sabato 16 aprile 2016

Il mio sport - 28



E ora non possiamo non tornare alla bicicletta, mai abbandonata. Sino all’acquisto della mia prima bici da corsa, credo di non essere mai salito al Sacro Monte e tanto meno al Campo dei Fiori, ma ricordo lunghi giri con la vecchia Gloria di mio padre, da solo e qualche volta con amici. Ho in mente qualche episodio. Giugno 1970: lo ricordo bene, perché legato ad un triste evento. Quel giorno fu organizzato un lungo giro, tanti amici Shalom in bici, persino don Angelo in motorino: Varese-Luino-Laveno-Sesto Calende-Varese. Ricordo che quando arrivammo a Biumo suonava la sirena di un’ambulanza: andava a prendere la nostra amica Silvana, morta prematuramente. Ricordo un altro giro, sempre in quel periodo: io che succhio in salita la ruota di Gianpaolo Cracco, entrambi su pesanti bici senza cambi, sudati lungo le rampe della salita della Grantola. E poi ricordo il 2 giugno del 1974. Il Giro d’Italia arrivava sul Monte Generoso. Potevo ammirare finalmente, dal vivo, il mio amato Eddy Merckx. Io con altri amici (Enrico Giannelli, Emilio Amatulli, Gianni Argese) andammo in bici sino a Mendrisio, poi a piedi sino all’arrivo. Un sole poderoso, tanta gente. Vittoria di Fuente, per distacco (Fuente è già morto, purtroppo), che vinse quell’anno la maglia verde di miglior scalatore del Giro. Merckx fu battuto anche da Gimondi, Baronchelli era vicino al grande campione belga, che saliva appesantito. Pedalava fra i primi anche un giovanissimo Francesco Moser. Dopo il passaggio dei migliori, corremmo oltre il traguardo e vidi le scene dei corridori, stravolti, che lanciavano costosissime biciclette a terra, imploravano da bere, volevano essere lasciati in pace, trattavano male tutti i tifosi che si avvicinavano. Il mio amico Enrico cercò di rubare una borraccia ad un corridore non italiano, e per poco non venne menato. Merckx, ormai sul viale del tramonto, vinse quel Giro con soli 12” di vantaggio su Baronchelli. E finalmente, agli inizi del 1977, comprai la mia prima bici da corsa, una Olympia arancio-oro, pagata 178.000 lire da Regazzoni, in via Piave. E da quel momento nessuno mi fermò più.   

28-continua

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