sabato 13 agosto 2016

La mia scuola - 24


Portata a compimento la fatica della maturità, cosa avrei fatto da grande? Tre le ipotesi: giornalista, medico o prof. di ginnastica. Abbandonati i sogni di gloria olimpici, avrei voluto comunque rimanere nel mio ambiente naturale, cioè lo sport: giornalista sportivo, medico sportivo, prof. di ginnastica. La prima testa a cadere fu quella del giornalista, e non so il perché. Mi concentrai sulle restanti due ipotesi. Fare il medico mi avrebbe chiesto molti anni di impegno e dedizione, studio in abbondanza….me la sentivo? Mi agganciai al fatto che in quegli anni era nata la Facoltà di Medicina a Varese, ma le voci erano preoccupanti: troppi iscritti a medicina, ci sarà il pane per tutti? L’incertezza del futuro mi indicò la via dell’insegnamento: lì il posto ci sarebbe stato senz’altro, soprattutto come prof. di ginnastica. Ogni dubbio svanì quando andai a parlare con la mia amica Manuela Catella, che già frequentava l’Isef alla Cattolica. Fu convincente. Inoltre lì insegnava il prof. Raimondo Albricci, già mio allenatore in varesina nonché prof. al Classico. Mi illusi di mantenere la porta aperta per medicina: dopo tre anni di Isef e una professione assicurata, la pagnotta nella madia, avrei sempre potuto iscrivermi a Medicina e frequentarla come studente-lavoratore. Mi rassicurai e corsi ad iscrivermi al Concorso Isef: già, c’era il numero chiuso, un concorso da superare e molti iscritti. Ma ero sicuro dei miei mezzi, quindi partii lancia in resta. Tema, test psicoattitudinali e la prova pratica. Sinceramente mi attendevo una migliore posizione in classifica generale, arrivai nel mezzo ma fu più che sufficiente per aprirmi le porte dell’Istituto Superiore di Educazione Fisica (in foto, prove di atletica al 'Fenaroli', più o meno nei miei anni. Lo riconosco dalla borsa nera ISEF, uguale alla mia.)

24-continua 

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