domenica 29 maggio 2016

Il mio Dio - 13




La Shalom diventava sempre più un luogo ‘bastante a se stesso’, che si arricchiva di persone e di attività, riempiendo le prospettive di un futuro giovanile. C’era la Messa della Shalom nella piccola chiesa del Lazzaretto, da animare con i canti, le letture... C’era una corale, che provava il sabato sera, per anni diretta da mia mamma Ines. C’erano gli spazi sportivi, persino un torneo di pallavolo, sfide a calcio e a basket, gli incontri formativi, le opere di carità, le iniziative benefiche (penso ad esempio alle raccolte carta…), c’erano i più piccoli da ‘curare’ in oratorio, soprattutto in estate, gite, vacanze comunitarie estive, momenti musicali (ecco in foto l’edizione 1976 del Befanino d’Argento, con presentatori il sottoscritto e l’amica Rossella), un complesso dell’oratorio, un giornalino….per farla breve, oltre alla scuola (e per i più grandi già il lavoro) esisteva solo la Comunità, luogo privilegiato dell’incontro con Dio e con i fratelli. E un po’ privilegiati cominciavamo a sentirci, fortunati e ‘protetti’ da quell’incontro con un prete e tanti amici. Nascevano ovviamente (e per fortuna) amori, che non potevano permettersi granché in quanto a spazi di intimità. Il tutto era rinviato all’avvenire matrimoniale. E c’erano gli impegni spirituali, rispetto ai quali don Angelo era assai esigente e bacchettava i renitenti. La direzione spirituale, ad esempio: obbligatoria, cadenzata, e se non si rispettavano i termini il don si presentava con l’agendina, richiamando all’ordine. Del Gruppo Voti parlerò più avanti. Era chiaro il concetto: l’autorità, cioè il don, era stato messo lì da Dio, era un segno potente della Sua benevolenza nei nostri confronti, quindi ciò che l’autorità decideva, per il nostro bene, andava rispettato. Don Angelo era un’autorità ‘lunatica’, non sempre esplicita nelle sue richieste, che manifestava apertamente le sue crisi personali, facile al cambio di umore, che sosteneva noi ma insieme andava sostenuto dalla forza del gruppo. Per certo in quegli anni aumentò la mia, la nostra pazienza, virtù essenziale per sopportare gli sgambetti della vita, allora assai promettente.

13-continua 

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