale non ricorda più con precisione l’anno. Dovrebbe essere intorno al 1982. Un aneddoto: finita la sua carriera da pasticciere, arrivò in viale Belforte 10/M accolto trionfalmente alla finestra dalla sua famiglia. Io non ricordo questo particolare, probabilmente perché ero già sposato. Subito dopo ecco la telefonata della signora Maria Trivini: avevano sbagliato i calcoli, doveva vivere un’altra giornata lavorativa. Fra i ricordi di mio padre di quel laboratorio, anche uno triste: nel 1980 mio padre si ammalò di depressione (ne parleremo), ricorda che andava al lavoro con una fatica estrema, dalla finestra del laboratorio vedeva il campanile di Casbeno, e ciò lo invogliava a pregare, nella speranza di ritrovare la salute perduta.    


76-continua

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