martedì 26 aprile 2016

Il racconto del mercoledì


Negli ultimi giorni ho preso parte a due matrimoni. Dedico questo racconto breve a tutti gli sposi.

La rosa
di carlozanzi


Una rosa rossa dal lungo ramo spinoso disegna nel bosco traiettorie circolari. Trema nelle mani di una giovane donna, che cammina timorosa sul sentiero. Con una mano tiene la rosa, con l’altra si tocca i capelli, spettinati dall’ansia. Si ferma, la rosa si ferma. Aggiusta le ciocche, forcine e due fiori bianchi che non trovano pace. Riprende il cammino sopra sandali colore dei tronchi che seguono, immobili, il lento procedere verso la meta. Non trova pace la rosa perché non trova casa quel cuore di donna, che verso la casa si sta dirigendo.
Guarda la rosa, la trova perfetta, vorrebbe essere come quel frammento di natura, nessuna incertezza, impettita sopra quel ramo, regina dei fiori. Il suo corpo danza, fasciato nell’abito lungo, che sfiora il terreno di sassi, di rami, di foglie e delle prime castagne. Vorrebbe essere già su quel prato ma teme che la folla di sguardi la faranno soffrire, un vento cattivo e non una dolce carezza. Solo il pensiero di lui e il profumo di rosa la convincono che quel bosco va attraversato dal principio alla fine, sino all’ampia radura.
Il sentiero ora pende verso l’alto, il suo petto si gonfia di speranza e si sgonfia d’affanno, respira e si rianima perché il buio s’accende di sole, i tronchi si fanno sottili, gli alberi si sfoltiscono, s’apre all’orizzonte la porta di luce. La giovane donna cammina più svelta, entra nel prato e ripete: ‘Non lo vedo, dov’è?’ 
Quando le due vite si incontrano, è la rosa che le congiunge. Ma lui, riconoscente, con l’emozione negli occhi, non può fare attenzione alle spine. Si punge. Cade a terra la rosa e lei, subito, gli prende la mano, la volta col palmo nel cielo, la goccia di sangue diventa una striscia che scorre lungo il dito dell’uomo. Lei bacia quel sangue, ne gusta il sapore. Dice: “Scusa” come fosse sua la colpa di quella ferita. Lui la osserva, trova la bocca sporca di sangue e la bacia, perché quel sangue sia condiviso.
Gli invitati applaudono a quel segno d’amore che è giunto in anticipo. E lì, dove tutto è sorpresa e niente è già scritto, il tempo rallenta perché nulla si sciupi.
La donna, ora sicura di sé perché sicura con lui, raccoglie da terra la rosa, volutamente si punge sul dito, esce la goccia, la porge al suo amato.
Ride l’uomo e commenta: “L’hai fatto apposta.”

“Non volevo negarti questo rosso piacere.”

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